Charly's blog

Lettera a una professoressa, cinquant’anni dopo

Se si chiede in giro, il giudizio su Don Milani e la Lettera a una professoressa è impietoso. Superata l’estasi del ‘68 il giudizio è diventato irrimediabilmente negativo. Al riguardo basta leggere Sebastiano Vassalli che arriva a definire il parroco un mascalzone [1] o Marcello Veneziani che lo definisce un soviet dell’ignoranza [2]:

Non solo quelle contro la selezione e le bocciature, che partivano  dall’idea che ogni selezione fosse classista: non accorgendosi che se non premi i più capaci e meritevoli, alla fine azzeri la scuola e lasci i ragazzi in balia della fortuna. E i più fortunati, in assenza di meritocrazia, sono proprio i figli di papà. […] Ma quanto male hanno fatto alla scuola le sue tirate contro la cultura, la filosofia, la pedagogia, la letteratura, i classici e Dante, […] il suo disprezzo vero i professori ante68, verso la cattedra, i voti e i registri, il suo auspicio di un sindacato genitori, la sua scuola assembleare fondata sul presente e sull’utile.

Ma cosa mai c’è scritto in questo dannato libricino?

 

Scripta manent

A prima vista si può interpretare il testo come una critica ai programmi scolastici. Ecco cosa scrivevano sulle lingue straniere [3] (pp.21-2):

Il compito di francese era un concentrato di eccezioni. […] Passò con nove un ragazzo che in Francia non saprebbe chiedere nemmeno del gabinetto. […] Io le lingue le ho imparate coi dischi. Senza neanche accorgermene ho imparato prima le cose più utili e frequenti. Esattamente come s’impara l’italiano.

Il che porta a un risultato ovvio (pp.22-3):

Quell’estate era stato a Grenoble a lavar piatti in una trattoria. M’ero trovato subito a mio agio. Negli ostelli avevo comunicato con ragazzi d’Europa e d’Africa. […] I vostri ragazzi parevano pozzi di cultura francese. Per esempio parlavano con sicurezza dei castelli della Loira. Più tardi si seppe che avevano fatto soltanto quello in tutto l’anno. […] Eppure lo sapete voi e lui che quel francese non può servire a nulla.

Lo studio della storia, poi (pp.26-7):

La storia di questo mezzo secolo era quella che sapevo meglio. Rivoluzione russa, fascismo, guerra, resistenza, liberazione dell’Africa e dell’Asia. […] Poi sapevo bene la storia in cui vivo io. Cioè il giornale che a Barbiana leggevamo ogni giorno, a alta voce, di cima a fondo. Sotto gli esami due ore di scuola spese sul giornale ognuno se le strappa dalla sua avarizia. Perché non c’è nulla sul giornale che serva ai vostri esami. È la riprova che c’è poco nella vostra scuola che serva nella vita.

E la scuola classica:

Quella professoressa s’era fermata alla prima guerra mondiale. Esattamente al punto dove la scuola poteva riallacciarsi con la vita . E in tutti l’anno non aveva mai letto un giornale in classe.

Ma a dispetto delle apparenze, e dei consigli didattici quantomeno singolari dell’ultima parte del testo, la parte del leone spettava alle bocciature. All’epoca si bocciava e pure tanto. Ma non si tratta di un’accusa generica, bensì di una documentazione statistica. Dopo il testo, infatti, venivano presentate delle tavole statistiche prese dall’Istat e dal Ministero dell’Istruzione. Ecco un esempio relativo ai nati del 1948 a partire dalla prima elementare fino alla terza media:

Tabella n°1. Risultati scolastici dei nati nel 1948.

Iscritti Ripetenti Promossi Bocciati Ritirati
1.180.000 258.000 857.000 225.000 98.000
1.053.000 161.000 851.000 155.000 47.000
1.021.000 143.000 817.000 109.000 95.000
928.000 73.000 846.000 40.000 42.000
870.000 34.000 790.000 50.000 30.000
577.000 82.000 398.000 82.000 23.000
463.000 65.000 394.000 65.000
408.000 33.000 359.000 33.000

Fonte: Lettera a una professoressa.

