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Ma il debito pubblico italiano è sostenibile?

Maretta sul debito pubblico italiano. Il Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha recentemente dichiarato che [1]

Il tema è caldo: si parla infatti di debito pubblico. Secondo Varoufakis quello italiano è «insostenibile» e l’Italia è un paese a rischio bancarotta. Il ministro greco lo ha detto in un’intervista a “Presa diretta”, che andrà in onda domenica sera.

Al che il suo omologo italiano Padoan ha ribattuto con tono alquanto piccato:

 Padoan e debito pubblico italiano

Diamo i dati: a quanto ammonta il debito pubblico italiano?

Stando agli ultimi dati disponibili nel bollettino statistico della Banca d’Italia, a novembre 2014 il debito pubblico italiano ammontava a 2.160.114 milioni di euro [2]. Nel corso del 2014 l’ammontare del debito pubblico è oscillato da un minimo di 2.090.154 euro di gennaio al massimo di 2.168.753 di giugno. Nel corso del 2013 il valore è oscillato dal minimo di 2.018.377 di febbraio al massimo di 2.105.243 di novembre.

In rapporto al PIL, il debito pubblico italiano era pari al 120,9% nel 1995 per poi calare fino al 103,7% del 2004. Da lì il debito ha ripreso a salire fino al 120,7% nel 2011, mentre neppure i vari salvatori della patria alla Mario Monti hanno fermato il trend e il 2014 si è concluso con un debito pubblico pari al 137% del PIL. Solo una piccola delucidazione: se si considera questo indicatore statistico non c’è solo il debito, ma anche il PIL. In anni di recessione l’indicatore può aumentare più per il crollo del PIL che per la crescita dell’indebitamento.

Attualmente il debito pubblico ha un peso pari al 5,2% del PIL e poco più del 10% della spesa pubblica totale. Se si considera chi detiene il debito pubblico, i creditori, per circa il 35,6% è in mano agli stranieri e per il restante in mano agli autoctoni.

Il debito è sostenibile?

Ma il debito pubblico italiano, allora, è sostenibile? In termini generali, il modo migliore per sostenere il debito è la presenza della crescita economica. In alternativa si può procedere alla stretta fiscale tagliando il tagliabile. Nel caso specifico, l’Italia cresce poco da vent’anni per via di svariati fattori (stretta fiscale, parametri Maastricht, ascesa delle economie emergenti) e negli ultimi anni siamo passati alla recessione. Questi elementi potrebbero far temere il peggio, specie se si prendono in considerazione le forze deflattive attuali.

C’è però un altro ospite che può sedersi alla tavola: la ricchezza privata. Sempre secondo i dati della Banca d’Italia alla fine del 2013 la ricchezza netta – la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.) – delle famiglie italiane era pari a 8.728 miliardi di euro, corrispondenti in media a 144.000 euro pro capite e a 356.000 euro per famiglia. Le attività reali rappresentavano il 60 per cento del totale delle attività (5.767 miliardi di euro), quelle finanziarie il restante 40 per cento (3.848 miliardi di euro).

Fra le attività reali, le abitazioni rappresentavano l’85 per cento del totale delle attività reali e i fabbricati non residenziali il 6 per cento. I terreni incidevano per il 4 per cento; impianti, macchinari, attrezzature, scorte e avviamento il 3 per cento mentre gli oggetti di valore sfioravano il 2 per cento. Alla fine del 2013 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane ammontava a oltre 4.900 miliardi di euro, corrispondenti in media a più di 200.000 euro per famiglia. Fra le attività finanziarie il 43 per cento era detenuto in azioni e partecipazioni in società di capitali, obbligazioni private, quote di fondi comuni di investimento, partecipazioni in altre società, titoli esteri e prestiti alle cooperative. I depositi bancari, il risparmio postale e il contante rappresentavano poco più del 30 per cento del complesso delle attività finanziarie; la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era inferiore al 5 per cento. Le riserve tecniche di assicurazione, che rappresentano le somme accantonate dalle assicurazioni e dai fondi pensione per future prestazioni in favore delle famiglie (incluse le forme volontarie di risparmio assicurativo), sfioravano il 19 per cento del totale delle attività finanziarie.

Nonostante il calo degli ultimi anni, le famiglie italiane mostrano nel confronto internazionale un’elevata ricchezza netta pari nel 2012 a 8 volte il reddito lordo disponibile. Tale rapporto è comparabile con quelli di Francia, Giappone e Regno Unito e superiore a quelli di Stati Uniti, Germania e Canada. Il rapporto fra attività reali e reddito disponibile lordo, pari a 5,4, è inferiore soltanto a quello delle famiglie francesi; relativamente basso risulta il livello di indebitamento (81 per cento del reddito disponibile), nonostante i significativi incrementi dell’ultimo decennio.

