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La meritocrazia? Il nemico della democrazia

Meritocrazia

Che cos’è la meritocrazia? Facile a dirsi [1]:

Meritocrazia è un sistema di valori che valorizza l’eccellenza indipendentemente dalla provenienza, dove “provenienza” indica un’etnia, un partito politico, l’essere uomo o donna.

E visto che viviamo in una società dove si scimmiottano le formule matematiche adottate dalle scienze naturali per darsi un tono, ecco a voi l’equazione del merito:

I+E=M, dove “I” è l’intelligenza (cognitiva ed emotiva, non solo l’IQ) ed “E” significa “effort”, ovvero gli sforzi dei migliori. La “I” porta a selezionare i migliori molto presto, azzerando i privilegi della nascita e valorizzandoli attraverso il sistema educativo: è l’essenza delle “pari opportunità”. La “E” è sinonimo del libero mercato e della concorrenza che, sino a prova contraria, sono il metodo più efficace per creare gli incentivi economici per i migliori.

Insomma, chi potrà mai opporsi all’aristocrazia del merito? Solo una domanda: cos’è il merito?

Meritocrazia, origine dell’idea

È lecito chiedersi se tutte le persone che si mettono in bocca il termine meritocrazia ne conoscano l’origine. Il termine è stato coniato per la prima volta nel romanzo Rise of the Meritocracy scritto dal sociologo britannico Michael Young nel 1958. In un futuro distopico prossimo venturo la forma di Governo è un’autonominatasi meritocrazia basata sulla selezione precoce degli studenti [2]:

il progresso fu rallentato nei successivi decenni dall’ostruzionismo socialista. I propugnatori della scuola unica attaccavano senza tregua la separazione degli intelligenti dagli stupidi, cioè quello che costituiva il principale obiettivo degli esami dell’intelligenza.

Il meccanismo si basa su un’allocazione di risorse umane dettate dal merito stabilito dai risultati scolastici o dai test d’intelligenza. Quel che i meritocratici nostrani si dimenticano, tuttavia, è che il libro è una satira di questa brillante idea: il risultato finale sarebbe una casta ancora più chiusa ed escludente delle forme di Governo precedenti. La scuola, infine, renderebbe la selezione scolastica sempre più precoce concentrando sui pochi le eccellenze educative selezionati in base al tasso di adeguatezza agli standard di intelligenza definiti dagli stessi intelligenti.

Ops, mi è sembrata di vedere la meritocrazia

Ma quali sono i problemi di una simile forma di Governo? La meritocrazia presenta due criticità:

  • Come definire e misurare il merito;
  • Il rapporto con la democrazia;

La meritocrazia si basa sul premiare l’eccellenza/il merito a dispetto di quale che sia l’origine sociale, ma curiosamente non definisce cosa sia il merito. Al riguardo prendiamo la classica dicotomia fra il soldato nazionale e il mercenario. Anzi, visto che oggi non si chiamano più mercenari passiamo al termine contractors. Nel primo caso il soldato nazionale è inserito in un contesto dominato dalla cultura femminile, nel secondo caso il contractors si muove in un ambito tiranneggiato da quella maschile. Per un soldato nazionale l’idea di sacrificio è la più elevata che si possa concepire, mentre per il mercenario conta il soldo. Immaginiamo una situazione come quella post Caporetto: l’esercito in rotta, le nuove leve sono chiamate a salvare la situazione sacrificandosi. In quest’ottica chi è il soldato più meritevole? Quello che si sacrifica, per l’appunto. Ma i mercenari non sarebbero d’accordo visto che il loro obiettivo è il profitto e morire, o anche solo perdere l’equipaggiamento, non rientra nelle loro corde. In una situazione post Caporetto i mercenari semplicemente si cercherebbero un altro cliente, magari il nemico contro il quale avevano combattuto un momento prima. E attenzione, si badi bene che non stiamo parlando di teoria dato che quella era la tipica condotta dei capitani di ventura tardo medievali. Il che spiega come mai Machiavelli liquidò come inaffidabili e inefficienti le compagnie di ventura.

