Charly's blog

Ma è vero che gli italiani non leggono?

Una lamentela piuttosto ricorrente nel dibattito culturale italiano è quella relativa allo scarso numero di lettori. Si argomenta che, in mezzo a citazioni dotte o slogan del tipo “il popolo di Dante”, in Italia si legge poco, pochissimo. Anche l’allora Presidente Napolitano lanciò l’allarme [1]:

In un videomessaggio il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lancia un allarme molto serio. “In Italia si legge troppo poco”. Parole che aprono gli occhi su una realtà che ormai è palese a tutti. “Sono meno della metà gli italiani che leggono almeno un libro l’anno al di fuori dei loro doveri di studio o di lavoro, e questa è una debolezza di fondo della nostra realtà culturale”.

Diamo i dati

Come al solito partiamo dai dati statistici. Ecco il numero di lettori per classi di età che hanno letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti:

Tabella n° 1. Numero di lettori che hanno letto almeno un libro, non per motivi professionali o scolastici, nei 12 mesi precedenti.

1995 2000 2005 2010 2013
6-10 41,3% 43,5% 47,1% 52,5% 49,3%
11-14 54,5% 55% 60,5% 65,4% 57,2%
15-17 56,9% 50% 54,3% 59,1% 50,6%
18-19 54,6% 49,3% 54,6% 54,8% 50,1%
20-24 51% 48,2% 50,7% 53% 49,8%
25-34 47,6% 46,4% 48,7% 51,5% 46,3%
35-44 44,5% 44,8% 47,7% 50,2% 45,9%
45-54 37,3% 38,8% 44,6% 50,1% 45,8%
55-59 28,7% 31,5% 36,8% 49,2% 43%
60-64 25,2% 28,1% 35,3% 43,5% 42,2%
65-74 22% 23,2% 28,1% 36,2% 36,8%
75+ 15,9% 15,9% 20,8% 22,9% 22,5%

Fonte: Istat.

Tra i lettori il 46,6% ha comunque letto al massimo tre libri nell’arco di 12 mesi, mentre i lettori forti che leggono almeno un libro al mese sono il 13,9%. Una famiglia su dieci (10,3%) non possiede una libreria in casa, il 28,9% possiede non più di 25 libri e il 64% possiede al massimo 100 titoli. Non mancano gli squilibri territoriali e nelle regioni settentrionali legge oltre della metà della popolazione (50,1% nel Nord-Ovest e 51,3% nel Nord-Est), a seguire il Centro (46,8%). Al Sud e alle isole si registra il risultato più scarso dato che la quota dei lettori è pari solo al 30,7%. In definitiva più della metà della popolazione non ha letto un libro nell’arco dei 12 mesi.

E gli altri?

Anche il confronto con l’estero risulta deficitario. Ai primi posti, con una percentuale di lettori superiore al 70% ci sono paesi quali l’Estonia, la Svezia, la Repubblica Ceca, la Finlandia e il Regno Unito. Se si considera la UE a 27 in media il 71% della popolazione legge almeno un libro all’anno. Il 20% legge 1 o 2 libri all’anno, il 14% ne legge da 3 a 5 e il 37% ne legge più di 5. Per quanto riguarda il tempo dedicato alla lettura, un cittadino finlandese legge in media per 46 minuti al giorno, un tedesco per 38, un norvegese per 36, uno svedese per 32, un inglese per 26, un francese per 23, un italiano per 18 e uno spagnolo per 15.

Eppure non ci sono mai stati così tanti lettori!

Per quanto negativi questi dati assumono un altro significato se letti in chiave storica. Nel 1965 soltanto 16,6% della popolazione con più di 11 anni aveva letto un libro nei 12 mesi precedenti. Nel 1973 il valore era salito al 25%, per poi toccare il 38% sul finire degli anni ottanta. Dal 1996 il valore ha finalmente superato il 40%, per poi stabilizzarsi intorno al 44% sul finire del decennio scorso e salire di un paio di punti percentuali negli anni dieci del ventunesimo secolo. La situazione è innegabilmente migliore ai giorni nostri piuttosto che mezzo secolo orsono.

