Charly's blog

Vaccini e non: il fallimento della mente razionale, i limiti del metodo scientifico

Uno degli argomenti all’ordine del giorno nel dibattito politico è la questione dei vaccini [1]: «Può apparire sorprendente, eppure l’argomento “vaccini”, in questi giorni riempie pagine di giornali e scatena reazioni emotive fino a poco tempo fa impensabili. Immaginare un rifiuto nei confronti della vaccinazione antivaiolosa, di cui i meno giovani di noi hanno traccia sul proprio braccio, o un pregiudizio di fronte all’offerta di quella goccia rosa sulla zolletta di zucchero che ci proteggeva finalmente dalla poliomielite, era fino a qualche anno fa inimmaginabile». Il risultato è che «la copertura scende di poco al disotto del 95% per i vaccini obbligatori, le cose vanno sicuramente peggio per la vaccinazione contro il morbillo, ormai fra l’80 e l’85%, o per l’anti-influenzale, che negli anziani scende al disotto del 50%». Non male, vero?

Ma gli antivaccinisti sono dei cretini?

Vorrei proporvi queste considerazioni [2]:

Nonostante la continua menzione del solito colpevole, il famigerato e mitico analfabetismo funzionale, il calo delle vaccinazioni odierno e la crescita del movimento antivaccinista che stanno destando tanto allarme in questo periodo sono evidentemente associati a una maggiore informazione disponibile al grande pubblico. Ovvero una maggiore facilità nel diffondere e comunicare le informazioni, e anzi nel ritorno e nella concreta realizzazione –grazie alla tecnologia e alla cultura di massa – di quella ‘grande repubblica delle lettere’ che era l’utopia illuminista, nella quale tutti gli uomini sono invitati a prendere parte, senza complessi, ai più astrusi dibattiti filosofici e scientifici. Occorre riconoscere che la nostra attitudine nei confronti dell’istruzione è profondamente contraddittoria: esaltiamo la formazione umanistica e il suo contributo nel formare una mente critica, ma siamo anche pronti a deplorare e mettere alla gogna con l’etichetta di ‘complottista’ chiunque decida di fare uso di quegli strumenti forniti dalla scuola per dubitare delle informazioni messe a disposizione delle autorità scientifico-sanitarie; esaltiamo la diversità e il dissenso ma allo stesso tempo vogliamo che su almeno certi argomenti tutti la pensino in maniera identica.

E:

È inevitabile che le persone si chiedano come mai le vaccinazioni obbligatorie (quattro nel nostro paese) non siano tali in molti paesi dell’Unione Europea (Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia) e quindi perché dovrebbero essere obbligatorie anche da noi. È inevitabile che si chiedano per quale motivo – se le vaccinazioni obbligatorie sono quattro – il vaccino sia quasi sempre disponibile solo come ‘esavalente’, obbligando di fatto ad assumerne sei. È inevitabile chiedersi perché si debba criminalizzare chi decide di non vaccinare i figli per il morbillo o la pertosse, dal momento che queste vaccinazioni appunto non sono fra quelle obbligatorie ma fra quelle soltanto ‘raccomandate’.

Ma soprattutto:

Io credo che se vogliamo capire il movimento antivaccinista, però, occorra soprattutto tornare a d’Alembert. Occorre capire che non basta, ad esempio, opporre la fredda logica dei numeri alle paure o alle idiosincrasie ideologiche di chi non vuole vaccinarsi, e che non c’è nulla di irrazionale in queste preferenze, ma semplicemente non tutti adottano per forza lo stesso sistema di valori, o danno lo stesso peso a certi rischi o certi benefici. Fra i valori che vengono rifiutati da alcuni antivaccinisti vi è per esempio l’uso della tecnica per risolvere i problemi di salute, il rifiuto dello stesso progresso scientifico e un culto della ‘natura’ che si traduce in un certo fatalismo riguardo a quel che può riservarci il futuro, sempre accettato purché ‘naturale’. L’opposizione ai vaccini è abbastanza simile all’opposizione agli Ogm, nel senso che per quanto siano rassicuranti i dati sulla loro sicurezza e l’elenco dei possibili benefici, le unità di misura usate sono evidentemente altre (non sono quelle usate da chi scrive, che però non vede quale statistica possa confutarle).

