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Ipse dixit: Guido Ceronetti e la pena per Samantha Cristoforetti

Nel 1970 venne posta a Ernst Stuhlinger, l’allora direttore scientifico della NASA, la fatidica e abusata domanda sulle missioni spaziali: perché spendere così tanti soldi in una simile attività? Per essere precisi si chiedeva come Stuhlinger «abbia potuto proporre la spesa di miliardi di dollari per organizzare un viaggio su Marte, in un momento in cui molti bambini su questa Terra muoiono di fame» [1].

Lo spazio, perché?

L’argomentazione di Stuhlinger fu piuttosto semplice. Ricordando che solo l’1,6% del budget dell’epoca era destinato alla ricerca spaziale, si evidenziava però che anche  «lavorando al programma spaziale posso dare il mio contributo per alleviare e forse risolvere gravi problemi come la povertà e la fame sulla Terra. Alla base del problema della fame ci sono due fattori: la produzione di cibo e la distribuzione del cibo. La produzione del cibo attraverso l’agricoltura, l’allevamento, la pesca e altre operazioni su larga scala è efficiente in alcune parti del mondo, ma radicalmente disastrosa in molte altre parti. Per esempio: le grandi aree di terreno potrebbero essere utilizzate molto meglio se venissero applicati sistemi più efficienti di irrigazione, di fertilizzazione, di previsione del tempo, di piantumazione, di selezione dei campi, di calcolo dei tempi per le coltivazioni e di pianificazione».

Per conseguire l’obiettivo «il miglior strumento per migliorare questi fattori è, indubbiamente, lo studio della Terra con satelliti artificiali. Orbitando intorno al pianeta, i satelliti possono monitorare grandi aree di terreno in poco tempo, possono osservare e misurare l’ampia serie di variabili che indicano lo stato e le condizioni dei campi, del suolo, delle precipitazioni eccetera, e possono inviare queste informazioni sulla Terra. Si stima che anche un piccolo sistema di satelliti con il giusto equipaggiamento possa far aumentare la produzione dei campi per molti miliardi di dollari».

Senza dimenticare le ricadute tecnologiche: «tutte queste nuove conoscenze tecniche sono ora disponibili anche per applicazioni legate a tecnologie per la Terra. Ogni anno circa mille nuove innovazioni create dal programma spaziale trovano il loro impiego nelle tecnologie qui sulla Terra, e portano a migliori sistemi per la cucina, per le coltivazioni, a migliori navi e aeroplani, a migliori sistemi per le previsioni del tempo, a migliori comunicazioni, a migliori strumenti sanitari, a migliori utensili e strumenti che usiamo nella vita di tutti i giorni». Il tutto grazie anche al volo spaziale:«il viaggio verso Marte non sarà certo una fonte diretta di cibo per sfamare gli affamati. Tuttavia, porterà a così tante nuove tecnologie e potenzialità che le ricadute da questo progetto da sole avranno un valore di molto superiore ai costi».

D’altronde il vero spirito scientifico è sempre e solo questo: «Abbiamo bisogno di più conoscenze nei campi della fisica, della chimica, della biologia, e soprattutto nella medicina per affrontare tutti quei problemi che minacciano l’esistenza della vita umana: la fame, le malattie, la contaminazione del cibo e delle acque, l’inquinamento e i cambiamenti ambientali».

La Cristoforetti? Una sfigata

In merito alla straordinaria avventura di Samantha Cristoforetti non sono mancati i critici [2]:

Che senso ha il viaggio e il lungo soggiorno nello spazio di Samantha Cristoforetti? Domandiamoci perché l’abbia voluto affrontare: forse per provare a se stessa e al mondo il proprio sprezzo del pericolo e in specie la sua vittoria, che a me appare per l’eccesso di paura che mi ispira, sulla claustrofobia? Camminare fuori gravità sostenuta da un vuoto immenso, sarebbe una superiore aggiunta di libertà o una vertigine vasocostrittiva da perderci la circolazione e la ragione? L’allenamento astronautico da Marine, l’arsenale sedativo e nutritivo chimico dell’equipaggio, sono sufficienti a persuadere che non avere la terra sotto i piedi è bello?

