Charly's blog

Ma Jovanotti ha difeso il lavoro gratuito? Peggio: ha detto una cosa stupida

L’artista ha scatenato un discreto finimondo per alcune dichiarazioni rilasciate all’Università di Firenze [1]:

Ultimamente ho partecipato a diversi festival in America con la mia musica e vedevo tantissimi ragazzi che lavoravano. Ad un certo punto ho chiesto: scusate, ma questi chi li paga? Mi hanno risposto: sono volontari, lavorano gratis, ma si portano a casa un’esperienza. Così mi sono ricordato che quando ero ragazzo anche io lavoravo gratis alle sagre e mi divertivo come un pazzo. Imparavo ad essere gentile con le persone, se mi avessero detto non lo fare, vai in colonia, sarebbe stato peggio. Ma per me quel volontariato lì era una festa anche se lavoravo alla sagra della ranocchia…Mi dava qualcosa

Il progressista Jovanotti che difende lo sfruttamento lavorativo? Non proprio.

Si chiama esperienza!

Il nostro ha subito corretto il tiro tracciando una distinzione fra il lavoro gratuito e… il non so bene cosa:

Non ho detto e non penso sia giusto “lavorare gratis”. Ho solo raccontato la mia esperienza e di quanto sia stato divertente per me potermi confrontare da ragazzino con il mondo del lavoro. Facevo il cameriere alle sagre della bistecca e della ranocchia e mi divertivo come un matto. E probabilmente a me quell’esperienza è servita.  Non sono per il “lavorare gratis” e come è ben visibile nel filmato  ho solo raccontato una mia esperienza positiva

Buon per lui che si è divertito alle sagre, ma non ci vuole un genio per capire che l’esperienza raccontata da Jovanotti sia utile – in termini prettamente ludici visto che di skills non c’è tracciasolo per gli studenti e non per tutti gli altri. Va anche detto che Jovanotti non può difendere il lavoro gratuito in nome della visibilità, altrimenti qualcuno potrebbe avere la stessa idea e potrebbe cominciare a entrare nei concerti senza pagare il biglietto. Sugli ideali si discute, sul portafogli no.

E si chiama propaganda

Sia come sia il nostro un paio di assurdità le ha dette. Che volete, è il rischio di elevare ad analisti gli uomini di spettacolo. Partiamo dalle millemila opportunità che attendono i giovani:

Io voglio che i ragazzi siano felici e che possano realizzare i propri sogni. Le opportunità ci sono, lo dico per davvero e guardate ve lo dice uno che non chiede il vostro consenso, non mi dovete applaudire o votare. Vi dico che potete fare quello che volete rompendo gli schemi che vi hanno costruito intorno. Lo spirito con cui affrontate le cose è quello che farà cambiare le cose.

Per poi finire al solito mantra dei tempi che sono cambiati:

Nessuna opportunità vi verrà a cercare, bisogna andarle a prendere. E questo è diverso rispetto ai vostri genitori, mio padre ha lavorato per tanti anni in Vaticano, 50 anni nello stesso posto. Oggi è difficile che questo succeda. Il mondo è cambiato non c’è niente da fare. Anche il mio mondo è molto diverso da quando ho cominciato. Lo dico tutti i giorni a mia figlia…infatti lei non ne può più.

Altroché che i tempi sono cambiati, una volta la guerra di classe la conduceva il lavoro e non il capitale. Ma Jovanotti in questa follia non è solo né tantomeno unico come dimostra la Confindustria [2]:

Il 40% della disoccupazione giovanile dipende dal mancato collegamento tra scuola e lavoro e dal basso orientamento scolastico”. è tra i nodi che Confindustria sottolinea presentando cento proposte sull’education che fanno leva su “merito, valutazione, alternanza, innovazione”. “Il ritardo in termini di capitale umano dipendono dal nostro sistema educativo poco orientato alle competenze”, dicono gli industriali.

Ma cosa ci dicono i numeri?

Ah, le opinioni, così libere e fantasiose. Peccato per loro che esistano i numeri e i suddetti numeri dicono che dopo la CGIA anche la Confindustria ha cominciato a dire cose a caso.

Partiamo dall’Istat [3]

I 15-34enni occupati diminuiscono, fra il 2008 e il 2013, di 1 milione 803 mila unità, mentre i disoccupati e le forze di lavoro potenziali crescono rispettivamente di 639 mila e 141 mila unità. Il tasso di occupazione 15-34 anni scende dal 50,4% del 2008 all’attuale 40,2%, mentre cresce la percentuale di disoccupati (da 6,7% a 12%), studenti (da 27,9% a 30,7%) e forze di lavoro potenziali (da 6,8% a 8,3%). Le differenze di genere sono importanti: il tasso di occupazione è al 34,7% tra le donne e raggiunge il 45,5% tra gli uomini.

Cosa vuol dire? Che fra il 2008 e il 2013 (fino ad oggi) abbiamo assistito a una forte perdita occupazionale a danno dei più giovani. Delle due l’una:

  • La scuola andava benissimo fino al 2008 per poi, chissà perché perdere terreno;
  • La recessione ha ucciso la domanda di lavoro;

La logica opta per la seconda ipotesi, per la cronaca. Ma perché proprio i più giovani? Per via del dualismo del mondo del lavoro. In termini di tagli è facile infierire sui precari perché non è necessario licenziarli visto che basta far scadere il contratto. In più in termini di professionalità i più giovani possono vantare un’esperienza minore, se le skills contano, o basta sostituirli con altri precari. Un’idea più furba che intelligente se sei un’azienda internazionalizzata, molto meno se vendi solo verso il mercato interno. Quante aziende sono fallite finora? Indovinate perché.

Ma non è finita qui. Ecco a voi le mitiche assunzioni che non si riescono a portare a compimento per mancanza o inadeguatezza di candidati [4].

Tabella n°1: assunzioni fallite per mancanza o inadeguatezza dei candidati

Numero ridotto candidati Inadeguatezza candidati
Dirigenti 160 160
Professioni intellettuali 3.320 2.820
Professioni tecniche 4.980 4.540
Lavoro d’ufficio 1.260 2.930
Professioni qualificate commercio/servizi 4.350 8.270
Artigiani/operai specializzati/agricoltori 3.370 4.680
Operai 1.370 1.960
Non qualificati 930 830
Totale 19.740 26.190

Fonte: Excelsior Unioncamere (Tavola 106 e 107).

Direi che ogni commento è superfluo. Ah, le opinioni così libere e fantasiose…

E allora?

Niente di che, è la dimostrazione che le persone, sprovviste delle competenze necessarie per comprendere il mondo e dell’informazione necessaria, si limitano a ragionare per frame. Al riguardo c’è un’ampia letteratura sul tema ma, ovviamente, i libri li si devono anche leggere. E cantare, a quanto pare, non basta.

[1] Cfr. http://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/06/03/news/jovanotti_agli_studenti_su_identita_e_appartenenza-115935929/.

[2] Cfr. http://www.confindustria.toscana.it/notizia/confindustria-grande-sfida-leducation-100-proposte.

[3] Cfr. http://www.rapportogiovani.it/tag/istat/.

[4] Cfr. http://excelsior.unioncamere.net/index.php?option=com_jumi&fileid=3&Itemid=58&jjj=1433868053891.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 giugno 2015 da in economia con tag , , , .
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