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Schadenfreude: lo scandalo della Volkswagen

Fonte: Wikipedia.

Fonte: Wikipedia.

Nel  gennaio del 2012 sullo Spiegel apparve un articolo assai istruttivo [1]:

Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano? Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso? Un personaggio così lo si conosce in vacanza al mare. E’ un uomo dalle azioni plateali e che gesticola mentre parla. In linea di massima si dimostra innocuo, ma non lo si dovrebbe fare avvicinare troppo ai macchinari pesanti. Fare “bella figura” si chiama lo sport nazionale italiano che consiste nel dare una buona impressione di sé. Anche Francesco Schettino voleva fare bella figura, ma si è trovato in mezzo uno scoglio.

Insomma, italiani razza inferiore e tedeschi razza superiore (anche se non sanno distinguere le gesta di un individuo da quelle di un intero popolo). Peccato solo che in ambito storico rida bene chi ride ultimo.

Le auto di un popolo: lo scandalo della Volkswagen

Passiamo alla cronaca di questi giorni [2]:

L’agenzia per la protezione ambientale (Epa) statunitense ha ordinato il richiamo di quasi 500mila veicoli della casa tedesca accusata di aver infranto la legge installando un software per aggirare gli standard ambientali per la riduzione dello smog nelle 482mila Vetture diesel vendute negli Stati Uniti dal 2009 al 2015: le Volkswagen Jetta, Beetle, Golf e Passat, e l’Audi A3. Si tratta di un software capace di rilevare quando la macchina è sottoposta ai test sulle emissioni, in modo da tenere attivo il sistema di controllo sulle emissioni solo in quel periodo di tempo. Negli altri momenti, è l’accusa dell’Epa, i veicoli inquinano molto più di quanto comunicato dalla casa produttrice. Il software è stato creato per nascondere l’emissione di monossido di azoto. “Usare un impianto di manipolazione nelle macchine per eludere gli standard ambientali è illegale, e una minaccia alla salute pubblica” ha dichiarato Cynthia Giles, funzionaria dell’Epa.

Tant’è che l’amministratore delegato della Volkswagen Martin Winterkorn, prima delle sue dimissioni, si è pubblicamente scusato: «Sono personalmente desolato del fatto di aver deluso la fiducia dei nostri clienti e dell’opinione pubblica. Per il consiglio di amministrazione e per me personalmente questi eventi hanno la più alta priorità. Volkswagen non consente violazioni di regole e leggi di alcun tipo. Lavoriamo con le istituzioni competenti per poter chiarire nel modo più trasparenze veloce ed esaustivo possibile i fatti».

 Sarà, ma intanto «dall’ultimo report annuale dell’azienda emerge che a lui andrà una pensione di 28,6 milioni di euro e, spiega Bloomberg, il documento “non indica condizioni per cui la somma potrebbe non venire pagata”. A Winterkorn potrebbero anche andare due annualità in caso di uscita per totali 33 milioni, ma la parola spetta al board che potrebbe ridurre la somma». Nel frattempo l’azienda rischia la bancarotta sommersa da ondate e ondate di cause legali intentate dai consumatori: «Gli undici milioni di veicoli sono più di quanti ne ha venduti il più grande produttore di automobili in un intero anno. Già ora VW ha per questo motivo rivisto le previsioni degli utili e messo da parte 6.5 miliardi di euro soltanto per il terzo quarto dell’anno. “Per la copertura di necessarie iniziative di assistenza e altri sforzi per riconquistare la fiducia dei nostri clienti”, si afferma come motivazione in un comunicato dell’azienda. E non si sa se sarà sufficiente. A questa cifra si aggiungeranno circa 18 miliardi di dollari di sanzione imposta dagli USA per la manipolazione dei valori dei gas». Quanto basta per ventilare l’ipotesi che la Volkswagen sia too big to fail con relativo intervento del Governo tedesco con buona pace dei dogmi del mercato.

Già, a proposito del Governo tedesco [3]: «Secondo «Die Welt», la manipolazione dei controlli dei gas di scarico da parte della Volkswagen negli Usa era conosciuta dal Governo tedesco. Una notizia che pesa come un macigno sulle commissioni di inchiesta e che si evincerebbe da una risposta del ministro dei Trasporti tedesco ad una interrogazione dei Verdi del 28 luglio scorso. Nella risposta il Governo tedesco sostiene che è «in corso il lavoro sull’ulteriore sviluppo del quadro normativo comunitario» con l’obiettivo di ridurre «le reali emissioni» dei veicoli. Sempre secondo «Die Welt» il dispositivo che consente di ridurre le emissioni durante i test era conosciuto al Governo tedesco e il dispositivo non sarebbe specificamente legato ai motori a benzina o diesel».

Non solo la Volkswagen: la Siemens, la Daimler, Rheinmetall—

La Volkswagen non è sola nella lotta titanica contro la giustizia degli uomini [4]:

Siemens, Daimler, Rheinmetall — la crema dell’industria tedesca — sono impantanati in casi di corruzione in Grecia, il paese che proprio Berlino ha ripetutamente ammonito per le precarie condizioni economiche. Non è ancora stata stabilita una data per la comparizione in un tribunale greco dei 19 ex dirigenti del gruppo ingegneristico tedesco Siemens, ma ciò che si profila è uno dei più grossi processi per cause finanziarie dell’ultimo decennio in Grecia. Più di 60 persone sono attualmente sotto indagine per corruzione in un caso che lo statunitense CorpWatch ha definito “il più grande scandalo aziendale della storia greca dal dopoguerra”. La Siemens, il colosso bavarese, i cui legami con la Grecia risalgono al 19esimo secolo, è sospettato di aver “oliato” diversi funzionari per aggiudicarsi uno dei contratti più remunerativi del paese — la grande opera di aggiornamento della rete telefonica greca alla fine degli anni ’90. Si presume che la Siemens abbia speso in totale 70 milioni di euro per tangenti in Grecia, secondo una fonte giudiziaria ellenica. L’investigazione dura già da nove anni, e il relativo fascicolo ha oltre 2300 pagine.

E senza dimenticare le banche [5]: «Multa decisamente salata per Deutsche Bank che si prepara a chiudere i conti con lo scandalo della manipolazione del tasso interbancario Libor con una maxi transazione da 2,5 miliardi di dollari. I sette dipendenti coinvolti nella vicenda verranno inoltre licenziati: sei lavoravano nella filiale di Londra e uno in quella di Francoforte. I nomi di questi trader non sono stati resi noti, ma – spiega il Dipartimento dei servizi finanziari dello stato di New York (Dfs) – si tratta di un amministratore delegato, quattro direttori generali e due altri dirigenti».

Non solo l’economia: fra piloti e migranti—-

E come non citare il simpatico pilota dell’Airwings? Ecco a voi l’omicidio di massa alla tedesca [6]:

Sono le 10,31 del 24 marzo quando l’Airbus 320 della Germanwings comincia a perdere quota. Era decollato alle 10,00 da Barcellona diretto in Germania, a Dusseldorf, con 144 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. In quel momento il co-pilota dell’A320 della Germanwings, Andrea Lubitz, è solo nella cabina di pilotaggio. Aveva aspettato che il comandante si allontanasse per attivare il nottolino che permette di programmare la manovra di discesa programmata per scendere gradualmente dalla quota di crociera di 38.000 piedi. […]Quando il comandante cerca di rientrare nella cabina di pilotaggio, segue la procedura prevista in questi casi: dalla tastierina numerica accanto alla porta della cabina suona una sorta di campanello, mentre dall’interno la telecamera lo inquadra. Lubitz non apre. Quindi, sulla stessa tastiera, il comandante digita il codice di emergenza di quattro cifre che permette di sbloccare la porta per un periodo compreso fra 5 e 30 secondi. Ma Lubitz sposta nella posizione ‘locked’ l’interruttore che controlla la porta e che si trova tra il suo sedile e quello del comandante. “A questo punto entrare nella cabina di pilotaggio diventa impossibile”, osserva il pilota. Ci sono ancora pochi elementi per capire se Lubitz stesse eseguendo la manovra manualmente o con il pilota automatico. In quest’ultimo caso, secondo il pilota, “si potrebbe comprendere perché abbia deciso di proseguire con la discesa controllata”. Solo in questo modo, ha aggiunto, “sarebbe stato possibile aggirare i numerosi computer di bordo che avrebbero automaticamente corretto la quota”.

O se amate le facili generalizzazioni: gli italiani magari sono dei cialtroni seduttori wannabe, ma i tedeschi sono dei calcolatori e malvagi nel senso stretto del termine.

