Charly's blog

Perché lui è Lui e voi non siete un cazzo: il senso di mr. Monti per la democrazia

La frase iconica del film Il marchese del Grillo con Alberto Sordi è l’assai leggendario [1]:

« Ah… me dispiace. Ma io so’ io… e voi non siete un cazzo! »

Nulla di nuovo perché basta sfogliare l’Iliade per ritrovare il prode Ulisse che picchia il povero Tersite reo, ahinoi, di aver messo in dubbio l’idea di farsi massacrare per la gloria e la ricchezza dei vari Agamennone, Menelao, Achille. In poche parole è la frase laconica per eccellenza se si vuol far notare l’abissale differenza fra i privilegiati e i non tipica delle aristocrazie o oligarchie a dir si voglia. Tutto nella norma fino a quando qualcuno non dice le stesse cose in un regime democratico…

L’eterno ritorno: gli Stati Uniti d’Europa

Dove avevamo lasciato il professor Monti? Al fallimento della sua esperienza di Governo? Eppure, eccolo che parla ancora [2]:

Quando si dice “in Europa è arrivato il momento di meno tecnocrazia e di più politica” si dice qualcosa di equivoco. Oggi in Europa – cioè nelle istituzioni europee – c’è molta politica, ma questa politica è un’accozzaglia di politiche nazionali. Ci sono ventotto politiche nazionali, con ventotto signore e signori che si riuniscono nel Consiglio Europeo e che dovrebbero essere la mente e il braccio politico dell’Europa, ma che di solito decidono guardando unicamente agli effetti politici nazionali di quelle decisioni. Neppure all’interesse nazionale di lungo periodo – si badi – ma all’effetto sui sondaggi dell’indomani o sugli equilibri interni delle rispettive compagini di governo.

Insomma, l’innegabile crisi dell’Europa è colpa delle politiche nazionali, mica della tecnocrazia. Bella scoperta dato che i tecnici – siano essi economisti, politologi, storici o sociologi – avevano messo in dubbio la fattibilità del processo sin dall’inizio. E invece no, il sogno politico ha avuto la meglio sulla razionalità tecnica con i risultati che si vedono.

O, almeno, è così che verrebbe da pensarla ma Mr Monti ha idee differenti: «Le politiche nazionali dovrebbero rimanere a casa loro, non invadere, in modo evidentemente incompatibile e disorganico, lo spazio che è stato previsto per la politica europea. Il fatto è che l’Europa viene divorata dalle politiche nazionali, è un fenomeno di “eurofagia”». Vi sembra credibile? Un momento, andiamo avanti e consideriamo questi due aspetti:

  • Chi determina la politica;
  • Quali sono i ruoli assegnati alla UE;
  • Con quali risorse;

L’Europa in crisi? Colpa della democrazia

Monti argomenta che la crisi europea è una crisi dettata dalla politica? Ma la politica è detta dal gioco interattivo fra elettori ed eletti con l’effetto logico che segue: « la crisi che oggi attanaglia quasi tutte le democrazie nazionali. Questa crisi ha caratteri precisi: l’orientamento sul breve periodo, la sottovalutazione dell’effetto “di governo” delle scelte e la sopravvalutazione del loro impatto mediatico, la semplificazione del dibattito e delle proposte, anche a fronte di problemi complessi. Così si premiano e si premieranno sempre gli iper-semplificatori, che sono i nazionalisti e i populisti». La democrazia funziona male, mentre l’Europa richiede altro: « Io credo che l’Europa richieda leader politici nazionali che, in certi momenti chiave, siano capaci di decidere lucidamente di sacrificare il proprio interesse elettorale (attenzione: non l’interesse di lungo periodo del proprio Paese!) al conseguimento di un interesse generale».

Una persona cinica farebbe notare che l’interesse elettorale di un politico è sempre l’interesse pratico di un gruppo di elettori, ma non è il caso di Monti. La sua idea è la democrazia per il popolo al posto di quella del popolo: «Sono sempre più numerosi coloro che si interrogano sulla validità a lungo termine del modello “democrazia da parte del popolo” o invece sulla necessità di “democrazia per il popolo”, che è una distinzione già presente in Tocqueville». « È probabile che le proposte che politicamente “funzionano” (cioè che attirano la simpatia più immediata) siano invece quelle che nella sostanza risulterebbero, e infatti sono risultate quando sono state messe alla prova, più controproducenti» [3].

Ricapitoliamo: il liberale Monti si basa sulla fede liberale che si fonda sui seguenti capisaldi:

  • Ognuno è il miglior giudice dei propri interessi;
  • Non esiste un vero interesse generale determinato da qualcuno;
  • L’interesse generale si persegue con la competizione e la mediazione fra interessi particolari nel gioco elettorale;

Non ci vuole un Phd per capire che Monti propone lo smantellamento sia della democrazia sia del liberalismo: « Ci si può addirittura chiedere se la democrazia come noi la conosciamo e l’integrazione internazionale siano ancora compatibili, e questo porrebbe un problema gigantesco». D’altronde non c’è più niente da decidere, tutto va avanti con il pilota automatico: «Oggi la globalizzazione e l’integrazione vanno avanti per quanto dipende dalla tecnologia e dai mercati, ma laddove richiedono atti di decisione politica, e soprattutto decisioni coordinate tra i diversi stati (che in Europa dovrebbero essere particolarmente sviluppate) si arrestano o retrocedono».  Anche qui manca la novità e si tratta del Governo dei Custodi di platoniana memoria mista al turbocaptalismo:

  • Il popppolo è brutto e non capisce niente;
  • Non c’è niente da decidere perché i mercati decidono tutto;
  • Perché continuare a votare? Tanto vale mettere due tecnici a prendere le decisioni.

