Charly's blog

Completare l’Unione Europea? (seconda parte)

Fonte: emmabonino.it

Fonte: emmabonino.it

Se volete conoscere il futuro dell’Eurozona e della UE è d’obbligo prendere visione del rapporto Completare L’Unione economica e monetaria dell’Europa a firma della Commissione Europea. D’altronde si tratta di un rapporto stilato da

  • Jean Claude Juncker (Commissione), in collaborazione con
  • Donald Tusk (Consiglio);
  • Jeroen Dijsselbloem (Eurogruppo);
  • Mario Draghi (BCE);
  • Martin Schulz (Parlamento);

Quanto basta per prendere seriamente il documento.

Verso gli USE, gli Stati Uniti d’Europa

Partendo dal presupposto che «l’Unione economica e monetaria (UEM) assomiglia oggi ad una casa costruita nel corso di decenni ma solo parzialmente completata, di cui si sono dovuti stabilizzare in fretta e furia pareti e tetto quando è scoppiata la tempesta», il report si prefigge di raccogliere l’invito del Vertice Euro dell’ottobre 2014: «per assicurare il corretto funzionamento dell’Unione economica e monetaria [UEM] è essenziale un coordinamento più stretto delle politiche economiche» e occorre «sviluppare meccanismi concreti per un coordinamento, una convergenza e una solidarietà più solidi tra le politiche economiche».

Vengono delineate tre fasi per conseguire l’obiettivo:

  • 1° luglio 2015 – 30 giugno 2017: «rilanciare la competitività e la convergenza strutturale, completare l’Unione finanziaria, attuare e mantenere politiche di bilancio responsabili a livello sia nazionale che di zona euro e rafforzare il controllo democratico»;
  • Dopo il 2017: «completare l’architettura economica e istituzionale dell’UEM. In particolare, nel corso di questa seconda fase il processo di convergenza verrebbe reso più vincolante attraverso una serie di parametri di riferimento concordati per la convergenza che potrebbero avere carattere giuridico»;
  • Non oltre il 2025: «le misure saranno entrate pienamente in vigore, un’UEM autentica e approfondita costituirebbe il contesto stabile e prospero per tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea che condividono la moneta unica, attraente e aperto all’adesione degli altri Stati membri dell’UE se lo desiderano».

E quattro settori a cui far fronte:

  • Unione economica autentica;
  • Unione finanziaria;
  • Unione di bilancio;
  • Unione politica;

Ancora lei: l’economia!

Si parte da un presupposto abbastanza ovvio: «la prevenzione di politiche non sostenibili e l’assorbimento degli shock individualmente e collettivamente non hanno funzionato bene prima o durante la crisi. Nonostante da allora siano stati realizzati importanti miglioramenti istituzionali, persiste il retaggio delle carenze iniziali. Vi sono ora divergenze significative nella zona euro. In alcuni paesi, la disoccupazione è ai minimi storici, mentre in altri è a livelli record; in alcuni, la politica di bilancio può essere utilizzata in senso anticiclico, mentre in altri ci vorranno anni di risanamento per recuperare margini di bilancio. Le divergenze di oggi creano fragilità per tutta l’Unione». I paesi «devono essere in grado di prevenire meglio le crisi attraverso una governance di elevata qualità a livello europeo e nazionale, politiche economiche e di bilancio sostenibili e un’amministrazione pubblica efficiente e corretta. In secondo luogo, in caso di shock economici, che inevitabilmente si verificano, ogni paese deve essere in grado di rispondere in maniera efficace. Essi devono poter assorbire gli shock a livello interno dotandosi di economie sufficientemente resilienti e di riserve di bilancio sufficienti nel corso del ciclo economico. Questo perché, dato che la politica monetaria è fissata in modo uniforme per tutta la zona euro, le politiche di bilancio nazionali sono vitali per stabilizzare l’economia in caso di shock locali. E visto che tutti i paesi condividono un unico tasso di cambio, essi hanno bisogno di economie flessibili e in grado di reagire rapidamente alle crisi. Altrimenti, essi rischiano che la recessione lasci ferite profonde e permanenti».

