Charly's blog

Gender theory? Si chiamano studi di genere…

Per quanto sia un’amante delle scienze sociali nel significato più ampio del termine – la multidisciplinarità è di casa – devo ammettere che ci sono un paio di aspetti che mi annoiano a morte. Uno è la diseguaglianza economica e sociale con tutto l’armamentario di statistiche, mediane, indici. Un altro filone di studi verso il quale non ho mai provato interesse è quello degli studi di genere visto che il suo sottotitolo dovrebbe essere “grazie ar cazzo, capitan ovvio”.

Eppure a dispetto della sua ovvietà c’è sempre qualcuno che non ci arriva. Ecco a voi il crociato Adinolfi [1]:

Ha ragione la mia amica Costanza Miriano che sui social network ieri ha scritto che ormai la propaganda all’ideologia gender è il core business del gruppo Espresso, di cui fa parte il quotidiano la Repubblica. Non passa giorno senza che ci siano uno o più articoli che direttamente o indirettamente incitino non solo al superamento dell’identità sessuale maschile e femminile oltre che della genitorialità incardinata sulle figure del papà e della mamma, ma anche alla costruzione in chiave anticattolica di una società nuova priva di riferimenti alla famiglia “tradizionale”, che io preferisco chiamare famiglia naturale. O famiglia, punto e basta.

Insomma, teoria gender, ideologia gender, vattelappesca gender contro la Sacra Famiglia modello Gesù Bambino (quello nato tramite Spirito Santo su una vergine, mi pare).

++ L’ideologia gender? Non esiste ++

Tutto bellissimo se non fosse che l’ideologia gender non esiste. Curiosamente un articolo di matrice religiosa spiega bene che cosa siano per davvero gli studi di genere [2]. Dopo l’aver messo in guardia il fedele contro i trucchi di Satanasso, s’intende: «La questione del “genere” (in inglese gender) è un incrocio fra una dottrina pseudo-scientifica e un bisogno politico, che ha finito col tramutarla in ideologia». Il solito complotto mondiale degli alieni rettiliani contro i crociati della fede:

Nella cultura mass-mediatica il termine è ormai egemonico e ha sostituito – anche negli studi internazionali e nelle analisi di sostegno al terzo mondo – il termine sesso. Il linguaggio recepisce velocemente i cambiamenti e il nostro caso non fa eccezione, tanto che questo nuovo significato di genere è passato all’interno delle nostre culture. La teoria del gender è una idea che sostiene la non-esistenza di una differenza biologica tra uomini e donne determinata da fattori scritti nel corpo, ma che gli uomini e le donne sono uguali da ogni punto di vista; c’è quella differenza morfologica, ma non conta niente. Invece la differenza maschile/ femminile è una differenza esclusivamente culturale, cioè gli uomini sono uomini perché sono educati da uomini, le donne sono donne perché sono educate da donne.
Se non ci fossero queste costruzioni culturali non ci sarebbero differenze tra donne e uomini e il genere umano sarebbe fatto di persone uguali. In tal modo la sessualità viene dissociata dalla personalità, non viene naturalmente connessa con la costruzione di una persona.

Morale? Eccola: «Oggi, invece, questa utopia dell’uguaglianza ha preso strade diverse: secondo la teoria del gender, l’umanità non è divisa tra maschi e femmine, ma l’umanità è fatta di individui che scelgono chi vogliono essere».

Ovvove, ovvove! Peccato che la teoria/ideologia/vattelappesca gender non esiste e si dovrebbe parlare di studi di genere che sono ben’altra cosa. Questo filone di studi si basa su un assunto assai semplice:

  • Il sesso è biologico;
  • Ma il genere è culturale;

Tradotto per i nostri amici cattolici, significa che come al solito l’elemento biologico è secondario nel comportamento umano e da solo totalmente insufficiente. E sempre come al solito per capire l’agire umano bisogna considerare la biocultura: non è biologico che l’uomo sia peloso e lavoratore mentre la donna se ne stia in cucina. Si tratta di un costrutto bioculturale variabile sia nel tempo sia nello spazio. Non c’è bisogno di avere chissà quale conoscenza specialistica o di prendere in considerazione la variabilità bioculturale su scala globale. Basta ricordare e ricordarsi i ruoli di genere odierni con quelli dell’Italia di 50 o 150 anni fa. Per questo motivo ho scritto che gli studi di genere dovrebbero avere come sottotitolo “capitan ovvio” dato che ci arrivano tutti. Tranne i religiosi, ovviamente.

++ Sragiono, ergo catholicus sum ++

L’introduzione dei fantomatici studi di genere nelle scuole italiane, ovviamente, non mira a spiegare agli studenti l’ABC delle scienze sociali, sia mai. Come si sa, se si vuole il “senso critico” si deve passare per Manzoni, mica per le discipline che sono nate per spiegare la società contemporanea. L’obiettivo è sempre il solito della pubblicità progresso: non molestare, non prendere in giro, non giudicare. Prendiamo i principi ispiratori della riforma della Scuola [3]:

Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119.

Al riguardo si citano gli articoli 3, 4, 29, 37 e 59 della Costituzione italiana e la finalità dell’operazione «non è, dunque, quella di promuovere pensieri o azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti, anche per raggiungere e maturare le competenze chiave di Cittadinanza, nazionale, europea e internazionale, entro le quali rientrano la promozione dell’autodeterminazione consapevole e del rispetto della persona, così come stabilito pure dalla Strategia di Lisbona 2000».

Perché, allora, i cattolici si oppongono alla cosa? Sono dispiaciuti perché non possono più dedicarsi al bullismo verso omosessuali e lesbiche? Forse, ma più semplicemente il problema è la perdita di controllo sulle vite degli altri. Rileggete l’intervento del diacono che ho postato all’inizio del post, specie fra le righe. Se non ci sono differenze biologiche da salvaguardare non c’è neanche il bisogno di un guardiano, di un pastore se preferite, che controlli che il gregge si adegui alla fuffa “naturale” o “divina” o quel che è. Se le persone si rendono conto che la biocultura è così vacua e vana a saltare è la pretesa di qualcuno di poter decidere della vita degli altri.

Non potendo combattere apertamente l’idea che le persone sia libere di autodeterminarsi invece di subire l’imposizione dei diktat di un vecchio convinto di essere in missione di “dio”, si utilizza il caro e vecchio argomento dell’uomo di paglia [4]:

L’argomento fantoccio (dall’inglese straw man argument, o straw man fallacy, letteralmente «argomento dell’uomo di paglia»), è una fallacia logica che consiste nel confutare un argomento proponendone una rappresentazione errata o distorta.

D’altronde se si utilizza il termine inglese al posto di quello italiano un motivo pur vi sarà. Efficace? Sì, ma non onesto sotto il punto di vista intellettuale. Ma, si sa, non è con l’onestà intellettuale che tiri su le religioni universali.

Approfondimenti:

_ Cfr. http://www.wired.it/attualita/politica/2015/03/13/teoria-del-gender/.

_ Cfr. http://www.ilpost.it/2015/04/16/teoria-del-genere-gender-theory/.

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[1] Cfr. http://www.lacrocequotidiano.it/articolo/2015/04/21/media/repubblica-mancuso-e-la-propaganda-al-gender

[2] Cfr. http://www.vicariatusurbis.org/diaconatus/__nuovo/articoli/formazione/formazione0911.asp.

[3] Cfr. http://www.istruzione.it/allegati/2015/prot1972.pdf.

[4] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_fantoccio.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 settembre 2015 da in società con tag , , , .
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