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Ma la democrazia ha bisogno degli studi umanistici e artistici (prima parte)?

Alla maturità di quest’anno fra i testi presentati agli studenti c’è anche questa citazione di M.C. Nussbaum:

Nussbaum, Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica

Tralasciamo la chiamata in causa del profitto che non è l‘unica causa dello studio delle materie tecnico-scientifiche, ancora una volta siamo di fronte alla stanca dicotomia fra le materie scientifiche ridotte a succursale del capitalismo e le materie del canone umanistico. L’unica novità è che questa volta si declina il tutto con la presunta necessità di una forma di governo specifica, la democrazia, delle discipline artistico-letterarie. Ma è davvero così?

Cos’è la cultura, per davvero

Partiamo dai fondamentali, la mitica cultura di matrice umanistica. L’idea di cultura patrocinata dalla discipline umanistiche sottintende una metafora agricola e deriva dal verbo latino colere che significa coltivare. Con il termine cultura si identifica di conseguenza la letteratura, l’arte, la filosofia in contrapposizione, eventualmente, con la cultura di massa. L’idea di base è che come il lavoro agricolo  richiede un intervento sulla natura, così la cultura richiede un lavoro su sé stessi in modo da trasformare l’animo umano elevandolo a non si sa bene che cosa. Si viene a configurare una gerarchia fra i prodotti culturali dato che alcuni possono aspirare a definirsi migliori di altri formando un canone che deve essere trasmesso da una generazione all’altra. Gli umanisti, quindi, considerano la cultura come quanto di meglio sia stato pensato e conosciuto e che la lettura dei presunti classici (il canone) serva a ingentilire l’animo, rendere l’umanità meno violenta e aggressiva rivelandosi uno strumento fondamentale per educare l’umanità. Questa forma di cultura è anche dotata di  un’aura di sacralità e ineffabilità, separata dalla vita quotidiana e in aperta opposizione nei confronti dell’ordine sociale e del sistema valoriale di riferimento. Al giorno d’oggi l’oggetto meritevole di biasimo è il materialismo con i suoi valori tipicamente commerciali (profitto, utilità, competizione). Ma la cultura è anche fragile e può essere indebolita o persino persa col passare del tempo. Deve essere, quindi, preservata attraverso i musei, le biblioteche e la scuola. Una simile concezione presenta ovviamente un carattere prescrittivo e normativo.

Le scienze sociali rigettano una simile interpretazione ritenendola obsoleta e riduttiva. La cultura non è altro che l’insieme di norme, credenze, valori, linguaggi, simboli e artefatti propri di una collettività. Si tratta in termini pratici del modo col quale le persone si comportano all’interno della società e delle credenze condivise relative al mondo o alla collettività. La cultura è appresa e viene trasmessa da una generazione all’altra tramite i processi di educazione e socializzazione, non è affatto un canone ma un processo di costruzione di significati condivisi e risulta mutevole nel tempo e nello spazio. Questa definizione di cultura perde anche l‘elemento normativo essendo meramente descrittiva. La cultura umanistica è sì una forma di cultura, ma non la cultura per definizione. È una delle tante culture presenti sul pianeta e non un canone di perfezione o fantasie simili.

Le differenze fra i due concetti di cultura non sono affatto marginali. La definizione umanistica non prende in considerazione l’intera gamma di comportamenti culturali che possono essere presenti all’interno di una società dato che si focalizza sui prodotti artistici e letterari. Sempre gli umanisti ignorano problemi quali l’integrazione culturale, la stratificazione economia, la devianza, l’organizzazione sociale. Forse il modo migliore per mettere a fuoco la differenza è la contrapposizione fra un manuale di cultura umanistica con uno di sociologia. Nel primo caso abbiamo un insieme informe di espressioni letterarie e artistiche inesorabilmente ridotte all’area culturale occidentale, nel secondo caso ci sono i risultati conseguiti con una metodologia d’indagine scientifica nello studio su tematiche quali la società, l’economia, la cultura, la famiglia e mille altre tematiche.

Le materie umanistiche? Non esistono

Appurato che la cultura umanistica non è affatto la cultura ma è soltanto una delle numerose espressioni culturali umane, rimangono sul tavolo le presunte discipline umanistiche… che tali non sono. Vediamo l’elenco delle candidate:

  • Arte;
  • Letteratura;
  • Storia;
  • Filosofia;
  • Religione (?);

L’arte è presente sin dalla preistoria, la letteratura dall’invenzione della scrittura (ma i topos e gli archetipi sono preesistenti), la storia presenta un metodo codificato fin dal 5° secolo avanti Cristo e la filosofia è nata nello stesso periodo. Quanto alla religione le sue tracce si perdono nella preistoria. L’umanesimo, invece, è stato un movimento filosofico letterario tardo medievale limitato all’Europa che è durato fino agli inizi dell’età moderna. Significa che fra l’Umanesimo e la storia ci sono quasi duemila anni e ben di più ci sono fra l’Umanesimo e la letteratura o l’arte. Non si deve dimenticare, inoltre, la difficoltà di adottare un movimento culturale limitato nel tempo a un paio di secoli e nella geografia alla sola europea alle differenti culture mondiali. Sempre che non si voglia affermare che la sola storia che conta è quella europea e che le altre culture non presentano concezioni artistiche o letterarie. Si vede che non è frutto del caso il fatto che la scuola italiana non dedichi una sola parola alla letteratura e alla cultura cinese, giapponese, persiana o indiana. Paradossalmente l’arte, la storia e la letteratura non possono essere considerate come umanistiche non più di quanto la chimica possa essere considerata barocca o la fisica esistenzialista.

 In più le discipline specialistiche come la storia dell’arte o la filologia ricorrono ampiamente a tecniche e conoscenze scientifiche. E se si aprono dei libri di storia come L’arte occidentale della guerra, Catastrofe 1914 o Ascesa e declino delle grandi potenze si troverà di tutto tranne, guarda caso, il canone umanista. Perché alla fine è di questo che si tratta quanto si parla di cultura umanistica: un canone di poesiole, pezzi di marmo e di macchie sul muro. Tutto qui, la cultura umanistica è solo un’etichetta priva di sostanza. E sul perché ci si ostina ad adoperarla lo vedremo la prossima volta.

Catastrofe 1914

L'arte occidentale della guerra

Il post in sintesi:

  • La democrazia ha bisogno delle materie artistico letterarie?
  • Che cos’è la cultura;
  • La contrapposizione fra la cultura delle scienze sociali e la “cultuva”;
  • Le materie umanistiche non sono affatto umanistiche;

Ascesa e declino delle grandi potenze

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Un commento su “Ma la democrazia ha bisogno degli studi umanistici e artistici (prima parte)?

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Questa voce è stata pubblicata il 26 giugno 2015 da in cultura con tag , , , .
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