Charly's blog

L’Italia e le politiche degli ultimi 20 anni: l’età dello spaghetti-liberismo? 3° parte

Al giro precedente ci eravamo lasciati con un quesito in sospeso: la composizione della spesa pubblica. Facile a scoprirsi, basta dare un’occhiata al DEF e scoprire che  [1]

DEF: composizione spesa pubblica

DEF: composizione spesa pubblica

La spesa previdenziale supera i 256 miliardi, il 15,9% del PIL, su una spesa pubblica complessiva di 826 miliardi. Così a spanne è un 30% della spesa pubblica. Che un simile esborso sia figlio di politiche lassiste e stataliste?

L’età delle riforme: le pensioni nel mirino

Davanti a una simile cifra non si può che condividere il monito del FMI [2]:

Il monito è dell’altro ieri e l’ha lanciato il Fondo monetario internazionale. Senza toccare le pensioni il taglio della spesa pubblica italiana rischia di essere aleatorio. Questo il senso del messaggio dell’organismo internazionale. Del resto quando per le pensioni si spende il 30% degli 800 miliardi del totale della spesa pubblica italiana non si può far finta di niente. Nel 2013 la spesa per le sola previdenza è stata infatti di 254 miliardi, il 16,3% del Pil. Solo due anni prima nel 2011 la spesa previdenziale era stata di 243 miliardi, quindi con un incremento di 11 miliardi secchi, con un aumento del 4,5% in soli due anni. Questo mentre il Paese perdeva quote di Pil. Non è un fenomeno nuovo. Già la relazione Giarda denunciava che non c’è capitolo della spesa pubblica che salga così tanto come quella legata alle prestazioni previdenziali.

D’altronde finora non si è fatto nulla per comprimere la spesa… o no? Ecco le ultime riforme in merito:

  • Riforma Amato 1992;
  • Riforma Dini del 1995;
  • Riforma Maroni 2004,
  • Riforma Prodi 2007;
  • Riforma Fornero 2011

A parte per la riforma Prodi dello “Scalino”, tutti gli interventi pensionistici sono stati all’insegna dei tagli e dell’innalzamento dell’età pensionabile. E per quanto riguarda l’ultimo intervento non manca chi ne evidenzia alcune storture in eccesso [3]:

Era rigore. Erano lacrime, versate in diretta tv durante la celebre conferenza stampa a fianco dell’algido Mario Monti. Elsa Fornero quel giorno di dicembre del 2011 non riuscì a pronunciare la parola «sacrificio». Il sacrificio che il governo dei tecnici stava chiedendo agli italiani. La sua riforma delle pensioni, gli esodati, e tutto ciò che ne è seguito, le sono valsi critiche e contestazioni. Ma oggi è lei a dire che sì, quella riforma si può cambiare. «Si può recuperare un po’ di flessibilità». Via libera dunque ai pensionamenti anticipati, con un costo per il lavoratore pari al «3-3,5% all’anno» ha spiegato l’ex ministro del Welfare all’Ansa. Un’inversione a U che Fornero giustifica così: «Le condizioni di emergenza nelle quali nacque la riforma sono in parte superate». E quindi il governo, che sta per mettere a punto la legge di stabilità, avrebbe margini per rivedere il sistema previdenziale.

L’autrice stessa dell’ultima riforma, per la cronaca.

Le pensioni? Un problema demografico, non contabile

Eh sì che il risultato è stato raggiunto appieno. Ecco il grafico preso dal DEF:

Impatto sul PIL delle riforme previdenziali.

Impatto sul PIL delle riforme previdenziali.

Ed ecco la situazione per quanto riguarda l’età pensionabile [4]:

I dati sono aggiornati al 1° luglio 2014 (per l’Italia a luglio 2015). Si riportano in sintesi i dati generali di ciascun paesi. Analizzando i report risulta evidente che la prossima tappa comunitaria sarà un livello di età omogeneo per tutti a 70 anni. Vediamo cosa succede nei principali paesi.

Austria: Uomini: 65 anni – Donne: 60. Aumento progressivo del limite di età per le donne fino all’età pensionabile degli uomini (entro il periodo 2024-2033). Pensione anticipata: 62 anni per uomini e donne, con almeno 40 anni di assicurazione.

Belgio: 65 anni (uomini e donne). Pensione anticipata: 61 anni (uomini e donne) dopo 39 anni di attività professionale (60 anni se si hanno 40 anni di attività professionale).

Danimarca: Pensione sociale 65 anni. Pensione supplementare 65 anni. Non è possibile alcun pensionamento prima dei  65 anni se non per inabilità.