Un altro esempio viene dalla medicina. X è un medico che opera nei paesi del terzo mondo curando i poveri e facendosi pagare con il riso, Y un medico milionario che si dedica alla chirurgia estetica. Chi è il più meritevole? Non ci vuole un genio a capire che la meritocrazia parla di come allocare le risorse (skills, non gruppo sociale o sesso), ma non su quali base allocare. Un breve ricerca nelle parole delle cheerleaders della meritocrazia è sufficiente ad appurare che il merito è inteso come un sinonimo di mercato: è meritevole chi si vende meglio/ è più utile alle aziende o chi vende più prodotti. Ma se il merito è dettato dal mercato non ha senso selezionare su base del QI o dei risultati scolastici. Non mi pare che i milionari possano contare su approfondite conoscenze scientifiche, anzi, non manca chi non ha neppure finito il percorso scolastico. La meritocrazia come sistema di selezione deve per prima cosa definire quale sia l’obiettivo da definire e da lì selezionare in base alla capacità di realizzarlo: il meritevole è chi è più bravo nel giocare alle regole del gioco a dispetto di altri fattori quali il sesso o l’origine familiare. Peccato solo che esistano una pluralità di obiettivi e non soltanto quelli stabiliti dal mercato (profitto).

Ma la meritocrazia è giusta?

Non manca poi il problema relativo a come si forma il merito. Il Forum della meritocrazia ha stilato un meritometro basato su sette pilastri:

  • Libertà (Index of Economic Freedom);
  • Pari opportunità (Glass Ceiling Index e Neet);
  • Qualità del sistema educativo (Tertiary Education Attainment, Early Leavers, PISA OCSE);
  • Attrattività per i talenti (Global Talent Index);
  • Regole (Rule of Law Index);
  • Trasparenza (Corruption Perception Index);
  • Mobilità (Likelihood of Participating in Tertiary education);

Ed ecco i risultati:

Tabella n°1: Meritometro.

Paese Punteggio
Finlandia 67,69
Danimarca 62,42
Norvegia 62,34
Svezia 60,13
Paesi Bassi 57,86
Germania 52,43
Gran Bretagna 49,61
Austria 47,39
Francia 43,13
Polonia 38,76
Spagna 34,91
Italia 23,34

Fonte: Forum della meritocrazia.

L’Italia si piazza in ultima posizione non solo nella classifica generale, ma anche nei singoli pilastri a parte l’attrattività dei talenti dove il belpaese è penultimo. Ma l’aspetto più interessante è che al vertice della classifica troviamo i paesi scandinavi con il loro welfare universale e le loro politiche redistributive. È da notare, inoltre, che il sistema scolastico scandinavo si basa su una selezione tardiva dei percorsi scolastici a differenza di quello italiano (scuola secondaria inferiore come bivio) o di quello tedesco (ancora più precoce). Se si considera il sistema scolastico, i paesi scandinavi non sono meritocratici perché selezionano, ma sono meritocratici perché non selezionano.

Sul piano socio-economico le società scandinava si basano su un sistema di welfare universale che tradotto in pratica si realizza tramite politiche redistributive: scuola, sanità, tutele sociali. La meritocrazia intesa come mobilità sociale funziona, paradossalmente, se si attenuano la selezione e la diseguaglianza. Il motivo non è misterioso dato che le politiche redistributive pareggiano le condizioni di partenza, mentre il mercato lasciato a sé stesso porta a un sistema oligarchico.

Demos&kratos

E ora passiamo al secondo gradino, la democrazia. Questo sistema politico si basa sull’uguaglianza fra cittadini e fra governati e governanti. In quest’ottica il voto è libero ed uguale e una testa vale uno quale che sia la testa in questione. La scuola assume il compito fondamentale di formare la cittadinanza mettendo gli studenti nella condizione di poter capire le materie di dibattito pubblico. E qui nasce la conflittualità con la malsana idea di selezionare gli studenti indirizzandoli verso percorsi scolastici differenti.

 Per capire bene questo punto è meglio introdurre il paradosso di Bart Simpson. In una puntata i Simpsons lasciano Springfield e iniziano una nuova vita. A parte per Homer, il cambio è scioccante e Lisa, Marge e Bart si ritrovano alle prese con un problema dopo l’altro. Nel caso del nostro teppista preferito, Bart scopre di essere irrimediabilmente inferiore rispetto ai suoi nuovi compagni di classe e viene trasferito in una classe piena di “alunni speciali”. Lì scopre che il ritmo di lavoro è più lento rispetto alle classi normali e Bart chiede alla docente come sia possibile colmare il gap con gli altri procedendo a un ritmo inferiore. Asino, forse, ma di sicuro non stupido.

