Charly's blog

Cave! Le clausole di salvaguardia sono in arrivo?

La parola a Padoan [1]

Il governo si impegna a non far scattare le clausole di salvaguardia, cioè le norme che prevedono l’aumento automatico dell’Iva e delle altre imposte dirette: «Il minor gettito sarà compensato in parte da tagli di spesa per 0,6% punti di pil», ha spiegato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in audizione in Senato sul Def.

Il tutto grazie alla «differenza di un decimo di punto di Pil» tra deficit tendenziale e programmatico, il cosiddetto “tesoretto” da 1,6 miliardi, sarà utilizzata per «misure con effetti temporanei sul bilancio, per il 2015, ma coerenti con il processo di riforme intrapreso».

Ma anche no

Peccato che la Corte dei Conti non la pensi in questo modo [2]:

non può non destare preoccupazione il continuo rinvio al futuro di ulteriori tagli di spesa al momento sostituiti da clausole di salvaguardia. Gli importi sono di tutto rilievo: raggiungono i 16 miliardi nel 2016, per oltrepassare i 23 miliardi nel 2017. E ciò senza contare che le disposizioni introdotte con la legge di stabilità prevedono un aumento dei “tagli” alla spesa di ulteriori 3 miliardi a partire dal 2016″.

 La ragione è dovuta al fatto che «L’effettiva realizzazione di risparmi consistenti appare un traguardo molto difficile” perché le categorie di spesa “realisticamente aggredibili” sono limitate e sono già state oggetto di “ripetuti interventi di contenimento negli ultimi anni”». Insomma, si è già spolpato tutto quello che c’era da spolpare.

Eppure per ridurre la pressione fiscale è «”condizione ineludibile” mettere in discussione il perimetro dell’intervento pubblico. Anche per “evitare un utilizzo forzato del fisco per garantire la copertura dei livelli di spesa ricorrendo a significative prenotazioni di gettito futuro e ad entrate incerte quali quelle legate alla lotta all’evasione”». Certo, sarebbe carino avere i dettagli inerenti a dove si possa intervenire sul perimetro pubblico.

Ma cosa sono le clausole di salvaguardia?

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuto il recente caos imperante sulla riforma previdenziale. Grazie ad esso il Governo si è trovato un buco in bilancio e un altare dove bruciare il mitico “tesoretto” accumulato grazie alla variazione delle stime economiche (non sto scherzando…). E così, seppur nel silenzio generale, il rischio concreto dell’avvento delle clausole di salvaguardia c’è.

 Ma cosa sono le clausole di salvaguardia? Si tratta di un meccanismo che scatta in automatico in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio. Detto in termini più semplici: se prevedo che nell’anno x otterrò y e questo non avviene, allora scattano le clausole per rientrare nella previsione. E si tratta, in soldoni, di tasse. Secondo un studio di Confcommercio si tratterebbero di 72 miliardi di tasse in più nel triennio 2016-8 [3].

Sempre la Confcommercio rileva che:

  • le tasse sugli immobili sono più che raddoppiate negli ultimi tre anni: tra il 2011 e il 2014 gli italiani hanno pagato 31,88 miliardi di tasse sugli immobili (+115,4%);
  • per quanto riguarda le tasse locali, sono più che raddoppiate in 10 anni visto che sono passate dal 2,9% del Pil al 6,5%;
  • in termini nominali il prelievo è passato dai 28,7 miliardi del 1995 ai 104,7 miliardi del 2014 e in media ogni famiglia italiana spende 4.200 euro per tasse locali;

E per quanto riguarda le clausole, il disegno di legge della Legge di stabilità del 2015 le elenca in dettaglio all’articolo 45 [4]:

l’aliquota Iva del 10 per cento è incrementata di due punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2016 e di ulteriori un punto percentuale dal 1° gennaio 2017; b) l’aliquota Iva del 22 per cento è incrementata di due punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2016, di un ulteriore punto percentuale dal 1° gennaio 2017 e di ulteriore 0,5 punti percentuali dal 1° gennaio 2018; c) a decorrere dal 1° gennaio 2018, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’aliquota dell’accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonché l’aliquota dell’accisa sul gasolio usato come carburante, di cui all’allegato 1 del Testo Unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modificazioni, sono aumentate in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 700 milioni di euro per l’anno 2018 e ciascuno degli anni successivi; il provvedimento è efficace dalla data di pubblicazione sul sito Internet dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Tasse, tasse, tasse!

La tempesta è in arrivo…

Non ci vuole un genio per prevedere gli effetti negativi di una simile mazzata fiscale, né si vedono molti segni positivi nell’attività di Governo che risulta, anzi, piuttosto confusa e inconcludente. Come al solito chi vivrà vedrà, ma sarebbe meglio vedere una maggiore consapevolezza nel dibattito pubblico.

[1] Cfr. http://www.corriere.it/economia/15_aprile_21/padoan-non-scatteranno-clausole-salvaguardia-spending-review-ok-53b9595c-e855-11e4-97a5-c3fccabca8f9.shtml.

[2] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/02/24/-c.conti-clausole-salvaguardia-e-taglia-rischio-bonus-_4b71f1c2-584b-4989-9e34-3709cfd9fced.html.

[3] Cfr. http://www.confcommercio.it/-/confcommercio-fa-il-punto-sulla-tassazione-locale.

[4] Cfr. http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti/legge_stabilita_2015/allegati/ARTICOLATO.pdf.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 maggio 2015 da in economia con tag , .
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