Charly's blog

Perché lo studio della storia è così inefficace?

Vi ricordate le ore e le ore spese dedicate allo studio della storia ai tempi della scuola? E le interrogazioni, i compiti in classe? Gli imperatori romani (i più anziani si ricorderanno i sette Re di Roma, temo), il Medioevo, Cavour e la Seconda Guerra Mondiale… per poi finire lì. Raramente, infatti, si andava oltre gli anni ’50 per mancanza di tempo o per semplice cattiva gestione del tempo. Sia come sia è lecito aspettarsi da tutta questa profusione di tempo ed energia una conoscenza della storia capillare. Domanda a brucio: la Pace di Apamea, data,  fazioni politiche in gioco, scenario geopolitico. Nulla? Va bene: la fase svedese della Guerra dei Trent’anni. Niente? Ecco la domanda che mi venne posta in un esame di storia contemporanea: la Dottrina Monroe, data, contenuto e l’unica occasione in cui venne violata. Fatemi indovinare: ancora una volta niente…

L’ approccio evenemenziale. Chi era costui?

Non è una sorpresa che anni e anni di studio nel sistema scolastico – italiano, ma non solo – portino come unico risultato la totale dimenticanza nell’arco di tempo compreso da il giorno dopo l’interrogazione ad alcuni mesi dopo. In effetti quando ero sotto esame potevo elencare tutti gli imperatori di Roma, ma visto che l’ultimo esame di storia romana l’ho sostenuto nel 2008, ora come ora non potrei più ripetermi.

Allargando lo sguardo, quasi a nessuno piace la storia mentre siede sui banchi e praticamente quasi tutti percepiscono il flusso storico come una sfilza ininterrotta di nomi e date. È quello che viene definito come approccio evenemenziale [1]:

In campo storiografico, indica la ricerca prevalentemente incentrata sulle vicende politiche e militari e limitata alla registrazione dei singoli avvenimenti piuttosto che all’analisi dei processi che li provocano. La definizione di «histoire événementielle» è stata coniata con intento polemico dalla rivista Annales (fondata nel 1929 da M. Bloch e L. Febvre) che, al contrario, poneva fra i suoi obiettivi una stretta collaborazione con le scienze sociali, il tentativo di pervenire a una storia il più possibile «globale», lo sviluppo di settori di ricerca trascurati, l’apertura metodologica e interdisciplinare, contrapponendo alla storia intesa come racconto di avvenimenti una storia concepita essenzialmente come proposta di problemi.

L’idea alla base di questa metodologia è quella che per capire il presente sia necessario capire il passato. Per capire l’Europa di oggi bisogna tornare indietro alla Seconda Guerra Mondiale e da lì alla Prima. E poi ancora alla Primavera dei Popoli, alla Rivoluzione francese, l’Ancien Regime, la Prima età moderna, il tardo Medioevo, i Regni e i Comuni, l’Imperatore e il Papa, l’alto Medieovo, il Tardo Antico e via scorrendo un secolo dopo l’altro.

Una simile idea è suggestiva, ma sconclusionata. Ben lungi dall’assecondare la teorica la pratica risulta, infatti, selettiva ed eurocentrica. Lo studio della storia si limita a studiare quella greca-romana e poi quella europea. La storia di civiltà millenarie come quella egizia viene ridotta a una manciata di paragrafi, mentre quella araba o cinese vengono prese in esame soltanto nella loro interazione con l’Europa. Della storia indiana o giapponese non c’è traccia, così come viene bellamente ignorata quella africana, persiana o del Sud-Est asiatico [2]. Così facendo, ovviamente, la storiella di conoscere il passato per comprendere il presente viene meno dato che la maggior parte del passato viene allegramente ignorato.

 Un secondo elemento da non dimenticare è che la storia è spesso revisionista. Si può trovare un’ampia scelta di opere dedicate all’Italia, al Risorgimento, alle nazioni, eccetera, ma curiosamente nessuno si ricorda che la storia della Repubblica di Venezia è quasi millenaria mentre l’Italia è stata pianificata a tavolino (solo sotto Roma si è avuta l’unità politica della penisola). Se vale per l’Italia, ovviamente, la cosa vale anche per il resto. Le opere storiche contemporanee che spingono per l’Europa sono il riflesso di quelle che trattavano la “naturale” rivalità fra gli Stati europei. Non a caso all’Università di Torino la facoltà di storia aveva come obiettivo dichiarato lo studio della storia europea più che quella mondiale [3]. Secolo che vai, interpretazione storica che trovi…

Conoscere il passato? E se si partisse dal presente?