Anche il numero dei libri presenti in casa è aumentato decennio dopo decennio:

Tabella n° 2. Percentuali delle famiglie che possiedono libri.

%
1965 35,6
1973 57,4
1987/8 73,9
1995 84,6
2000 87,5
2006 84,1
2009 89,2

Fonte: Istat.

Questi dati ci offrono una chiave interpretativa differente rispetto alla solita. Si legge poco se si adotta un confronto internazionale, ma si legge di più rispetto a un tempo.

Leggere non è rock?

Perché la lettura presenta uno scarso appeal per l’italiano medio? Al riguardo sono state proposte svariate chiavi di lettura. C’è chi tira in ballo il bel tempo [2]:

Perché sono favoriti dal bel tempo. Cioè è più facile essere un buon lettore se cresci in Finlandia, dove piove sempre e non sai dove andare a mangiare. In Italia c’è un surplus e una overdose di offerta culturale, tante piazze, tanti musei, tanta natura, tante spiagge per cui è più difficile stufarsi. Un altro motivo per cui gli italiani sono pigri è perché si legge sempre meno: l’attenzione è frantumata da telefonate, computer, blog. E’ molto più difficile rispetto a un tempo oggi mantenere l’attenzione necessaria alla lettura. Infine perché la scuola forma molto poco.

E poi il costo dei libri, la mancanza di tempo. Non manca chi chiama in causa la scuola come Davide Rondoni [3]. L’autore sottolinea quanto sia deleterio l’obbligo scolastico di leggere determinati libri e non quello che si vuole. Così facendo si uccide l’amore per la lettura e si associa la lettura con il supplizio scolastico. Questo meccanismo spiega come mai molte persone non leggono perché trovano la lettura noiosa.

Identikit di chi dovrebbe leggere

Curiosamente, nel dibattito sulla lettura ci si dimentica chi dovrebbe leggere. Se si considera, infatti, il rapporto del titolo di studio con il numero di lettori si scoprirà un aspetto fondamentale. Fra i non lettori i laureati sono la minoranza (21,8%), a seguire i diplomati (45,3%) e titolari della licenza media (64,6%). Ultimi in classifica chi possiede soltanto la licenza elementare (71,1%). Al contrario fra i lettori chi ha una laurea (77,1%) legge di più rispetto a chi ha una licenza elementare (27%). Con riferimento alla condizione professionale, si rilevano livelli di lettura superiori alla media tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (61,1%), direttivi, quadri e impiegati (65,3%) e studenti (59,8%). I più bassi livelli di lettura si registrano tra gli operai (30%), i ritirati dal lavoro (33,8%) e le casalinghe (32%). I dati non sono sorprendenti dato che la lettura è un’attività complessa che richiede esercizio e competenza. Il calo delle bocciature dagli anni ’60 ad oggi unito ad altri fattori (ad esempio il maggior reddito disponibile) spiega, quindi, l’aumento del numero dei lettori che si è avvenuto negli ultimi decenni.

Ma gli effetti della maestrina dalla pennina rossa sono ancora visibili:

Tabella n° 3. Popolazione per titolo di studio (dati espressi in migliaia).

50-54 55-59 60-64 65+
Elementare o nessun titolo 401 649 1.101 7.804
Media 1699 1368 1.096 2.315
Diploma 2/3 381 263 227 336
Diploma 5 1343 1073 819 1.459
Laurea 539 480 415 713
Totale 4.364 3.853 3.658 12.626

 Fonte: Istat, 2013.

E si deve segnalare che anche sul piano dell’istruzione ritroviamo le stesse statistiche della lettura. Rispetto a ieri gli italiani sono più istruiti:

Tabella n° 4. Popolazione residente per livello d’istruzione in età superiore di 6 anni.

