Charly's blog

Vivere al di sopra dei propri mezzi = vendere al di sopra dei propri mezzi

In questi tempi di moralismo prestato all’economia e alla geopolitica non è difficile imbattersi nell’invettiva dedicata a chi è vissuto al di sopra dei propri mezzi. In genere si tratta di un simpatico figuro in giacca e cravatta, un politico ma talvolta anche un cabarettistia all’insegna dello spaghettiliberismo, che infervorato dalla “veva vevità” del kapitale stabilisce che voi – sì, proprio voi che state leggendo – avete vissuto al di sopra dei vostri mezzi. Spesso l’invettiva è destinata verso il debito pubblico, ma sempre più frequentemente viene chiamato in causa  anche il debito privato. Sapete com’è, la Crisi del 2008 è una crisi di debito privato e non una di debito pubblico…

Il privato,  il nemico invisibile

In effetti per chi come l’italiano medio che è abituato alle pernacchie sul debito pubblico può sembrare strano chiamare in causa quello privato. Ma al riguardo leggiamo cosa scrive il duo Giavazzi&Alesina che non può essere certo accusato di facile anticapitalismo [1]:

le crisi finanziarie, soprattutto quelle scatenate da aumenti ingiustificati nei prezzi delle abitazioni producono, quando la bolla poi scoppia, recessioni molto lunghe. Le banche, dopo aver concesso mutui con grande leggerezza, senza chiedersi se il cliente debitore sarebbe stato in grado di sostenere le rate, subiscono perdite ingenti e devono ricapitalizzarsi. Ma a quel punto trovare capitali privati non è facile, e se interviene lo Stato, il debito pubblico esplode, come è accaduto in Stati Uniti, Irlanda e Spagna. Così il credito non riprende e l’economia ristagna a lungo.

Non preoccupatevi, poi i due si riprendono e riattaccano con il frame dei virtuosi delle riforme. Ma non sono gli unici a mostrare un comportamento schizofrenico: lo ricordate Tremonti lamentarsi che gli italiani non s’indebitano abbastanza salvo poi criticare la crescita del PIL altrui definendola come drogata dai debiti (compito a casa: mettete il tutto in parallelo con Renzi che si lamenta che gli italiani non spendono abbastanza)? Bei tempi, allora, almeno si rideva. Solo una domanda: con i soldi presi a prestito che ci fanno le nostre simpatiche cicale?

L’epoca di Zio Paperone?

Il caso italiano, ovviamente, non è l’unico. Ecco un bel grafico dedicato all’esplosione del debito privato nel tempo [2]:

Debito privato, trend.

Ed eccone un altro per il valore complessivo [3]:

Debito privato

La questione inevasa dalla mole di dati disponibile è per quale motivo le persone si siano indebitate tanto. D’altronde non abbiamo assistito a un’esplosione di depositi alla Zio Paperone, no? Né tantomeno un’esplosione di Ferrari, piramidi, mausolei, ville o quant’altro. Allo stesso tempo il tenore di vita della mia generazione non è affatto differente rispetto a quella dei miei genitori. Oggi come ieri un nucleo familiare vive sempre in una casa, ha sempre una famiglia e gli elettrodomestici di base. L’unica cosa a cambiare è l’elettronica. Ma la televisione c’era ieri come oggi, mentre per il mio laptop e il mio cellulare ho spesso insieme neppure 500 euro. Ma si tratta di beni durevoli sul medio periodo dato che li ho comprati rispettivamente nel 2011 e nel 2012. E quanto a internet parliamo di 40 euro al mese, non una grande spesa. Ciononostante si deve far notare che un tempo un padre di famiglia manteneva un nucleo familiare con uno stipendio, oggi ne occorrono almeno uno e mezzo. E la riduzione delle dimensioni dei nuclei familiari è dettata da tanti fattori, ma non si dive dimenticare che la contrazione delle teste è anche un metodo per mantenere intatto il tenore di vita di un tempo.

C’è, poi, l’altra questione: se ti indebiti è perché qualcuno ti fa credito. Perché gli istituti finanziari, allora, hanno prestato così tanto e a così tanti? Facile: è il modo con il quale i nostri simpatici amici in giacca e cravatta fanno i soldi. Interessi sul debito, ovvero dei soldati prestati, ma mi raccomando non chiamateli strozzini. D’altronde, si sa, il libero mercato non prevede regolamentazione alcuna e strozzini e finanziatori espletano la stessa mansione. Se c’è una differenza legale è solo colpa degli statalisti socialisti.

Non mancano poi le malelingue che tirano in causa la crescita dei profitti e la stagnazione dei redditi [4]:

Profitti vs salari

Un’idea abbastanza logica: grazie al debito copri la stagnazione dei salari e, mentre sui salari non puoi lucrare, puoi allegramente speculare sui finanziamenti. Un simile comportamento spiega anche il furore ideologico contro la spesa statale dato che il risparmio gestito dallo Stato (previdenza) o i trasferimenti sociali (sanità, scuola, welfare) sono prestiti mancati con mancate conseguenze di lucro. Viva il debito ordunque fino a quando non scopri, ovviamente, che senza un reddito adeguato non puoi coprire appieno il debito. Ma lì, poi, interviene mamma lo Stato…

L’equazione del “al di sopra dei propri mezzi”

Sia come sia il messaggio è chiaro: pentitevi e ci pentiremo. Certo, una cosa bella, bellissima e pure bellerrima, ma vorrei ricordarvi la regola fondamentale del capitalismo:

non si produce per produrre, ma per vendere. E per vendere ci vuole qualcuno che abbia un reddito.

Questo principio ci permette di stabilire l’equazione del vivere al di sopra dei propri mezzi:

Vivere al di sopra dei propri mezzi = vendere al di sopra dei propri mezzi

Abbiamo visto che l’aumento del debito non è dettato dalla tesaurizzazione, ma dalle spese correnti. Le spese correnti, ovviamente, si traducono in vendite o prestiti da parte delle imprese e delle banche. La possiamo chiamare decrescita, austerità, sobrietà, come vi pare, ma la riduzione dell’indebitamento porta anche a una riduzione delle vendite delle imprese o degli interessi sui prestiti o degli investimenti delle banche. Il che ci porta al quesito finale: quante imprese e quante banche devono fallire per rendervi felici? E mio piccolo amico imprenditore o finanziere, quanti clienti vuoi perdere prima di dichiararti soddisfatto? La questione è tutta qui, sempre ammesso che non si voglia dar retta alla malelingue e mettere mano al conflitto redistributivo fra i profitti e i salari. Ma le malelingue sono malevoli, si sa.

Approfondimenti:

_ debito privato, i dati statistici dell’Eurostat: http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=tipspd20.

_ il capitalismo e la crisi: http://cje.oxfordjournals.org/content/33/4/685.full.

_ debito e crescita: http://www.voxeu.org/article/high-public-debt-harmful-economic-growth-new-evidence.

[1] Cfr. http://www.corriere.it/editoriali/12_luglio_22/a%20che-punto-e-la-notte-alesina-giavazzi_1e25e5ea-d3c6-11e1-83bd-0877fdcd1621.shtml.

[2] Cfr. http://www.pieria.co.uk/articles/its_the_private_debt_stupid.

[3] Cfr. http://blogs.spectator.co.uk/coffeehouse/2013/05/dominic-raab-reveals-britains-true-debt-burden/.

[4] Cfr. http://www.msnbc.com/the-ed-show/gap-between-corporate-profits-and-wages-grows.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 luglio 2015 da in economia con tag , , , , , , .
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