Charly's blog

Il rimbalzo dei Pigs?

Un tempo c’erano i Piigs: Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna. In tempi recenti il gruppo sembra aver perso un membro, l’Italia, per via della sua performance economica. Ma si badi bene che il bel paese è uscito dal gruppo per demerito, mentre gli ex compagni di disavventura si sono avviati sul sentiero della crescita. Se si considera il terzo trimestre del 2014 la Spagna ha registrato una crescita del PIL pari allo 0,5% su basse annua, il Portogallo può vantare un 0,8% e persino la Grecia dovrebbe chiudere il 2014 con un 0,6%. E quanto all’Irlanda nel secondo trimestre dell’anno si è portata a casa un 7,7%.

Quanto basta all’eurodeputato Alessandra Moretti twittare:

I paesi euro che hanno un segno +, sono quelli che hanno fatto le #riforme (es. Spagna). Non fermiamo il risanamento dell’Italia. Avanti!

Idea alquanto diffusa in vasti strati della popolazione, ad onor del vero.

E l’Italia?

Il belpaese, invece, si dibatte ancora nelle difficoltà economiche. Stando ai dati dell’Istat,  nel terzo trimestre del 2014 il PIL è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti del terzo trimestre del 2013. L’Italia è ormai in recessione da tre anni, il debito pubblico ha raggiunto il 130% del PIL e la disoccupazione è al 12,6%. Gli unici aspetti positivi vengono dal saldo delle partite correnti e dalla posizione finanziaria netta sull’estero. Peccato che le aziende abbiano chiuse a migliaia, la domanda sia inesistente e gli investimenti evanescenti. Monti aveva promesso di distruggere la domanda interna per rimettere a posto la situazione commerciale italiana e si deve dare atto a lui e ai suoi successori di aver centrato l’obiettivo.

I Pigs

Quanto basta, insomma, per cospargersi il capo di ceneri e attaccare la solita litania dell’Italia che non realizza le riforme. Ma siamo sicuri che la situazione dei rimanenti Pigs sia così rosea? Un articolo del Sole 24 ore tratta nel dettaglio la situazione economica dei paesi presi in considerazione [1]. Partiamo dalla penisola iberica. Senza dimenticare il tasso di disoccupazione al 24%, il doppio di quello italiano, le vere note dolenti vengono dal saldo delle partite correnti in rapporto al PIL e dalla posizione finanziaria netta sull’estero. Il discorso si applica anche al Portogallo sia per la posizione finanziaria netta con l’estero (120%) e il saldo delle partite correnti (-1,6%).

Cambiando i paesi la musica non cambia. L’Irlanda presenta una posizione finanziaria netta con l’estero bella pesante (100% del PIL) e un elevato debito privato (il 179% del PIL), mentre la Grecia si trova in deflazione con un debito pubblico al 180% e una disoccupazione abnorme.

Redde rationem

Cosa ci dicono questi dati? Che la situazione dei Pigs è virtualmente identica a quella che li ha portati nella crisi degli ultimi anni. Al netto dei vaneggiamenti del fantagenio di turno sulla spesa pubblica e sui dipendenti pubblici [2], i problemi dell’eurozona nascono sul versante delle partite commerciale e sulla posizione finanziaria netta con l’estero di alcuni paesi nei confronti di altri che sono creditori (Germania, ma anche Francia e altri del Nord). Se giunti al 2014 siamo tornati al punto di partenza non ci resta che prospettare un doppio esito. Una prima ipotesi vede una nuova rottura dei Pigs a breve, magari su spinta di un fattore esterno, mentre una seconda vede un periodo di calma per un tot. X di anni fino alla prossima crisi. Mi chiedo cosa sia meglio fra una lenta agonia e l’esplosione finale…

[1] Cfr. http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/finanza-e-mercati/2014-11-10/nel-2014-pigs-tornano-crescere-ma-alcuni-indici-meno-conosciuti-indicano-nuovi-segnali-d-allarme-171223.shtml?uuid=ABF5JOCC.

[2] Piccolo test: a quanto ammontava il debito pubblico della Spagna nel 2007 e in che anno ha superato quello tedesco?

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Questa voce è stata pubblicata il 14 novembre 2014 da in economia con tag , .
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