Charly's blog

Oh INPS, INPS, perché sei tu INPS?

Se un marziano si mettesse a seguire il dibattito politico italiano con tutta probabilità giungerebbe alla conclusione che il sistema previdenziale italiano non è mai stato riformato dai tempi di Nerone. In effetti se ci fate caso ogni due giorni si prospetta una nuova epocale riforma ed è facile dimenticarsi il ruolino di marcia delle riforme effettuate negli ultimi anni:

  • 1992: Riforma Amato;
  • 1995: Riforma Dini;
  • 2004: lo scalone di Maroni;
  • 2007: le quote della Riforma Prodi;
  • 2011: Riforma Fornero;

E parliamo delle riforme principali o semplicemente di quelle che mi ricordo…

Cambia il Direttore d’orchestra, ma la musica è la stessa

 L’arrivo di Tito Boeri all’INPS sollevò una serie di speranza e di auspici di riforme epocali nel nome dell’equità generazionale. Il tutto, però, si è infranto davanti alle varie dichiarazioni rilasciate dal nuovo boss dell’INPS [1]. L’ultima intervista segue ancora una volta il copione. Partiamo con gli over 50 in condizione di povertà:

Oggi c’è un problema sociale molto serio: quello delle persone nella fascia di età 55-65 anni che una volta perso il lavoro si trovano progressivamente in condizioni di povertà. Si calcola che non più di uno su dieci riesce a trovare una nuova occupazione. Questo ha provocato un aumento della povertà non essendoci alcun sussidio per gli under 65. Per queste persone è ragionevole allora pensare di introdurre un reddito minimo garantito.

Ed ecco il modello superfisso:

Per la prima volta è accaduto il fenomeno che descrive lei: più disoccupazione giovanile, più occupazione tra gli over 55. Si è prodotto un conflitto generazionale che si può attenuare consentendo di lasciare il lavoro prima dell’età della pensione di vecchiaia. Ovviamente con effetti sull’assegno pensionistico: prima esci, meno prendi.

Magari è una questione di precariato con il crollo delle skills e di stagnazione economica? No, mi sa di no. E per quanto riguarda le pensioni in essere:

Stiamo riflettendo e stiamo elaborando simulazioni. Pensiamo che si debbano evitare il più possibile interventi sulle pensioni in essere. Se dovessero esserci esigenze finanziare, all’interno del sistema previdenziale, potremmo anche prenderla in considerazione ma solo per le pensioni alte, molto alte. Non per fare cassa ma per ragioni di equità.

Morale? Non si toccano le pensioni, si tutelano gli over 50 e per quanti riguarda gli under 35 amen.

Oh INPS, INPS, perché sei tu INPS?

Le critiche, ovviamente, si sprecano. C’è chi come Chiara Saraceno lamenta dell’assenza di un sistema universale di protezione e critica l’idea di creare sistemi di protezione sociale divisi per categorie. Altri, invece, lamentano le dimensioni della spesa previdenziale, siamo sul 30% della spesa pubblica e sul 15% del Pil, e in molti disperano di riuscire a conseguire una pensione.

Ma perché si torna sempre sul versante previdenziale? In parte per il peso finanziario delle pensioni, in parte per una questione prettamente demografica. Il mondo è pieno di furiosi tagliatori di spesa pubblica da tastiera, ma i nostri eroi si dimenticano di un paio di dettagli. Come avevo già scritto un anno fa, ecco la composizione per classi d’età:

Tabella n° 1: classi d’età pensionati (2013).

Classe età %
0-14 1,3%
15-39 2,4%
40-64 21,2%
65-79 51%
80+ 24,1%

Fonte: Istat

E l’importo dell’assegno previdenziale:

Tabella n° 2: pensioni per classe d’importo mensile (2013).

Importo mensile Numero % trattamenti % spesa
Fino a 499,99 7.868.357 33,7 11,1
500-999,99 7.546.573 32,4 22,7
1.000-1.499,99 3.190.229 13,7    17,3
1.500-1.999,99 2.264.614 9,7 17
2.000-2,999,99 1.762.941 7,6    18,5
3.000-4.999,99 515.339 2,2 8,3
5.000-9.999,99 165.689 0,7 4,6
10.000+ 8.536 / 0,5

Fonte: Istat.