E per concludere:

Senza dimenticare che «come nota anche Dario Bressanini vaccinarsi è un gesto altruistico, e quindi il problema non è tanto quello di educare la gente al pensiero scientifico, ma quello ben più difficile di renderla maggiormente altruistica, la natura umana essendo quella che è. In ultima analisi lo scontro fra antivaccinisti e vaccinisti è quello che oppone il rispetto dei diritti della persona a gestire come crede il proprio corpo e rifiutare le cure (diritto ormai riconosciuto dall’ordinamento italiano) e il diritto alla salute come benessere collettivo». La situazione, allora, è più complessa di quanto la si voglia far credere.

La mente scientifica? Non è una mente umana

Nonostante le considerazioni presenti nell’articolo, decisamente interessanti, non riesco ad appassionarmi alla questione. Sono adulto, vaccinato, in ottima salute (a parte per la malattia che si chiama invecchiamento), non ho figli e non vedo l’ora di iniettarmi nel corpo tutta la nanotecnologia possibile. E viviamo anche in una società dove vige la convinzione che il dolore “faccia crescere” qualunque cosa essa voglia dire. Insomma, pensate a quanta “crescita” (Economica? Biologica? Spirituale? Antropologica? Vattelapeschista?) si può accedere grazie al rifiuto dei vaccini. Divertitevi.

L’aspetto che mi interessa di più e che dovrebbe interessare anche agli uomini di scienza è il fallimento della comunicazione scientifica. Da una parte abbiamo una legione di medici, scienziati, grafici, studi e letteratura scientifica, dall’altra dei tizi che si informano su Youtube. Il tutto riassumibile in questa risposta di UNICEF Italia [3]:

Unicef e vaccini

I risultati? Nessuno: i dati e gli studi non convincono gli scettici. Un simile fallimento non si registra solo sui vaccini, ma anche sul riscaldamento globale o sugli OGM. Al riguardo scatta il riflesso pavloviano dell’uomo di scienza e si scatena la pioggia di commenti sulle qualità del proprio interlocutore: stupido, ignorante, semianalfabeta, eccetera. Come si possa provare a convincere qualcuno insultandolo, francamente, mi sfugge. Al riguardo si applica benissimo la battuta dei repubblicani sui democratici: coloro che capiscono tutto non riescono a capire chi non li capisce.

Ma perché si verifica un simile fenomeno? La cosa è dovuta a una motivazione assai semplice ma stranamente poco compresa. Il metodo scientifico sul quale si modella la “mente razionale” (non nel senso weberiano del termine) è artificiale, non naturale. Codificato per la prima volta nel 16° secolo per mano di Galileo – anche se si può notare l’utilizzo negli scritti di Leonardo – le caratteristiche proprie di questo metodo non combaciano con quanto la natura ha combinato con la mente umana. D’altronde se così non fosse non avremmo avuto nessuna necessità di formularlo dopo 45 secoli di civiltà documentata. Ipotesi, dati, teorie, leggi, esperimenti, letteratura scientifica sono tutti elementi che contrastano appieno con la mente umana che è basata, invece, su:

  • Frame;
  • Emotività;
  • Generalizzazioni improprie;
  • Bias;

Ben lungi dall’essere figli della stupidità, questi elementi si sono formati grazie alle pressioni selettive generate dall’ambiente (avete presente l’evoluzione, mie i piccoli amici scienziati? Sì, quella roba lì che studiate). Fra l’altro basta leggere quello che scrivono gli interlocutori per scoprire che abbiamo:

  • L’antivaccinista paladino della libertà di scelta quale che sia il risultato. Si vedano i libertari anarcap [4];
  • Chi rifiuta a priori il modello scientifico bollandolo per materialista o vattelappesca;
  • Il gomblottaro in lotta contro le multinazionali kattive anche se a rigor di logica si guadagna molto di più facendo ammalare le persone e non il contrario…
  • Il semplice disinformato;

Argomentare facendo leva sugli studi scientifici, allora, è inutile dato che in un caso abbiamo la loro netta negazione, negli altri abbiamo l’accento su tutt’altra questione.

