Charly's blog

Il terrorismo islamico è nichilista? No, anzi

Intorno al terrorismo islamico ci sono svariate leggende metropolitane e asinerie assortite. La prima e più ovvia è quella di ritenere ogni atto di terrorismo di matrice religiosa l’unica forma di terrorismo mai esistita. Effettivamente fino all’11/09 il termine terrorismo non esisteva neppure: si sa che Aldo Moro e Borsellino sono caduti sotto i colpi dei talebani. Un’altra leggenda meno diffusa ma altrettanto divertente è quella dell’integralismo religioso di matrice nichilista.

Uccidi per un valore? Sei nichilista! Eh?

Partiamo da una riflessione abbastanza scontata [1]:

Il Presidente siriano Assad lo ha ricordato nei giorni scorsi: «L’Isis è iniziato in Iraq, Al-Baghdadi è stato rilasciato dagli americani stessi». L’Isis è stata un’operazione degli Stati Uniti, che hanno volutamente destabilizzato gli equilibri politici nel Medio Oriente. Su questo è difficile dargli torto. Non si può fare una guerra contro un nemico a cui siamo noi a vendere le armi e con il quale – come si è lasciato sfuggire Renzi – “è doveroso fare affari”. Non è un nemico, è un partner commerciale a cui vendiamo persino le armi.

Talvolta il divide et impera ha un ritorno di fiamma, capita. Ma poi si esce dal seminato:

Ma l’illusione è, a ben vedere, ancora più profonda: è credere che la fine della concezione tradizionale della guerra abbia aperto una stagione che è quella del terrorismo, della guerra in un mondo “globale”. Parigi dovrebbe dimostrarci che non è così: non è un «atto terroristico» sparare all’impazzata contro degli innocenti in un locale. Non vi è dubbio che in questo modo si è voluto intimidire la popolazione, ma – mi chiedo – chi ha sparato a Parigi, aveva davvero uno scopo? C’era dietro davvero un’organizzazione terroristica, con un preciso programma politico, ossia qualcosa di diverso da un’associazione costituita solo fortuitamente per la commissione estemporanea di una strage? Certamente quello che è accaduto avrà delle ricadute politiche e lo stiamo già vedendo. Qui però vorrei insistere su un altro aspetto che sinora non mi pare sia stato messo in evidenza.

Insomma, non hanno uno scopo e lo fanno tanto per fare. Si vede che i talebani studiavano Nietzsche e Kierkegaard, mica il Corano… Sul lato opposto abbiamo l’Occidente nikkilista:

Purtroppo mancò da parte sua l’ulteriore tassello che decreta l’inevitabile sconfitta dello schieramento di cui, volenti o nolenti, facciamo parte: il nichilismo. A definire quest’ospite inquietante ci ha già pensato Nietzsche, ma cosa può significare per noi che viviamo in questi tempi ce lo dice un altro gigante del pensiero, il caro Martin: il nichilismo europeo, oggi, non è altro che la perdita della possibilità di strutturare l’esistenza attorno ad un fine, il quale parte dalla comprensione del nostro vivere come finito. Partendo da ciò siamo in grado di capire cosa valga la pena fare o meno, chi frequentare, cosa credere. Nel mondo moderno non è possibile a causa di una socialità che, a detta del filosofo, elimina la possibilità temporale di riflettere su tali prospettive, calandoci nel circolo ripetitivo ed alienante del quotidiano, dominato dalla chiacchiera, il discorso superficiale, che ci fornisce solo una visione limitata e banalizzata dell’esistenza.

E ancora [3]:

Chi sono questi terroristi? Giovani immigrati delle banlieu francesi, rifiutati dall’Occidente e perciò rancorosi. Sono stati trapiantati in una società che ha tramutato la virtù in valore, valore economico, come scriveva già nel 1959 Carl Schmitt, una società nichilista che corre cieca verso il baratro. V’è chi reagisce atrofizzandosi in discoteca, chi con le droghe. Chi, caduto nelle mani di gente senza scrupoli, si affida a questa perversione di Dio e della religione. Dio ridotto ad antidoto della modernità, ad una droga, ad un ideale per conto del quale amministrare una sanguinaria vendetta. Un Dio asservito ai propri fini. Non si tratta di un ritorno di motivi arcaici, no, tutto ciò è legittimo figlio del suo tempo. E perciò noi occidentali ne siamo i padrini. Siamo andati ad impigliarci in una matassa troppo intricata, troppo complessa. E non v’è rosso filo d’Arianna che possa guidarci fuori dal labirinto che abbiamo edificato. Ma, al di la’ d’ogni retorica, non tocca solo a noi recitare il mea culpa. E’ una banalità, lo so, ma il mondo sembra impazzito. Ragazzi di strada che uccidono inneggiando ad Allah senza sapere nulla di ciò che è davvero l’Islam, senza aver mai sentito parlare dell’Alhambra, di Granada, dei poeti sufi e di Salah-al-Din, il generoso sovrano della vittoria. Un terrorismo atipico al quale non siamo capaci di fare fronte; quella che dovrebbe essere la “coalizione occidentale” è spaccata tra futili rivalità e conflitti d’interesse, mentre si nasconde sotto le sabbie un intreccio di finanziamenti e mandanti che ricostruire sembra impossibile; una religiosità traviata, che si nutre del Secolo più che del Cielo. Uno scenario di morte e di fuoco. E, dall’altra parte, il Nulla. Il Nulla che inesorabile avanza, inseguito da un’orda di barbari.