Il combinato disposto della cosa ci mostra una popolazione pensionistica piuttosto giovane e con un importo piuttosto basso. Il 65% dei pensionati prende meno di 1.000 euro al mese, il 78% meno di 1.500. Le pensioni d’oro sono una sostanziale leggenda mediatica e non è un caso se le varie proposte sull’argomento alla resa dei conti portavano un risparmio di pochi miliardi. Considerato che nei prossimi anni per le mere istanze demografiche la spesa previdenziale aumenterà di decine di miliardi di euro provate a farvi due calcoli…

Presi a svuotare l’oceano con il cucchiaino

L’attività riformatrice degli ultimi anni è dettata proprio dall’esigenza di conciliare il possibile con l’impossibile:

  • La spesa previdenziale è sostanzialmente incomprimibile, a meno che non si voglia buttare nella miseria milioni di persone;
  • L’onere per le casse dello Stato è immenso;
  • La demografia è un incubo;

Aggiungiamo che gli over 50 votano e gli under 18 no e possiamo capire il perché di alcune posizioni. Ma non si deve dimenticare che la caratteristica dei sistemi previdenziali pubblici è che chi lavora paga le pensioni a chi non lavora. L’idea che gli attuali under 35 saranno privi delle pensioni si scontra con il fatto che i primi a saltare saranno proprio gli over 50. Semplicemente manca la forza lavoro e la crescita economica per mantenere il tutto. Non succederà fra 5 o 10 anni, ma può tranquillamente capitare tra 20.

È la demografia, stupido!

E per quanto riguarda la demografia, attualmente la popolazione over 65 è pari al 34,5% della popolazione in età di lavoro ma si deve tenere conto dell’invecchiamento della popolazione italiana. Tra il 2002 e il 2011 la classe d’età 0-14 anni è calata dal 14,2% al 14,1% della popolazione complessiva, mentre la classe d’età 15-64 ha registrato un calo dal 67,1% al 65,4%. Gli unici ad aumentare sono stati gli over 65 passando dal 18,7% al 20,5%. Si stima che la componente della popolazione più anziana aumenterà fino al 2043 superando in quella data il 32%. Anche l’età media si sta spostando sempre più in là: nell’ultimo decennio è aumentata da 41,9 a 43,6 e si prevede che raggiungerà il suo picco massimo di 49,8 anni nel 2059 senza che, invece, si prospetti un aumento della popolazione residente. Si teme, anzi, una sua riduzione.

L’indice di vecchiaia che rappresenta il rapporto percentuale fra gli over 65 e gli under 14 è passato da 131,7 a 145,7, mentre l’indice di dipendenza strutturale che misura il carico della popolazione non attiva su quella attiva è passato da 49,1 a 52,8. L’indice di ricambio della popolazione attiva, infine, che misura il rapporto fra la fascia della popolazione prossima alla pensione e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro è passato da un valore di poco superiore al 110% ad uno oscillante intorno al 130%. Semplicemente manca e mancherà sempre più la forza lavoro per tenere in piedi il tutto.

In attesa del Big Bang

La morale della storia è che la situazione è insostenibile e che non ci sono neppure i margini di manovra per metterci una pezza. E si sa perfettamente che prima o poi il giochino esploderà. L’impressione è che in molti sperino di ciucciare il ciucciabile sperando di non venire coinvolti nella deflagrazione finale, ma ho come il sospetto che sia una speranza vana. Sempre ammesso, ovviamente, che non si possa risolvere la situazione eliminando la vecchiaia in quanto tale. Ma come si suol dire questa è un’altra storia.

Approfondimenti:

_ Saraceno sugli scudi: http://www.lavoce.info/archives/34256/la-poverta-non-si-combatte-per-categorie/;

_ Repotage storico sull’argomento: http://thewalkingdebt.org/2015/04/15/riparte-la-lotteria-delle-pensioni/.

[1] Cfr. http://www.repubblica.it/economia/2015/04/14/news/tito_boeri_pensioni_il_primo_del_mese_uscite_dal_lavoro_flessibili_reddito_minimo_agli_over_55_cosi_cambiera_la_fornero_-111890814/.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 aprile 2015 da in economia con tag , , , .
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