Charly's blog

Diamo i dati: il corpo docente italiano

Di tanto in tanto si riacutizza la discussione politica relativa ai precari presenti nella scuola italiana e spesso si ha la sensazione che, ormai, le riforme scolastiche vengano lette sotto quest’unica ottica. Anche la recente renzianata La Buona Scuola si muove sulle stesse linee e l’attenzione si focalizza sempre sullo stesso problema. Stranamente, e purtroppo, non si dedica molta attenzione alla dimensione demografica del corpo docente. Usando i soliti dati tratti da Education at a glance 2014 colmeremo questa lacuna [1].

La carica dei nonni docenti

I lavoratori della scuola  sono il gruppo più numeroso fra i dipendenti pubblici. Quest’ultimi fra il 2007 e il 2012 sono calati da 3,4  3,2 milioni e il settore scolastico ha registrato una riduzione del personale passando da 1,1 milioni a poco più di 1 milione [2]. Sul piano contrattuale 4 su 5 lavorano con un contratto a tempo indeterminato. Se si considera la dimensione anagrafica del corpo docente della sola scuola pubblica, i docenti risultano piuttosto anziani con una percentuale di over 50 pari al 52% nella scuola primaria, pari al 58% in quella secondaria inferiore e al 65% in quella secondaria superiore. Fra il 2002 e il 2012 sono praticamente scomparsi i docenti under 30, sono rimasti stabili quelli della classe d’età 30-39 e sono diminuiti i docenti della classe d’età 40-49 (passando dal 40% al 28%). Nelle rimanenti due classi d’età i docenti sono aumentati passando dal 44% al 48% nella classe d’età 50-59 e dal 4% al 14% negli over 60. Nel complesso si è avuto un marcato trend d’invecchiamento fra il 2002 e il 2012 visto che la percentuale dei docenti over 50 nella scuola secondaria superiore è passata dal 48% al 62% con un tasso di crescita annuale del 2,6%.

Tabella n° 1. Percentuale docenti per classi d’età, scuola primaria pubblica e privata.

< 30 30-39 40-49 50-59 60+
Media Ocse 13 28 28 25 5
Media EU21 12 27 29 26 5
Italia / 12 36 41 11
Germania 7 22 25 33 13
Francia 13 37 30 20 1
UK 31 29 20 19 2
Spagna 13 31 24 27 4
Giappone 15 23 30 30 1
USA 15 29 25 24 8

Fonte: Education at a Glance, 2014.

Tabella n° 2. Percentuale docenti per classi d’età, scuola secondaria inferiore pubblica e privata.

< 30 30-39 40-49 50-59 60+
Media Ocse 11 27 28 27 7
Media EU21 10 27 28 29 7
Italia / 13 29 43 15
Germania 6 20 24 36 14
Francia 10 34 27 25 4
UK 23 31 22 22 3
Spagna 8 29 31 28 4
Giappone 13 25 34 26 1
USA 17 29 25 22 8

Fonte: Education at a Glance, 2014.

Tabella n° 3. Percentuale docenti per classi d’età, scuola secondaria superiore pubblica e privata.

< 30 30-39 40-49 50-59 60+
Media Ocse 9 25 29 29 9
Media EU21 8 25 29 30 8
Italia / 8 27 52 13
Germania 4 21 29 33 12
Francia 4 24 35 29 8
UK 20 28 24 24 5
Spagna 4 28 36 28 4
Giappone 9 24 33 30 4
USA 14 27 26 23 10

Fonte: Education at a Glance, 2014.

La situazione è persino meno rosea nel mondo universitario. Il corpo docente italiano è il più anziano d’Europa: più del 50% dei docenti di ruolo supera i 50 anni, mentre in Francia la stessa categoria supera appena il 40%, in Spagna e nel Regno Unito raggiunge il 30% e in Germania il valore non arriva neppure al 30%. L’età media dei docenti è di 45 anni in Francia, di 44 anni in Spagna e di 42 anni in Germania e Portogallo. Gli under 34 superano il 20% in Francia, mentre il numero è prossimo al 30% in Finlandia, nel Regno Unito e supera il 30% in Germania. In Italia, invece, supera di poco il 5%. In dettaglio, nel corpo docente universitario italiano l’età mediana dei docenti ordinari è di 49 anni, quella dei docenti associati è di 43 e quella dei ricercatori è di 35. Gli over 50 costituiscono più dell’80% degli ordinari, il 55% degli associati e quasi il 30% dei ricercatori. Fra gli ordinari, la metà dei docenti totale supera i 60 anni, più di un quarto dei professori ha già spento più di 65 candeline. Gli under 44 sono appena il 7% dei docenti ordinari, il 25% degli associati e il 56% dei ricercatori.

 Nel frattempo i ricercatori sono sistematicamente esclusi dalla possibilità di accedere all’insegnamento, sono grottescamente sottopagati e spesso si devono arrangiare fra carenze di fondi e deficit strutturali. L’inevitabile esito è la fuga dei migliori cervelli alla ricerca non già di una vita migliore ma di una vita possibile nell’ambito accademico. Secondo l’Icom, Istituto per la Competitività, che ha condotto la ricerca per conto della Fondazione Lilly e di quella Cariplo, l’Italia ha perso negli ultimi 20 anni quasi 4 miliardi di euro, ossia il ricavato di 155 domande di brevetto depositate da ricercatori italiani in fuga e di altre 301 domande di brevetto ai quali ricercatori italiani hanno contribuito come membri del team di ricerca.

