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Introduzione alla storia del terrorismo: piccola guida per fallaciani confusi

Ogniqualvolta si registra un atto di terrorismo di matrice islamica torna in auge il motto della Fallaci [1]:

Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani.

Non male detto da una cittadina di un paese che ha generato la Marcia su Roma, il Delitto Matteotti, il Caso Moro e la Strage di Bologna. Ma si sa, la memoria corta è un vizio abbastanza diffuso e sebbene si parli di pochi decenni orsono nessuno rammenta più. Persino chi, come la Fallaci, simili eventi li ha vissuti.

Terrorismo: cos’è?

Ma procediamo con ordine. Che cos’è il terrorismo? Ecco una definizione [2]:

L’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti di aerei e simili.

Il problema di questa definizione è che inciampa sul concetto di legittimo. Nell’attuale ordinamento giuridico basato sullo Stato–nazione è illegittimo tutto quello che gli Stati–nazione definiscono come tale in una splendida orgia di tautologia. Che dire, ad esempio, di Garibaldi, prima in fuga come terrorista dal Regno di Sardegna per le sue idee repubblicane per poi divenire Senatore nel Regno d’Italia?

 Per questo motivo è meglio effettuare un distinzione piuttosto basilare:

  • Terrorismo come tattica volta a scatenare terrore nel nemico;
  • Terrorismo come tattica per conquistare il potere all’interno di una società;

Entrambe le tipologie sono delle vecchie conoscenze storiche e prive di qualsivoglia novità.

Dall’evo antico alle fortezze volanti

Storicamente parlando la prima forma è la più comune. Si parte dai feroci pagani come Achille che uccidevano e facevano sfregio del proprio nemico fino al genocidio per mandato divino degli altrettanto feroci monoteisti [3]:

Deuteronomio 2,33-34

33 Il Signore nostro Dio ce lo mise nelle mani e noi abbiamo sconfitto lui, i suoi figli e tutta la sua gente. 34 In quel tempo prendemmo tutte le sue città e votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini; non vi lasciammo alcun superstite.

In nome dell’amore di “dio”, ovviamente. L’unica differenza è che i pagani non ti facevano il predicozzo morale. Gli esempi possono continuare con le distruzioni delle città nemiche da parte dei Romani, i padri della civilizzazione come ci dicono i latinisti, o i sacrifici alle divinità dei prigionieri da parte dei Celti e dei Germani. L’obiettivo è sempre uno: incutere terrore nel nemico. L’usanza sopravvisse anche nel Medioevo come la presa di Gerusalemme nel 1099 per mano crociata o la figura di Vlad l’Impalatore ben ricordano. Senza dimenticare poi la presa di Baghdad per mano dei mongoli, i raid vichinghi o la pulizia etnica e il genocidio degli amerindi per mano dei devoti europei con la Croce del Cristo sul cuore.

Un’altra variante è il terrorismo interno volto alla conservazione della struttura sociale: Spartaco e gli schiavi ribelli crocefissi ne sono un assai noto esempio, pari per crudeltà solo allo sterminio delle confessioni religiose protestanti o cattoliche nell’età moderna. In tempi più recenti il trattamento riservato agli schiavi neri nelle colonie americane sono un altro esempio di amore e civiltà perché, si sa, gli europei queste cose non le facevano.

Anche la seconda variante del terrorismo era presente nel mondo antico, spesso come prodromi delle guerre civili, tramite omicidi e liste di proscrizione. Ma è negli ultimi due secoli che il terrorismo politico ha assunto un’altra dimensione: dal Terrore della Rivoluzione francese, per passare ai carbonari, fino al terrorismo nazionalista e quello anarchico a cavallo del 19° e 20° secolo. Con il secolo scorso si aggiungono al totale quello nazifascista e quello comunista presentando sia l’elemento sovversivo sia l’elemento di controllo sociale. Prima gli spari, poi i campi di concentramento.

L’idea, allora, che il terrorismo degli ultimi decenni intenzionato a colpire la popolazione civile sia una novità è sbagliata. Fin dall’antichità si è fatto di tutto e di più alle popolazioni nemiche, mentre di recente si è data anche una dimensione intellettuale alla più antiche delle pratiche teorizzando la guerra totale al nemico. Come scriveva Giulio Douhet [4]:

Basta immaginare ciò che accadrebbe, fra la popolazione civile dei centri abitati, quando si diffondesse la notizia che i centri presi di mira dal nemico vengono completamente distrutti, senza lasciare scampo ad alcuno. I bersagli delle offese aeree saranno quindi, in genere, superfici di determinate estensioni sulle quali esistano fabbricati normali, abitazioni, stabilimenti ecc. ed una determinata popolazione. Per distruggere tali bersagli occorre impiegare i tre tipi di bombe: esplodenti, incendiarie e velenose, proporzionandole convenientemente. Le esplosive servono per produrre le prime rovine, le incendiarie per determinare i focolari di incendio, le velenose per impedire che gli incendi vengano domati dall’opera di alcuno. L’azione venefica deve essere tale da permanere per lungo tempo, per giornate intere, e ciò può ottenersi sia mediante la qualità dei materiali impiegati, sia impiegando proiettili con spolette variamente ritardate.

Guerra totale prima teorizzata per poi essere messa in pratica nella Seconda Guerra Mondiale durante la campagna di bombardamento strategico alleata sulla Germania nazista. I bombardamenti a tappeto dell’epoca non erano dettati dall’assenza del munizionamento di precisione, ma dalla precisa volontà di colpire il “morale del nemico”. Poco più di un eufemismo per descrivere un vero e proprio genocidio.

Quale sarebbe la differenza, dunque, fra mandare 1.000 bombardieri a distruggere una città e sparare su una folla in un teatro? Una sola: la tautologia di cui sopra. Gli Stati–nazione decidono cos’è legittimo e cos’è no e il terrorista è colui che si muove fuori da questa cornice fino a quando non ottiene la vittoria. Allora sarà lui a dettare i termini… l’unica cosa costante nel corso della storia è l’utilizzo della violenza per raggiungere i propri fini, né più né meno. E il fatto che dopo 13 anni di percorso scolastico le persone non siano in grado unire i puntini, beh, la cosa è deprimente. Ma sul perché del fallimento dell’insegnamento della storia abbiamo già detto.

Approfondimenti:

_ Bye bye Dresda, http://www.history.com/topics/world-war-ii/battle-of-dresden.

_ letture interessanti: http://www.corriere.it/cultura/11_dicembre_08/elzeviro-collura-guerre-massacri_e898cb78-2249-11e1-90ea-cfb435819ac4.shtml.

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[1] Cfr. http://www.firenzetoday.it/cronaca/parigi-islam-oriana-fallaci-terrorismo.html.

[2] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/terrorismo/.

[3] Cfr. http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Deu2,33-34&formato_rif=vp.

[4] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Douhet.

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Un commento su “Introduzione alla storia del terrorismo: piccola guida per fallaciani confusi

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Questa voce è stata pubblicata il 15 novembre 2015 da in cronaca con tag , , , .
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