Ma abbiamo già visto che l’Occidente ha una forte base valoriale e si confonde il liberalismo morale con il relativismo. In effetti si assomigliano, ma sono cose assai diverse.

Nichilismo, cos’è?

Partiamo dalle basi, dalla definizione [4]:

Il termine (nella forma ted. Nihilismus) comparve in Germania negli ultimi anni del 18° sec. nel corso di polemiche sull’esito della filosofia kantiana ed entrò ampiamente in circolazione con il Sendschreiben an Fichte di F.H. Jacobi del 1799, dove è usato per indicare la conclusione necessariamente assurda e distruttiva di ogni filosofia della pura dimostrazione. Più tardi il termine fu utilizzato per indicare una totale corrosione e caduta dei valori e, di conseguenza, un atteggiamento di disperazione e di rivolta totale. Caratteristica specifica del n., a differenza delle forme di pessimismo o di ateismo consistenti nella negazione di Dio e dei valori, è quella di presentarsi come consapevolezza dell’esito di un processo storico nel corso del quale le certezze e i valori tradizionali si sono andati lentamente, ma inesorabilmente, consumando.

Ma il fondamentalismo islamico ne è la patente negazione: fanno quel che fanno perché sono convinti di un fine trascendete, la religione, e in nome dei veri valori e dei veri principi. In termini pratici non è altro che un etnocentrismo, l’opposto del relativismo culturale. Lo ricordate, vero, che il Papa precedente era solito bofonchiare contro il relativismo culturale? Stesso genere, specie differenti.

Allo stesso tempo la strategia dell’integralismo islamico, pur nelle sue sfaccettature, è evidente: la creazione di un’entità politica che torna ai valori originali della fede islamica. Ai nostri occhi la strategia integralista è risibile ma solo perché ragioniamo in termini von Clausewitziani. Gli integralisti vivono una piena fantasticheria politica: sono davvero convinti di agire in nome di strampalate forze metafisiche e che basti far esplodere un paio di mortaretti per far crollare l’odiato satanasso relativista e nichilista. Fantasie come quelle dell’Impero Romano di fascista memoria…

Siam nichilisti! Ah, ma siamo anche felici però

Appurato che l’integralista è tutto fuorché un nichilista, rimane l’incredibile minaccia alla felicità umana rappresentata dal nichilismo. Il nichilismo, come i nostri amici delle scienze delle merendine filosofiche amano ripetere, è disperazione, dolore e tormento. Già, ma diamo un’occhiata al World Happiness Report [5]

The geography of happiness

Strana la vita: i paesi ricchi, quelli nichilisti&relativisti, sono i più felici. D’altronde sono i popoli del Terzo Mondo che vogliono entrare in questa valle di dolore e lacrime e non il contrario.

Morale? La solita: una survey ha molto più da dire che secoli e secoli di delirio religioso e filosofico. E il nichilismo è una boiata pazzesca a parte per l’utilizzo letterario che se ne può fare. D’altronde anche il detto “senza Dio tutto è permesso” è un’altra scemenza bella e buona. Perché? Provate a chiedervi non che cosa sia il bene e il male, ma perché percepiamo come positivi determinati comportamenti e come negativi determinati altri. E avrete la vostra risposta.

Approfondimenti:

_ etnocentrismo: http://www.treccani.it/enciclopedia/etnocentrismo/.

_ relativismo culturale: http://www.treccani.it/enciclopedia/relativismo-culturale_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/.

_ la strategia occidentale: http://www.filosofico.net/clausewitz.htm.

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[1] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/21/attentati-parigi-non-e-stato-terrorismo-ma-un-atto-nichilistico/2239678/.

[2] Cfr. http://www.radioluiss.it/site/ospiti/gli-attentati-dellis-contro-il-nichilismo-europeo/13287/.

[3] Cfr. http://www.barbadillo.it/49635-parigi-in-guerra-il-deserto-nichilista-e-lignoranza-dietro-il-furore-dei-terroristi/.

[4] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/nichilismo/.

[5] Cfr. http://worldhappiness.report/wp-content/uploads/sites/2/2015/04/WHR15_Sep15.pdf.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 novembre 2015 da in religione con tag , , , .
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