Vi risparmio i dati delle annata successive, tanto il trend è quello. I dati parlano da soli: nella mitica scuola dove si bocciava tanto, tantissimo e pure tanterrimo a conseguire la licenza elementare erano poco più dei 2/3 della coorte d’età. Se passiamo alla licenza media il valore cala a meno della metà. Alle superiori arrivavano in poco più di 100.000, ma ne uscivano la metà.

Si obietterà che è la giusta selezione del merito? Mica tanto e qui arriviamo al punto centrale del testo. Si notava perfidamente che i bocciati non erano un campione rappresentativo della popolazione, bensì figli dei contadini, degli operai. Se si considera i diplomati alle medie superiori, i figli degli imprenditori e dei liberi professionisti registravano il 100% del conseguimento. I dirigenti e gli impiegati calavano a 7,6 su 30, i lavoratori in proprio a 3,7 su 30 e i lavoratori dipendenti 0,8 su 30. E i contadini e gli operai? Zero.

Morale (p.60)?

Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. […] Anche un preside di scuola media ha scritto: «La Costituzione purtroppo non può garantire a tutti i ragazzi eguale sviluppo mentale, eguale attitudine allo studio». Ma del suo figliolo non lo direbbe mai. Non gli farà finire le medie? Lo manderà a zappare?

Ecco a voi il grande scandalo della Lettera: la denuncia della società classista del tempo. Né più, né meno. Al giorno d’oggi la struttura in classi sociali si è fortemente indebolita e i cambiamenti avvenuti nella società post industriale hanno rimescolato le carte in tavola facendo perdere di attualità questa denuncia. Ma si badi bene che il peso del capitale sociale familiare di partenza persiste tuttora anche se per via della struttura socioeconomica del paese.

 

Vae victis!

Persi nello stucchevole dibattito sul ‘68 sì o sul ’68 no si perde di vista il fattore più importante che la Lettera non cita ma che noi possiamo apprezzare. Di cosa si tratta? Semplice: scritto nel ’67, il testo tratta delle persone nate negli anni ’40, ’50 e ’60. Ovvero di persone che vivono tuttora. Guardiamo un po’ questi dati:

Tabella n° 2. Popolazione per titolo di studio (dati espressi in migliaia)

50-54 55-59 60-64 65+
Elementare o nessun titolo 401 649 1.101 7.804
Media 1699 1368 1.096 2.315
Diploma 2/3 381 263 227 336
Diploma 5 1343 1073 819 1.459
Laurea 539 480 415 713
Totale 4364 3.853 3.658 12.626

 Fonte: Istat, 2013.

Se si considera il trend dal 2004 al 2011, si può notare che anno dopo anno si sono conseguiti risultati maggiori rilevando un rilassamento nella disciplina scolastica. In ogni caso il livello di scolarizzazione degli over 50 è bassissimo e complessivamente quasi metà della popolazione italiana può vantare al massimo una licenza media:

Tabella n° 3. Popolazione per titolo di studio (dati espressi in migliaia)

Elementare o nessun titolo 10.946
Media 16.480
Diploma 2/3 3.089
Diploma 5 15.240
Laurea 6.395
Totale 52.151

Fonte: Istat, 2013.

Peccato che un sesto della popolazione italiana arrivi sì e no soltanto alla licenza elementare. La cosa, ovviamente, ha delle conseguenze non da poco. Partiamo dalle capacità cognitive:

Tabella n° 4. Distribuzione dei rispondenti italiani alle prove IALS-SIALS.

1° livello 2° livello 3° livello 4°/5° livello
Testi in prosa 34,6% 30,9% 26,5% 8%
Grafici 36,5% 32,2% 25,3% 6%
Calcoli, problemi 32% 31,4% 27,6% 9%

Fonte: Invalsi

Qualche anno fa abbiamo avuto il secondo round, la PIAAC:

Tabella n° 5. Percentuale di persone che raggiungono il livello 2 e che superano il livello 3.

