Charly's blog

Memento: Adinolfi e le donne, Pio IX e il Sillabo

Siete spaventati dall’avanzata dell’Islam e temete la sottomissione delle donne? Dovreste provare a guardare in casa vostra. Dopo che Camillo Langone ha sostenuto che per risolvere i problemi di natalità si dovrebbe eliminare l’istruzione femminile [1]:

Ebbene, gli studi più recenti denunciano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico. La Harvard Kennedy School of Government ha messo nero su bianco che «le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze». E il ministro conservatore inglese David Willets, ha avuto il coraggio di far notare che «più istruzione superiore femminile» si traduce in «meno famiglie e meno figli». Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà.

I tecon nostrani sono tornati alla carica.

Adinolfi e la sottomissione delle donne

Mario Adinolfi – la nuova generazione di teocon che manderà in pensione il Foglio e Ferrara – ha rilasciato questa dichiarazione [2]:

La moglie sottomessa cristiana è la pietra fondante, la pietra su cui si edifica la famiglia. Sottomessa significa messa sotto, cioè la condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite. E sottomessa non significa che non c’è la parità, sono due cose diverse.

L’idea, in realtà, non è farina del sacco dell’Adinolfi medesimo ma è stata presa dalla giornalista Costanza Miriano che qualche anni fa scrisse il libro Sposati e sii sottomessa. Niente di scandaloso: si tratta dell’ennesima edizione della famiglia modello Mulino Bianco. Come la moglie dell’Adinolfi medesimo ha dichiarato [3]:

Se sentirsi sottomessa significa essere al servizio della mia famiglia e, quindi, fare tutto ciò che è in mio potere per rendere armoniosa la vita insieme a mia figlia e mio marito, allora sì, sono sottomessa.

Niente donne al guinzaglio o marito padrone. Ovviamente il termine sottomesso è del tutto inadeguato per descrivere questo tipo di rapporto e la vecchia etichetta “angelo del focolare” sarebbe più adeguata. Il motivo di questa infelice scelta linguistica è da ricercare nel Nuovo Testamento. Nella lettera agli Efesini San Paolo scrive [4]:

Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore;  il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo.  E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.

Salvo poi aggiungere: «Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso». I cristiani nostrani si ritrovano nella difficile situazione di dover accordare i modelli valoriali delle origini ormai irrimediabilmente obsoleti con quelli tipici di questo inizio millennio e così facendo sono costretti a fare associazioni o usare termini inadatti. Non si tratta, allora, di donne con il burqa o di mariti che picchiano le donne ma soltanto di uno slogan che ha scatenato un discreto vespaio di pubblicità. Il libro della Miriano, d’altronde, con un titolo differente tipo “Mamma felice di tre marmocchi” non se lo sarebbe filato nessuno. I cattolici che piagnucolano sul travisamento delle loro frasi sono quantomeno buffi dato che se la cercano. Se non si vuole che succeda basta usare i termini nel verso giusto, ma così facendo poi non se li fila nessuno…

Memento: Pio IX

L’aspetto più irritante dei cattolici non è tanto l’uso casuale delle parole ma l’irresistibile tentazione di riscrivere la storia. Marcello Pera alcuni fa sostenne che il liberalismo senza il cristianesimo fosse zoppo: «Si tratta di coltivare una fede (altra espressione appropriata non c’è) in valori e principi che caratterizzano la nostra civiltà, e di riaffermare i capisaldi di una tradizione della quale siamo figli». Parenti addirittura: «Liberalismo e cristianesimo sono congeneri. Togliete al primo la fede del secondo, e anch’esso scomparirà». Il liberale è «cristiano per cultura» [5].

Già, peccato che Pio IX non la pensasse così. Nel 1864 l’allora Papa diede alla stampe l’enciclica Quanta cara che conteneva non pochi passaggi edificanti. Partendo dal presupposto che si debbano «individuare e condannare tutte le eresie e gli errori» frutto delle «nefande macchinazioni di uomini» che a forza di fallacie promettono la «libertà mentre sono schiavi della corruzione, con le loro opinioni ingannevoli e con i loro scritti perniciosissimi si sono sforzati di demolire le fondamenta della Religione cattolica e della società civile, di levare di mezzo ogni virtù e giustizia, di depravare gli animi e le menti di tutti, di sviare dalla retta disciplina dei costumi gl’incauti, e principalmente la gioventù impreparata, e di corromperla miseramente, di imprigionarla nei lacci degli errori e infine di strapparla dal seno della Chiesa cattolica».

Ma quali sono queste eresie? Si parte con

l’empio ed assurdo principio del naturalismo (come lo chiamano) osano insegnare che “l’ottima regione della pubblica società e il civile progresso richiedono che la società umana si costituisca e si governi senza avere alcun riguardo per la religione, come se questa non esistesse o almeno senza fare alcuna differenza tra la vera e le false religioni.

