Charly's blog

Statistiche Istat sull’occupazione: una guida pratica

Escono i dati provvisori Istat ad Agosto [1] e piddini godono [2]:

“Ad agosto 2015 il tasso di disoccupazione è al 11,9%, in calo per il secondo mese consecutivo”. Così si legge nel rapporto Istat su occupati e disoccupati del 30 settembre 2015. La flessione è di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,7 punti rispetto ad agosto 2014. Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce del 5,0%, a cui corrispondono 162 mila persone in meno in cerca di lavoro”. “I dati ISTAT certificano che il JobsAct funziona. In un anno abbiamo recuperato 325 mila posti di lavoro, agosto su agosto. La disoccupazione che era quasi al 14% all’inizio dell’azione del Governo, adesso è sotto il 12%. Le riforme danno frutti, l’Italia riparte. Avanti tutta, adesso. C’è ancora molto da fare e possiamo farlo insieme, con la fiducia di chi sa che apparteniamo a un grande Paese, forte e orgoglioso. Viva l’Italia” . Lo scrive il premier Matteo Renzi su Facebook.

Ma quello era Agosto e adesso ci sono le stime di settembre…

A settembre come va? Non tanto bene

A Settembre la situazione è meno rosea [3]: “Dopo la crescita registrata negli ultimi tre mesi (+0,7%, pari a +166 mila occupati tra giugno e agosto), a settembre 2015 la stima degli occupati diminuisce dello 0,2% (-36 mila)”. E allo stesso tempo “la stima dei disoccupati a settembre diminuisce dell’1,1% (-35 mila). Il tasso di disoccupazione, pari all’11,8%, cala di 0,1 punti percentuali, proseguendo il calo di luglio (-0,5 punti) e agosto (-0,1 punti). Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce dell’8,1% (-264 mila persone in cerca di lavoro) e il tasso di disoccupazione di 1,0 punti”. Calano sia gli occupati sia i disoccupati: cosa potrà mai significare? Facile, aumentano gli inattivi: “Dopo la crescita di luglio (+0,6%) e il calo di agosto (-0,6%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell’ultimo mese dello 0,4% (+53 mila persone inattive). Il tasso di inattività, è pari al 35,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali. Su base annua l’inattività è in calo dello 0,3% (-39 mila persone inattive) e il tasso di inattività rimane invariato”.

Morale: “Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo luglio settembre 2015 il tasso di occupazione cresce (+0,2 punti percentuali), mentre calano il tasso di disoccupazione (-0,2 punti) e il tasso di inattività (-0,1 punti)”. Ma per quanto riguarda i giovani “la stima degli occupati 15-24enni diminuisce dell’1,2% rispetto ad agosto (-11 mila). Sempre su base mensile, il tasso di occupazione giovanile, pari al 15,2%, diminuisce di 0,2 punti percentuali”. Di conseguenza “il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è pari al 40,5%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. La stima del numero di giovani inattivi è in aumento dello 0,5% nel confronto mensile (+22 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni aumenta di 0,4 punti percentuali, arrivando al 74,4%”. Confusi? Ma no, in realtà è facilissimo e basta conoscere le definizioni delle cose di cui si parla.

Occupati, disoccupati e inattivi

Alla fine del report Istat possiamo trovarle queste benedette definizioni:

Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:  hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivon monetario o in natura;  hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella qualen collaborano abitualmente;  sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sonon considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi.

Disoccupati: comprendono le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni che:  hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive;  oppure, inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebberon disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.

Inattivi: comprendono le persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle non classificate come occupate o in cerca di occupazione

Forti di queste definizioni possiamo notare che una particolarità della formula di calcolo del tasso di disoccupazione:

Come calcolare tasso disoccupazione.

Come calcolare tasso disoccupazione.

C’è un trucchino assai gustoso: se una persona smette di cercare lavoro diventa inattivo e non più disoccupato. Se aumentano gli inattivi calano, allora, i disoccupati. Ogni volta che si considerano le statistiche in merito, allora, si dovrebbe guardare non solo l’andamento dei disoccupati, ma anche quelli degli occupati e degli inattivi. Ecco a voi il grafico degli occupati:

Fonte: Istat.

Fonte: Istat.

Senza dimenticare il confronto rispetto al periodo precedente. La parola a Ricolfi [4]:

Perché dico che il bilancio è magro? Non sono, 185 mila posti di lavoro, un risultato comunque apprezzabile? Il bilancio è magro, innanzitutto, in termini di costi e benefici. Perché i costi sono stati altissimi (circa 12 miliardi, spalmati in 3 anni, per i soli assunti nel 2015), ma i benefici occupazionali sono stati minimi. Per rendersene conto, basta confrontare l’incremento di posti nei primi 9 mesi del 2015 (vigente la decontribuzione, e con il Pil in crescita), con quello dei primi 9 mesi del 2014 (senza decontribuzione, e con il Pil in calo). Sembra incredibile, ma la formazione di posti di lavoro è del tutto analoga: 185 mila nel 2015, 159 mila nel 2014. La differenza è trascurabile (prossima all’errore statistico), tanto più se si considera che nel 2014 l’economia andava decisamente peggio che nel 2015. Nel corso di quest’anno, nonostante una congiuntura decisamente più favorevole, nonché la spinta della decontribuzione, la formazione di posti di lavoro è migliorata di appena 26 mila posti (185 mila contro 159 mila). Poiché la decontribuzione una spinta comunque l’ha data, viene da chiedersi che cosa sarebbe senza di essa, e quali siano le forze che rallentano in modo così drammatico la crescita dell’occupazione.

Più in generale, quando si parla di statistiche si deve sempre prendere in considerazione che cosa calcolano e come calcolano. Giusto per non farsi fregare.

Approfondimenti:

_ statistiche e aforismi: http://gandalf.it/htlws/citaz.htm.

_ statistiche e inganni: http://gandalf.it/htlws/statist.htm.

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[1] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/169406.

[2] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/172315.

[3] cfr. http://www.partitodemocratico.it/economia-e-lavoro/effetto-jobsact-in-un-anno-325mila-posti-di-lavoro/.

[4] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-11-08/nell-orto-decimali-non-cresce-lavoro-130433.shtml?uuid.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 novembre 2015 da in economia con tag , , , , .
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