L’idea dominante che bisogna selezionare gli studenti in base alle capacità e con essi distinguere le scuole di serie A da quelle di serie B si scontra con la necessità di avere una cittadinanza formata. In più la concorrenza fra le scuole porterebbe alle concentrazione in poche sedi dei docenti e degli studenti migliori, lasciando gli scadenti nel loro mondo. Ma così facendo i migliori diverranno sempre meglio, i peggiori rimarranno quello che sono. Bellissimo, finché non arriva il giorno delle elezioni e i pochi migliori si scontrano con l’ineluttabile realtà di una cittadinanza perfettamente incapace di fare i conti con la realtà. A cosa serve il MIT se un americano su quattro non sa che la Terra ruota attorno al Sole [3]?

La democrazia chiede uguaglianza, non selezione

Se c’è un esempio vivente dell’idiozia di bocciare è l’Italia. Al netto delle favole post moderne, in Italia si è bocciato tanto per anni e anni con il risultato che gli italiani non leggono e sono il popolo più semianalfabeta d’Europa. Niente di sorprendete se non fai studiare le persone!

La meritocrazia, allora, ben lungi dall’essere una politica da seguire risulta essere un’idea confusionaria e dannosa. Come lo stesso Young ha avuto modo di dire [4], la meritocrazia è una giustificazione della struttura sociale esistente: «il business della meritocrazia va di moda. Se i meritocrati credono, come un numero sempre maggiore di essi è incoraggiato a fare, che il loro avanzamento dipende da ciò che gli spetta, si convinceranno che meritano qualsiasi cosa possono avere». La cosa preoccupante è che i mediocri che hanno un banalissimo lavoro si convincono di essere parte di una misteriosa eccellenza contrapposti ai lavoratori perdenti della globalizzazione.

Insomma quanto basta per concludere che la democrazia e la meritocrazia dovrebbero seguire due strade diverse. E al prossimo giro vedremo il rapporto con il mondo del lavoro… e anche qui non mancano le sorprese.

Approfondimenti:

_ le cheerleaders del merito: http://www.forumdellameritocrazia.it/.

_ cultura femminile vs cultura maschile: http://geert-hofstede.com/.

_ l’origine del merito: http://www.vagabomb.com/This-Comic-Will-Forever-Change-the-Way-You-Look-at-Privilege/.

_ lotteria sociale e merito: http://www.imille.org/2011/08/contro-la-meritocrazia/.

[1] Cfr. http://www.meritocrazia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=62&Itemid=67.

[2] Cfr. https://colvieux.wordpress.com/2014/03/02/i-pericoli-di-una-societa-meritocratica-critiche-allavvento-della-meritocrazia/.

[3] Cfr. http://america24.com/news/un-americano-su-non-sa-che-la-terra-gira-intorno-al-sole.

[4] Cfr.  http://www.roars.it/online/young-e-la-meritocrazia/.

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8 commenti su “La meritocrazia? Il nemico della democrazia

  1. Raphael Pallavicini
    31 maggio 2015

    L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Questo merita attenzione che getta una luce differente sulla cosiddetta meritocrazia

  2. Nicolò
    1 giugno 2015

    Buongiorno, personalmente credo che chi in italia critica la meritocrazia si qualifica abbastanza da solo. Mi interessa però rispondere a due questioni. Innanzitutto valutare e misurare non significa non tenere in considerazione ideali e valori. Gli esempi che fa di meritocrazia tecnica senza valori sono abbastanza patetici. Secondariamente la qualità del sistema educativo non si basa sulla meritocrazia degli studenti che forse sono già fin troppo valutati, ma sulla valutazione degli insegnanti. I Finlandia gli insegnanti sono ben pagati e ben reputati , per questo attirano i migliori studenti a questa professione . Questo spiega la qualità del loro lavoro. Saluti. Nicolò boggian

    • Nicolò
      1 giugno 2015

      Ps: Infine la meritocrazia non è la giustificazione dell’esistente, ma l’esatto opposto. Saluti. Nicolò boggian

      • Charly
        3 giugno 2015

        Quando si dice una risposta dettata dai frame… in sintesi.

