Charly's blog

L’identità dei partiti: è lecito vendersi l’anima per un pugno di voti?

Su Noveatmosfere si chiedono se sia lecito vendersi l’anima politica per un pugno di voti [1]:

Il gesto di Faust mi è tornato in mente oggi, quando Marco Travaglio a Ballarò ha detto che una delle ragioni della sconfitta alle elezioni regionali in Liguria di domenica 31 maggio è stata la “perdita dell’identità” del partito. L’identità di una forza politica, al netto che ognuna di quest’ultime ha più facce interne (il PD particolarmente, peraltro), è quella comunanza di intenti, di ideali, di sforzi che unisce molte, moltissime persone nel perseguire uno scopo comune, ossia governare per il bene della propria comunità. L’identità di un partito è la sua anima e i partiti che hanno partecipato da protagonisti alle elezioni di domenica quell’anima l’anno venduta.

Renzi non è l’unico Matteo ad aver venduto l’anima del partito e non manca l’altro Matteo, Salvini:

Ma come la Lega Nord si sia risollevata è sotto gli occhi di tutti: via il verde, via le parole “secessione”, “federalismo”, “terrone”, via l’immagine della Lega di Bossi e Miglio, via Alberto da Giussano e dentro “noiconSalvini”, dentro i meridionali, dentro una linea politica che è improntata non più, com’era nelle intenzioni della prima Lega Nord (di cui, non dimentichiamolo, Salvini è stato parte integrante e attiva fin dall’inizio), a liberare la parte ricca e produttiva del paese dal fardello di Roma e del Mezzogiorno. I nuovi nemici di Salvini, per ampliare la base elettorale decimata dagli scandali e dalle inefficienze, sono Renzi, gli immigrati, l’Unione Europea, i centri sociali e via dicendo. Nella “vecchia” Lega c’erano tanti “numeri 2”, si pensi a Maroni, Calderoli, Tremonti e via dicendo, mentre in quella di Salvini c’è solo lui, leader senza generali. A fianco di alleati vecchi, come Forza Italia, sono comparsi i camerati di CasaPound, nuovi procacciatori di voti che nella Lega originaria non avrebbero potuto mettere piede, ma che ora sono ben accetti e cercati, sventolati assieme ai tricolore che hanno sostituito le bandiere col Sole delle Alpi. Ha funzionato. La Lega Nord è rinata, ma per farlo, per risorgere dalle ceneri, ha venduto l’anima.

Cos’è l’identità?

I due Mattei non sono i soli ad essersi dedicati al mercimonio di identità politiche. Uno dei casi recenti di maggior successo è il cambiamento impresso dalla Le Pen al Front che ha permesso al partito di estrema destra francese di diventare un partito di destra in grado di insediare il Governo. Ma prima ancora è facile citare il caso italiano della svolta di Fini che trasformò l’MSI da forza marginale nella AN forza di Governo per più di 15 anni. Siamo di fronte, allora, a degli emuli del Dottor Faust?

Una prima risposta la si potrebbe trovare nel trittico storia/sociologia/psicologia: le identità sono costrutti bioculturali mutevoli nel tempo. Non esistono le identità perché vengono incessantemente costruite: non sono atti della natura, sono solo atti degli uomini a uso e consumo degli uomini. Non c’è bisogno di andare molto in là nel tempo, basta considerare i cambiamenti culturali avvenuti nell’Italia negli ultimi 150 anni. Se poi si volge lo sguardo più in là è facile trovare non degli antenati o dei precursori, ma degli sconosciuti. D’altronde vale anche per noi: nel vostro agire tenete in mente i vostri discendenti del 31° secolo? Ovviamente no e non vedo perché chi ha vissuto nell’11° secolo dovesse tenere conto degli abitanti del 21° secolo. Le tradizioni sono in buona parte inventate e hanno poco a che fare con la curiosa idea che si dovrebbe vivere come i nostri predecessori. Altrimenti dovremmo ancora dedicarci alla caccia e alla raccolta nella Savana.

È la politica, baby: chi vince e chi no.

Ma più che nella cultura io troverei la risposta nella politica stessa. Partiamo dalla definizione di partito politico data da Max Weber [2]

per partiti politici si debbono intendere le associazioni fondate su una adesione formalmente libera, costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all’interno di un gruppo sociale e ai propri militanti attivi possibilità ideali o materiali per il perseguimento di fini oggettivi o per il perseguimento di vantaggi personali, o per tutti e due gli scopi.

Una volta ho sentito criticare questa definizione per via della mancanza degli ideali o dei sempiterni principi. La politica è fatta di ideali, si obiettava. No, come qualcuno una volta disse, la politica è sangue e merda non ideali e principi. Gli ideali possono dare una direzione dove muoversi e indirizzare l’attività di Governo, ma non sono un’effettiva forza di cambiamento politico. Per imprimere un cambiamento politico per forza di cose si deve passare tramite la politica  (o la violenza): prima si arriva al potere e poi lo si esercita eventualmente sulla base di principi e ideali.

Si badi bene che quando si parla di potere lo si intende nel senso weberiano di potere: la capacità di influenzare il comportamento altrui. Si tratta di una molteplicità di forme:

  • Forza;
  • Corruzione;
  • Seduzione;
  • Persuasione;

Ma anche qui si devono adottare determinate tecniche per acquisire il potere e da lì poi agire in base ai propri scopi (ideali o meno che siano).

Vendersi? Sei a metà della strada

In ambito politico la meritocrazia si misura unicamente con la vittoria e l’assenza di successi porta alla morte del progetto politico. L’agone politico ripete l’evoluzione darwiniana:

  • Competizione;
  • Ambiente mutevole;
  • Risorse scarse;
  • Adattamento o estinzione;

La domanda che si pone ogni leader è come possa sopravvivere in un simile contesto. Temo che la dicotomia realismo vs valori sia facilmente risolta nell’attività politica per via della natura stessa del fenomeno. Se si tratta di vincere ben vengano i patti con il diavolo. Ovviamente altre sfere dell’agire umano possono non essere d’accordo, ma se le suddette sfere vogliono scendere in politica non hanno altra scelta di replicarne il meccanismo. Sangue e merda, sangue e merda

Approfondimenti:

_ Sangue e merda: http://espresso.repubblica.it/palazzo/2010/11/11/news/formica-erano-meglio-i-nani-e-le-ballerine-1.25661.

_ Traditio? No, modernitas: http://www.einaudi.it/libri/libro/aa-vv-/l-invenzione-della-tradizione/978880616245.

[1] Cfr. http://noveatmosfere.com/2015/06/03/renzi-grillo-salvini-faust/comment-page-1/#comment-131.

[2] Cfr. Cfr. M. Weber, Economia e società, Edizioni di Comunità, Milano 1974, vol. I, p. 282.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 giugno 2015 da in politica con tag , , , , , .
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