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Heartland: la Russia, pivot dell’Eurasia e dei nuovi equilibri mondiali

Nella rappresentazione geografica del nostro pianeta si possono notare differenti modalità cartografiche. La più familiare per noi occidentali è quella che vede l’Europa al centro, ma in terra nipponica è il Giappone che occupa la posizione centrale con l’Eurasia da una parte e l’America dall’altra. E nulla vieta di mettere l’America al centro, a parte il buon senso di non dividere in due pezzi l’Eurasia.

Ma rimaniamo nella nostra concezione tradizionale e focalizziamo l’attenzione sull’Eurasia. Cosa notate se si considera il ruolo della Russia?

Cartina geografica del mondo

L’ex impero degli Zar occupa il ruolo di collegamento fra i due estremi della massa eurasiatica mettendo in relazione l’Europa con la Cina. Mentre gli Stati Uniti risultano del tutto esclusi da questo rapporto per via del loro isolamento geografico.

Heartland, again

La teoria dell’Heartland venne elaborata dal britannico Mackinder all’inizio del secolo scorso. Stando allo studioso di geopolitica, il dominio dell’Eurasia permetterebbe di acquisire una posizione predominante nel mondo. A sua volta l’Eurasia può essere dominata grazie al possesso del “cuore della Terra” che corrisponde, a grandi linee, al territorio russo. La Russia assume un tale ruolo per via della sua estensione geografica che le permette di intervenire tanto in Europa quanto in Asia e grazie alle sue incredibili risorse naturali.

La teoria venne elaborata in un contesto geopolitico totalmente differente rispetto a quello odierno e tanto per citare un paio di differenze è sufficiente ricordare l’esistenza dei grandi imperi coloniali europei, il ruolo limitato degli USA sulla scena internazionale e la sostanziale assenza della Cina. Ma alcuni recenti cambiamenti hanno riportato vigore al Grande Gioco dell’Asia.

Il mondo post ‘89

Dopo la fine della Guerra Fredda il dominio degli USA sembrava incontrastato. L’unica superpotenza rimasta si guadagnò l’epiteto di iperpotenza (per Impero Galattico è ancora troppo presto, presumo) e il suo modello socioeconomico venne considerato come l’evoluzione finale dell’umanità. Al riguardo la proclamata fine della storia ne è un lampante esempio e consisteva soltanto nella sistemazione ideologica del dominio americano non solo sul piano economico e militare, me persino su quello culturale.

Purtroppo per gli americani la situazione è cambiata. La Russia si è ripresa sul piano militare (secondo esercito al mondo) e parzialmente su quello economico (grazie alle risorse naturali), mentre gli USA sono nel pieno di un declino relativo in termini politici (perdita d’influenza), economici (siamo in attesa del sorpasso del PIL cinese) e rimane soltanto quello tecnologico (per ora). Sullo sfondo, infine, il dragone cinese si è risvegliato scombussolando i piani a stelle e strisce per l’Asia.

La storia non è finita, quindi, ma non siamo neppure agli albori di un clash di civiltà.  Siamo semplicemente tornati ai tempi di Bismarck con gli Stati nazionali che perseguono i propri interessi quale che sia l’affiliazione culturale dei paesi in questione. Dopo Fukuyama anche Huntington sbagliò in toto le previsioni dimostrando, anche qui, il declino americano persino sul piano delle idee. E così mentre si perde tempo con quattro straccioni che proclamano il Califfato la storia prosegue nel suo cammino.

Il Grande Gioco… in Europa

Qual è l’elemento comune fra il conflitto in Ucraina e il lancio dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB)? La ridefinizione dei rapporti geopolitici mondiali. Negli ultimi anni gli USA sono tornati alla politica di contenimento, questa volta nei confronti della Cina:

  • Giappone;
  • Corea del Sud;
  • India (forse);
  • Vietnam e Indonesia (per via dei contrasti con la Cina);
Fonte: Limes.