 

La carica delle nonne

Sul piano di genere la predominanza delle professoresse è netta anche se scema per livello d’istruzione fino a diventare una minoranza al livello universitario.

Tabella n° 4. Percentuale docenti di genere femminile.

Primaria Secondaria inferiore Secondaria superiore Terziaria
Media Ocse 82 67 57 42
Media EU21 86 69 60 42
Italia 96 78 66 36
Germania 85 65 50 40
Francia 83 65 54 37
UK 87 60 60 44
Spagna 76 58 50 40
Giappone 65 42 28 25
USA 87 67 57 48

Fonte: Education at a Glance, 2014.

In termini lavorativi i docenti lavorano 39 settimane all’anno per 171 giorni. Rispetto alla media Ocse e della UE a 21 i docenti italiani lavorano una o due settimane in più, ma una decina di giorni in meno. Sul piano delle ore dedicate all’insegnamento i docenti italiani lavorano meno delle medie di riferimento. Ma ancora una volta le comparazioni fra paesi sono difficoltose per l’estrema eterogeneità dei dati fra i paesi e fra i livelli di studio. Se si considerano le ore d’insegnamento nella scuola primaria, la media Ocse è pari a 782 ore ma ci sono paesi come il Cile che supera le 1.000 ore, paesi coma la Russia che non arriva alle 600 ore e altri come la Slovenia che non arriva a 700 ore.

Fra il 2000 e il 2012 l’Italia ha aumentato le ore dell’insegnamento per poi ridurle negli ultimi 2 anni. Nella scuola primaria il valore è salito dal 744 del 2000 al 770 del 2010 per poi calare a 752; nella scuola secondaria inferiore e inferiore si è passati da 608 ore a 630 per poi calare a 616. Nello stesso lasso di tempo la media Ocse è rimasta stabile per i primi due livelli scolastici ed è aumentata di 27 ore nell’ultimo. I paesi esteri mostrano i più disparati trend dato che negli anni considerati in paesi quali Israele e Giappone vi è stato un aumento del 10% nelle ore dedicate all’insegnamento nella scuola primaria, mentre nelle scuole secondarie spagnole vi è stato un aumento del 26%, in quelle del Lussemburgo del 15% e in quelle portoghesi del 17%. Allo stesso tempo in Corea il monte ore dell’insegnamento è calato del 20%, in Messico del 10% nella scuola secondaria inferiore e andamenti simili si sono registrati in Olanda e in Scozia.

Tabella n° 5: settimane, giorni e ore all’anno dedicati all’insegnamento.

Educazione Primaria Educazione Secondaria inferiore Educazione Secondaria superiore
Media Ocse 38/183/782 38/182/694 37/180/655
Media EU21 38/180/754 37/179/653 37/179/622
Italia 39/171/752 39/171/616 39/171/616
Germania 40/193/804 40/193/755 40/193/718
Francia 36/144/924 36/-/648 36/-/648
Inghilterra 38/189/680 38/189/692 38/189/692
Spagna 37/176/880 37/176/713 36/171/693
Giappone 40/200/731 39/200/602 39/196/510
USA 36/180/1.131 36/180/1.085 36/180/1.076

Fonte: Education at a Glance, 2014.

E i salari?

Sul piano salariale sono note le lamentele relative al misero trattamento economico dei docenti e più volte i giornali hanno titolato definendo il corpo docente il peggio pagato d’Europa. L’affermazione è esagerata dato che in genere i paesi dell’Est Europa guadagnano di meno, ma è vero che i docenti italiani sono pagati meno della media Ocse e di quella della UE a 21. Si deve notare, tuttavia, la solita enorme eterogeneità di dati fra i paesi. I docenti della Finlandia e della Svezia, ad esempio, non ottengono molto di più rispetto ai loro colleghi italiani, mentre al piccolo Lussemburgo spetta il titolo di paradiso salariale dei docenti. Anche il Giappone, gli Stati Uniti, la Germania  e l’Olanda pagano meglio il proprio corpo docente. Altri paesi quali la Francia, l’Inghilterra e il Belgio presentano salari più alti ma non sempre la differenza è apprezzabile lungo tutto il prosieguo della carriera e più spesso la differenza si sente maggiormente alla fine della vita lavorativa.

La situazione non è più rosea se si considera il trend nell’andamento dei salari. Se si considera il valore del 2005 pari a 100 lo stipendio nel 2012 è calato a 95 nella scuola primaria, a 96 in quella secondaria inferiore e a 96 in quella secondaria superiore. Come si è già avuto modo di ripetere a più riprese l’andamento negli altri paesi è decisamente eterogeneo. In alcuni paesi quali gli Stati Uniti i salari sono aumentati di poco nella secondaria superiore e sono calati nei rimanenti livelli scolastici, mentre in altri come il Regno Unito e il Giappone i salari sono complessivamente calati. Non mancano i casi virtuosi di aumenti salari come è avvenuto in Danimarca, Norvegia e Polonia.

[1] Cfr. http://www.oecd.org/edu/eag.htm;

[2] Cfr. http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Comunicazione/Note-per-la-stampa/2013/2013_conto_annuale/.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 7 aprile 2015 da in Diamo i dati con tag .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: