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La logica dei media: Ballarò racconta balle patentate? So what?

Le critiche relative alla faziosità di Ballarò, il talk show di Rai Tre, non sono affatto nuove o sorprendenti. La Rai, si sa, opera in un’ottica di lottizzazione partitica e la rete è persino nota come “tele Kabul” per via dell’appoggio palese offerto ai partiti di sinistra. Non sorprende, allora, che anche la nuova conduzione targata Giannini si lasci andare a delle lievi imprecisioni (spoiler: sarcasmo).

Diamo i dati

Il nostro eroe, parlando dell’operato della Troika, ha sostenuto che il debito pubblico greco è sceso dal 300% del PIL fino all’attuale 175%, seppur al costo di un tasso di disoccupazione passato dal 16% al 25%.

Le balle di Ballarò.

Peccato che i dati dicano delle cose leggermente differenti. Ecco l’andamento del debito pubblico:

Grafico n°1: il debito pubblico greco.

Debito pubblico della Grecia

Fonte: Eurostat.

Ed ecco l’andamento del tasso di disoccupazione:

 Grafico n° 2: il tasso di disoccupazione greco.Tasso disoccupazione della Grecia

Fonte: Eurostat.

Nel complesso la cura della Troika ha aumentato il debito pubblico di quasi il 50% e triplicato il tasso di disoccupazione. Non male, vero? Ovviamente del 300% di debito non c’è traccia, a meno che Giannini non abbia considerato il debito pubblico e privato insieme. Ma un dato corretto c’è: il crollo di 25 punti del PIL in 5 anni (dai 341,6 miliardi in dollari USA del 2008 ai 241,7 del 2013).

La logica dei media

Siamo di fronte, allora, a un evidente caso di malafede o incompetenza. Tenderei ad escludere quest’ultima dato che non ci vuole un genio a copiare un numero da un database online. Ci si deve indignare per questa tentata manipolazione mediatica? No, per l’ovvia ragione che i media operano in questo modo. A livello teorico i media dovrebbero ricercare la verità e venire premiati dall’audience di conseguenza. Sfortunatamente la teoria è completamente errata sia dal lato dell’offerta sia da quello della domanda.

Nel primo caso si deve notare che in Italia manca un editore puro che ottiene i propri proventi solo tramite le pubblicazioni. Generalmente le testate giornalistiche sono dei collaterali di altri elementi: la Stampa è il blog della Fiat, il Sole 24 ore della Confindustria, il Corriere delle banche, la Repubblica di De Benedetti e così via. Non mancano poi i giornali di famiglia (vedi il Giornale o il Riformista) o i fogli di partito anche se quest’ultimi stanno lentamente scomparendo. Sulla Rai si è già detto, mentre per Mediaset c’è poco da aggiungere.

Sul lato della domanda, però, non si deve dimenticare che le persone non leggono per informarsi ma per avere una conferma dei propri pregiudizi. I giornali o i programmi televisivi colti in fallo difficilmente perdono lettori o pubblico. La crisi delle vendite dei giornali o dell’audience dei talk show non è da ricercare nell’aver scoperto la natura bugiarda dei media, ma per motivi esterni quali il calo del reddito, la moltiplicazione delle fonti d’informazione (fra tutti internet) e l’offerta eccessiva (trovare un film in prima serata è ormai un’impresa).

 Sempre dalla rete abbiamo un’altra conferma di questo fenomeno. Su Internet non c’è confronto o discussione, ma le urla e gli insulti. Il potentissimo mezzo dei link viene usato solo per l’ipse dixit chiamando in causa un articolo fazioso di questo o di quel quotidiano piuttosto che ricerche scientifiche o dati statistici. E quando non sono impegnati a insultarsi fra loro gli internauti semplicemente bazzicano sui siti dove si danno ragione a vicenda.

Conclusioni

L’attuale configurazione dei media dimostra quanto fosse ingenua la visione liberale della pubblica opinione. L’idea di un pubblico capace di individuare i giornali affidabili premiandone le pubblicazioni e punendo i bugiardi si scontra con il fatto che per individuare le bugie bisogna avere le conoscenze minime per navigare in acque agitate. Alla fine si torna sempre lì: se insegni un paio di poesiole agli studenti con la convinzione di formare il mitologico “senso critico” ottieni solo di elevare a rango di opinione la mera ignoranza.

Approfondimenti:

_ il video: https://www.youtube.com/watch?v=CRsJvRGbI6E;

_ la mappa ideologica dei talk show: http://sentimeter.corriere.it/2014/12/09/social-tv-e-pluralismo-la-mappa-ideologica-dei-talk-show-politici/;

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4 commenti su “La logica dei media: Ballarò racconta balle patentate? So what?

  1. Peppe
    4 febbraio 2015

    non ho visto la trasmissione, ma la prima immagine che hai postato (il cartellone) parla di un passaggio del debito pubblico (immagino sia il rapporto debito/PIL) che va dal 125% al 175%… Non so come abbia poi commentato il conduttore, ma l’immagine sembrerebbe corretta, parla di un aumento!

    • Charly
      5 febbraio 2015

      In effetti mi riferivo al commento del conduttore che parla di un misterioso “300%”. Una cifra simile viene fuori solo sommando il debito pubblico a quello privato, ma non ha specificato la questione lasciando passare il possibile errore. Di per sé potrebbe sembrare un semplice errore se non fosse per il secondo scivolone sulla disoccupazione. Il combinato disposto mi spinge a ritenere il tutto un caso di spin piuttosto che un accettabile e umanissimo errore.

  2. Peppe
    5 febbraio 2015

    tra le altre cose 300 è la somma di 175 e 125…. mah! (ho visto poi il filmato ed ineffetti hai ragione, non capisco come tiri fuori quel dato)

    • Charly
      5 febbraio 2015

      L’unica ipotesi fattibile è che abbia voluto far passare l’idea che la Troika abbia ridotto il debito pubblico greco quando invece è successo il contrario. Poi, per carità, sbagliare è normale ma qui temo che ci sia stata la malizia.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 febbraio 2015 da in Uncategorized con tag , .
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