Fonte: Limes.

E nei confronti della Russia con l’allargamento della Nato alle porte del Cremlino (Ucraina e paesi baltici). Il risultato di questa politica è stato quello di avvicinare i due paesi venendo a formare, incredibile a dirsi, un heartland persino più grande rispetto a quello di Mackinder.

L’alleanza russo-cinese presenta dei benefici per entrambi i paesi. I cinesi mettono le mani sulla tecnologia russa, i russi trovano un mercato di sbocco per le proprie risorse naturali (che servono ai cinesi). Ma si deve anche notare che i rapporti di forza non sono equivalenti e la Cina è assai superiore per peso demografico ed economico. Ma la Russia non aveva scelta visto che per via delle politiche USA si era ritrovata isolata in Europa dato che gli Stati europei continuano a seguire gli interessi americani a detrimento dei propri.

Nel Vecchio Continente, nel frattempo, si discute dell’adesione al TTIP. In termini geopolitici si tratta del tentativo americano di legare i paesi europei al proprio campo, mentre in Asia avanza l’Unione Euroasiatica. Anche gli Stati europei rientrano, allora, nel piano strategico di contenimento del duo Russia/Cina a complemento dei paesi asiatici.

Il futuro? Sempre meno a stelle e strisce… forse

Allargando l’orizzonte è difficile ignorare la penetrazione della Cina in terra d’Africa, il caos del Medio Oriente e le solite turbolenza del Sud America. Nel complesso gli americani rischiano di vedere rapidamente ridotta la propria influenza mondiale specie se il dollaro perderà il proprio status di valuta di riserva mondiale.

Anche l’influenza americana in Europa è a rischio. Bisogna vedere, infatti, se la Germania non decida di puntare verso Mosca e Pechino per via dei suoi legami economici, mentre la secessione del Regno Unito dalla UE priverebbe gli USA di un’altra fedele pedina sullo scacchiere. È tutto da vedere, inoltre, che il TTIP sia migliore rispetto alla costruzione di rapporti economici con la grande massa Euroasiatica che si sta formando alle soglie delle nostre porte.

Sia come sia possiamo celebrare il ritorno in grande stile della geopolitica e del realismo politico sul palcoscenico mondiale dopo gli anni del delirio ideologico teocon. E al riguardo è bene ricordare che la geopolitica si basa sugli interessi nazionali e non su profonde dicotomie intellettuali quali “x buono vs y cattivo”.

Approfondimenti:

_ l’AIIB: http://www.limesonline.com/tutti-vogliono-un-posto-nellaiib-della-cina-tranne-gli-usa/76792;

_ il TTIP: http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/about-ttip/index_it.htm;

_ l’Unione Euroasiatica: http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/russia-eurasia-europa/le-direttrici-della-politica-estera-russa-11275;

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4 commenti su “Heartland: la Russia, pivot dell’Eurasia e dei nuovi equilibri mondiali

  1. Connacht
    21 giugno 2015

    Se l’UK esce dall’UE, secondo me finisce dritta nel rango di satellite USA, provocando piuttosto un allontanamento dell’UE (che potrebbe uscirne indebolita come potrebbe fare fronte comune avendo perso gli isolazionisti turbolibertari atlantici).

    • Charly
      21 giugno 2015

      Boh, dipende se la UE esisterà ancora come progetto politico. Si deve anche notare che i paesi dell’Est europa sono più legati alla Nato che alla UE col risultato paradossale che la UE occidentale germanocentrica potrebbe guardare a Est mentre la UE orientale russofobica potrebbe guardare agli USA!

  2. Achille
    22 giugno 2015

    Conoscevo già Mackinder, ma questa lettura del legame russo-cinese è decisamente interessante.

    • Charly
      22 giugno 2015

      E pensa che nell’incontro di Pratica di Mare del 2002 la storia sarebbe potuta andare molto diversamente…

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 giugno 2015 da in politica con tag , , , .
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