Fino ad arrivare ad affermare che «mi fa molta pena». Senza dimenticare il psicologismo d’accatto: «Per un’analisi freudiana si potrà interpretare una donna fluttuante fuori gravità come desiderio soddisfatto di un rapporto incestuoso col padre, senza nozze tragiche, senza esplicazione, irrorazione e amorosa redenzione scenica».

Volete sapere l’autore di queste perle? Basta andare avanti con la lettura: «Qualcosa di molto simile alla violenza a cui soggiace e a cui consente, nel romanzo Adelphi di cui sono autore “In un amore felice” la protagonista dalla doppia vita Ada dove il Padre esoterico e simbolico evocato emana il proprio sé dagli Elohim, remote vestigia veterotestamentarie». Si tratta di Gudio Ceronetti che Wikipedia descrive come  «poeta, filosofo, scrittore, giornalista e drammaturgo italiano» [3].

Finito il momento dell’autoproclama ecco la sentenza finale: «Le imprese spaziali non sono portatrici di luce: chiamarle scientifiche è estenderle oltre le mura umane, e sgomenta la veemenza del loro urto con l’ambiente, che dura dai primi Sputnik e Apolli in cui sempre più incollati gli uni agli altri tentiamo di sopravvivere ai maleodoranti purgatori politici. La Civitas Dei non è più una speranza, la città umana si va trasformando sempre più in un mostro. La nave spaziale è inabitabile, le fughe sui pianeti impossibili. Dateci sogni, sogni, sogni…».

Umanista provetto, ignorante perfetto

Ceronetti non ha neppure il merito dell’originalità dato che basta ricordare il celebre servizio del Tg4 in merito a Rosetta:

“Un sasso polveroso, un sasso e nulla più” ha commentato il giornalista Mario Buffa, autore del servizio “I costi della ricerca e della spedizione – 1,3 miliardi di dollari se si contano le spese totali degli ultimi dieci anni – sono francamente troppi per un reperto archeologico dell’universo”.

Ogni commento in merito è superfluo, a parte un’amara considerazione. Di questo passo il termine umanista diverrà sinonimo di ignoranza, non solo per l’inarrestabile obsolescenza del canone umanista, ma soprattutto per una mentalità più che antiscientifica semplicemente demenziale. Quello che lorsignori scrivono, infatti, lo testimonia a imperitura memoria.

Approfondimenti:

_ O Marte o morte: http://www.nationalgeographic.it/scienza/2014/06/06/news/uomo_su_marte-2174027/.

[1] Cfr. http://www.scienzanatura.it/archives/2476.

[2] Cfr. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/06/21/samantha-lo-spazio-e-il-signor-freud50.html.

[3] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Ceronetti.

[4] Cfr. http://scienze.fanpage.it/perche-l-esplorazione-spaziale-e-cosi-importante/.

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3 commenti su “Ipse dixit: Guido Ceronetti e la pena per Samantha Cristoforetti

  1. Raphael Pallavicini
    3 luglio 2015

    L’ha ribloggato su Buseca ن!.

  2. Rettiliano Verace
    4 luglio 2015

    > . Di questo passo il termine umanista diverrà sinonimo di ignoranza, non solo per l’inarrestabile obsolescenza del canone umanista, ma soprattutto per una mentalità più che antiscientifica semplicemente demenziale.

    Beh, in molti ambienti il termine umanista e’ gia’ sinonimo di ignorante. Ogni volta che ho a che fare con un laureato umanistico mi trovo di fronte grillini, antivaccinisti, sciachimisti, comunisti fanatici e convertiti all’Islam!

    • Charly
      4 luglio 2015

      Purché non si confonda l’ideologia umanista con discipline serie quali la storia, lo studio della letteratura, della religione, dell’arte. Quel che mi infastidisce di più è che l’umanista duro&puro trascina con sé discipline serissime. Un fastidio…

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 luglio 2015 da in scienza con tag , , , .
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