In termini pratici basta leggere un articolo di Marco Fortis di alcuni anni fa [3]:

Se anche volesse, la Grecia oggi non potrebbe nemmeno introdurre un’imposta patrimoniale per risanare i propri conti statali perché il patrimonio dei greci si è semplicemente dissolto e non c’è più nulla da tassare ma solo spesa pubblica da tagliare. L’Italia ha invece il più alto rapporto tra ricchezza finanziaria netta delle famiglie e Pil in Europa, di gran lunga davanti a Francia e Germania. Ma molti (anche in Italia) lo ignorano.

Grazie alla ricchezza privata, allora ci sono quattro possibili strategie:

_ tasse;

_ prelievo coatto;

_ convincere gli italiani ad accollarsi il debito pubblico;

_ default e con esso l’armageddon delle banche italiane e la rivoluzione degli over 65;

Nessuna di esse è indolore, ma in ogni caso la sostenibilità del debito pubblico italiano è fuori discussione, persino in caso di un altro decennio di stagnazione. Va da sé, però, che continuare su questa strada non può portare all’happy end e che prima o poi i risparmi svaniscono.

Timeo Danaos et dona ferentes…

Queste considerazioni sembrano smentire le affermazioni di Varoufakis, ma se si allarga il quadro possono apparire delle nubi assai oscure all’orizzonte. Ricordate la crisi dello spread del 2011? All’epoca i media presentarono la cosa come l’anticamera del default, ma era un’analisi totalmente sballata. Come dimostra il fatto che il “whatever it takes” di draghiana memoria fermò il tutto, i mercati stavano giocando in anticipo un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro con conseguente svalutazione della nuova lira. Attualmente la Grecia sta allegramente danzando sulla soglia dell’uscita dall’eurozona e potrebbe esserci il rischio dello sgretolamento complessivo dell’area della moneta unica. L’Italia potrebbe non essere la prima sulla lista, magari preceduta da Spagna e/o Portogallo, ma prima o poi verrebbe il turno del bel paese. E magari a seguire la Francia e/o l’Irlanda…

Ma anche qui, è bene ribadire, che il problema non è il debito pubblico, ma la scarsa crescita e competitività del paese. Per questo motivo i mercati potrebbero di nuovo scommettere contro la permanenza dell’Italia nell’euro. E se questo scenario si dovesse avverare si potrà valutare appieno l’efficacia del QE della Bce. Non c’è che dire, viviamo davvero dei tempi interessanti.

Ah, a proposito. Stando al think tank Bruegel le banche italiane sono le più esposte in caso di default greco [4] e la Grecia deve all’Italia 40 miliardi di euro concessi tramite i vari salvataggi e fondi salva Stato. Giusto per quelli che scommettevano sull’unità d’intenti dei debitori del Sud verso i creditori del Nord…

Approfondimenti:

_ il debito italiano è più sostenibile di quello degli altri (forse): http://www.ilsole24ore.com/art//2013-12-14/la-sorpresa-debito-sostenibile-082749.shtml?uuid=ABx6l0j;

_ e la diseguaglianza: https://ilconformistaonline.wordpress.com/2014/03/20/debito-pubblico-ricchezza-privata-disuguaglianza-il-caso-italia/ e http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-11-30/il-paradosso-due-italie-ricchezza-privata-record-a-4mila-miliardi-e-debito-pubblico-massimi-171629.shtml?uuid=ABZXB3JC;

_ il divorzio fra il debito pubblico e la ricchezza privata: http://www.formiche.net/2014/06/17/il-divorzio-allitaliana-debito-pubblico-ricchezza-privata/;

_ debito pubblico e banche: http://www.panorama.it/economia/numeri/ecco-chi-possiede-debito-pubblico-italiano;

[1] Cfr. http://www.corriere.it/economia/15_febbraio_08/padoan-varoufakis-economia-italiana-solida-sostenibile-ad1e1f2e-afbf-11e4-bc0d-ad35c6a1f8f9.shtml.

[2] Cfr. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/.

[3] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-12-07/quei-dieci-motivi-italia-195927.shtml?uuid=AYxgQtpC.

[4] Cfr. http://www.agi.it/economia/notizie/bruegel_banche_italia_le_piu_esposte_a_debito_pubblico_greco-201501301500-eco-rt10145.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 febbraio 2015 da in economia con tag , , .
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