Charly's blog

Renzi, le tasse e il “più Europa!”

Sulla politica fiscale, a dispetto dei moniti di provenienza europea, il rottamatore Renzi prosegue per la sua strada [1]

«Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate a Bruxelles». Così il premier Matteo Renzi a margine dell’Assemblea dell’Onu, aggiungendo che «compito dell’Ue non è mettere bocca su quali scelte fiscali fa uno Stato» e «non decidere al posto dei singoli governi»

Vediamo nel dettaglio l’oggetto del contendere.

——– Renzi e l’Europa: lotta sulle tasse ———-

Le raccomandazioni europee sono piuttosto semplici [2]:

L’Italia dovrebbe ridurre la pressione fiscale sul lavoro e spostare il carico sui consumi, sugli immobili e sulle donazioni. La ricetta fiscale per il nostro Paese è contenuta nel capitolo dedicato alla tassazione sul lavoro del rapporto 2015 “Riforme fiscali negli Stati membri dell’Ue”, redatto dalle direzioni generali Affari economici e Fiscalità della Commissione europea. Secondo lo studio, diffuso oggi, l’aliquota fiscale implicita sul lavoro in Italia nel 2012 era del 42,8%, il livello più alto in Europa insieme al Belgio e decisamente più elevato rispetto alla media della Ue (36,1%) e dell’area euro (38,5%).

In termini pratici «il legislatore italiano dovrebbe intervenire in particolare sul «generoso sistema di alleggerimento fiscale e di esenzioni». Non dimenticando che «dato il basso livello della tassazione periodica sulla proprietà, rende l’occupazione della casa da parte del proprietario sotto tassato rispetto ad altri investimenti privati». La Commissione riconosce che promuovere la casa di proprietà «può essere considerato un importante obiettivo politico, ma non è improbabile che sgravi fiscali concessi a tale scopo potranno invece provocare aumenti dei prezzi particolarmente quando l’offerta è rigida, rendendo alla fine più difficile per le persone diventare proprietari di casa, specialmente i giovani e le famiglie meno abbienti»

E pur vero che «Secondo la Commissione Ue, la tassazione della proprietà immobiliare «ha effetti negativi veramente limitati sulla crescita rispetto alla tassazione del reddito per cui riportare la base fiscale in linea con i valori di mercato non comporterà solo un aumento delle entrate ma correggerà anche le distorsioni e gli attuali effetti non equi permettendo che le entrate riflettano l’attuale valore delle proprietà», ma in linea generale sul carico fiscale si nota che «il cuneo fiscale sul salario medio era del 48,2%, contro il 43,4% della media Ue e il 46,5% dell’eurozona» e che il gettito fiscale derivante dall’Iva è al di sotto la media Ue: 36,8% contro il 48,1%. E mal gliene incolse a Renzi che punta all’abolizione della tassa sulla prima casa. E sarebbe simpatico sentire la voce di quanti nel PD avevano attaccato Berlusconi per le stesse identiche proposte. Ma quella era un’altra epoca politica, a quanto pare.

—— E il più Europa di piddinania memoria? ——

Sull’argomento ognuno la può pensare come meglio crede – chi scrive concorda con la UE – ma questo siparietto fra Roma e Bruxelles non nasconde un punto assai interessante. Un tipico mantra piddino, infatti è riassumibile nello slogan “più europa!”: e da qui l’idea di creare gli Stati Uniti d’Europa con relative unioni fiscali, di bilancio e politica. Si deve dire che Renzi è generalmente più sofisticato del piddino medio [3]: «”We want a better Europe not more Europe». Che cosa sia quest’Europa migliore, in realtà, non è così facile a dirsi [4]: «Sto per andare a Bruxelles per l’ennesimo dibattito sul futuro dell’Europa, perché c’è l’emergenza Grecia. Tutti abbiamo a cuore questo Paese ed è giusto si affronti l’emergenza greca, ma c’è un problema ancora più grande: che tipo di Europa vogliamo fare». A parte l’immancabile e scontato attacco alla burocrazia [5]: «L’Europa dovrebbe tornare a sognare ed essere la casa dei popoli non solo della burocrazia». E si giunge fino al commento su Facebook:

Renzi, Unione Europea

Al netto delle scemenze da chierichetto, Renzi dovrebbe notare la palese conflittualità fra le pretese di scelta fiscale in ambito nazionale e la proclamata unione politica e, di conseguenza, fiscale: e se un europolitica eletta direttamente dall’euromassa affermasse che su scala europea si devono spostare le tasse dal lavoro alla casa? Che cosa dirà, allora, Renzi? E  non è il solo: che cosa diranno i paesi scandinavi se l’eletta europolitica – in pratica dagli altri europei o, meglio, dagli stranieri: spagnoli, bulgari, lettoni… – deciderà che bisogna finirla con il welfare universale? E che cosa diranno l’Irlanda o il Lussemburgo se l’europolitica eletta – in pratica dagli altri europei o, meglio, dagli stranieri: francesi, rumeni, inglesi… – deciderà che bisogna farla finita con il dumping fiscale garantito dalle aliquote basse se non bassissime? Così, tanto per sapere: chi è in grado di rispondermi? E torniamo sempre lì: l’europeismo da maniera è così chic, ma in termini politici non vale nulla.

[1] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-09-28/renzi-dove-ridurre-decidiamo-noi-non-l-ue-173800.shtml?uuid=ACY5N65

[2] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-09-28/l-ue-all-italia-meno-tasse-lavoro-piu-imposte-casa–133256.shtml?uuid=ACnkI15.

[3] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Cameron-Con-Italia-cambiare-burocrazie-Renzi-Vogliamo-Europa-migliore-17846ee0-abcb-4fa7-be15-62f2b55525df.html.

[4] Cfr. http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2015/07/07/renzi-grecia-emergenza-vero-problema-europa-che-vogliamo_eyf4cpsue2KtVvxwbdQAGN.html?refresh_ce.

[5] Cfr. http://www.agi.it/politica/notizie/ue_renzi_europa_casa_dei_popoli_non_della_burocrazia-201506231126-pol-rt10062.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 29 settembre 2015 da in cronaca con tag , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: