Charly's blog

50mila euro non possono bastare: un bocconiano alle prese con un paper

Nel post precedente abbiamo avuto di modo di vedere Stefano Feltri invitare i ragazzi a non sbagliare facoltà universitaria [1]: «Tra qualche settimana molti studenti cominceranno l’università. I loro genitori che si sono laureati circa trent’anni fa potevano permettersi di sbagliare facoltà, errore concesso in un’economia in crescita. Oggi è molto, molto più pericoloso fare errori. Purtroppo migliaia e migliaia di ragazzi in autunno si iscriveranno a Lettere, Scienze politiche, Filosofia, Storia dell’arte. È giusto studiare quello per cui si è portati e che si ama? Soltanto se si è ricchi e non si ha bisogno di lavorare, dicono gli economisti».  Si dovrebbe, invece, considerare l’istruzione un investimento economico e professionale: «Se guardiamo all’istruzione come un investimento, le indagini sugli studenti dimostrano che quelli più avversi al rischio, magari perché hanno voti bassi e non si sentono competitivi, scelgono le facoltà che danno meno prospettive di lavoro, cioè quelle umanistiche». Se dimenticare che «I ragazzi più svegli e intraprendenti si sentono sicuri abbastanza da buttarsi su Ingegneria, Matematica, Fisica, Finanza. Studi difficili e competitivi. Ma chi li completa avrà opportunità maggiori, in Italia o all’estero».

Nel caso specifico dell’Italia «fatto 100 il valore medio attualizzato di una laurea a cinque anni dalla fine degli studi, per un uomo laureato in Legge o in Economia è 273, ben 398 se in Medicina. Soltanto 55 se studia Fisica o Informatica (le imprese italiane hanno adattato la propria struttura su lavoratori economici e poco qualificati). Se studia Lettere o Storia, il valore è pesantemente negativo, -265. Cioè fare studi umanistici non conviene, è un lusso che dovrebbe concedersi soltanto chi se lo può permettere. L’Italia è il Paese dove questo fenomeno è più marcato». E perché non succede? Ma per colpa degli intellettuali: «Ma finché gli “intellettuali pubblici” su giornali e tv continueranno a essere solo giuristi, scrittori e sociologi, c’è poca speranza che le cose cambino». Peccato solo che il nostro abbia preso una discreta sola.

IL PAPER: HOW RETURNS FROM TERTIARY EDUCATION DIFFER BY FIELD OF STUDY

Il post di Feltri ha dato l’avvio all’insulsa e inutile diatriba fra lauree utili o meno, cultura umanistica e non. Roba interessante, per carità, ma prima si dovrebbe dare un’occhiata ai dati statistici da cui il bocconiano ha preso spunto. Il ragionamento di Feltri, o meglio sragionamento, si basa su un paper del CEPS il cui abstract inizia come segue [3]:

Results suggest that enrolling in science, technology, engineering and mathematics (STEM) courses is often not the best investment for students, especially female students. In choosing what to study, therefore, students are taking decisions that are consistent with their own private returns.

Nonostante l’idea diffusa dei «Policy-makers and policy analysts at European level appear to have clear answers, which point to a lack of science, technology, engineering and mathematics (STEM) skills and the need to train more students in these subjects. EUROPE 2020, the flagship EU policy strategy document, emphasised that “at national level, Member States will need to ensure a sufficient supply of science, maths and engineering graduates”». In pratica l’esatto contrario da quanto ci dice il nostro. Ed è pure scritto in prima pagina.

 Ma vediamo nel dettaglio il paper e partiamo dalla metodologia dello studio:

In order to study private returns by field, we calculate the NPV of university studies by field. […] Our paper factors in time use, meaning that we use information on how many years students remain in education and how many hours they spend in private study and classes and in small jobs. We use this information to calculate the opportunity cost: we assume the number of hours they spend studying is the same as the number they would work if they were not students. In other words, we include, on the cost side, the direct costs of education and foregone earnings. On the benefit side, we include gross earning benefits, the income tax effect and the social security contribution effect. We also decided to base our estimate on actual earnings data from the five-year period following graduation rather than estimate a lifetime profile, as the OECD and other studies do.

