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Recensione film: Interstellar

Interstellar

La sinossi del film [1]:

Una piaga sta uccidendo i raccolti della Terra, da diversi decenni l’umanità è in crisi da cibo e quasi tutti sono diventati agricoltori per supplire a queste esigenze. La scienza è ormai dimenticata e anche ai bambini viene insegnato che l’uomo non è mai andato sulla Luna, si trattava solo di propaganda. L’ex astronauta Cooper, mai andato nello spazio e costretto a diventare agricoltore, scopre grazie all’intuito della figlia che la NASA è ancora attiva in gran segreto, che il pianeta Terra non si salverà, che è comparso un warmhole vicino Saturno in grado di condurli in altre galassie e che qualcuno deve andare lì a cercare l’esito di tre diverse missioni partite anni fa. Forse una di quelle tre ha scoperto un pianeta buono per trasferire la razza umana e in quel caso è già pronto un piano di evacuazione. Andare e tornare è l’unica maniera che Cooper ha di dare un futuro ai propri figli.

Dall’uscita delle pellicola nelle sale è facile trovare delle recensioni o delle news piene di parallelismi con l’immortale 2001. Odiseea nello spazio. In effetti la pellicola di Nolan è piena di citazioni del capolavoro di Kubrick (la battuta del robot sull’abbandonare gli umani nello spazio, il silenzio cosmico, la rotazione delle astronavi e la parte finale del viaggio dell’astronauta. Per chi se ne intende: “mio Dio, è pieno di stelle!”) e persino dell’assai meno conosciuto 3001 (il ripescaggio intorno a Saturno). Non mancano, ovviamente, le citazioni di altri opere fantascientifiche, da Solaris (l’oceano del pianeta), Contact (il wormhole graziosamente piazzato da “loro”), persino Terminator e altri ancora. Senza contare poi le citazioni proprie della divulgazione scientifica: dal buco nero spiegato con un foglio (già presente nel film Event Horizon) al paradosso relativistico dei gemelli declinato nel rapporto padre/figlia.

In realtà le pellicole di Kubrick e Nolan hanno in comune soltanto l’ambientazione. In 2001 il tema fondante della storia è l’evoluzione dell’uomo e il suo rapporto con la tecnica. Si parte con gli scimmioni modificati dal monolite alieno, si passa agli umani raminghi nello spazio e si conclude con lo star child in quanto ultima e definitiva meta del viaggio dell’uomo verso il potere e la conoscenza (grazie alla scienza). La storia è quasi completamente ambientata sull’astronave e i rapporti dominanti sono riassumibili nel triangolo Bowman-Poole-HAL. Abbastanza paradossalmente si poteva ambientare la storia in un sottomarino diretto verso le profondità oceaniche alla ricerca di un manufatto metafisico – tipo il santo Graal con la vera croce al posto del monolite – senza dover poi cambiare molto nelle tematiche trattate.

L’opera di Nolan, invece, tratta dell’esplorazione spaziale e dell’amore. La poesia di Dylan Thomas citata nel film riassume in toto la natura della prima tematica:

Non andartene docile in quella buona notte, I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno; Infuria, infuria, contro il morire della luce. Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta Perché dalle loro parole non diramarono fulmini Non se ne vanno docili in quella buona notte, I probi, con l’ultima onda, gridando quanto splendide Le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia, S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

Il pianeta è preda di una crisi ambientale che porta alla distruzione dei raccolti agricoli, la tecnologia ridotta alla mera sopravvivenza, le componenti statali sono crollate (la Nasa è defunta, i marines non esistono più, non si vedono politici o telegiornali) e il caos globale è totale fra carestie, guerre e persino epidemie. In questo scenario l’umanità cerca di aggrapparsi alla terra nello sforzo disperato di sopravvivere e anno dopo anno ci si limita a coltivare sperando nell’annata successiva. Il film, invece, invita ad andare oltre, a superare l’ultima frontiera. Siamo nati sulla Terra, ma non è qui che dobbiamo morire. Qualche tempo fa avevo parlato dello spirito faustiano che dovrebbe animare la scienza e mi riferivo proprio a questo atteggiamento.

Quanto all’amore, il legame fra le persone è il motore fondante della storia. Ovviamente il rapporto fra Cooper e la figlia è il perno della narrazione fino alla soluzione finale del plot, ma non manca un rapporto minore come quello di Brand e il collega scienziato. L’amore arriva persino a trascendere le barriere dello spazio e del tempo, caratterizzandosi come una sorta di forza fisica. Non chiedetemi il come o il perché, ma i personaggi ne sono convinti.