Francia: Schema generale per i dipendenti (regime generale d’assurance vieillesse des travailleurs salariés, RGAVTS):

Se il periodo minimo di iscrizione è stato completato: 60 anni per le persone nate prima del 1 ° luglio 1951. L’età pensionabile aumenta di 5 mesi l’anno di nascita fino a raggiungere 62 per i nati nel 1955 o più tardi.

Se il periodo minimo di iscrizione non è stato completato: 65 per le persone nate prima del 1 ° luglio 1951. Aumento graduale per anno di nascita per arrivare a 67 anni per i nati nel 1955 o più tardi.

Pensione anticipata:  tra i 56 ed i 60 anni di età, a seconda dell’anno di nascita, dell’età in inizio di attività, della durata di assicurazione e dei contributi.

Germania: 67 anni (età pensionabile standard). La legge  prevede che l’età pensionabile debba essere gradualmente aumentata a 67 anni nel periodo 2012-2029, a partire da coloro che sono nati nel 1947. Il primo aumento ammonta a un mese all’anno (65 a 66) e il seguente a due mesi l’anno (66 a 67). Per tutti coloro che sono nati dopo il 1963 l’età pensionabile si raggiunge a 67 anni.

E’ tuttavia possibile per gli assicurati andare in pensione a 65 anni senza riduzione  in presenza di 45 anni di contributi obbligatori.

L’età pensionabile per le pensioni anticipate è adeguata alla nuova età pensionabile:

 a partire dall’età di 67 con una trattenuta all’età di 63 anni  dopo 35 anni di contributi.

Grecia: 67 anni (con 15 anni di assicurazione).62 anni (con 40 anni di assicurazione).

Soggetti già assicurati alla data del 1° gennaio 1993:

Pensione completa:

Per uomini e donne, a partire dall’età di 60 anni e 9 mesi, se hanno completato 10.500 giorni di assicurazione (dei quali 7.500 devono essere stati spesi facendo un lavoro faticoso e malsano). Il limite di età aumenta di 6 mesi ogni anno fino all’età di 62 anni (che si è raggiunto nel 2014).

Pensione ridotta:

Da 62 anni per gli uomini e le donne con 15 anni di assicurazione o 4.500 giorni di assicurazione (di cui 100 giorni lavorati nel corso degli ultimi 5 anni),

Da 62 anni e 10.000 giornate di assicurazione per gli uomini e da 60 anni e 12.000 giornate di assicurazione per le donne, aumentando di 6 mesi ogni anno fino a raggiungere l’età di 62 nel 2017, di cui 100 all’anno nel corso degli ultimi 5 anni,

Da 60 anni e 9 mesi di età per gli uomini e le donne (in aumento di 6 mesi ogni anno fino a raggiungere l’età di 62 nel 2015), con 35 anni di lavoro o 10.500 giorni di assicurazione (di cui 7.500 giorni devono essere stati spesi facendo un lavoro faticoso e malsano).

Italia: Lavoratori di sesso maschile del settore privato, lavoratori autonomi e para-subordinati: 66 anni e 3 mesi;

Dipendenti pubblici (uomini e donne): 66 anni e 3 mesi; Lavoratrici del settore privato: 63 anni e 9 mesi;

Lavoratrici autonome e para-subordinate: 64 anni e 9 mesi. 65 anni e 3 mesi per la concessione dell’assegno sociale .

Il pensionamento viene gradualmente aumentata secondo l’aumento della speranza di vita. A partire dal gennaio 2021, l’età pensionabile non può essere inferiore a 67 anni (69 anni 9 mesi entro il 2050).

Quando si va in pensione prima  di 62 anni con 42 anni + 6 mesi per gli uomini e 41 anni + 6 mesi per le donne,  è prevista una riduzione dell’importo, 1% di riduzione se due anni prima dell’età di 62 anni, mentre una riduzione del 2% si applica se il beneficio è stato sostenuto anche prima dei 2 anni antecedenti l’età di 62 anni.

Le persone assicurate prima del 1° gennaio 1996 con  almeno 20 anni, possono andare in pensione all’età di 63 anni e 3 mesi a condizione che l’importo della pensione sia almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale (447,61 € nel 2014).

Lettonia: 62 anni e 3 mesi.

L’età di pensionamento è gradualmente aumentata di 3 mesi all’anno fino a raggiungere i 65 anni nel 2025.

Fino al 31 dicembre 2013, uomini e donne con un periodo di assicurazione di non meno di 30 anni potevano richiedere il pensionamento anticipato 2 anni prima.

Paesi bassi 65 anni e 2 mesi nel 2014.

Dal 2013, l’età pensionabile è gradualmente aumentata fino a 66 anni nel 2019 e 67 anni nel 2023. A partire dal 2024, l’età pensionabile sarà legata alla speranza di vita.

Non esiste la pensione anticipata.

