Charly's blog

Il voto emiliano e calabrese: nessuna rivoluzione all’orizzonte

Non si dovrebbe esagerare l’importanza delle recenti elezioni regionali in Emilia e Calabria, ma è innegabile che sono un indizio della tendenza politica in corso. Al riguardo Renzi ha cantato vittoria con un tweet [1]

Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla destra in 9 mesi. Lega asfalta forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%.

In una conferenza stampa ha persino sostenuto che il voto sia la dimostrazione che la ggennte premi chi non si oppone alle riforme [2]:

La non grande affluenza è un elemento che deve preoccupare ma che è secondario. Checché se ne dica oggi non tutti hanno perso: chi ha contestato le riforme può valutare il suo risultato. Il mio interesse non è mettere le bandierine ma affrontare i problemi degli italiani.

Ma è davvero così?

Il partito dell’astensione?

Sul piano dei risultati il PD l’ha spuntata in entrambe le regioni. In Emilia il PD ha preso il 44,52% dei voti per poi seguire SEL con il 3,23%. La coalizione di centrosinistra ha vinto con il 49,05% delle preferenze. Sul piano opposto il primo partito è la Lega con il 19,42%, mentre FI si porta a casa un misero 8,36% [3]. Nel complesso quest’ultima coalizione può vantare il 29,85% delle preferenze. Il M5S, infine, registra un deludente 13,26%. In Calabria, il PD è il primo partito con il 23,68% e la coalizione di centrosinistra si porta a casa il 61,70% delle preferenze. Sul versante opposto FI è la prima forza politica con il 12,28% e la coalizione di centrodestra registra un misero 23,35%. Il M5S è quasi inesistente con un 4,89%.

Ma a destare il maggiore interesse è il dato dell’affluenza: il 37,70% in Emilia e  il 44,08% in Calabria [4]. Il contrasto con il giro elettorale precedente è stridente dato che rispettivamente il valore era pari a 68,06% e 59,26%. Se si considerano i voti persi, il PD ha perso 300.000 voti in Emilia e quasi 100.000 voti in Calabria rispetto alle elezioni precedenti. FI più che in declino si è inesorabilmente squagliato (100.000 voti in Emilia e 95.000 voti in Calabria), mentre il M5S perde 300.000 voti confermando il trend declinante degli ultimi mesi. Anche la Lega piange visto che ha perso per strada 50.000 preferenze a dispetto della maggiore percentuale di voti presi.

Se si considera l’astensione, una posizione molto comune è quella di far notare che il partito degli astenuti sarebbe la prima forza politica del paese. È un’immagine affascinante, ma errata. Gli astenuti non condividono le stesse istanze politiche, sempre ammesso che ne abbiano, né tantomeno presentano il desiderio di scendere nell’agone politico. Per certi versi l’astensione è soltanto un voto buttato, mica un allarme sul funzionamento della democrazia. Il cittadino ha molti strumenti per farsi sentire: dal voto, alla vita politica. Se non sceglie di percorrere queste strade non ha poi altre modalità per far sentire la propria voce se non il chiacchiericcio dei talk show. Più che una mirabolante minaccia alla democrazia o un potenziale bacino di voti per qualche futuribile forza politica, l’astensione è solo il frutto finale dell’attacco ideologico scatenato dall’economia per abbattere lo Stato passando dalla delegittimazione della politica. Negli ultimi decenni l’affluenza alle votazioni e il numero dei tesserati ai partiti politici sono calati in tutti i paesi o quasi. L’unico effetto dell’astensione è quello di inficiare le percentuali elettorali gonfiando o sgonfiando le vittorie e le sconfitte. La Lega che perde i voti aumentando la percentuale, per dire, è uno splendido esempio della cosa.

Il significato politico

Ma politicamente parlando che insegnamenti dobbiamo trarre dai risultati? Per cominciare si deve dire che Renzi ha torto e che fare opposizione al suo esecutivo paga. La Lega guadagna strada e tenta l’assalto alla vetta di un futuribile centrodestra, mentre il Silviosauro è stato letteralmente cannibalizzato dal patto del Nazareno. Dopo due decenni di vittorie è decisamente ironico che nonno Silvio venga fatto fuori dalla sua versione toscana più giovane. In ogni caso il voto dimostra che l’attuale configurazione del centrodestra non paga né per FI né per Alfano, mentre Salvini è sulla strada giusta nell’imitare la Le Pen.

Quanto al M5S, nulla da dire: era un avvenimento preannunciato. I grillini si sono convinti della propria retorica e sono partiti dalla convinzione che la politica sia una contrapposizione fra un popolo onesto e una politica disonesta. Da qui la scalata trionfale al potere usando un movimento e mettendo al bando il partito politico. Peccato che tutte queste idee siano totalmente false e che i movimenti abbiano una vita assai corta. Aggiungiamo al quadro un programma politico inesistente et voilà, il disastro è servito. Sono convinto che basterebbe studiare un minimo di scienze politiche nelle superiori per ovviare a molti problemi del meccanismo politico attuale.

Insomma, queste elezioni confermano quanto si sapeva già. Al PD non c’è alternativa, il centrodestra versa in uno stato comatoso e Grillo farà la fine di Giannini e del suo Uomo Qualunque. Personalmente non mi aspetto grandi cambiamenti politici per l’anno che viene, ma si sa, nulla è più difficile del fare le previsioni. Chi vivrà vedrà.

[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2014/11/23/italia/politica/regionali-emilia-romagna-e-calabria-al-voto-8rVixB6TIQZn81gpNvW1rM/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/24/regionali-2014-emilia-calabria-pd-renzi-male-affluenza-bene-risultato/1230005/.

[3] Cfr. http://elezioni.interno.it/regionali/scrutini/20141123/R080000000000.htm.

[4] Occhio che è il dato riferito alle regioni. Il voto amministrativo presenta valori leggermente differenti da città a città.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 novembre 2014 da in politica con tag .
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