Charly's blog

Young’s meritocracy: il nemico del libero mercato

Abbiamo visto l’altra volta che la meritocrazia:

è un sistema di valori che valorizza l’eccellenza indipendentemente dalla provenienza, dove “provenienza” indica un’etnia, un partito politico, l’essere uomo o donna.

Il che è un’idea rivoluzionaria se solo vivessimo nel 18° secolo dove le cariche venivano assegnate sulla base dei titoli nobiliari. Sia come sia la meritocrazia spiega chi deve raggiungere la posizione, grazie all’eccellenza, ma non spiega in quale campo debba dispiegarsi tale eccellenza.

I fantastici tre

Prendiamo tre settori fra loro assai diversi:

  • Il mercato;
  • La comunità scientifica;
  • La democrazia;

Nel primo caso l’obiettivo perseguito è il profitto, nel secondo la conoscenza, nel terzo il consenso. In termini pratici nel primo caso è meritocratico chi ottiene il maggior numero di sghei, nel secondo chi scopre qualcosa, nel terzo chi vince nella gara della conta dei nasi. Allo stesso tempo gli obiettivi di un settore non si possono applicare a un altro. Del profitto la comunità scientifica non sa che farsene e il mercato ignora i voti se non portano il profitto. Come si è già detto la meritocrazia non stabilisce quali siano gli obiettivi, stabilisce solo chi dovrebbe essere premiato: chi li consegue.

Nelle discussioni sul merito si cita la mobilità sociale mostrando quanto l’enfasi sia dettata sul libero mercato e tralasciando il resto. Se si considerano gli altri due settori, anche nella comunità scientifica può capitare che il risultato conti più dello sforzo. Se l’altra volta abbiamo visto il paradosso di Bart Simpson, oggi tocca alla cometa di Bart. In una puntata Bart viene punito da Skinner e si ritrova costretto ad aiutarlo nella sua attività notturna preferita: l’esplorazione del cielo con un telescopio. Ma mentre gli sforzi di Skinner sono vani, Bart per puro caso scopre un nuovo corpo celeste. È giusto che la scoperta vada al piccolo teppista? Certo, è stato lui a scoprirlo. Ma come si può dimenticare il fatto che la scoperta sia dettata dal caso e non da altro?

E per quanto riguarda la democrazia è perfettamente meritocratico che governi chi ha più voti anche se per ottenerli si ricorre alla più becera demagogia. Al riguardo la meritocrazia è completamente cieca, basta che si rispetti la cornice legale del voto « personale ed eguale, libero e segreto» [1]. Che sia un cretino al comando non importa, purché sia un cretino con i voti. E fidatevi che il libero mercato non è affatto migliore. Per certi versi l’idea dell’aristocrazia è migliore della meritocrazia perché almeno lì i valori e la virtù venivano contemplati (in teoria).

Cos’è il mercato?

Per capire cosa sia il libero mercato bisogna rispondere  a questi tre quesiti:

  • Che cosa si deve produrre;
  • In che quantità;
  • In che prezzo;

In un libero mercato la risposta viene del gioco dinamico e interattivo esistente fra la domanda e l’offerta. L’imprenditore che ha ragione non è quello che offre un prodotto migliore o un servizio innovativo, è quello che genera un maggior profitto. Allo stesso tempo il mercato non è la traslazione del detto “vox populi vox Dei” perché l’offerta cerca di strutturare la domanda a volte riuscendovi a volte no. Il mercato è meritocratico purché non via siano interferenze esterne, tipo la politica, ma è completamente cieco per il resto. Che si nasca poveri o no, che si sia istruiti o meno non importa: chi ottiene il profitto in termini legali è meritevole. E per quanto riguarda l’influenza del contesto socio-economico di nascita? Chissene, è roba komunista!

Questo ci porta al prossimo quesito: chi deve guadagnare di più fra una pornostar e un’infermiera che salva le vite? Ancora una volta la risposta è netta: chi genera maggiore profitto. Il che vuol dire che se il mercato premia chi è più brava a far masturbare gli uomini piuttosto che a salvare le vite è perfettamente meritocratico che il miglior biglietto per fare i soldi siano un paio di tette siliconate. In termini etici il mercato è completamente cieco altrimenti i cinesi non avrebbero distrutto il tessile europeo usando una manodopera semi servile. E quando sentite uno di questi meritocratici lamentarsi del quadro legislativo sapete che cosa vi aspetta: il Bangladesh.

Alla voce "merito".

Alla voce “merito”.

Risolto il problema del profitto rimane il lato delle assunzioni che deve essere diviso in tre settori:

  • PMI;
  • Grande Impresa;
  • PA;

Le PMI, o il mondo dei legami deboli

Se si considera il settore economico le imprese italiane sono in linea di massima molto piccole per dimensioni, addetti e capacità finanziarie [2]:

Tabella n°1: imprese italiane per addetti.

Imprese Addetti
1 2.655.768 2.480.178
2-9 1.578.054 5.341.753
10-19 137.212 1.795.963
20-49 54.218 1.613.195
50-249 22.039 2.125.788
250+ 3.646 3.520.706
4.450.937 16.877.583

Fonte: Istat.