1951 1961 1971 1981 1991 2001
Analfabeti 12,9 8,3 5,2 3,1 2,1 1,5
Senza licenza 17,9 34,2 27,1 18,2 12,2 9,7
Licenza elementare 59 42,3 44,3 40,6 32,5 25,4
Licenza media 5,9 9,6 14,7 23,8 30,7 30,1
Diploma 3,3 4,3 6,9 11,5 18,6 25,9
Laurea 1 1,3 1,8 2,8 3,8 7,5

Fonte: Istat, Serie storiche, 2011.

Ma presentano valori inferiori a quelli dei principali paesi europei:

Tabella n°5: Livelli scolastici conseguiti per la classe d’età 25-64 nel 2012.

Educazione Primaria e secondaria inferiore Educazione Secondaria superiore Educazione Terziaria
Media Ocse 24 44 33
Media EU21 23 48 29
Italia 43 42 15
Germania 13 58 28
Francia 28 41 31
UK 22 37 41
Spagna 46 23 33
Giappone / 53 46
USA 11 46 42

Fonte: Education at a Glance, 2014.

Con questi dati non sorprende che gli italiani leggano meno degli altri dato che sono anche meno istruiti degli altri.

Contro la maestrina

Più che contro la letteratura, allora, sarebbe da scrivere un libro contro la maestrina. Si è già avuto modo di vedere gli effetti delle bocciature selvagge di un tempo, ma si deve anche rimarcare quanto sia dannosa la mentalità delle maestrine e dei letterati. Leggendoli è facile notare che la lettura viene considerata un’azione nobile in sé e che il lettore dei classici sia virtuoso e raffinato. In più si celebrano valori come il sacrificio, la dedizione, l’impegno.

Al netto delle banalità, si dovrebbe far notare quanto la lettura sia primariamente una forma di autodifesa e una condizione necessaria per il funzionamento di un sistema democratico. Imporre un canone, non trattare le tematiche di carattere politico, escludere gli studenti dal percorso scolastico vuol solo dire creare una piccola comunità di autonominatasi spiriti eletti in un mare di ignoranza. Al riguardo è sufficiente dare un’occhiata ai dati relativi la dispersione scolastica e a quelli dei risultati scolastici. Last but not least, non di deve dimenticare la natura del sistema economico. Un paese come l’Italia basato su aziende piccole a carattere familiare, ingessato dalle corporazioni e con la stessa specializzazione produttiva a basso livello tecnologico delle economie emergenti non presenta uno stimolo alla lettura e all’aumento della conoscenza. Se non si legge in Italia non si subisce tutto questo danno, mentre le menti migliori fuggono all’estero per trovare un lavoro decente. Ci si dovrebbe solo chiedere quanto possa ancora durare questa situazione.

Approfondimenti:

_ http://blog.vanityfair.it/2012/07/perche-si-legge-sempre-meno/;

_ http://leggiamo-blog.blogspot.it/2012/06/perche-in-italia-si-legge-poco-cause-e.html;

_ https://rivistafralerighe.wordpress.com/2013/11/02/mistero-perche-si-legge-poco/;

_ http://blog.sugarpulp.it/2012/07/16/perche-in-italia-si-legge-sempre-di-meno-ve-lo-spiego-subito/#.VNYY_vmG-70;

[1] Cfr. http://www.torinotoday.it/eventi/cultura/salone-del-libro-2013-napolitano.html.

[2] Cfr. http://www.libreriamo.it/a/2285/camilla-baresani-in-italia-si-legge-poco-perche-il-bel-tempo-distrae-dalla-lettura.aspx.

[3] Cfr. http://www.ilsaggiatore.com/argomenti/letteratura/9788842816560/contro-la-letteratura/.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 febbraio 2015 da in cultura con tag , .
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