Per quanto riguarda le discipline: «Data are organised into nine fields of study which we group into four to have a big enough sample size for each: (i) education, art and humanities; (ii) social science, business and law; (iii) STEM (science, mathematics, computing, engineering, manufacturing and construction); and (iv) fields we have termed health and related services, and which include agriculture, veterinary services, health and welfare. 15 All values are averaged for each field of study». La morale è che «For a young male school-leaver, enrolling in education and humanities is, relatively speaking, not an advantageous choice», ma anche che «Somewhat surprisingly, the same applies, although to a lesser degree, to STEM.»

Conclusioni:

Factoring in time use helps to explain why, in the short- to medium-term after graduation, STEM careers do not make as much financial sense as the headline numbers seem to show. Moreover, from a gender point of view, private returns for STEM are consistently lower for females than males in any given country. We also distinguish between the private costs and benefits generated before and after graduation. We saw that both females and males experience STEM as a field with high initial costs, but males were much more likely than females to see high return generated after graduation. This provides a rational explanation for the smaller interest shown by females in the STEM field. It also suggests that a potentially powerful way of increasing female interest in STEM lies in examining sources of smaller post-graduation rewards or in post-diploma incentives designed to lower the cost of enrolling in STEM courses. On the other hand, some, but not all of the “soft” subjects have very high total private returns. They combine low initial costs (since they allow students to take paid jobs while studying) with substantial later returns. These are subjects such as social science, law and business, but they do not include arts, humanities and education, where the private returns tend to be much lower. This is particularly true for the new EU member states where the generic skills represented by such degrees are a good fit for rapidly changing economies. The fourth category we examined – health and related services – concerned mostly, but not exclusively, health care and social welfare, and provided a consistent picture of medium overall returns stemming from high initial costs and high subsequent benefits.

Con tanto di disegnino (Net Present Value of University education in five countries, five years from graduation, male graduates. Blue bars refer to male students, pink bars to female):

Lauree umanistiche inutili?

La morale è che « This first part of the analysis indicates therefore that when both costs and benefits are taken into account, social sciences and medicine (and related professions) tend to have the highest private returns across the five countries studied». Il Sole 24 ore riassume bene la questione [4]: «Il risultato? Sul breve periodo una laurea in discipline più «hard» come ingegneria o matematica potrebbe avere meno «senso finanziario» di quello profilato – a stretto giro – da corsi di laurea più soft. Un esempio del caso sono le scienze sociali, come economia e scienze politiche: corsi che attraggono di più, grazie alla combinazione di minore investimento di tempo e buoni ritorni. L’esatto contrario di quanto si verifica con le discipline Stem: il fattore tempo spaventa, mentre i retaggi culturali su discipline “maschili” come matematica e fisica fanno sì che la presenza femminile sia ridotta a poco più di un terzo del totale. Un cortocircuito che sta mettendo a repentaglio il fabbisogno di skills tecnici per la crescita europea e tenendo ai margini la quota di studentesse: appena il 33,3% su scala europea, ritoccata all’insù dall’Italia (39,8%)». Ovviamente, nel paper, non c’è scritto da nessuna parte che quelli meno preparati disertino le discipline STEM. Visto che a Feltri piacciono tanto verrebbe da chiedersi perché non abbia studiato fisica invece di economia.

Nulla di nuovo sotto il Sole dato che anche nel database online di Almalaurea si possono trovare dati simili. Ecco i tassi di occupazione a 5 anni dalla laurea magistrale [5]:

Condizione occupazionale laureati

E i guadagni a 5 anni dalla laurea magistrale:

Quanto guadagna un laureato.