In termini pratici la lamentala che bisogna avere delle conoscenze per lavorare dovrebbe essere letta sotto un’ottica differente. Per via di queste ridotte dimensioni molte imprese italiane non possono adottare le misure tipiche del settore HR obbligandole ad adottare una tattica differente. Le raccomandazioni, allora, non sono sempre tali ma assumono la forma di una referenza lavorativa. Le referenze permettono alle imprese di non adottare le job description e gli annunci di lavoro, di non perdere tempo con lo screening dei curricula e in più di avere delle garanzie sulle capacità effettive del lavoratore. È una necessità dettata dalle ridotte dimensioni e non vedo alternative a parte la soluzione finale delle PMI per lasciare spazio alle multinazionali.

Non si deve dimenticare, infine, che le ridotte dimensioni delle imprese precludono gli spazi per la carriera: semplicemente non ci sono. Abbiamo il padrone, la figlia che fa la segretaria e un paio di operai. Ecco a voi i distretti industriali italiani. In ambito sociologico questa situazione viene definita con il termine “legame debole” che spiega come mai sia più utile in ambito lavorativo avere numerose conoscenze poco approfondite piuttosto che avere poche conoscenze strette. In quest’ultimo caso, infatti, le persone tendono a frequentare un numero ristretto di persone in contesti ridotti in numero, mentre nei legami deboli si frequentano più persone anche in contesti meno usuali o quotidiani. In termini pratici: se un ristorante cerca un nuovo cuoco chiederà per prima cosa ai propri lavoratori e conoscenti (“non è che conoscete qualcuno?”) e se un piccolo imprenditore cerca un nuovo operaio si guarderà prima intorno e poi, eventualmente, farà un giro in una ditta specializzata nell’HR.

E le grandi imprese?

Rimangono, allora, i giganti. La meritocrazia applicata sul mondo del lavoro porta a due conseguenze:

  • Si deve assumere chi è più idoneo per gli obiettivi stabiliti dal mercato in un dato frangente;
  • Deve fare carriera chi è più bravo a raggiungere gli obiettivi stabiliti dal mercato in un dato frangente;

Ancora una volta non si devono tenere conto di fattori quali il genere, l’etnia, eccetera, ma allo stesso tempo non si stabiliscono in termini concreti gli obiettivi e si lasciano del tutto fuori fattori extra economici come la moralità. Se bisogna far fruttare le azioni si deve far fruttare le azioni e poco importa se il più meritocratico sia un fottuto figlio di puttana.

 Ma levatemi una curiosità: quando si sostiene che le imprese italiane non siano meritocratiche, mi state dicendo che le aziende private assumano delle persone del tutto incapaci in un contesto di libero mercato? Bene, che fare allora? Mandiamo in giro i Commissari del Popolo i paladini della meritocrazia a vagliare le assunzioni in nome delle sacre leggi della meritocrazia?  Solo una domanda: quale sarebbe la differenza con il Socialismo reale di stampo sovietico? In un regime di libero mercato sono gli imprenditori e i lavoratori a stabilire cosa sia meritocratico o meno: basta vedere chi vende di più o chi si vende meglio sul mercato del lavoro. Per il resto chi assume o opera al di fuori di questo meccanismo semplicemente si condanna. Al riguardo basta guardare chi lascia il paese e in molti casi troviamo delle persone dall’elevata professionalità. Delle due l’una: o non servono o servono e tanto peggio per le aziende che se li lasciano sfuggire. Per il resto la soluzione è quella di liberalizzare eliminando gli ordini professionali e lasciando che sia il mercato a risolvere la questione (finché il mercato dura). In alternativa se si vuole eliminare il libero mercato per adottare la meritocrazia descritta nel libro di Young basta dirlo, ma è quantomeno ironico che siano i liberali/liberisti ad aver fatto proprio un termine coniato da un laburista che rappresenta, di fatto, la fine del libero mercato!

E la PA?

Un discorso diverso deve essere effettuato se si considera la PA. Non è difficile credere che l’accesso sia spesso precluso a chi non ha le conoscenze giuste e che la struttura non sia meritocratica (meglio ripeterlo: non viene premiato chi raggiunge gli obiettivi stabiliti dalla PA stessa). Ma i più smaliziati fra voi non mancheranno di notare che la PA italiana è praticamente la realizzazione della meritocrazia descritta da Young. Che cos’è il meccanismo di reclutamento della PA basato su esami e quiz – con tanto di Articolo della Costituzione (il 97) [3]

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Se non la realizzazione pratica della meritocrazia selettiva? E come predetto dal libro il sistema è degenerato in un’oligarchia chiusa ed escludente. Certo, i libri bisogna leggerli, però.

Rimane solo l’ultimo tassello di questo delirio collettivo: l’eccellenza e l’economia. E persino qui la vulgata deve cedere il passo, ma di questo ne parleremo la prossima volta.

Approfondimenti:

_ la parola all’autore: http://www.theguardian.com/politics/2001/jun/29/comment;

_ analisi del libro https://www.shef.ac.uk/polopoly_fs/1.155163!/file/philosophicalcritique.pdf.

[1] Cfr. http://www.governo.it/Governo/Costituzione/1_titolo4.html.

[2] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/106814.

[3] Cfr. http://www.governo.it/Governo/Costituzione/2_titolo3.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 giugno 2015 da in economia con tag , .
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