Essendo un’unione economica e politica wannabe, ovviamente, si parla di condivisione: «Per essere permanentemente in buone condizioni all’interno della zona euro, tutte le economie hanno anche bisogno di poter condividere l’impatto degli shock attraverso la condivisione dei rischi all’interno dell’UEM. A breve termine la condivisione dei rischi può essere realizzata mediante l’integrazione dei mercati finanziari e dei capitali (condivisione privata dei rischi), combinata ai necessari meccanismi di backstop comuni, vale a dire una rete di sicurezza finanziaria di ultima istanza, all’Unione bancaria. A medio termine, con il convergere delle strutture economiche verso gli standard più elevati in Europa, la condivisione pubblica dei rischi dovrebbe essere migliorata attraverso un meccanismo di stabilizzazione del bilancio per l’intera zona euro».

Non si manca di ricordare che «nell’ambito dell’UEM la politica monetaria è centralizzata, ma parti importanti della politica economica restano nazionali. Tuttavia, come evidenziato in particolare dalla crisi, i membri della zona euro dipendono l’uno dall’altro per la loro crescita. È nell’interesse comune e di ogni singolo membro essere in grado di assorbire adeguatamente gli shock economici, di modernizzare le strutture economiche e i sistemi di protezione sociale e di assicurare che i cittadini e le imprese possano adattarsi alle nuove esigenze, sfide e tendenze e trarne profitto. È altresì nell’interesse di ogni membro che tutti gli altri lo facciano con la stessa rapidità».

Che fare?

Il mantra è sempre il solito: «garantire che tutti gli Stati membri migliorino la loro competitività nel quadro dello stesso slancio». Competitività, competitività come se piovesse: «Si raccomanda la creazione da parte di ciascuno Stato membro della zona euro di un organismo nazionale incaricato di monitorare i risultati e le politiche in materia di competitività». Con tanto di graziosa definizione: «in definitiva un’economia competitiva è un’economia in cui le istituzioni e le politiche consentono alle imprese produttive di prosperare. A sua volta, lo sviluppo di queste imprese favorisce l’espansione dell’occupazione, degli investimenti e degli scambi». Non chiaro, però, un punto piuttosto dirimente dell’intera architettura economica targata UE. Quando si parla di competitività s’intende una lotta fratricida l’uno contro l’altro o una più logica specializzazione a carattere regionale/produttivo? Nel primo caso non è ben chiaro a che cosa possa servire la UE dato che se sono fuori dall’Unione sono in competizione e se sono dentro l’Unione lo sono lo stesso. Nel secondo caso non è altrettanto chiaro chi debba decidere le varie specializzazioni visto che molte regioni sono fra loro in competizione (dal manifatturiero al turismo).

Non si dimenticano, poi, gli squilibri causa e fonte della crisi attuale: si raccomanda uno «strumento di prevenzione e correzione degli squilibri prima che sfuggano al controllo». E qui abbiamo il bastone: «per incoraggiare le riforme strutturali mediante il semestre europeo». Ma anche la carota: «la procedura dovrebbe inoltre individuare meglio gli squilibri della zona euro nel suo complesso e non solo quelli di ogni singolo paese. A tal fine, è necessario continuare a concentrarsi sulla correzione di disavanzi esterni deleteri, dato il rischio che essi comportano per il corretto funzionamento della zona euro (ad esempio, sotto forma di “arresto improvviso” dei flussi di capitale). Allo stesso tempo la procedura per gli squilibri macroeconomici dovrebbe anche promuovere riforme adeguate nei paesi che accumulano in modo persistente consistenti avanzi delle partite correnti, se detti avanzi sono dovuti, ad esempio, all’insufficienza della domanda interna e/o ad un basso potenziale di crescita, in quanto anche ciò è importante per assicurare il riequilibrio efficace nell’ambito dell’Unione monetaria.» Dedicato ai dueri&puri innamorati della Crande Cermania.