E che dire dei migranti, dei profughi che bussano alle porte europee? Dopo aver detto no a una ragazzina perché non si possono mica accogliere tutti, la Merkel cambia idea [7]: «La Germania ha ufficialmente comunicato che accoglierà d’ora in poi tutti i profughi provenienti dalla Siria. L’Ufficio Federale per l’immigrazione ha comunicato: “In questa fase non applichiamo il regolamento di Dublino”. Significa che la Germania apre le frontiere ai profughi di guerra, da sola stabilisce e attua il principio per cui chi scappa da una guerra non può e non deve essere fermato alle frontiere di un paese civile. Berlino dunque rinuncia all’alibi di Dublino, quell’accordo tra paesi europei per cui il profugo può essere accolto, se ha diritto all’accoglienza, solo nel primo paese nel quale mette piede in Europa». Non che la cosa sia durata molto [8]: «Neppure la Germania può assorbire il fiume di disperati in fuga dalla guerra. Così nel pomeriggio è arrivata la sospensione del traffico ferroviario con l’Austria, poi ripristinato dopo circa 12 ore, e il ministro dell’Interno ha annunciato la reintroduzione «temporanea» dei controlli alla frontiera. Nel Paese, è stato precisato, si potrà entrare «solo con documenti validi». E il ministro dell’interno, Thomas de Maiziere, ha avvertito i Paesi che fanno transitare liberamente i migranti: «La grande disponibilità dimostrata dalla Germania non deve essere sfruttata troppo». Insomma, fanno male i calcoli dando il via libera e poi la colpa è degli altri.

Ricapitoliamo:

  • Prima si afferma che non si può accogliere tutti;
  • Poi si cambia idea e si aprono le frontiere;
  • Poi la si cambia idea nuovamente e si chiudono le frontiere;

E così siamo finiti a parlare di quote obbligatorie per paese. La solita efficienza teutonica, direi, o magari solo furbizia. La Germania ha fatto la nobile figura salvo poi fare retromarcia e scaricare il pacco sugli altri.

Chi di moralità si fa vanto d’immoralità perisce—-

E così dopo la tanto rinomata Finlandia dei primati nelle classifiche ci siamo ritrovati con il crollo della Germania. Quanto basta per stabilire che i tedeschi sono gente poco seria e dalle scarse capacità politiche e strategiche? In effetti la storia 1870 – 1945 e il crollo della Repubblica di Weimar sono un macigno… ma no, non fatelo. Gli stereotipi culturali e le generalizzazioni sono le scorciatoie per gli sciocchi e le colpe di pochi individui non sono quelle di un intero popolo. Ma si vede che nelle scuole bavaresi non si insegnano simili idee. E mi raccomando, cari auto razzisti italici, ancora una volta venite a dirci che non possiamo fare la morale – anche se nessuno si diletta con il moralismo, è solo presa d’atto del doppiopesismo – perché siamo corrotti, mafiosi e pizzaioli. Ricordate solo che nel “gli italiani” c’è posto anche per voi e, come al solito, iniziate con “io, italiano, appartengo a una razza inferiore di mafiosi e corrotti”. Poi se ne parla.

Approfondimenti:

_ Il nuovo CEO: http://www.ilpost.it/2015/09/25/volkswagen-nuovo-ceo-scandalo-diesel/.

_ Corruzione alla tedesca: http://www.attivotv.it/germania-corruzione-tangenti-il-mito-tedesco-crolla/.

_ Schettinen: http://www.nextquotidiano.it/schettinen-il-giornale-da-alla-merkel-un-buon-motivo-per-invaderci/.

_ Governance alla tedesca: http://www.nytimes.com/2015/09/25/business/international/problems-at-volkswagen-start-in-the-boardroom.html?_r=0.

_ auto razzismo: lo state facendo bene: http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/i/i025.htm.

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[1] Cfr. http://italiadallestero.info/archives/13740.

[2] Cfr. http://www.economia.rai.it/articoli/scandalo-volkswagen-ecco-cosa-%C3%A8-successo/31036/default.aspx.

[3] Cfr. http://www.corriere.it/economia/15_settembre_22/volkswagen-caso-emissioni-truccate-si-allarga-da-francia-a-australia-b55996b2-6100-11e5-9c25-5a9b04a29dee.shtml.

[4] Cfr. http://vocidallestero.it/2015/08/31/business-insider-molte-grandi-imprese-tedesche-impantanate-in-casi-di-corruzione-in-grecia/.

[5] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/23/manipolazione-tassi-deutsche-bank-chiude-caso-libor-multa-25-miliardi/1617958/.

[6] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/03/24/un-airbus-della-german-wing-si-e-schiantato-nel-sud-della-francia_039dca3e-6b89-4b2d-a4de-ee11af0c7f8c.html.

[7] Cfr. http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/lucio-fero-opinioni/germania-angela-merkel-migranti-siriani-rifugiati-accordo-dublino-2259109/.

[8] Cfr. http://www.lettera43.it/cronaca/migranti-la-germania-chiude-le-frontiere_43675186731.htm.

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Un commento su “Schadenfreude: lo scandalo della Volkswagen

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Questa voce è stata pubblicata il 25 settembre 2015 da in cronaca con tag , , .
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