Charly's blog

Tsipras e la teoria dei giochi: se sei un agnello non puoi comandare un lupo

Si vocifera che l’improvvido ministro delle finanze del Governo Tsipras, Yanis Varoufakis, sia un esperto della teoria dei giochi. Considerato quanto si è potuto vedere finora forse era meglio studiare Esopo e non la matematica.

C’era una volta un lupo e un agnello

Prendiamo la favola del lupo e dell’agnello [1]:

Un lupo vide un agnello vicino a un torrente che beveva,
e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto.
Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo
di sporcare l’acqua, così che egli non poteva bere.
L’agnello gli fece notare che, per bere, sfiorava appena l’acqua
e che, d’altra parte, stando a valle non gli era possibile
intorbidire la corrente a monte.
Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse:
<< Ma tu sei quello che l’anno scorso ha insultato mio padre ! >>
E l’agnello a spiegargli che a quella data non era ancora nato.
<< Bene >> concluse il lupo, << se tu sei così bravo a trovare
delle scuse, io non posso mica rinunciare a mangiarti. >>

Istruttiva, no?

 

La tragedia greca vira verso la farsa

Torniamo a noi. In una discussione si deve sempre avere qualcosa con cui negoziare, e come l’agnello ha imparato a proprie spese, la parola spesso non basta. Nel caso greco l’unico argomento di discussione è inevitabilmente la minaccia dell’uscita dell’eurozona. Si potrebbe argomentare che così facendo si tornerebbe alla situazione del 2011 mettendo in dubbio la presunta irrevocabilità della moneta unica e forzando la mano agli altri paesi (Spagna, Portogallo, Italia, Francia, forse Irlanda e Olanda). In realtà neppure questo scenario è davvero decisivo come può sembrare a prima vista dato che per via del QE i mercati potrebbero lasciar fare e non fuggire dall’eurozona o scommettere contro di essa. Insomma, non è “l’arma di fine di mondo” ma è l’unica in mano ai greci.

E che fanno i nostri amici elleni? Partono fin da subito proclamando ai quattro venti che dall’euro non usciranno mai e poi mai. Vogliono, piuttosto, un default del debito rimanendo all’interno della UE. Bene, solo una domanda: e se si dicesse no? Che cosa farà, allora, il Governo greco? L’unica opzione a sua disposizione è già stata messa fuori dal gioco… E sì che Esopo era greco.

E quindi?

Al di là dell’incomprensibile strategia greca e della sostanziale impossibilità di ripagare il debito che si è accumulato con anni e anni di ricetta Troika (perché è bene ricordare che il debito greco è esploso grazie ai tagli e non di certo grazie al numero dei dipendenti pubblici), rimane il fatto che l’implosione della Grecia solleva parecchi quesiti. Al di là del rischio o meno della rottura dell’eurozona, parecchi paesi sono creditori della compagine di Tsipras dato che i vari fondi salva Stati sono stati finanziati dai paesi membri della UE. Se la Grecia uscisse dall’euro i cocci dovrebbero poi essere raccolti dagli altri paesi. Senza dimenticarsi che l’intera costruzione dell’eurozona risulta deficitaria e il mantra del “più Europa!” si scontra con il fatto che per funzionare l’eurozona dovrebbe avere i trasferimenti monetari interni per compensare i divari di produttività. Il costo stimato per la sola Germania è di circa un decimo del Pil. Chi lo dice alla Buba?

Morale? Non finirà bene. E fra due anni ci saranno le elezioni politiche in Francia, il referendum inglese e la fine del QE…

Approfondimenti:

_ il peso dei dipendenti pubblici: http://www.oecd-ilibrary.org/docserver/download/4213201ec032.pdf?expires=1427224560&id=id&accname=guest&checksum=94F0D2655FB7EAB7C6B350EE67FC8235.

[1] Cfr. http://inrete.ch/cult/FAVOLE/Esopo/Esopo-Il%20lupo%20e%20l%27agnallo.htm.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 marzo 2015 da in politica con tag , , , .
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