Infondato sul piano teorico e smentito su quello pratico, l’approccio evenemenziale si rivela inefficace su quello dei risultati. Lo studio delle sfilze di nomi e date non porta a risultati duraturi né a una comprensione effettiva della storia. Nello studio rimangono esclusi fattori come la storia militare e rimane preclusa un’effettiva comprensione dell’evoluzione politica ed economica. Senza dimenticare un fecondo approccio multidisciplinare e multi analitico quali l’innesto del fattore spazio nella storia umana (al riguardo si veda Jared Diamond).

La contrapposizione fra la storia delle res gestae e la complessità della storia è stata affrontata dagli Annales degli storici francesi Bloch e Febvre, ma al di fuori del mondo accademico l’influenza della rivista è stata quasi nulla. Più in generale un effettivo studio della storia non può prescindere dalla fusione con le altre materie classiche del percorso scolastico fin qui trattate in modo separato:

  • Letteratura:
  • Filosofia;
  • Religione;

Una simile fusione non equivale a trattare la storia della letteratura o della filosofia, ma di concepire un periodo storico nella sua completezza. In quest’ottica la letteratura è una preziosa fonte storica mentre la filosofia e la religione permettono di capire, insieme a elementi più terra terra come i canti popolari o il folklore, la mentalità dell’uomo dell’epoca. Il passo finale è l’utilizzo delle discipline fin qui escluse dal percorso scolastico:

  • Sociologia;
  • Economica;
  • Diritto;
  • Psicologia;

C’è anche lo spazio per le materie di stampo scientifico quali la climatologia, la scienza dei materiali o la biologia. Lo studio della storia è la storia dell’uomo: dall’interazione con l’ambiente all’evoluzione della cultura.

Al passo del gambero?

Stabilito il cosa rimane il come. Non è da escludere che si debba abbandonare l’idea classica della ricostruzione cronologica a partire dalla scuola secondaria superiore. Per certi versi, anzi, sarebbe meglio cominciare lo studio della storia dal presente per poi andare al ritroso nel passato alla ricerca delle cause e dei perché. Così facendo si terrebbe desta l’attenzione degli studenti dato che si prenderebbero in esame per prima cosa le questioni che hanno un’influenza effettiva sugli studenti. Un conto è parlare della crisi economica della Spagna asburgica, un altro di quella attuale.

Un altro sistema è quello di copiare il metodo monografico universitario. Invece di perdere tempo dietro ai capitoli di un manuale si potrebbe partire da una domanda di ricerca. Analizzando l’Olocausto, per esempio, si potrebbe allargare la questione al come si sia potuto giungere a tanto. Da qui l’analisi della violenza e della deumanizzazione delle vittime da parte dei carnefici allargando l’orizzonte alla psicologia e all’antropologia. Studiando il feudalesimo si potrebbe effettuare una comparazione storica fra lo Stato moderno e il regime feudale prendendo in considerazione le scienze politiche, il diritto, la sociologia.

Insomma, le possibilità per lo studio della storia sono infinite. E non riesco proprio a capire perché si debba rimanere fermi a una logica di stampo medievale. Nella tomba dedicata a Cino da Pistoia, un letterato minore medievale, si può ritrovare questo bassorilievo dedicato alla scuola del tempo:

 Cino da Pistoia. Tomba.

Non vi sembra familiare?

Approfondimenti:

_ Annales, cosa sono: http://www.cgmagazine.eu/articoli/mario%20loffredo/settembre%2012/sett%2012.htm.

_ Ancora gli Annales. I limiti: http://www.storiaestorici.it/index.asp?art=224.

[1] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/evenemenziale_(Dizionario-di-Storia)/.

[2] Sì, esiste. E la frase “noi avevamo il Rinascimento quando voi raccoglievate le noci di cocco” è stupida.

[3] Gli esami della storia degli altri, ovviamente, esistevano ma non facevano parte del curriculum obbligatorio. Infatti non ne ho sostenuto uno che sia uno.

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Un commento su “Perché lo studio della storia è così inefficace?

  1. Raphael Pallavicini
    24 maggio 2015

    L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Molto interessante. Anche la prof di storia aveva un approccio simile…. ☺

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 maggio 2015 da in Uncategorized con tag , .
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