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Diamo i dati: le capacità della popolazione italiana nella ricerca PIAAC

Abbiamo già visto i risultati disastrosi della IALS e ora tocca alla ricerca successiva: la PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) svoltasi nel 2011-2 [1].

—- Cos’è la PIAAC? —-

Si tratta di un’indagine internazionale a cui hanno aderito 24 paesi. Nel caso italiano sono stati coinvolti circa 4600 rispondenti di età compresa fra i 16 e i 65 anni. Lo scopo della ricerca è sempre quello di valutare le competenze cognitive su due differenti dimensioni: la literacy e la numeracy. Non esiste in italiano una traduzione letterale di queste due parole e con questi termini s’intende:

_ literacy: “l’interesse, l’attitudine e l’abilità degli individui ad utilizzare in modo appropriato gli strumenti socio-culturali, tra cui la tecnologia digitale e gli strumenti di comunicazione per accedere a, gestire, integrare e valutare informazioni, costruire nuove conoscenze e comunicare con gli altri, al fine di partecipare più efficacemente alla vita sociale”;

_ numeracy: “l’abilità di accedere a, utilizzare, interpretare e comunicare informazioni e idee matematiche, per affrontare e gestire problemi di natura matematica nelle diverse situazioni della vita adulta”;

 Sono stati definiti sei livelli di competenza che variano su una scala da 0 a 500 punti: sotto il livello 1 (0-175);

  •  livello 1 (176-225);
  • livello 2 (226-275);
  • livello 3 (276-325);
  • livello 4 (326-375);
  • livello 5 (376-500);

I valori al di sotto del livello 1 indicano una modestissimo competenza al limite dell’analfabetismo, mentre i livelli 4 e 5 indicano una piena padronanza delle competenze richieste. Il livello 3 viene considerato come il livello minimo indispensabile per un inserimento positivo nelle dinamiche economiche e sociali.

Se si considera l’abilità di literacy, al di sotto del livello 1 le prove richiedevano di leggere brevi testi su argomenti familiari e di individuare parti singole di informazioni specifiche e si poteva effettuare l’operazione anche senza capire la struttura di frasi e paragrafi. Il primo e il secondo livello richiedevano un basso livello di parafrasi, di inferenze, di esaminare o di integrare le informazioni. Il terzo livello introduceva testi più lunghi e complessi tali da richiedere un livello superiore di inferenza e la capacità di ignorare le informazioni non necessarie. Il quarto e il quinto livello, infine, richiedevano la capacità di identificare e comprende una o più idee specifiche ma non centrali nel testo in un contesto di idee contrastanti e presentate in modo surrettizio come importanti e principali, nonché la capacità di valutare i modelli logici e concettuali di idee.

I risultati sono ancora una volta deludenti. Sul piano internazionale l’Italia si posiziona all’ultimo posto per la capacità di literacy e al penultimo posto di numeracy. Solo il 30% delle persone supera il terzo livello di competenza, mentre fra gli adulti (16-65 anni) la maggior parte si colloca al livello due sia nel dominio literacy (42,3%) sia in quello numeracy (39%). Il livello 3 o superiore è raggiunto dal 29,8% nella literacy e dal  28,9% nella numeracy, due valori simili per dimensioni a chi raggiunge solamente il livello 1 (rispettivamente il 27,9% e il 31,9%).

Tabella n° 1. Percentuale di persone che raggiungono il livello 2 e che superano il livello 3.

% fino a livello 2 % livello 3 e superiore
Italia 70 30
Germania 51 47
Francia 57 42
Spagna 67 32
USA 50 46
Media OCSE 48 50

Fonte: ISFOL.

—- L’età conta —-

Nel complesso la classe d’età 25-34 ottiene i risultati migliori, al contrario della classe 55-65 che ottiene quelli peggiori. La classe 16-24 e 25-34 presentano rispettivamente il 35% e il 34% al livello 3, mentre la classe 55-65 presenta la maggiore percentuale di persone al di sotto del livello 1 (10%) e il maggior numero di persone ferme al livello 1 (31%).

Rispetto alla rilevazione precedente si deve notare che i risultati sono migliorati: sono aumentati i punteggi medi di literacy ed è diminuito il gap con la media OCSE. La spiegazione di questo fenomeno è dovuto all’uscita della coorte d’età dei nati fra le due guerre mondiali. Non a caso mentre i risultati delle classi d’età più giovani sono grossomodo rimasti invariati, i miglioramenti più consistenti si possono trovare negli over 45. Il gap nella literacy, ad esempio, è passato dai 63 punti a favore dei più giovani (16-24 anni) rispetto ai più anziani (55-64 anni) ai 30 punti dell’ultima rilevazione. Ciononostante i risultati migliori crescono con l’aumentare della scolarizzazione anche se il gap con la media OCSE non segue lo stesso trend. Se a livello di educazione primaria si registrano i punteggi medi di literacy pari a 235 e di numeracy pari a 229 con un gap di 11 e 8 punti, a livello universitario i valori sono rispettivamente 281 e 280 con un gap di 16 punti.

Tabella n° 2. Punteggio medio di literacy e numeracy per titolo di studio.

Italia Gap con la media OCSE
Primaria LIT 235 -11
Primaria NUM 229 -8
Secondaria LIT 263 -9
Secondaria NUM 263 -5
Laurea LIT 281 -16
Laurea NUM 280 -16

Fonte: ISFOL.

 

—- Il territorio conta, gli studi contano —-

Non si deve dimenticare, tuttavia, il fattore territorio nei risultati. L’Italia presenta una forte disparità territoriale con il Nord Est prossimo alla media OCSE (per la literacy si registra un valore di 296 contro 297), mentre i laureati del Sud presentano un valore di poco superiore a 260. Il trend, ovviamente, è valido anche per i titoli di studio inferiori. Se si considera l’istruzione secondaria, il valore della literacy nel Sud è pari a 254, nelle Isole è pari a 253 contro il 274 del Nord-Est. Il Sud e le Isole, allora, presentano un quadro di debolezza piuttosto grave con circa 20 punti di scarto con le regioni del Nord.

Si può facilmente spiegare la scarsa prestanza del campione italiano grazie al livello d’istruzione. Il 54% dei rispondenti poteva vantare soltanto un titolo inferiore a quello di diploma, il 34% era diplomato e il 12% laureato. Nella media OCSE questi valori erano rispettivamente pari al 27%, al 43% ed al 29%. L’importanza degli studi viene dimostrata anche nel confronto fra gli studenti e i lavoratori. Se si considera la literacy, il 49% degli studenti raggiunge il terzo livello contro il 23% degli occupati e 18% dei disoccupati.

 

—- Che fare? —-

Questi dati sono una pietra tombale sull’idea che la cittadinanza italiana possa comprendere appieno le tematiche di dibattito pubblico. Non solo mancano le competenze specialistiche in merito, ma persino le capacità base per comprendere un articolo di giornale. Ed essendo un problema demografico e d’istruzione non c’è soluzione che tenga a parte un ritorno coatto sui banchi di scuola…

 

Approfondimenti:

_ http://www.lavoce.info/archives/13368/competenze-degli-italiani-siamo-i-peggiori/;

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[1] Cfr. http://www.isfol.it/pubblicazioni/research-paper/archivio-research-paper/le-competenze-per-vivere-e-lavorare-oggi.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 marzo 2015 da in società con tag , .
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