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Andare su Marte? Meglio tornare sulla Luna

Pianeta rosso, bolscevico e traditor.

Rosso pianeta, bolscevico e traditor (fonte immagine: Nasa).

Qualche tempo fa è spuntata nei media una notizia interessante: un italiano sarebbe andato su Marte. Si tratta di  Pietro Aliprandi, 25 enne e studente universitario di medicina [1] selezionato per la missione Mars One [2]. Progetto ideato dal ricercatore olandese Bas Lansdorp, lo scopo di Mars One è quello di creare un insediamento permanente autosufficiente (o quasi) su Marte. In termini pratici si tratta di un viaggio di sola andata e non è previsto il ritorno.

Le tappe del viaggio

In sintesi le tappe pianificate del progetto [3]:

  • 2013: selezione dell’equipaggio;
  • 2015: addestramento dell’equipaggio;
  • 2018: missione dimostrativa e un satellite per le comunicazioni dovrebbe essere posto nell’orbita marziana;
  • 2020: esplorazione robotica per trovare il sito migliore;
  • 2022: invio del materiale sulla superficie marziana;
  • 2023: creazione dell’insediamento;
  • 2024: partenza del primo gruppo di astronauti;
  • 2025: arrivo del primo gruppo di astronauti;
  • 2026: partenza del secondo gruppo;

Considerando la natura del progetto (sganciare i carichi un pezzo alla volta) non è da escludere l’influenza della Mars Society che tempo fa teorizzò un modus operandi simile [4].

Le motivazioni a sostegno delle missioni su Marte sono le seguenti:

  • Le ricadute economiche;
  • Le ricadute scientifiche;
  • La necessità di nuove risorse naturali una volta esaurite quelle terrestri;
  • La necessità di un nuovo pianeta vista la crescita demografica;
  • La collaborazione politica fra differenti paesi;

Peccato che non si possa fare (così)

Intorno al progetto, ovviamente, non manca una certa dose di scetticismo. Di recente una ricerca del MIT ha seccamente sentenziato la non fattibilità della missione [5]. I punti critici, in effetti, non mancano:

  • Sottostima dei costi: al posto dei 6 vettori pianificati se ne dovrebbero usare 15 con un costo stimato di 4,5 miliardi di dollari;
  • Mancano alcune tecnologie come quella che permetterebbe di utilizzare l’acqua presente in sito o quella di compensare la presenza dell’ossigeno nelle serre;
  • Le serre stimate di 50 metri quadri sono del tutto insufficienti e si dovrebbe passare a quelle di 200 metri quadrati;
  • L’effettiva autosufficienza del sito viene meno vista la necessità di parti di ricambio;

In definitiva, il progetto in sé non è impossibile, ma si rivela inadatto per come è stato progettato.

Me non è meglio la Luna?

Se è facile mettere in dubbio i progetti esistenti, stranamente in pochi mostrano scetticismo sulla necessità di andare su Marte. Non nego che sono fra i pochi che preferiscono mettere gli occhi sulla Luna piuttosto che tentare viaggi verso il Pianeta Rosso. Per cominciare concordo con Buzz Aldrin [6]:

Non ho alcun dubbio che l’uomo andrà su Marte. L’America ha già guidato la corsa allo spazio, ha investito molto e avrebbe molto da guadagnare nel mantenere questo primato. Per questo sono convinto che potrebbe e dovrebbe essere la nazione che creerà i primi insediamenti su Marte. Non sto dicendo che dovremmo andare là per una visita e tornare indietro. Se non siamo disposti a impegnarci per creare un insediamento umano permanente, non credo che un viaggio di andata e ritorno su Marte valga lo sforzo. Il costo per pianificare un ritorno sarebbe eccessivo: sarebbe come se gli uomini che lasciarono l’Europa alla volta dell’America avessero poi fatto retromarcia: non avrebbe avuto alcun senso. All’epoca non esistevano imbarcazioni capaci di farlo e probabilmente non ci saranno mezzi per tornare indietro da Marte, perché servirebbe un impianto troppo oneroso.

Il problema è che attualmente non esiste la tecnologia per terraformare Marte e se anche ci fosse il tempo richiesto sarebbe piuttosto lungo (secoli? Millenni?). In ogni caso Marte è un pianeta piccolo, lontano e freddo. La colonizzazione di Marte si riduce in termini pratici alla creazione di colonie di poche migliaia di persone. E messa così è una prospettiva decisamente meno avvincente.

Tutte le ricadute tecnologiche dell’esplorazione marziana, inoltre, possono essere ottenute muovendoci intorno allo spazio esistente fra la Terra e la Luna. Per cominciare bisogna abbandonare i razzi chimici che sono sì necessari per staccarsi dall’orbita terrestre, ma decisamente inefficaci nei viaggi interplanetari. Per riuscire nell’intento abbiamo, allora, due necessità: trovare un modo per lasciare il pianeta e muoverci nello spazio interplanetario. La soluzione più pratica è l’adozione di un ascensore spaziale [7] abbinato con un vero e proprio spazioporto. Per quanto riguarda i sistemi propulsivi ne sono già stati sperimentati di differenti tipi: dal propulsore ionico a quello nucleare (il più ovvio, specie se abbinato alla fusione nucleare, meglio ancora se fosse fattibile il Bussard ramjet [8]).