% fino a livello 2 % livello 3 e superiore
Italia 70 30
Germania 51 47
Francia 57 42
Spagna 67 32
USA 50 46
Media OCSE 48 50

Fonte: ISFOL.

Per la cronaca, il livello 3 è quello della sufficienza. Vi chiedete la ragione di questa performance deludente? Provate a rivedere i dati della scolarizzazione dei titoli di studio. Al riguardo la PIAAC è piuttosto chiara: al crescere della scolarizzazione crescono le capacità e la classe d’età 15-24 anni registra i risultati migliori, mentre la classe d’età 55-65 si porta a casa il cucchiaio di legno. E la cosa porta anche ad un altro risultato:

Tabella n° . Numero di lettori che hanno letto almeno un libro, non per motivi professionali o scolastici, nei 12 mesi precedenti.

1995 2000 2005 2010 2013
6-10 41,3% 43,5% 47,1% 52,5% 49,3%
11-14 54,5% 55% 60,5% 65,4% 57,2%
15-17 56,9% 50% 54,3% 59,1% 50,6%
18-19 54,6% 49,3% 54,6% 54,8% 50,1%
20-24 51% 48,2% 50,7% 53% 49,8%
25-34 47,6% 46,4% 48,7% 51,5% 46,3%
35-44 44,5% 44,8% 47,7% 50,2% 45,9%
45-54 37,3% 38,8% 44,6% 50,1% 45,8%
55-59 28,7% 31,5% 36,8% 49,2% 43%
60-64 25,2% 28,1% 35,3% 43,5% 42,2%
65-74 22% 23,2% 28,1% 36,2% 36,8%
75+ 15,9% 15,9% 20,8% 22,9% 22,5%

Fonte: Istat.

Col crescere dell’età decresce il numero dei lettori. Banale a dirsi visto che ad una minore scolarizzazione consegue una minore capacità di comprensione del mondo e della parola scritta.

Ricapitoliamo per i diversamente intelligenti. Il livello di scolarizzazione italiano è molto basso, le classi d’età più anziane sono un buco nero d’ignoranza semovente, si legge pochissimo e il 70% della popolazione non ha le capacità cognitive sufficienti per comprendere quanto scritto in questo post. Come mai? Perché li si è bocciati anni fa o li si è indirizzati in percorsi professionali privandoli delle nozioni essenziali per vivere in una democrazia contemporanea. Non che i liceali siano messi meglio dato che si studiano materie avulse dalla vita reale. E neppure le università possono porre rimedio alla situazione dato che o non si studia quello che si deve studiare (medicina, ingegneria, MFN) o se lo si fa è parziale (economia, scipol, sociologia) o parzialissimo (psicologia, antropologia, diritto). La cosa più sensata sarebbe, allora, eliminare la suddivisione in percorsi scolastici differenti in modo da passare a tutti le nozioni essenziali. C’è da stupirsi se al popolo italiano spetta il titolo di paese più ignorante d’Europa se si considerano le tematiche di dibattito pubblico?

 

Ride bene…

Gli studenti della scuola di Barbiana non erano privi di una certa dose di amara ironia (p.50):

Ha studiato tanto latino, ma non ha mai visto un Annuario Statistico.

E purtroppo avevano ragione. Arrivati a questo punto vorrei che qualcuno mi spiegasse come possa funzionare un sistema democratico con una cittadinanza del genere. Vuoi vedere che la professoressa della Lettera non solo era classista, ma è persino responsabile del palese malfunzionamento della democrazia (e con essa della politica e di conseguenza dell’economia e della società) a cui assistiamo sgomenti da almeno 50 anni? Non male, davvero. È tutto grazie all’Eneide o al Manzoni.

[1] Cfr. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/06/30/don-milani-che-mascalzone.html.

[2] Cfr. http://www.lovatti.eu/fr/2veneziani.pdf.

[3] Cfr. M. Gesualdi (a cura di), Lettera a una professoressa. Quarant’anni dopo, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2007.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 dicembre 2014 da in cultura con tag , .
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