Charly's blog

Sul referendum greco

Leggendo su web in merito al referendum greco anti Troika è facile imbattersi in accorati appelli volti a salvare la democrazia contro lo strapotere tecnocratico. Ad esempio abbiamo Piketty che sostiene che «Syriza è l’ultima spiaggia dell’Europa, dove la tensione è talmente alta che sta per scoppiare». La vittoria del no potrebbe portare a una «revisione totale dell’attuale politica basata sull’austerity che sta uccidendo il Sud dell’eurozona». A dare manforte c’è anche Krugman: «La Grecia deve votare no e il governo deve essere pronto a uscire dall’euro». Mentre Stiglitz scrive che «Se fossi greco saprei chi votare», con chiara allusione al no.

 Ma non manca chi sostiene la posizione contraria [2]:

il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha chiamato il popolo greco, «responsabile», «cosciente del suo ruolo nazionale ed europeo», a votare sì alle proposte più recenti dei creditori internazionali.

Senza dimenticare quando il medesimo Juncker diceva che  «Non ci sarà mai una Grexit. Nessuno tra i leader politici in Europa lavora all’uscita della Grecia dall’eurozona. Il Paese è e continuerà a far parte dell’area euro» [3].

Il referendum, che roba è

Eppure il quesito referendario non è relativo alla permanenza o meno all’area euro, ma sulla proposta dei creditori della Grecia. La vittoria dei sì equivale ad accettare le condizioni, il no le rifiuta. In teoria, in realtà. Non è ben chiaro, infatti, quali siano le proposte definitive sul tavolo visto che si continuava a trattare a spron battuto fino a poche ore fa.

Nel frattempo, mentre si vota, i termini per rimborsare il FMI sono scaduti a mezzanotte del 30 giugno (una cifra che ammonta a 1,6 miliardi) ed è accaduto lo stesso per il programma di salvataggio del Fondo europeo di stabilità finanziaria. Se si considera solo la pratica del FMI, in termini pratici dovrebbe succedere [4]:

Secondo una vecchia regola dell’Fmi, il direttore Christine Lagarde avrebbe a questo punto il tempo per due solleciti alla Grecia e un mese per notificare il consiglio, momento dal quale scatta la procedura di arretrato. Un periodo che concederebbe un po’ di respiro al debitore. La stessa signora Lagarde ha però dichiarato senza mezzi termini nei giorni scorsi che farebbe immediatamente la notifica e il default quindi scatterebbe subito. Le vecchie regole, spiegano ora al Fondo, non si applicano più, senza specificare quando e perché siano state modificate.

E le conseguenze saranno:

La prima è che il Paese interessato perde immediatamente l’accesso alle risorse dell’Fmi, anche se il programma con il Fondo, a differenza di quello con i creditori europei, che scade oggi, si prolunga fino al marzo 2016. Nel caso della Grecia, questo include circa 3,6 miliardi di euro residui dal secondo pacchetto di salvataggio (circa la metà del totale non ancora sborsato dai creditori, a causa dell’inadempienza di Atene sulle condizioni del programma economico). Se la situazione di default dovesse prolungarsi la Grecia perderebbe il proprio diritto di voto (che nel consiglio del Fondo Atene esercita attraverso il direttore esecutivo per l’Italia, oggi l’ex commissario alla revisione della spesa Carlo Cottarelli, del cui raggruppamento fa parte, insieme a Portogallo, Albania e San Marino) e, alla fine, potrebbe addirittura essere espulsa.

Quindi…

Ma quali saranno le conseguenze del referendum? Una vittoria del no, nelle intenzioni greche, non equivale all’uscita dall’eurozona per la semplice ragione che i greci vogliono rimanerci. Certo, hanno una bella dissonanza cognitiva e non riescono a capire che l’euro senza austerità semplicemente non esiste. Ma non sono gli unici e anche in Italia abbondano posizioni similari. Allo stesso tempo la vittoria del no non risolve il problema assai pratico delle finanze greche. Ma persino in default la Grecia potrebbe non uscire dall’euro almeno in teoria: il fallimento di Detroit non ha comportato la cacciata della città dall’Unione a stelle e strisce. Certo, lì si ha un’effettiva unione politica ed economica e qui no e, in ogni caso, questo scenario si realizzerebbe con il commissariamento del paese ellenico. Non male come esito in nome della democrazia! Viceversa, se ciò non dovesse accadere, i greci saranno costretti al ritorno della dracma.

Se vincesse il sì la compagine di Tsipras dovrebbe dimettersi visto che stanno giocando puntando decisamente e senza reticenze sul no. La mancanza di alternative politiche – compresa un’assai improbabile unione nazionale – porterebbe ancora una volta un Governo tecnocratico alla Monti sugli scudi. In pratica la Troika non solo vincerebbe, ma stravincerebbe.

E per finire non si deve dimenticare che il referendum greco non è ovviamente vincolante verso gli altri attori. Anche se passasse il sì gli altri invitati al tavolo potrebbero rifiutarsi di accomodarsi nuovamente lasciando la Grecia al suo destino. Improbabile, ma comunque possibile.

Tragedia o farsa?

Ma il Finacial Times riporta questa notizia [5]:

The Hellenic Republic is prepared to accept this staff-level agreement subject to the following amendments, additions or clarifications, as part of an extension of the expiring [bailout] program and the new [third] loan agreement for which a request was submitted today, Tuesday June 30th 2015.

Si tratta di Tsipras che si dichiara pronto ad accettare le condizioni dei creditori salvo un paio di modifiche minori. Tutto considerato è difficile stabilire se il dinamico duo Tsipras/Varoufakis ci è o ci fa. Il dubbio è che questo referendum sia o un altro saggio di teoria dei  giochi o poco più che un tentativo di scaricare la patata bollente sull’elettorato.

Approfondimenti:

_ la trattativa in ballo: http://www.ilpost.it/2015/06/28/richieste-europa-grecia/.

_ i giochi non sono finiti: http://www.aldogiannuli.it/grecia-il-gioco-che-si-profila/.

_ la Grecia e la geopolitica: http://www.limesonline.com/rubrica/il-piano-b-di-grecia-e-germania-dopo-il-referendum

[1] Cfr. http://espresso.repubblica.it/internazionale/2015/06/30/news/votate-no-per-salvare-la-democrazia-parlano-gli-economisti-che-invitano-a-sostenere-tsipras-1.219387.

[2] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-06-29/juncker-greci-votate-si-referendum-140423.shtml?uuid=ACNbmfI.

[3] Cfr. http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2015/03/07/grecia-juncker-non-uscira-mai-dall-euro-varoufakis-ottimista-giudizio_2EelT6gBMhHb9JFxhnOxbM.html.

[4] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-06-30/a-mezzanotte-oggi-grecia-non-rimborsa-fmi-che-cosa-succedera-domani–121150.shtml?uuid=ACaq8HJ.

[5] Cfr. http://www.ilpost.it/2015/07/01/la-nuova-proposta-di-alexis-tsipras/.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 luglio 2015 da in Uncategorized con tag , , , , .
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