E addio alla democrazia, presumo con il beneplacito dell’intervistatore. Liberale anche lui, fra l’altro, su una rivista online che si richiama al liberalismo. Divertente, non trovate?

Le dure repliche della realtà

Ed ecco il frame del nostro eroe: « Si può sperare che l’opinione pubblica acquisti consapevolezza della perdita di leadership da parte di chi governa? È possibile che le pecore prendano a guidare il pastore nella buona direzione, assumendo anche il controllo del cane da pastore?». Se vi chiedete come lui, pardon, Lui vi guarda la risposta è semplice: a quattro zampe, pelosi e belanti. Contenti voi…

Non mancava che citare il sogno greco, il più grande successo dell’Euro: «Per quanto riguarda la Grecia, ribadisco un’affermazione che ha suscitato scherno e ironia: la Grecia è la dimostrazione migliore del successo e della potenza dell’euro, perché è un Paese che, pur di mantenere questa moneta che vede come simbolo di stabilità e come strumento di potenziale progresso e modernizzazione, è stato disposto a sopportare politiche pesantissime». Lo possiamo chiamare il Principio del Tacchino: per il bene generale – stabilito da Lui – vi dovete sacrificare e se non vi sta bene siete dei populisti. Cattivi.

Ma il liberale Monti non manca di notare i fallimenti del mercato:

Ci sono due problemi. Il primo è che occorrerebbe che la nozione di solidarietà fosse grosso modo comparabile o almeno compatibile tra i diversi Paesi, cosa che non è. In secondo luogo, bisognerebbe verificare la disponibilità effettiva degli stati a sostenere i costi di questa solidarietà. È difficile superare in breve tempo differenze di visione quali quelle che concernono il principio di responsabilità individuale, del singolo cittadino, ma anche del singolo stato; il principio della corrispondenza tra impegno e risultato; la nozione di debito e di rispetto degli impegni presi. Quindi, sono un po’ scettico. La mia tesi è da diversi anni un’altra e l’avevo sostenuta anche nel rapporto del 2010 per Barroso sul mercato unico. Un mercato anche ben funzionante spesso determina esiti non soddisfacenti dal punto di vista dell’equità della distribuzione del reddito rispetto alla coscienza comune. Per questo il sistema fiscale deve poter giocare un ruolo redistributivo. Invece, l’integrazione di mercato non accompagnata da un adeguato coordinamento delle fiscalità nazionali ha determinato una crescente competizione tra gli stati che, per attirare capitali e imprese, hanno usato la leva della bassa fiscalità. Il risultato è stato che per salvaguardare le esigenze di gettito, gli stati hanno tassato sempre più il lavoro rispetto al capitale, perché quest’ultimo, essendo molto mobile, poteva facilmente spostarsi alla ricerca dell’imposizione fiscale più bassa. Non è accettabile, per lo stesso processo di integrazione europea, che l’integrazione di mercato finisca per espropriare gli stati della capacità di intervento sociale che invece devono continuare a esercitare.

Ma mancano i mezzi:

Di emergenza in emergenza, sempre più istanze sono dichiarate dalle politiche nazionali “compiti propri dell’Unione Europea”. Compiti mai attribuiti all’UE finora, si pensi alla gestione dei fenomeni migratori; presto potrà essere la politica di difesa, che non potrà rimanere a lungo sul piano del coordinamento “a parole”, soprattutto dopo il riorientamento degli Stati Uniti sull’asse del Pacifico. Tutte queste cose costano, e l’Europa vive di un bilancio che è circa l’1% del PIL europeo. Non c’è cosa che possa contribuire altrettanto alla perdita di credibilità di un’istituzione che dichiarare obiettivi cui non corrispondano risorse adeguate.

Ecco il più Europa: aumentare i poteri e di conseguenza le risorse a disposizione di Bruxelles, non più politica – ovvove, ovvove! – ma fieramente tecnocratica. E anche qui non si deve avere un Phd di economica per conoscere il principio del limite di bilancio: se le risorse vanno all’Europa qualcun altro non le può più utilizzare. Gli Stati nazionali, la politica, l’elettorato che elegge quella politica. Cioè voi. Ma tanto decide lui, pardon, Lui. Populisti!

Approfondimenti:

_ Elogio di Tersite: https://tersiteblog.wordpress.com/chi-e-tersite/.

_ il Governo dei custodi: http://ospitiweb.indire.it/~copc0001/demo/custodi.html.

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[1] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Il_marchese_del_Grillo.

[2] Cfr. http://www.stradeonline.it/monografica/1419-tocqueville-e-gli-eurofagi-intervista-a-mario-monti.

[3] La celebre definizione di Lincoln “potere del popolo, dal popolo per il popolo” è un capolavoro retorico ma un incubo pratico: non definisce cosa sia il popolo né tantomeno cosa sia il potere (si guardi Weber) o i suoi limiti.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 ottobre 2015 da in politica con tag , , , .
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