Ne viene fuori che le lauree peggiori sono quelle nel settore geo-biologico e chimico, poi a seguire lettere e quello scientifico. Medicina è al 97% ma non si deve dimenticare del numero chiuso, mentre fra ingegneria e il settore politico-sociale ci sono 8 punti di differenza. Devo davvero spiegare a un tizio laureato in economia il concetto di utilità marginale decrescente? Sia come sia questi dati dimostrano che in Italia le materie scientifiche non convengono e non c’è molta differenza con le discipline ritenute umanistiche.

LA SCIENZA NON È ROSA

Il paper dedica anche un paragrafo alla scarsa presenza delle donne nelle discipline STEM (science, mathematics, computing, engineering, manufacturing and construction): «Female graduates dominate the education, art and humanities field, for which they enjoy higher returns than men. For a woman, enrolling in STEM courses is rarely the financially most rewarding choice. In Italy, France, Slovenia and Hungary, it brings the lowest returns. This is consistent with, and perhaps also explains, the low female participation in STEM». Il risultato è ovvio:

Tabella n°1. Percentuale delle laureate donne nelle discipline STEM.

%
EU27 33,3
Francia 28
Italia 39,8
Ungheria 30,1
Polonia 39,4
Slovenia 30,1

Fonte: CEPS 2015.

Perché le donne sono pigre, hanno voti bassi o poco avverse al rischio come direbbe il nostro? No, perché non conviene: sono donne mica sceme.

LA LOGICA TRABALLANTE DEL BOCCONIANO

Oltre a non aver capito l’abstract, Feltri è riuscito pure a non capire le tabelle e i grafici [6]:

Nella formulazione originaria, l’articolo parlava del valore attualizzato di una laurea in Italia a partire dalla fine degli studi: “per un uomo è 273.000 euro se ha una laurea in Legge o Economia, 398.000 se in Medicina. Soltanto 55.000 se studia Fisica o Informatica […]. Se studia Lettere o Storia, il valore è pesantemente negativo, -265.000 euro”. Poche ore dopo però il giornalista, ammonito da una delle autrici dell’articolo, è costretto a rettificare; lungi dal riferisi alle migliaia di euro, i numeri riportati da Feltri si riferivano in realtà a valori comparativi. I ricercatori fissavano infatti a “100” il vantaggio stipendiale del possesso di una laurea secondo una ricerca dell’OCSE, ma cercavano di mostrare come sotto a questo guadagno medio si celassero in realtà cifre molto maggiori (398 per medicina, vale a dire: quasi il quadruplo) e molto minori (-265 per le materie umanistiche).

Ma non sono gli unici due strafalcioni. Oltre all’essersi beatamente inventato che i più scarsi si iscrivono nelle facoltà umanistiche – anche se le discipline umanistiche non esistono – tira in ballo la necessità della collettività di finanziare studi inutili [7]:

Morale: cari ragazzi, studiate pure quello che vi piace, tipo filosofia o scienze della comunicazione, ma mettete in conto che a cinque anni dalla laurea avete ottime possibilità di essere disoccupati e con un reddito da operaio non specializzato. E a cinque anni dalla laurea significa avere 28-29 anni, che è già l’età in cui si può cominciare a ragionare di famiglie, figli e tutto il resto. Cosa che fanno spesso, per esempio, le dottoresse specializzande, che hanno figli quando entrano in specialità dove hanno anche diritto alla maternità. Se poi volete comunque studiare filologia romanza o teatro, se ve lo potete permettere o se vi attrae un’esistenza da intellettuale bohemien, fate pure. Affari vostri. L’importante è che siate consapevoli del costo futuro che dovrete pagare. Dal lato delle scelte collettive, cioè le politiche pubbliche, dovremmo tutti chiederci se ha senso sussidiare pesantemente università che producono disoccupati e formano persone che nessuno sente il bisogno di assumere o retribuire adeguatamente.

E già perché, notoriamente, il sistema universitario è gratuito e le rette mica si pagano. Ma come abbiamo già visto le donne nelle discipline STEM studiano tanto per ricavare pochissimo. Aggiungendo l’idea feltriana che si debba finanziare solo quello che fornisce un ricavo, allora, che si fa? Interdiamo l’accesso alle esponenti del gentil sesso nei laboratori scientifici?