        1) “personalmente credo che chi in italia critica la meritocrazia si qualifica abbastanza da solo”

        Curioso, io la penso uguale per chi interpreta il testo invece di leggere quello che è scritto. C’est la vie… Il post sulla meritocrazia e l’economia devo ancora scriverlo. Un piccolo spoiler: le dimensioni delle imprese. Sono sicuro che è a conoscenza del rapporto esistente fra le dimensioni delle imprese e i meccanismi di selezione del personale, vero?

        2) “Innanzitutto valutare e misurare non significa non tenere in considerazione ideali e valori. Gli esempi che fa di meritocrazia tecnica senza valori sono abbastanza patetici”

        Stendiamo un velo pietoso.

        3) “Secondariamente la qualità del sistema educativo non si basa sulla meritocrazia degli studenti che forse sono già fin troppo valutati, ma sulla valutazione degli insegnanti. I Finlandia gli insegnanti sono ben pagati e ben reputati , per questo attirano i migliori studenti a questa professione”

        Ho citato i paesi scandinavi per la mobilità inter e infra generazionale non per una presunta eccellenza educativa (assunto da dimostrare, magari, che dice?). Sulla valutazione dei docenti ho scritto il post “Quid est merito?”, nulla di originale o di rivoluzionario. Rilevo soltanto che la valutazione dei docenti è bella a parole, ma in termini pratici è fuffa.

        4) “Infine la meritocrazia non è la giustificazione dell’esistente, ma l’esatto opposto.”

        La perla finale. Solo una domanda: qual è l’effetto del contesto socio economico (al riguardo il frame dei conservatori americani spiega molte cose)? Magari è il motivo per cui ho citato il welfare universale? E sarebbe gradito avere una definizione di meritocrazia che non sia “quella che premia il merito” perché non vuol dire nulla (al riguardo rileggersi il post e i link del post, nonché quelli dedicati ai frame e alla narrazione emotiva). Sarebbe carino anche definire il merito. Senza dimenticarsi della funzione della scuola come formazione della cittadinanza che blocca sul nascere ogni ciancia sul merito (qualunque cosa sia).

        Cordialità

  3. Roberto Fiorini
    3 giugno 2015

    L’ha ribloggato su leanworkspace blog.

  4. Achille
    4 giugno 2015

    La formula del merito è a dir poco ridicola. Qual è l’unità di misura dell’intelligenza? Qual è l’unità di misura dello sforzo? Mi verrebbe da ridere se solo non sapessi che questi individui che parlano di merito sono convinti delle sciocchezze che dicono.

    Poi sempre a citare a sproposito il modello scolastico finlandese, come se fosse l’eccellenza. Un modello scolastico eccellente c’era ed era quello sovietico, che smentisce tutte le corbellerie che vanno dicendo gli epigoni del merito. Stiamo parlando di un sistema che ha permesso ai russi di mandare in orbita il primo satellite artificiale nel 1957 e di mandare nello spazio il primo uomo nel 1961. Gli americani tanto si sentvano arretrati che fecero le riforme sulla new math per colmare il gap con i sovietici.

    Consiglio questo articolo:

    http://it.rbth.com/societa/2013/09/03/il_sistema_scolastico_sovietico_e_quello_russo_a_confronto_26237.html

    “Alla fine delle lezioni, gli insegnanti rimanevano a scuola, non retribuiti, per aiutare gli studenti meno brillanti. Talvolta erano gli studenti stessi che si preoccupavano di seguire i compagni il cui rendimento lasciava a desiderare. Un simile approccio si dimostrava valido soprattutto per materie come la fisica, la matematica, la chimica, etc.”

    • Charly
      4 giugno 2015

      Più in generale tutte le formule matematiche prestate alle scienze sociali funzionano poco. Mi ricordo ancora la formula di Boudon “M=MmSM'”, il tutto per spiegare che le azioni macro sono la somma di quelle micro che sono influenzate da fattori esterni!

  5. Pingback: Young’s meritocracy: il nemico del libero mercato | Charly's blog

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 maggio 2015 da in società con tag , , .
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