Charly's blog

Disoccupazione: Istat vs Renzi

L’Istat ha rilasciato i dati relativi alla disoccupazione e Renzi ha così commentato [1]:

“Il tasso della disoccupazione ci preoccupa – commenta da Catania il premier Matteo Renzi – ma se guardiamo i numeri il dato degli occupati sta crescendo. In Italia ci sono più persone che lavorano da quando abbiamo iniziato con questo governo. Ci sono più di 100 mila posti di lavoro in più, più lavoratori di poco rispetto ad un anno fa e i nuovi avviamenti a tempo indeterminato negli ultimi sei mesi stanno crescendo”.  Poi, il presidente del Consiglio analizza così l’aumento dei disoccupati in rapporto agli inattivi (chi non cerca lavoro). “Il numero dei disoccupati aumenta statisticamente, perché c’è tanta gente che di sta iscrivendo nelle liste di disoccupazione. E’ un fatto positivo – conclude il premier – ma è vero che ci sono tante crisi aziendali aperte e noi cercheremo di risolverle”.

Sorprende qualcuno scoprire che Renzi ha detto un’emerita sciocchezza?

Diamo i dati

In sintesi:

_ a ottobre 2014 gli occupati sono 22 milioni 374mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-55 mila) e sostanzialmente stabili su base annua;

_ il tasso di occupazione, pari al 55,6%, diminuisce di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali mentre aumenta di 0,1 punti rispetto a dodici mesi prima;

_ il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 410 mila, aumenta del 2,7% rispetto al mese precedente (+90mila) e del 9,2% su base annua (+286 mila);

_ il tasso di disoccupazione è pari al 13,2%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,0 punti nei dodici mesi;

_ i disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono 708 mila. L’incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,9%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,7 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è pari al 43,3%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,9 punti nel confronto tendenziale.

Per quanto riguarda il numero degli occupati (espresso in migliaia), ecco i dati presi sul database online dell’Istat:

Gennaio 22 369
Febbraio 22 323
Marzo 22 405
Aprile 22 324
Maggio 22 398
Giugno 22 400
Luglio 22 358
Agosto 22 378
Settembre 22 429
Ottobre 22 374

Come è scritto sul report, nel corso dell’anno il numero degli occupati è rimasto sostanzialmente stabile. L’unica nota positiva può essere la riduzione del numero degli inattivi, sempre ammesso che ci si dimentichi che qualcuno potrebbe tornare ad affacciarsi sul mondo del lavoro per necessità e non per scelta.

E la riforma del lavoro?

La situazione, a dispetto dell’ottimismo dell’esecutivo, è tragica e l’aumento annuale del 7,1% dei contratti a tempo indeterminato non vuole dire praticamente niente. Il riflesso pavloviano diffuso negli osservatori politici è quello di invocare una riforma del lavoro. Al riguardo del Jobs Act si registra la soddisfazione di Confindustria [2]:

Il Jobs Act «come presentato da Renzi in prima battuta ci soddisfa moltissimo, ora siamo in attesa di vedere come sarà il testo definitivo della legge», ribadisce il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ospite della registrazione di Porta a Porta. «Diamo un giudizio positivo, poi sulle modifiche ci riserviamo un giudizio alla fine dell’iter parlamentare», dice.

Solo un appunto: ma nel 2012 non abbiamo avuto la riforma del lavoro targata Fornero? Magari, e sottolineo il magari, la disoccupazione non è un problema di formazione o mismatch professionale ma è un eccesso dell’offerta lavoro rispetto alla domanda? Il che spiega anche perché sia così importante far crescere l’economia…

[1] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/disoccupazione-record-istat-crisi-lavoro-07cc4806-01ad-4a32-a1fc-74dd7469e784.html?refresh_ce.

[2] Cfr. http://www.corriere.it/economia/14_novembre_27/squinzi-jobs-act-9faba5ee-7655-11e4-8593-6ac58034c3d7.shtml.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 novembre 2014 da in economia con tag , .
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