Charly's blog

La scuola del merito? Quid est merito?

Dopo l’aborto del TFR in busta paga e la scomparsa del taglio dell’IRAP Renzi torna alla carica puntando sulla scuola. A dire del Rottamatore «Questa è la riforma principale per il nostro Paese ne siamo sempre più convinti ed orgogliosi». Nel dettaglio quel che interressa di più è il solito richiamo sul merito [1]:

Gli scatti di anzianità non sono stati cancellati perché sarebbe stato l’unico comparto del pubblico impiego a non averli. Ma si mette una cifra aggiuntiva sul merito. Le modalità su cui ciascuna scuola premierà saranno decise dal preside. Per la prima volta in 70 anni si son messi 200 milioni sul merito degli insegnanti. Non sono noccioline.

Capito? Il merito, il merito! Solo una domanda: cos’è il merito?

La scuola del merito?

In effetti non c’è persona al mondo che si opponga alla meritocrazia, ma sono guai se si chiede di definire questa mirabolante organizzazione sociale. Al massimo si avrà un tautologico “la meritocrazia è il sistema dove si premia il merito”. Grazia al piffero.

Proviamo, allora, a cimentarci con un caso pratico. Come si può giudicare l’operato di un docente? In teoria un’ottima soluzione sarebbe quella di valutare i risultati raggiunti dagli scolari. Ottimo docente, ottimo studente, no? Va bene, abbiamo di fronte due scuole differenti, due docenti e due classi. Nel primo caso si tratta di una scuola d’élite privata con studenti già selezionati, nel secondo caso una scuola di periferia in un contesto di degrado sociale. I risultati? Nel primo caso gli studenti entrano al livello eccellente e a tale livello escono, nel secondo entrano totalmente insufficienti e escono con la sufficienza. Quale dei due docenti è più meritevole, quello che lavora sul materiale umano migliore o chi si cimenta con i peggiori?

In effetti l’utilizzo dei test Invalsi è del tutto inidoneo nel giudicare l’operato dei docenti perché non tiene conto del contesto socio-economico degli studenti. L’idea che si debba studiare perché si debba studiare e che gli intelligenti sono bravi e chi non è bravo non lo è si scontra contro l’amaro responso della realtà. Lo studio è motivato anche dai risultati che si possono conseguire fuori dal sistema scolastico e questo spiega perché i risultati peggiori si trovano nelle aree disagiate (oltre agli effetti del contesto familiare). Allo stesso tempo la storia è ricca di esempi di asini scolastici che hanno avuto successo nella vita e di geni scolastici dispersi nei meandri della vita.

Le funzioni della scuola

L’idea del merito e della selezione degli studenti si scontra contro un altro ostacolo. La scuola assolve a due funzioni

  • Selezionare in termini professionali;
  • Fornire le competenze base per comprendere il mondo contemporaneo;

Se le doglianze per l’insuccesso del primo aspetto sono abbastanza note sia sull’aspetto del fantomatico mismatch sia sulla differenza fra le capacità richieste nel mondo scolastico e quelle del mondo del lavoro (studiare vs vendere per dirne una), il secondo aspetto è piuttosto trascurato. La scuola allo stato attuale non è in grado di fornire le conoscenze necessarie ma, in ogni caso, un sistema classico basato sulla suddivisione degli studenti ne vanificherebbe l’operato. Si dovrebbe piuttosto partire dal presupposto che gli studenti necessitano della stessa formazione per via dei compiti che dovranno assolvere in quanto cittadini. Selezionarli prima dell’insegnamento di queste materie perché si zoppicava in tutt’altra materia è stupido: non ti insegnano le scienze politiche perché vai male in geometria in seconda media? Suvvia.

Allo stesso tempo utilizzare un programma comune per tutti i percorsi scolastici è altrettanto stupido perché rende inutile il precedente smistamento degli studenti. Considerata la natura della democrazia è inutile smistare gli studenti e ci si dovrebbe limitare a offrire a tutti la stessa formazione. Che cosa il nostro studente ne farà, poi, è un problema suo. In ogni caso è evidente che l’idea di merito verrebbe meno perché tutti gli studenti dovrebbero avere la stessa formazione dato che tutti gli studenti diverranno dei cittadini e saranno chiamati a deliberare sugli stessi problemi.

Ergo

Sotto l’etichetta del merito si nasconde nel migliore dei casi un caos concettuale notevole, nel peggiore una giustificazione ideologica per giustificare la suddivisione di classe di una società come si faceva fino a pochi decenni fa. Ma al giorno d’oggi non c’è neppure bisogno di giustificare alcunché. Ormai il sistema valoriale dominante è una pantomima di quello imperante nelle aziende private e i risultati si vedono.

Approfondimenti:

_ il flop del TFR:  http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/02/28/-tfr-da-marzo-anche-in-busta-paga.-per-imprese-e-flop_790272dd-c525-41d4-9c95-30c975a80f86.html.

_ addio IRAP: http://www.linkiesta.it/taglio-irap-2014-rimangiato.

_ testo del Ddl: http://precariscuolavenezia.com/2015/03/13/pubblichiamo-il-testo-del-ddl/.

[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2015/03/13/italia/politica/la-riforma-della-scuola-di-renzi-i-presidi-potranno-scegliere-i-prof-9PBjLNmJcYngGetHs9gfOM/pagina.html#pq=3w9AxM.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 marzo 2015 da in società con tag , .
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