Polonia: Donne: 60 anni, Uomini 65 anni. La pensione anticipata è riconosciuta alle persone nate prima del 1° gennaio 1949.

Portogallo: 66 anni per uomini e donne nel biennio 2013-2014.

Dopo il 2014, l’età pensionabile varia a seconda l’aspettativa media di vita all’età di 65 anni.

La pensione anticipata (con importo ridotto) opera per i soggetti assicurati di età non inferiore a 55 anni, a condizione che abbiano 30 anni di contributi.

Regno Unito: Pensione statale: Uomini: 65 anni, Donne: 60 anni (fino al 5 aprile 2010). Dal 6 aprile 2010 la richiamata pensione per le donne è gradualmente aumentata fino a raggiungere i 65 anni a novembre

  1. Da dicembre 2018 l’età pensionabile statale per uomini e donne inizierà ad aumentare fino a raggiungere l’età di 66 anni entro ottobre 2020. Non esiste la pensione anticipata.

Spagna: 65 anni (con 35 anni e 6 mesi di contributi). 65 anni e 2 mesi (con meno di 35 anni e 6 mesi di contributi). 60 anni per i soggetti assicurati secondo il sistema abolito il 1 ° gennaio 1967.

Svezia: Sistema di pensionamento flessibile da 61 a 67 anni con possibilità di restare al lavoro ulteriormente con il consenso del datore di lavoro. Non esiste la pensione anticipata.

Vi sembrano politiche stataliste?

Le pensioni: un perché

Rimane solo il perché di una simile situazione. A parte per i bocconiani convinti che sia un problema di stampo ragioneristico, tagli di qui tagli di là et voilà, il problema è prettamente di tipo demografico:

Demografia Italia

Demografia Italia

Allo stesso tempo non ci sono i margini per un’epocale sforbiciata agli assegni previdenziali [5]:

Importo assegni previdenziali

Importo assegni previdenziali

In sintesi [6]:

Quasi un pensionato su due, il 42,5%, pari a circa 6,5 milioni di individui, percepisce un reddito pensionistico medio inferiore a mille euro mensili. Tra questi, il 12,1% non arriva a 500 euro al mese. È quanto si legge nel bilancio sociale 2014 dell’Inps, secondo cui nelle classi di importo più basse sono concentrate le donne. Dei 15,5 milioni di pensionati, 724 mila, pari al 4,6%, hanno un reddito medio mensile di oltre 4.300 euro. Il reddito medio più basso è dei pensionati residenti al Sud: 1.151 euro; al Nord si sale a 1.396 euro, mentre al Centro si arriva a 1.418 euro. La classe di età più numerosa tra i pensionati è quella dei 70-79enni, con circa 5,3 milioni di soggetti, con un reddito pensionistico medio mensile di 1.339 euro, seguita dalla classe immediatamente successiva degli ultra 80enni che sono circa 4 milioni e hanno un reddito medio mensile di 1.297 euro. La classe dei 65-69enni è costituita da quasi 3 milioni di soggetti, con un reddito pensionistico medio mensile di 1.464 euro, mentre alla classe dai 60 ai 64 anni appartengono 64 1,7 milioni di soggetti con un reddito medio mensile di 1.547 euro. I pensionati con meno di 60 anni sono complessivamente circa 1,6 milioni.

Sempre che non si voglia buttare in mezzo alla strada alcune milioni di persone. I vostri nonni o genitori, per la cronaca. E niente, dopo la scuola e il lavoro, neanche le pensioni vedono queste mirabolanti politiche stataliste.

Approfondimenti:

_ Italia, il paese più vecchio della UE: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-09-29/e-italia-paese-piu-vecchio-ue-144538.shtml?uuid=ACJNYp6.

___________________________________________________________-

[1] Cfr. http://www.mef.gov.it/documenti-pubblicazioni/doc-finanza-pubblica/.

[2] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-21/il-monito-fmi-e-insostenibile-peso-pensioni-170145.shtml?uuid=ABCWGrvB.

[3] Cfr. http://www.lastampa.it/2015/08/30/italia/politica/fornero-cambia-idea-sulle-pensioni-la-mia-riforma-ora-va-modificata-YrXIxuQk50mEM0ZitZBd3H/pagina.html.

[4] Cfr. http://previdenzacomplementare.finanza.com/2015/07/24/ma-a-che-eta-si-va-in-pensione-in-europa/.

[5] Cfr. https://www.inps.it/docallegati/Mig/Doc/Bilanci/BilancioSociale2014/BS2014_volume.pdf.

[6] Cfr. http://www.corriere.it/economia/15_ottobre_20/inps-assegno-sotto-mille-euro-quasi-1-pensionato-2-14f527aa-770c-11e5-be66-1fe1580f106c.shtml.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 novembre 2015 da in economia con tag , , .
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