Charly's blog

Completare l’Unione Europea? (terza parte)

Riprendiamo da dove abbiamo finito la scorsa volta: «ciò non significa, tuttavia, che tutti gli Stati membri che condividono la moneta unica siano o debbano essere simili o che debbano seguire le stesse politiche. In ultima analisi, ciò che conta è il risultato: che tutti gli Stati membri della zona euro perseguano politiche sane che consentano loro di riprendersi rapidamente dopo shock a breve termine, di essere in grado di sfruttare i vantaggi comparativi nel mercato unico e di attrarre gli investimenti, così da sostenere livelli elevati di crescita e di occupazione». Questa frase presenta il verbo sbagliato perché non si tratta di un dovere, ma di un potere. I paesi europei non possono seguire le stesse politiche per via della loro diversità intrinseca.

Qual è la lingua dell’Europa?

Essendo gli Stati Uniti d’Europa un’organizzazione politica abbiamo bisogno anche di una lingua ufficiale. La scelta scontata è l’inglese ma anche qui non mancano i punti dolenti. Il Regno Unito, infatti, potrebbe uscire dalla UE per via del referendum di prossimo venturo, mentre l’inglese rimane comunque una lingua straniera per il resto della popolazione europea. Senza dimenticare che la lingua più parlata in Europa è il tedesco, mentre il francese e l’italiano sono nella stessa classe in termini demografici.

Tabella n°1. Numero di parlanti all’interno della UE.

Lingua Numero
Tedesco 97.926.131
Italiano 63.157.265
Francese 62.822.844
Inglese 60.435.718

Fonte: Wikipedia.

Se poi aggiungiamo due paesi per ora esterni alla UE ma che ci orbitano intorno come la Turchia e la Russa la situazione cambia ancora una volta dato che, in caso d’ingresso di questi paesi nell’Unione, i parlanti russi e turchi sarebbero fra i più numerosi. Il russo, anzi, diverrebbe la lingua più parlata all’interno dell’Unione (euroasiatica?). Senza dimenticare che subito dopo abbiamo i 40 milioni di parlanti spagnoli (la terza lingua più parlata al mondo) e i quasi 40 milioni di parlanti polacchi.

Allo stato attuale, in teoria, tutte le lingue hanno lo stesso peso politico, ma in realtà sono le quattro più parlate a dettare i giochi in termini di organizzazione amministrativa. Come si possa avere un’entità politica stabile con più di venti lingue ufficiali è francamente un mistero. Mai sentito parlare della torre di Babele?

Qual è l’assetto istituzionale dell’Europa?

I problemi pratici non sono ovviamente limitati alla sola scelta di una lingua ufficiale. Se si considera l’assetto istituzionale, i paesi europei presentano scelte fra loro assai diverse:

  • Federalismo alla tedesca;
  • Centralismo alla francese;
  • Regionalismo alla spagnola;

Non mancano poi i paesi con le famiglie reali al completo e quelli che i Re li ghigliottinavano…

Sul piano della spesa pubblica registriamo situazioni fra loro assai diverse [1]:

Spesa pubblica Unione Europea

E parliamo soltanto di valori generali e non della composizione della spesa. Anche i livelli di tassazione sono estremamente eterogenei [2]:

Livello di tassazione UE

Senza poi dimenticare il numero di dipendenti pubblici [3]:

Dipendenti pubblici UE

L’idea di adottare una media aritmetica di questi valori come standard comune per tutti i paesi europei, ovviamente, non è possibile. L’unico risultato sarebbe quello di devastare i sistemi socioeconomici sottostanti. E si deve far notare che gli stessi paesi non accetterebbero di ridurre la spesa pubblica e il numero dei dipendenti pubblici (come quelli scandinavi) o di aumentare tali valori. Spiacenti, non sempre si può trovare la virtù nel mezzo.

E la geopolitica?

Viviamo in tempi decisamente curiosi: da una parte si osanna l’egoismo, dall’altra lo si condanna. Prendiamo la diffusione degli ebook, di Amazon e di Uber: tutti pronti a dirci che il consumatore deve a tutti costi perseguire il proprio interesse e che le librerie e i tassisti se ne possono andare all’inferno. Strano: e perché mai le librerie e i tassisti non dovrebbero seguire lo stesso esempio mandando all’inferno i consumatori? Misteri della fede. E si badi bene che l’argomento “bene comune” non vale, perché altrimenti si dovrebbe fare il calcolo di quanto e quale lavoro crea la GDO. In casi di valori negativi siamo disposti a mettere al bando la GDO? Se la risposta è negativa non c’è molto altro da aggiungere.

