Charly's blog

Ipse dixit: Poletti e le vacanze di scuola

Nell’attuale compagine governativa non c’è il solo Renzi dedito allo sport delle dichiarazioni folli dato che anche i ministri non scherzano. Non mi credete? Oggi vi propongo le perle di Poletti [1].

Achtung, studenti!

Stando al nostro, «Un mese di pausa va bene, ma non c’è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione». D’altronde «I miei figli d’estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse. Sono venuti su normali, non sono speciali». Insomma, stage o morte: «Nel ddl sulla Buona scuola che a giorni arriverà all’esame del Parlamento – dice – è previsto che attività di stage si possano fare anche nei periodi di sospensione dell’attività didattica, estate inclusa». E come sottolinea il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi: «I ragazzi del triennio di tecnici e professionali potranno impiegare del tempo libero estivo in attività che renderanno più facile, alla fine degli studi, trovare un impiego». E sempre il ministro Poletti aggiunge che un ragazzino non si distruggerebbe se invece «di stare a spasso per le strade della città» andasse «a fare tre o quattro ore di lavoro».

Scontato l’apprezzamento del del Moige, (Movimento genitori), che vorrebbe una revisione del calendario per bilanciare meglio i periodi di riposo durante l’anno. «Siamo il Paese con le vacanze più lunghe d’Europa. E un tempo così prolungato di inattività vanifica gli sforzi d’apprendimento».

E diamoli i dati, no?

Come al solito partiamo dalle basi. Sfogliando il report Education at a glance viene fuori questa tabella qui [2]:

Tabella n°1: settimane, giorni e ore all’anno dedicati all’insegnamento.

Educazione Primaria Educazione Secondaria inferiore Educazione Secondaria superiore
Media Ocse 38/183/782 38/182/694 37/180/655
Media EU21 38/180/754 37/179/653 37/179/622
Italia 39/171/752 39/171/616 39/171/616
Germania 40/193/804 40/193/755 40/193/718
Francia 36/144/924 36/-/648 36/-/648
Inghilterra 38/189/680 38/189/692 38/189/692
Spagna 37/176/880 37/176/713 36/171/693
Giappone 40/200/731 39/200/602 39/196/510
USA 36/180/1.131 36/180/1.085 36/180/1.076

Fonte: Education at a Glance, 2014.

Gli studenti italiani fanno più vacanze di tutti? Dati alla mano mi sembra strano: come al solito nelle comparazioni internazionali c’è chi fa di più e c’è chi fa di meno senza che venga fuori un risultato preciso. Anche se si passa più tempo lontano dalle aule la cosa non arreca un danno in termini di ore, giorni e settimane di studio.

Che tipo di attività formativa?

E ora torniamo nel merito della questione. Poletti invita a dedicare più tempo nella formazione professionale? Va bene, ma di che tipo di formazione stiamo parlando? Se si tratta di alzare casse o portare piatti mi spiace deludere il nostro amico moralista, ma si tratta di un’assoluta perdita di tempo. In termini di skills sono lavori del tutto privi di un futuro destinati proprio a chi è di passaggio (gli studenti per l’appunto [3]) o a chi è sprovvisto di una formazione spendibile sule mercato del lavoro. La cosa è formativa sul paino morale? Uh, sarà, ma di sicuro è un’assoluta perdita di tempo in termini professionali.

Se, invece, si parla di skills professionali la questione è dove si possano apprendere le suddette skills. Prendiamo l’abilità di programmare in Java: se si tratta di un corso sempre di scuola si tratta e tanto vale rimanere nelle aule. Se si è convinti che la cosa possa essere effettuata dalle aziende, non preoccupatevi se sentite delle risate in sottofondo. Vi sembra normale che un’azienda perda tempo a formare una persona che non potrà mai contribuire per davvero all’azienda per poi lasciarlo andare via in modo che magari finisca per accasarsi alla concorrenza? E per carità di patria risparmio il dettaglio che la disoccupazione è un eccesso di offerta lavoro rispetto alla domanda delle imprese (spoiler: ci sono disoccupati perché non c’è lavoro) e non si capisce per quale motivo un’impresa debba farsi carico – anche la formazione gratuita è onerosa – di una persona che poi andrà verso altri lidi.

La chicca finale. Alberto Irone, Rete Studenti medi, afferma che «Più della metà degli studenti italiani già lavora d’estate». Lascio una domanda ai lettori: secondo voi, Poletti parla di cose che non conosce o è semplicemente un moralista del piffero?

[1] Cfr. http://www.corriere.it/scuola/15_marzo_23/scuola-poletti-troppi-3-mesi-vacanza-fefcd7d8-d164-11e4-8608-3dead25e131d.shtml.

[2] Cfr. http://www.oecd.org/edu/eag.htm.

[3] Sulla cosa c’è una certa discussione: non è che le imprese precarizzano il lavoro con l’idea dei lavoretti destinati agli studenti e di conseguenza di passaggio? Noemi Klein ne aveva parlato nel suo No logo. Giusto un libro pubblicato 14 anni fa!

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Questa voce è stata pubblicata il 28 marzo 2015 da in Uncategorized.
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