E poi, ancora [8]: «Terzo dato rilevante, ai fini della nostra discussione: secondo l’Ocse, un terzo dei lavoratori italiani occupa un posto che non corrisponde alle sue competenze. Così, a spanne, tendo a pensare che sia più facile trovare un esperto di letteratura inglese in un call center piuttosto che uno scienziato informatico a staccare biglietti in un museo». Così a spanne direi, invece, che è un problema di specializzazione produttiva delle aziende e di nanismo aziendale. Tant’è che pure il nostro ci arriva: «gli studenti italiani studiano cose giudicate inutili dal mercato del lavoro e le imprese italiane non sono in grado di valorizzare le competenze dei loro dipendenti, per esempio un laureato magistrale in economia si trova ad avere le stesse mansioni e quasi lo stesso stipendio di un diplomato in ragioneria». Ma dai, non l’avrei mai detto.

LA MORALE DELLA FAVOLA? PRENDI IL TELEFONO, FELTRI

Ed ecco cosa dice Ilaria Maselli, una delle ricercatrici [9]:

Secondo Maselli, le interpretazioni sono due: «La prima, non sviluppata all’interno di questa indagine, è che è inutile “chiedere laureati Stem” se poi gli stipendi sono insufficienti o inadatti alla preparazione dei ragazzi – dice al Sole 24 Ore -. Parliamo di contratti da 1000 euro al mese». La seconda? «E’ quella che approfondiamo, e cioè che – per qualche motivo – finisce per essere quasi sconveniente laurearsi proprio in discipline tecnico-scientifiche che garantiscono maggiori opportunità».

Toh, l’esatto contrario. Alla fine il nostro eroe scrive:

I miei genitori, non certo senza sacrifici, hanno investito parecchio sulla mia educazione. Solo di tasse universitarie cinque anni in Bocconi costano circa 50mila euro, più le spese come studente fuori sede ecc.

Considerati tutti gli strafalcioni fattuali e logici, qualcuno potrebbe consigliare a Feltri di fare una telefonata alla Segreteria Studenti della Bocconi: magari è ancora in tempo a farsi rimborsare i soldi delle tasse universitarie.

Approfondimenti:

_ utilità marginale decrescente: https://it.wikipedia.org/wiki/Utilit%C3%A0_marginale.

_ e l’estero? http://www.minimaetmoralia.it/wp/lo-hanno-detto-gli-economisti/.

_ utilità delle discipline: http://www.valigiablu.it/universita-e-lavoro-feltri-insiste-e-sbaglia-ancora/.

_ Feltri, again: http://www.valigiablu.it/universita-e-lavoro-feltri-insiste-e-sbaglia-ancora/.

[1] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/13/il-conto-salato-degli-studi-umanistici/1954676/.

[2] Cfr. http://www.ceps.eu/system/files/WD%20No%20411%20Useless%20Degrees.pdf.

[3] Cfr. http://www.ceps.eu/system/files/WD%20No%20411%20Useless%20Degrees.pdf.

[4] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-08-16/perche-l-italia-ha-gran-bisogno-laureati-discipline-scientifiche-ma-non-riesce-produrne-abbastanza-191157.shtml?uuid=ACTxzUi.

[5] Cfr. https://www.almalaurea.it/universita/occupazione/occupazione13.

[6] Cfr. http://www.uninews24.it/italia/9532-feltri-fatto-quotidiano-errore-iscriversi-alle-facolt%E0-umanistiche.html.

[7] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/14/universita-studiate-quello-che-vi-pare-ma-poi-sono-fatti-vostri/1959668/.

[8] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/17/universita-gli-studi-belli-ma-inutili-e-lascensore-sociale-bloccato/1963721/.

[9] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-08-17/facolta-inutili-non-esistono-basta-arricchire-curriculum-224808.shtml?uuid=AC5Daxi.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 agosto 2015 da in società con tag , , , , , .
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