È facile elencare le ricadute tecnologiche di questa scelta:

  • Nuove forme di produzione energetica (nuove forme di energia solare e fusione nucleare);
  • Nuovi materiali;
  • Sviluppo di nuove forme di sostegno vitale nello spazio;

Non è da escludere, inoltre, l’utilizzo dell’ingegneria genetica o degli innesti cibernetici.

Tutti questi sviluppi tecnologici sono rivolti allo sfruttamento minerario della Luna e degli asteroidi orbitanti intorno alla Terra. È da notare, invece, che lo sfruttamento minerario di Marte è fuori discussione per la lontananza e per la difficoltà di sollevare un carico e di inviarlo sulla Terra. In più bazzicare intorno al nostro pianeta è molto meno costoso che andare su un pianeta lontano milioni di km. Non si deve dimenticare, infatti, dell’esistenza del vincolo di bilancio e non vorrei che la creazione di una colonia di 1.000 anime su Marte non assorbi del tutto il budget a disposizione. In più di fatto una colonia su Marte verrebbe lasciata a sé stessa, mentre l’attività lunare potrebbe godere dell’appoggio da parte della Terra.

Solo in seconda battuta, eventualmente a cavallo fra questo e il nuovo secolo, si potrebbe pensare al salto successivo usando Marte come trampolino verso la fascia degli asteroidi. E per quanto riguarda la terraformazione non è da escludere che Venere possa rivelarsi un obiettivo più facile e più interessante. In ogni caso parliamo di un futuro dove saranno disponibili tecnologie più adatte per lo scopo.

Ricapitolando: colonizzare Marte è fuori discussione, inviare una spedizione è estremamente costoso e non è possibile sfruttare il pianeta da un punto di vista minerario. Viceversa tutte le ricadute tecnologiche possono essere ottenute con lo sfruttamento minerario della Luna il cui costo minore permette di perseguire anche altri obiettivi (l’esplorazione di Europa, per dirne uno).

Dalla colonia di Roanake a quella di Marte?

L’idea di andare su Marte per piantare una bandierina senza aver per davvero sfruttato la Luna mi lascia molto perplesso. Non vorrei che fosse soltanto una manovra mediatica – rilanciare l’attenzione del pubblico verso l’esplorazione spaziale – piuttosto che una scelta ponderata. In più i coloni di Marte mi sembrano delle vittime predestinate e non i primi esploratori dello Spazio. Non vorrei che dopo la colonia scomparsa di Roanake dovessimo assistere alla replica con quella di Marte.

Approfondimenti:

_ sfruttare la Luna: http://www.sciencedaily.com/releases/2015/02/150202114634.htm e http://www.space.com/28189-moon-mining-economic-feasibility.html;

_ come non andare su Marte: https://www.youtube.com/watch?v=hJsNo0OZTUg;

[1] Cfr http://www.lastampa.it/2015/02/19/scienza/io-unico-italiano-scelto-per-colonizzare-marte-6P5DGBBjdI4xWfB7u2fpsL/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.mars-one.com/.

[3] Cfr. http://www.mars-one.com/mission/roadmap.

[4] Cfr. http://www.marssociety.org/.

[5] Cfr. https://newsoffice.mit.edu/2014/technical-feasibility-mars-one-1014.

[6] Cfr. http://it.euronews.com/2013/07/02/colonizzare-marte-buzz-aldrin-spiega-perche-e-tempo-di-cominciare/.

[7] Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Ascensore_spaziale.

[8] Cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Bussard_ramjet

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4 commenti su “Andare su Marte? Meglio tornare sulla Luna

  1. FlavioTS
    1 marzo 2015

    sulla Luna la radiazione a cui sarebbe esposto un equipaggio di lunga permanenza non è certo da trascurare. L’Iss infatti pur essendo nello spazio gode di una certa protezione da parte della Terra. Certo nemmeno Marte è ospitale in tal senso, ma è pur sempre più lontano ed ha una tenue atmosfera. Quello che manca per fissare una base permanente su un pianeta che sia la Luna o Marte sono le tecnologie per sfruttare le risorse in loco e creare le condizioni ambientali ideali per la vita umana. Il viaggio in se alla fine sarebbe anche fattibile coi i razzi che abbiamo oggi.

    • Charly
      1 marzo 2015

      Mi sa che alla fine si finisce a vivere sotto terra. Non proprio una prospettiva avvincente… Nel caso della Luna non è da escludere una totale automazione. Alla fine si tratta solo di fare buchi.

      • FlavioTS
        1 marzo 2015

        Se si tratta di fare buchi piccoli per analisi chimiche ok, ma ho dei dubbi sulla nostra possibilità di costruire gallerie sotterranee nella Luna

      • Charly
        1 marzo 2015

        Come sempre dipende dal livello tecnologico raggiunto. Al riguardo persino Google si sta muovendo: http://lunar.xprize.org/
        Si prospetta un secolo interessante per l’esplorazione spaziale
        .

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 28 febbraio 2015 da in Uncategorized con tag , , , .
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