Per poi passare all’idea che viene definita senza termini come un delirio:

la libertà di coscienza e dei culti essere un diritto proprio di ciascun uomo che si deve proclamare e stabilire per legge in ogni ben ordinata società ed i cittadini avere diritto ad una totale libertà che non deve essere ristretta da nessuna autorità ecclesiastica o civile, in forza della quale possano palesemente e pubblicamente manifestare e dichiarare i loro concetti, quali che siano, sia con la parola, sia con la stampa, sia in altra maniera”. E mentre affermano ciò temerariamente, non pensano e non considerano che essi predicano “la libertà della perdizione” , e che “se in nome delle umane convinzioni sia sempre libero il diritto di disputare, non potranno mai mancare coloro che osano resistere alla verità e confidano nella loquacità della sapienza umana, mentre la fede e la sapienza cristiane debbono evitare questa nociva vanità, in linea con la stessa istituzione del Signor Nostro Gesù Cristo.

Sul piano politico:

E poiché nei luoghi nei quali la religione è stata rimossa dalla società civile o nei quali la dottrina e l’autorità della rivelazione divina sono state ripudiate, anche lo stesso autentico concetto della giustizia e del diritto umano si copre di tenebre e si perde, ed in luogo della giustizia vera e del diritto legittimo si sostituisce la forza materiale, quindi si fa chiaro il perché alcuni, spregiando completamente e nulla valutando i principi certissimi della sana ragione, ardiscono proclamare che “la volontà del popolo manifestata attraverso l’opinione pubblica (come essi dicono) o in altro modo costituisce una sovrana legge, sciolta da qualunque diritto divino ed umano, e nell’ordine Politico i fatti consumati, per ciò stesso che sono consumati, hanno forza di diritto”. Ma chi non vede e non sente pienamente che una società di uomini sciolta dai vincoli della religione e della vera giustizia non può avere altro proposito fuorché lo scopo di acquisire e di accumulare ricchezze, e non può seguire nelle sue operazioni altra legge fuorché un’indomita cupidigia di servire alle proprie voluttà e comodità?

Tradotto dalla sintassi traballante, il nostro vuol dire che il fondamento della società e del potere politico è la religione. E siccome «l’ufficio loro affidato dallo stesso Cristo Signore nella persona del Beatissimo Pietro, Principe degli Apostoli, e l’incarico di pascere gli agnelli e le pecore» vuole dire che a comandare è la Chiesa.

In aggiunta nel Sillabo vengono pubblicate 80 proposizioni bollate come false. Fra queste possiamo trovare:

La rivelazione divina è imperfetta, e perciò soggetta a processo continuo e indefinito, corrispondente al progresso della ragione umana.

Fare ciao ciao con la manina alla libertà di culto:

È libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avrà reputato essere vera.

E poi l’uso della forza:

La Chiesa non ha potestà di usare la forza, né alcuna temporale potestà diretta o indiretta.

E lo Stato di diritto:

Nella collisione delle leggi dell’una e dell’altra potestà, deve prevalere il diritto civile.

La scuola:

L’intero regolamento delle pubbliche scuole, nelle quali è istruita la gioventù dello Stato, eccettuati solamente sotto qualche riguardo i Seminari vescovili, può e dev’essere attribuito all’autorità civile; e talmente attribuito, che non si riconosca in nessun’altra autorità il diritto di intromettersi nella disciplina delle scuole, nella direzione degli studi, nella collazione dei gradi, nella scelta e nell’approvazione dei maestri.

La separazione fra Stato e Chiesa:

È da separarsi la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa.

I costumi:

Le leggi dei costumi non abbisognano della sanzione divina, né è necessario che le leggi umane siano conformi al diritto di natura, o ricevano da Dio la forza di obbligare.

E un paragrafo dedicato al liberalismo:

In questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come l’unica religione dello Stato, esclusi tutti gli altri culti, quali che si vogliano.

E:

È assolutamente falso che la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.

Ricordo che si tratta di affermazioni bollate come false e che risulta vero il contrario. La libertà di culto, allora, secondo l’augusta opinione di Pio IX porta alla corruzione dei costumi, non deve esserci la separazione fra Stato e Chiesa e la religione deve essere fondamento della società. Vi ricorda qualcuno? Chessò, tipo loro?

 ISIS

Poi, per carità, magari Pera ne sa più di un Papa. Si vede che al Soglio pontificio eleggono il primo che passa…

Per approfondire:

_ il blog di Costanza Miriano http://costanzamiriano.com/

[1] Cfr. http://www.liberoquotidiano.it/news/libero-pensiero/881722/Togliete-i-libri-alle-donne-.html.

[2] Cfr. http://www.huffingtonpost.it/2015/01/21/adinolfi-donna-sottomessa_n_6513662.html.

[3] Cfr. http://www.lettera43.it/esclusive/adinolfi-pardolesi-non-e-sessista_43675155262.htm.

[4] Cfr. http://www.maranatha.it/Bibbia/6-LettereSanPaolo/56-EfesiniPage.htm.

[5] Cfr. http://www.corriere.it/cultura/08_novembre_23/calabro_liberismo_senza_dio_3fa7be04-b940-11dd-bb2c-00144f02aabc.shtml.

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2 commenti su “Memento: Adinolfi e le donne, Pio IX e il Sillabo

  1. lamb-O
    23 gennaio 2015

    Piccolissimo appunto: l’autrice di “Sposati e sii sottomessa” si chiama Costanza Miriano. Sempre se non era una battuta che non ho capito.

    • Charly
      23 gennaio 2015

      Nessuna battuta: ho proprio sbagliato a scrivere! Gracias per la segnalazione.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 gennaio 2015 da in società con tag , .
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