Torniamo ai paesi europei. Anche qui si condanna a più riprese l’egoismo nazionale, ma vorrei portare alla vostra attenzione questa cartina geografica:

Fonte: Wikipedia.

Fonte: Wikipedia.

Per quanto l’Europa sia il secondo continente più piccolo del pianeta, rimane comunque un continente. La UE copre quasi per intero la superficie di un continente! Guardando la cartina non ci vuole un Phd in geopolitica per capire che paesi così diversi e lontani hanno per forza di cose interessi geopolitici assai differenti. I paesi baltici non a caso sono russofobici, mentre l’Italia è alle prese con il caos post primavera araba. Se ai paesi baltici non interessa minimamente dei profughi, l’Italia non ha il minimo interesse per un conflitto contro la Russia. O di un conflitto fra il Regno Unito e l’Argentina per dirne un’altra.

Si badi bene che questa situazione limita persino la strada verso una Confederazione al posto di una Federazione. Semplicemente manca il requisito di avere interessi geopolitici condivisi e senza di essi non si può costituire un’alleanza politica (e la stessa NATO soffre dello stesso problema).

Redde rationem

Tutte queste considerazioni spiegano il perché della frase contenuta nel report dei tecnocrati. Sfortunatamente ci sono ancora altri elementi di divergenza fra i paesi europei: demografia, diritto, sistemi di protezione sociale, organizzazione scolastica e altro ancora. Il che spiega anche la bassa mobilità europea: l’Eures riporta che la mobilità annua all’interno dell’UE a 27 stati è di 0.29% contro il 1,5% dell’Australia e il  2,4% degli Stati Uniti [4].

Ma la convergenza economica dei paesi membri è un requisito per la tenuta di un’area monetaria comune. Peccato che non si veda come sia possibile portare a compimento un simile disegno istituzionale. Così come non si vede come possano i paesi più competitivi accettare i trasferimenti monetari interni necessari per compensare quelli meno competitivi. Ma i cinque Presidenti che hanno stilato il report ne sono convinti, contenti loro…

Allo stesso tempo non si può pensare di puntare allo strappo finale alla ricerca di un “balzo quantico”. L’imposizione dell’euro ai paesi fuori dall’eurozona non può portare all’eurismo duro&puro, ma all’assai più semplice addio dei paesi dell’Est Europa, quelli scandinavi e poi del Regno Unito. Il rispetto di regole impossibili da rispettare porterà, inoltre, alla cacciata dei PIIGS, lasciando sul tavolo soltanto l’asse franco-tedesco e satelliti. Finché dura, dato che la Francia è poco più di un’Italia con cinque anni di ritardo. Il tutto, ovviamente, dimenticando che anche i tedeschi hanno violato e violano le regole. Se finora non si è rispettato i trattati, dunque, non è per via di una mancanza di volontà ma per via di un’effettiva impossibilità.

Il problema della UE, allora, non è l’euro, ma l’intera struttura retrostante. Discutere i trattati, modificarli, non serve a niente perché il problema viene dai diversi percorsi storici dei paesi europei. Secondo la tradizione durante la Battaglia delle Piramidi Napoleone disse ai propri uomini che duemila anni di storia li stavano guardando. Una lezione che vale anche per i nostri simpatici tecnocrati europei. Rimane solo una domanda sul tavolo: e ora? E ora che si fa?

Approfondimenti:

_ addio, UE? Cfr. http://www.limesonline.com/rubrica/se-e-solo-berlino-a-dettare-legge-alla-grecia-e-alleurozona.

_ Sognare e non capire nulla. Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2015/06/07/news/senza_l_europa_federata_saremo_una_pedina_sulla_scacchiera-116270459/.

[1] Cfr. http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Government_finance_statistics.

[2] Cfr. http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Tax_revenue_statistics.

[3] Cfr. http://www.oecd-ilibrary.org/governance/government-at-a-glance-2015_gov_glance-2015-en.

[4] Cfr. http://www.europarl.europa.eu/news/it/news-room/content/20150622STO69009/html/EURES-combattere-la-disoccupazione-attraverso-la-mobilit%C3%A0-professionale.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 luglio 2015 da in politica con tag , , , .
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