Si dovrebbero fissare degli standard: «il processo di convergenza verso strutture economiche più resilienti, descritto in precedenza, dovrebbe diventare più vincolante. Tale obiettivo verrebbe raggiunto fissando un insieme comune di standard di alto livello definiti nella normativa dell’UE, dato che verrebbe condivisa la sovranità sulle politiche di interesse comune e verrebbe creato un forte processo decisionale a livello della zona euro. In alcuni settori, ció implicherà la necessità Completare L’Unione economica e monetaria dell’Europa» e «di procedere ad un’ulteriore armonizzazione; in altri settori, in cui politiche diverse possono portare a risultati parimenti soddisfacenti, ciò significa trovare soluzioni specifiche per ciascun paese. Gli standard comuni dovrebbero riguardare principalmente i mercati del lavoro, la competitività, il contesto imprenditoriale e la pubblica amministrazione, nonché taluni aspetti di politica tributaria (ad esempio la base imponibile per l’imposta sulle società)».

Contando le monete: il bilancio

E che dire del bilancio? «Neppure un’Unione economica e finanziaria forte e una politica monetaria comune orientata alla stabilità dei prezzi sono in grado di garantire che l’UEM funzioni sempre come dovrebbe. Le politiche di bilancio insostenibili non soltanto mettono a repentaglio la stabilità dei prezzi nell’Unione, ma, propagando il contagio tra gli Stati membri e causando frammentazione finanziaria, compromettono anche la stabilità finanziaria. Sono quindi indispensabili politiche nazionali di bilancio responsabili, che assolvano una duplice funzione: garantire la sostenibilità del debito pubblico e assicurare l’attivazione automatica di stabilizzatori di bilancio per ammortizzare gli shock economici specifici al paese». D’altronde «tutte le unioni monetarie mature si dotano di una funzione comune di stabilizzazione macroeconomica per reagire meglio agli shock che non si possono gestire al mero livello nazionale». Lo scopo è il «coronamento di un processo di convergenza e di ulteriore condivisione del processo decisionale sui bilanci nazionali. L’obiettivo di una stabilizzazione automatica a livello di zona euro non sarebbe l’affinamento attivo del ciclo economico a quel livello, bensì una migliore ammortizzazione dei grandi shock macroeconomici e, quindi, una maggiore resilienza dell’UEM nel suo complesso».

Il Sogno europeo si avvicina…

È credibile un simile progetto politico ed economico? Dico solo che l’incipit del primo capitolo è «L’euro è una moneta stabile e di successo». Quanto basta per dubitare delle capacità cognitive di chi ha redatto il rapporto. Se queste sono le premesse…

Ma il punto più importante è un anonimo paragrado disperso in questo fiume di parole: «ciò non significa, tuttavia, che tutti gli Stati membri che condividono la moneta unica siano o debbano essere simili o che debbano seguire le stesse politiche. In ultima analisi, ciò che conta è il risultato: che tutti gli Stati membri della zona euro perseguano politiche sane che consentano loro di riprendersi rapidamente dopo shock a breve termine, di essere in grado di sfruttare i vantaggi comparativi nel mercato unico e di attrarre gli investimenti, così da sostenere livelli elevati di crescita e di occupazione». Questo paragrafo a prima vista banale nasconde, in realtà, il nucleo del problema della UE. Ma di questo parleremo la prossima volta.  [continua…]

Approfondimenti:

_ niente salto quantico: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-06-21/europa-futuro-tre-tappe-piccoli-passi-pesa-crisi-greca-182634.shtml?uuid=ACiYIXE.

_ Europa federale o morte! http://europa.eu/rapid/press-release_SPEECH-12-796_it.htm.

[1] Cfr. https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/5presidentsreport.it.pdf?cb9314da752de77719aa12510cb32d80.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 10 luglio 2015 da in politica con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: