Charly's blog

Fra realtà e percezione: l’Italia è il paese più corrotto d’Europa?

Qualche giorno fa Transparency International ha rilasciato il ranking relativo alla percezione della corruzione. Al riguardo i media italiani ci sono andati a nozze. In genere le testate giornalistiche hanno titolato che l’Italia il paese più corrotto d’Europa o del Continente [1]. I recenti fatti di Roma sembrano dare una conferma empirica e mediatica alla cosa Che sia arrivato il momento del mea culpa nazionale?

I dati

Se si guardano i dati [1], però, ci sono alcune incongruenze. L’Italia si piazza in 69° posizione su 175 paesi visionati (alle prime tre posizioni troviamo la Danimarca, la Nuova Zelanda e la Finlandia) e si tratta di un risultato deprimente come pochi. Ma che a dispetto di quel che si sente in giro non è il risultato peggiore d’Europa dato che la Romania, la Grecia e la Bulgaria occupano la stessa posizione e la Serbia (78°), la Bosnia (80°), la Moldavia (103°), l’Albania (110°), il Kosovo (110°) e l’Ucraina (142°) riescono persino a fare peggio. L’Italia, allora, presenta il risultato peggiore all’interno della UE con una posizione lontanissima rispetto a quella dei paesi nordici, della Germania (12°), del Regno Unito (14°), della Francia (26°) e della Spagna (37°).

Ma a destare sorpresa è lo stupore della scarsa prestazione del paese. Negli anni scorsi si sono registrati rankings altrettanto deludenti:

Tabella n°1. Ranking dell’Italia nell’Index della corruzione percepita.

2001 29°
2002 31°
2003 35°
2004 42°
2005 40°
2006 45°
2007 41°
2008 55°
2009 63°
2010 67°
2011 69°
2012 72°
2013 69°
2014 69°

Fonte: Transparency International

Insomma, la solfa è quella.

 

La metodologia

Chissà perché ma in pochi si sono soffermati sui dettagli. Sul piano metodologico l’Index misura [2]:

The Corruption Perceptions Index ranks countries and territories based on how corrupt their public sector is perceived to be. It is a composite index – a combination of polls – drawing on corruption-related data collected by a variety of reputable institutions. The index reflects the views of observers from around the world, including experts living and working in the countries and territories evaluated.

Tradotto: l’Index misura la percezione relativa alla corruzione del settore pubblico usando i dati e le opinioni degli esperti. Esperti che possono, ma non devono, vivere nei paesi presi in considerazione. Volete sapere quanto è corrotta l’anagrafe di Palermo? Chiedete all’esperto a Toronto, no? Di conseguenza:

Further, the country/territory with the lowest score is the one where public sector corruption is perceived to be greatest among those included in the list. The CPI provides no information about countries/territories that are not included in the index.

Le ragioni di questa condotta sono ovvie:

Corruption generally comprises illegal activities, which are deliberately hidden and only come to light through scandals, investigations or prosecutions. There is no meaningful way to assess absolute levels of corruption in countries or territories on the basis of hard empirical data. Possible attempts to do so, such as by comparing bribes reported, the number of prosecutions brought or studying court cases directly linked to corruption, cannot be taken as definitive indicators of corruption levels. Instead, they show how effective prosecutors, the courts or the media are in investigating and exposing corruption. Capturing perceptions of corruption of those in a position to offer assessments of public sector corruption is the most reliable method of comparing relative corruption levels across countries.

Nero su bianco: non potendo misurare l’effettivo livello di corruzione si misura la percezione della stessa. Ovviamente una percezione può essere corretta o del tutto erronea.

Conclusioni

Non sono mancate critiche all’Index [3], ma le ritengo piuttosto ingenerose. In genere si fa dire all’Index cose che non dovrebbe dire e che, infatti, non dice. La metodologia e il significato del ranking sono ampiamente spiegati e viene detto a più riprese che si tratta della percezione e non del fenomeno in sé. E come l’ormai onnipresente Teorema di Thomas ci ricorda [4]:

Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze.

Il che pone due quesiti:

_ è vero che l’Italia è così corrotta?

_ perché la percezione all’estero è così negativa?

Si deve sempre ricordare che sono le percezioni a muovere le persone più che i fatti in sé.

[1] Cfr. http://www.transparency.org/cpi2014/results.

[2] Cfr. http://www.transparency.org/cpi2014/in_detail.

[3] Cfr. http://www.theguardian.com/global-development/poverty-matters/2013/dec/03/transparency-international-measure-corruption-valid.

[4] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Teorema_di_Thomas.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 dicembre 2014 da in cronaca con tag , .
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