Ma passiamo al film. Che giudizio dare? Indubbiamente è un signor film, ma non è affatto un capolavoro. Non mancano, infatti, le pecche. Alcune di esse sono tipicamente noliane: alcuni punti della trama non proprio fluidi, le solite illogicità (i soldi alla rinata mini Nasa chi li dà se lo Stato è virtualmente defunto? Dove le hanno prese le astronavi?) la lentezza del film, gli spiegoni per far sì che anche il più tonto in sala capisca quel che guarda. Al riguardo vedere un fisico che spiega a un ingegnere la fisica è quantomeno buffo… Anche le tematiche sono quelle già viste in altre pellicole del regista inglese quali il peso della menzogna, seppur a fin di bene, o la caratterizzazione del protagonista non molto differente rispetto ad altri protagonisti delle pellicole di Nolan.

Si deve far notare, tuttavia, che alcune forzature iniziali della trama assumono un aspetto nuovo dopo il colpo di scena di quasi fine film. Ma non si deve dimenticare che la trama è decisamente telefonata e che alcuni elementi fanno capire già come la storia si evolverà:

_ all’inizio del film vediamo dei vecchietti parlare della loro infanzia invasi dalla polvere;

_ i “loro” che hanno piazzato il wormhole;

_ il “fantasma”;

_ la struttura a 5 dimensioni dove il tempo è una dimensione come un’altra;

Fate due più due…

Un discorso a parte viene dalla plausibilità della storia sotto un punto di vista scientifico. Alla pellicola ha partecipato come consulente il fisico americano Khip Thorne, ma ciononostante non sono mancati i dubbi e gli interrogativi [2]. Alcuni sono abbastanza evidenti:

_ da dove arrivano la luce e l’energia ai pianeti che orbitano intorno al buco nero?

_ qual è il mezzo propulsivo dei piccoli shuttle che decollano dai pianeti come se nulla fosse?

_ si può viaggiare per davvero tramite un buco nero?

In realtà può tranquillamente essere che le conoscenze della fisica teorica attuale abbiano superato il livello raggiunto dalla divulgazione scientifica o, più semplicemente, che le esigenze della sceneggiatura abbiano forzato la mano. Sia come sia, per quanto mi riguarda è un aspetto secondario e preferisco focalizzarmi sulla storia.

Per quanto la storia emozioni e si lasci guardare senza far pesare la sua durata, il vero punto debole della trama è la mancanza di epicità. I dialoghi sono piatti e alcuni personaggi sono poco tratteggiati e privi di spessore tragico. Ma queste pecche non inficiano il valore della pellicola e semplicemente non le permettono di fare il salto in più. Il che è un vero peccato perché con una revisione minima della sceneggiatura si poteva ottenere persino di più.

Sul piano tecnico la regia è come al solito splendida. Nolan punta alla bellezza della pellicola contro il luccichio del digitale e la rivincita dei modellini contro l’artefatto generato al computer. Il comparto audio firmato da Hans Zimmer è splendido anche se si deve registrare un sonoro decisamente particolare. Talvolta arriva a coprire le battute dei personaggi con conseguente qualche difficoltà nella comprensione della trama. Il cast, ovviamente, è stellare e non c’è neppure la necessità di citarne l’opera.

Le conclusioni, allora. Per quanto non priva di difetti, la pellicola si rivela essere una piacevole novità. Messe da parte le storie all’insegno dei bang bang contro gli alieni cattivi e le astronavi sciccose, siamo tornati al vero spirito della fantascienza. A dispetto di quanto si possa pensare, questo genere letterario non si occupa di alieni o tecnologia, ma del rapporto fra la scienza e i suoi frutti e l’uomo. Un viaggio nello spazio è primariamente un viaggio nell’anima dell’umanità, nelle grandezze e nelle sue tragedie. E un film come Interstellar, di questi tempi, non è poco.

Voto: 8. Andate al cinema!

[1] Cfr. http://www.mymovies.it/film/2014/interstellar/,

[2] Cfr. http://www.slate.com/blogs/bad_astronomy/2014/11/09/interstellar_followup_movie_science_mistake_was_mine.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 novembre 2014 da in recensioni con tag , .
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