Charly's blog

Ma le discipline umanistiche sono davvero umanistiche?

Circa mezzo secolo fa P.S. Snow denunciò l’incomunicabilità fra la cultura umanistica e quella scientifica. Fra i due gruppi vige in effetti l’indifferenza se non addirittura l’aperto disprezzo. Raramente, infatti, gli scienziati leggono le opere letterarie ritenute, a torto o a ragione dei classici, mentre i letterati sono sprovvisti della più basilare conoscenza delle discipline scientifiche. In effetti della contrapposizione fra le discipline scientifiche e quelle umanistiche se ne parla ancora. Peccato che la cosa sia del tutto sbagliata.

Cultura? Nein

Snow, infatti, commise un errore di fondo piuttosto grave: le due culture non esistono. La scienza è fondamentalmente un metodo e la presunta cultura scientifica non è altro che l’insieme delle conoscenze acquisite usando quel metodo. Allo stesso tempo la cultura umanistica non è la cultura tout court. Il termine cultura di matrice umanistica sottintende una metafora agricola e deriva dal verbo latino colere che significa coltivare. Con questo termine si identifica in genere la letteratura, l’arte, la filosofia in contrapposizione, eventualmente, con la cultura di massa. L’idea di base è che come il lavoro agricolo  richiede un intervento sulla natura, così la cultura richiede un lavoro su sé stessi in modo da trasformare l’animo umano elevandolo a non si sa bene che cosa. Si viene a configurare una gerarchia fra i prodotti culturali dato che alcuni possono aspirare a definirsi migliori di altri formando un canone che deve essere trasmesso da una generazione all’altra. Gli umanisti, quindi, considerano la cultura come quanto di meglio sia stato pensato e conosciuto. Questa forma di cultura è anche dotata di  un’aura di sacralità e ineffabilità, separata dalla vita quotidiana e in aperta opposizione nei confronti dell’ordine sociale e del sistema valoriale di riferimento. Al giorno d’oggi l’oggetto meritevole di biasimo è il materialismo con i suoi valori tipicamente commerciali (profitto, utilità, competizione). Ma la cultura è anche fragile e può essere indebolita o persino persa col passare del tempo. Deve essere, quindi, preservata attraverso i musei, le biblioteche e la scuola. Una simile concezione presenta ovviamente un carattere prescrittivo e normativo.

Le scienze sociali rigettano una simile interpretazione ritenendola obsoleta e riduttiva. La cultura non è altro che l’insieme di norme, credenze, valori, linguaggi, simboli, significati e artefatti propri di una collettività. La cultura è appresa e viene trasmessa da una generazione all’altra tramite i processi di educazione e socializzazione. La cultura, allora, non è affatto un canone ma un processo di costruzione di significati condivisi e risulta mutevole nel tempo e nello spazio. Questa definizione di cultura perde anche l‘elemento normativo essendo meramente descrittiva. La cultura umanistica è sì una forma di cultura ma soltanto nell’accezione sociologica. È un insieme di significati e artefatti trasmessi per via scolastica, non un canone di perfezione o fantasie simili.

Le differenze fra i due concetti di cultura non sono affatto marginali. La definizione umanistica non prende in considerazione l’intera gamma di comportamenti culturali che possono essere presenti all’interno di una società dato che si focalizza sui prodotti artistici e letterari. Sempre gli umanistici ignorano problemi quali l’integrazione, la stratificazione economia, la devianza, l’organizzazione sociale. Forse il modo migliore per mettere a fuoco la differenza è la contrapposizione fra un manuale di cultura umanistica con uno di sociologia. Nel primo caso abbiamo un insieme informe di espressioni letterarie e artistiche inesorabilmente ridotte all’area culturale occidentale, nel secondo caso ci sono i risultati conseguiti con una metodologia d’indagine scientifica nello studio su tematiche quali la società, l’economia, la cultura, la famiglia.

Al netto della propaganda, allora, affermare che per capire le trasformazioni economiche serve la cultura equivale a sostenere che sia preferibile conoscere una poesia invece della differenza fra l’economia di tipo fordista e quella non fordista. Se vivessimo in una sitcom a questo spunto scatterebbero le risate preregistrate.

Niente cultura? Le discipline umanistiche non esistono neppure!

Fra le presunte discipline umanistiche l’arte è presente sin dalla preistoria, la letteratura dall’invenzione della scrittura (ma i topos e gli archetipi erano già presenti tramite la tradizione orale) e la storia presentava un metodo codificato fin dal 5° secolo avanti Cristo. L’umanesimo è stato un movimento filosofico letterario tardo medievale limitato all’Europa che è durato fino agli inizi dell’età moderna. Significa che fra l’Umanesimo e la storia ci sono quasi duemila anni di storia e ben di più ci sono fra l’Umanesimo e la letteratura o l’arte. In più non si possono giudicare con canoni occidentali esperienze culturali differenti, a meno che non si voglia sostenere che solo la storia europea è storia e quella cinese non lo è…

Le discipline specialistiche come la storia dell’arte o la filologia, inoltre, ricorrono ampiamente a tecniche o conoscenze scientifiche. Jared Diamond, ad esempio, per rispondere per quale motivo furono gli spagnoli e invadere le Americhe e non viceversa ricorre alla geografia, alla zoologia, all’agricoltura per tracciare la storia degli ultimi tredicimila anni [1]. Victor Davis Hanson inizia la propria indagine sull’arte bellica dell’antica Grecia partendo dall’agricoltura e non mancano considerazioni di carattere antropologico in prospettiva comparata [3].

Cosa ne consegue? Che a dispetto di quel che si dice non esiste nessun conflitto fra la cultura scientifica e quella umanistica dato che ne l’una né l’altra sono davvero la cultura per definizione e le discipline specialistiche adoperano quasi tutte lo stesso metodo di ricerca. Sarebbe più corretto, allora, distinguere da una parte le scienze sociali e dall’altra quelle naturali. Eventualmente si può considerare a parte il processo di produzione letterario o artistico, ma il metodo d’indagine di queste discipline non è affatto differente rispetto a quello storico. Con tutti gli accorgimenti del caso dovuti ai differenti metodi d’esame, sia la fisica sia la filologia usano a grandi linee lo stesso metodo di ricerca.

E la multidisciplinarità

Capito cosa è e cosa non è, rimane un’ultima tendenza: la multidisciplinarità. Il sistema scolastico è articolato, non si sa bene perché, intorno alla divisione in compartimenti stagni fra le differenti discipline: letteratura, storia, arte e filosofia. Peccato che basta sfogliare un buon libro di storia per scoprire che questi elementi sono fra loro intrecciati [3]. Si dovrebbe, allora, eliminare le barriere interdisciplinari e insegnale in un’unica materia.

Allo stesso tempo non si deve dimenticare che questa nuova disciplina unificata spiega poco o per nulla il mondo fisico lasciando lo spazio alle discipline del caso. E rimane anche un ambito che solo le scienze sociali propriamente dette posso ricoprire. Ma anche qui non c’è contrapposizione e nulla vieta di dialogare con la storia o di porre domande , a torto o a ragione, ritenute filosofiche.

[1] Cfr. http://www.ibs.it/code/9788806219222/diamond-jared/armi-acciaio-e-malattie.html.

[2] Cfr. http://www.ibs.it/code/9788811678465/hanson-victor-d/arte-occidentale-della.html.

[3] Tipo questo http://www.ibs.it/code/9788842084419/blanning-tim/et-a-della-gloria-storia.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 gennaio 2015 da in cultura con tag , .
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