Un altro esempio lo si può trarre dalla cronaca di questi giorni. Se si seguono le discussioni relative alla vicenda del pensionato di Vaprio d’Adda che ha ucciso un ladro [5], si può notare che i difensori del gesto non tirano in ballo le statistiche relative alla criminalità o acute interpretazioni del Codice Penale. Citano, invece, il diritto di difendere la propria famiglia da un’aggressione: un principio, una posizione di valore. Lo stesso discorso vale per chi difende la diffusione delle armi da fuoco la cui mente funziona sul frame “difendere famiglia contro kattivo là fuori”. E contro un principio le statistiche nulla possono.

Allo stesso tempo gli scettici sul riscaldamento globale non sono tali perché non convinti dai dati raccolti. Temono, invece, il Big Government e il controllo dell’economia da parte dello Stato-ladro. Il fatto che personalità di sinistra, liberal, progressiste lancino allarmi contro questa minaccia ne è un’altra e ulteriore conferma per il loro sistema di comprensione del mondo esterno. La questiona non è, quindi, scientifica, ma prettamente politica.

Morale? Uno scontro politico non è mai uno scontro di e fra dati e grafici, ma di e fra principi e valori. Non si deve discutere dell’argomento in questione ma dei principi morali su cui si poggiano le proprie politiche. Sempre se volete capire certe discussioni senza capo né coda sul welfare o sull’articolo 18. Ahinoi e ahiloro la scienza non funziona così e i risultati si vedono.

Mi è sembrato di vedere un asino

Il problema di quelli delle scienze naturali è che non si rendono conto che il loro metodo si basa su una convenzione e che i suoi risultati non hanno significato di sorta per chi non condivide lo stesso metodo. Aggiungiamo, poi, l’assoluta ignoranza su come funziona la mente umana e abbiamo la ricetta per un disastro.

Certo, nell’ambito delle scienze sociali sono concetti vecchi di almeno un secolo e se si considera la retorica possiamo trovare degli insegnamenti utili vecchi di 2.500 anni. E al di fuori della letteratura scientifica sull’argomento c’è sempre l’opera di Le Bon data alle stampe nel 1895

Fonte: IBS.it

Fonte: IBS.it

Ma se vivi nella convinzione che gli altri non sono la “vera scienza” poi ne paghi lo scotto. Chissà, magari entro un secolo medici e scienziati capiranno quello che le scienze sociali danno per assodato da almeno un secolo e quello che i sofisti avevano già capito 25 secoli orsono…

Approfondimenti:

_  Vaccini: http://www.lastampa.it/2015/10/22/scienza/speciali/vaccini/qualcuno-morto-a-causa-del-vaccino-questo-e-altri-miti-da-sfatare-con-risposte-GgWZtxBibe3Xh7xlME04kL/pagina.html.

_ Razionalità e scienze sociali: http://www.treccani.it/enciclopedia/razionalita_(Dizionario-di-filosofia)/.

_ Poco scientifico, ma molto intuitivo. Le Bon: https://azioneprometeo.wordpress.com/2014/05/02/psicologia-delle-folle-linsegnamento-di-le-bon/.

—————————————————————————-

[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2015/10/22/scienza/speciali/vaccini/perch-sbagliato-scappare-dalle-vaccinazioni-S6kh4R3VgFRVaQ6kSuQhvM/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.indiscreto.org/le-virtu-dellignoranza-e-le-ragioni-degli-antivaccinisti/.

[3] Cfr. http://www.meltybuzz.it/vaccini-l-epica-risposta-dell-unicef-alle-polemiche-su-facebook-a177254.html.

[4] Cfr. http://libertarianation.org/2014/06/18/teoria-libertaria-e-vaccinazione-un-conundrum-di-difficile-soluzione/.

[5] Cfr. http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/10/22/news/vaprio_d_adda_il_pensionato_dormo_con_la_pistola_sotto_il_cuscino_maroni_gratuito_patrocinio_per_l_eccesso_di_difesa_-125660032/.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 25 ottobre 2015 da in scienza con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: