Charly's blog

Un cattolico alle prese con un grafico: il tasso di suicidi nel mondo

Ah, i religiosi, se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Oggi parliamo di suicidio ed ecco la parola all’arte argomentativa di un cattolico doc [1]:

Non è infatti un caso che la richiesta di legalizzazione dell’eutanasia cresca con il crescere, nel nostro occidente, del ricorso agli anti depressivi e al suicidio. Recentemente l’Oms ricordava che nel 2000 sono morte per suicidio circa un milione di persone, ben più che in tante guerre e calamità messe insieme, mentre “negli ultimi 45 anni il tasso di suicidio è cresciuto del 65 per cento in tutto il mondo, in particolare tra i giovani”. Uno psicoterapeuta come Viktor Frankl, che sperimentò la durezza del lager, disse che quando c’è un perché, tutti i come diventano sopportabili. Se so perché vivo, se la preziosità della vita mi è chiara, se la vita come dono è un’idea radicata, ogni circostanza, benché dura, diventa più facilmente tollerabile.

Senza dimenticare le specificità culturali:

In Cina e Giappone infatti il ricorso al suicidio è estremamente diffuso, amplissimo, e, quel che più interessa, accettato culturalmente. Parlando dei cinesi J. J. Matignon scriveva, all’inizio del Novecento, che il suicidio “si riscontra in tutte le classi e a tutte le età”, ed è spesso dettato anche da motivi che per la nostra cultura sono del tutto “futili”: per vendetta, per rancore, per collera  o gelosia, per questioni di onore… “Capita che un mendicante attui la sua vendetta tagliandosi la gola davanti alla vostra porta”. Dall’India alla Cina, ricorda Marzio Barbagli, “darsi la morte per colpire un nemico, immolandosi con lui o facendogli ricadere addosso la colpa della propria morte, è una scelta messa a disposizione per secoli da culture diverse”. In entrambi questi paesi, poi, vi sono dei suicidi, come quello della moglie o della concubina sulla tomba del marito, che sono considerati meritori ed auspicabili. Un altissimo tasso di suicidi si registra anche in Giappone: 24,4 ogni 100 mila abitanti, almeno 4 volte di più che in Italia, visto che il numero reale è in verità ben più alto. Il Giappone ha anche un primato nel numero dei giovani suicidi. Kamikaze e harakiri “sono le parole della lingua giapponese più conosciute nel mondo”. Qualche anno fa la “Guida al suicidio perfetto” dello scrittore Wataru Tsurumi, in cui si spiegava come uccidersi buttandosi dalla finestra o sotto il treno,  divenne un bestseller con 550 mila copie in otto mesi.

Ma è comunque colpa dell’ateismo:

Una conferma a questa ipotesi, e che cioè l’ateismo contribuisca a togliere alla vita umana quella sacralità religiosa che è spesso un utile antidoto alla scelta estrema di eliminarsi, viene dai paesi comunisti, in cui l’ateismo è stato imposto e diffuso a tutti i livelli. In un celebre film intitolato “Le vite degli altri” si ricorda che negli anni 70 e 80, Russia, Ungheria e Germania dell’est, tutti e tre paesi comunisti, avevano il primato mondiale dei suicidi, benché i regimi, che pure catalogavano tutto, nascondessero le cifre relative al disastroso fenomeno.  […] Eppure non è sempre stato così, dal momento che prima della rivoluzione del 1917 “la percentuale dei  suicidi in Russia era una delle più basse al mondo” (Moskovskji Komsomolets). Quanto alla Lituania, seconda nella classifica del 2010, ma prima in quella del 2009, Alvydas Navickas, presidente dell’Associazione lituana di suicidiologia e vicerettore dell’Università di Vilnius, sintetizza così la storia del suo paese: “Prima della Seconda guerra mondiale, si suicidavano 8 lituani su 100.000. La maggior parte della popolazione viveva in campagna, frequentava la chiesa: esisteva una comunità forte con una routine stabile. In seguito scoppiò la guerra e venne il regime sovietico: Stalin deportò gli agricoltori più ricchi e installò la maggior parte nei Kolchoz (cooperative agricole). Vodka e alcol prodotti in casa iniziarono a scorrere come anestesia, quotidianamente. Nella decade degli anni ottanta l’indice crebbe ogni anno fino a 30 suicidi su 100.000 persone.

Fino all’enunciazione della legge finale: «Laddove manca Dio, è la vita dell’uomo a perdere valore, e a sfociare più spesso nel suicidio, individuale o legalizzato e statalizzato che sia». Amen.

—- Diamo i dati—-

Non vi fidate della parola di un religioso? Bravi, miei fidati padawan, vi ho addestrati bene. Come sempre procediamo con i dati gentilmente offerti dalla World Health Organization [2]. Ecco la top three dei paesi per suicidi ogni 100.000 abitanti:

  • Guyana: 44,2;
  • Cored del Sud: 28,9;
  • Sri Lanka: 28,8;

Paesi atei ex comunisti? Nisba. Paesi atei? Nisba. La Corea è per quasi un 30% cristiana e meno della metà della popolazione è atea,  mentre la Guyana è a maggioranza cristiana e poi a seguire l’induismo e altre minoranze religiose. Lo Sri Lanka, invece, è un paese a maggioranza buddista con minoranza induista. E niente, i dati smentiscono la teoria. Passiamo alla top ten:

  • Lituania: 28,2;
  • Suriname: 27,8;
  • Mozambico: 27,4:
  • Tanzania: 24,9;
  • Nepal: 24,9;
  • Kazakhstan: 23,8;
  • Burundi: 23,1;

Eccola lì, la Lituania! Peccato che sia solo in 4° posizione… il Suriname è un misto di induismo e monoteismo (cristiani e musulmani), il Mozambico è per metà monoteista, la Tanzania è al 70% monoteista (per metà croce e per metà mezzaluna), il Nepal è a maggioranza induista, il Kazakhstan è a maggioranza islamica e il Burundi è a maggioranza cattolica. Per quanto riguarda la top 10 le religioni non mi sembrano molto efficaci come forma di prevenzione verso i suicidi…. Ah, per la cronaca: il 79% dei lituani si dichiara cattolico!

 Anche la top twenty non ci regala molte soddisfazioni:

  • India: 21,1;
  • Sudan del Sud: 19,8;
  • Turkmenistan: 19,6;
  • Russia: 19,5;
  • Uganda: 19,5;
  • Ungheria: 19,1;
  • Giappone: 18,5;
  • Bielorussia: 18,3;
  • Zimbabwe: 18,1;
  • Bhutan: 17,8;

Abbiamo paesi indù, islamici, cristiani quali la Russia (60-75% della popolazione), l’Ungheria (74%), buddisti (Bhutan) e con il solo Giappone unico paese ateo (im)propriamente detto. Fra l’altro il Bhutan non era il paese citato come modello per la Felicità Interna Lorda? Non male.

—- L’ateismo nel mondo —-

Proviamo, ora, a fare il giochino inverso. La Gallup ha relizzato un’indagine statistica dedicata a trovare i paesi più atei nel mondo con il seguente risultato [3]:

China is the least religious country with twice the amount of convinced atheists than any other nation (61%) followed by Hong Kong (34%), Japan (31%), Czech Republic (30%), and Spain (20%). […]Western Europe (51%) and Oceania (49%) are the only regions where approximately half of the population are either not religious or convinced atheist. The least religious country was found to be China where 61% of people claim to be convinced atheists, approximately twice as many as any other country and 29% say that they are not religious compared to just 7% who are religious. The number of people claiming to be atheists was next highest in Hong Kong and Japan following China with 34% and 31% respectively claiming to be so. The Swedish prove to be the least religious in the Western World with 78% saying they are either not religious or convinced atheists. In Israel, 65% of those asked said that they are either not religious or convinced atheists compared to just 30% who say that they are religious. Meanwhile in the Palestinian Territories (West Bank and Gaza) the population is considerably more religious with 75% saying that they are religious compared to 18% who say that they are not religious.

Devo ammettere che il valore di Israele è sorprendente mostrando ancora una volta che l’ebraismo è più una questione culturale che una questione religiosa: i cattolici sorvolano sulle oscenità della Bibbia grazie al Nuovo Testamento, gli ebrei giocandosi la carta dell’identità. Mica scemi.

Torniamo al discorso originale e vediamo i piazzamenti dei fantastic five atei nella classifica dei suicidi:

  • Cina: 94°, 7,8;
  • Honk Kong: /
  • Giappone: 17°, 18,5;
  • Repubblica Ceca: 42°, 12,5;
  • Spagna: 122°, 5,1;

Appunto. Ecco la mappa dei suicidi:

Global suicides rates 2012

ed ecco la mappa dell’ateismo:

Fonte: Washingtonpost

Fonte: Washingtonpost

Vedete una qualche relazione statistica fra religione e suicidio? No? Infatti non c’è e abbiamo paesi cristiani e paesi islamici sia al vertice sia al fondo della classifica.

—- La ricchezza porta al sucidio!!!111!!—-

I religiosi non sono gli unici che amino dire corbellerie in merito. Ecco il rutilante Massimo Fini [4]:

I ragazzi sono stati particolarmente colpiti dall’escalation dei suicidi dall’Europa preindustriale a oggi: 2, 5 per centomila abitanti a metà del Seicento, 6, 8 nel 1850, 20 per centomila oggi (questa è la sequenza corretta, io, citando a memoria, ne davo una leggermente diversa e comunque più sfavorevole alla mia tesi: 2, 5-6, 8-20). Qualche lettore del Fatto, dubbioso, ha obiettato: “Ma come si fa a fare statistiche attendibili per il ‘ 600?”. Ora, nel ‘ 600 nasce in Europa la scienza moderna, con Tycho Brahe, Galileo, Keplero, Cartesio, Huygens. Sono per lo più astronomi e matematici, ma ci sono anche i primi cultori di statistica. Il più importante fu, forse, Gregory King che si occupò di alimentazione, di composizione della famiglia e di redditi (da cui si ricava che le distanze fra i redditi da allora a oggi, epoca dell’uguaglianza, non sono affatto diminuite, ma di gran lunga aumentate). John Graunt studiò invece la mortalità e quindi anche i suicidi e ne diede conto nel suo volume Natural and political observations upon the Bills of Mortality, del 1662. Graunt prese per campione 400 mila abitanti di Londra nel ventennio 1640-1660. Le fonti sono gli archivi parrocchiali. Il risultato dà, appunto, 2, 5 suicidi per 100 mila abitanti. Indubbiamente è un po ‘ azzardato prendere la sola Londra come rappresentativa dell’intera Europa. Ma è molto probabile che il dato pecchi per eccesso. La popolazione preindustriale era per i 4 / 5 rurale.

Colpa dell’Illuminismo, signora mia:

Negli organizzatissimi Paesi scandinavi i suicidi sono molto più numerosi che nel meridione d’Europa, così come quelli nel Nord Italia sono quasi il triplo del più povero Sud (qualche anno fa i picchi maggiori si registravano nell’opulenta Emilia, per l’oggi non sono documentato). Nella Cina del boom economico il suicidio è diventato la prima causa di morte fra i giovani e la terza fra gli adulti. Insomma il Progresso fa male. Questa è la dura sentenza che non si vuole ascoltare. E per quanti dati tu porti (altri se ne potrebbero fornire per le malattie mentali) i ciechi epigoni dell’Illuminismo trovano sempre il modo di non tenerne conto. E quando sono proprio a corto di argomenti allora, come scrive Ceronetti, saltano in piedi e con gli occhi pieni di sangue illuminista gridano: “Comunque indietro non si torna!”. Bravi, è proprio questo il nostro dramma.

Già, ecco la lista dei paesi per PIL pro capite:

Countries_by_GDP_(Nominal)_in_2014.svg

Fate un confronto. E spiegatemi, poi, quanto sono ricchi paesi quali il Mozambico e la Tanzani e dove sono paesi quali la Svezia e la Svizzera. Tanto per dire, eh.

Morale? Come sempre, meno preghiere e più statistiche.

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[1] Cfr. http://www.ilfoglio.it/articoli/2010/12/01/indagini-sul-suicidio___1-v-110494-rubriche_c118.htm.

[2] Cfr. http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/suicideprevent/en/.

[3] Cfr. http://www.wingia.com/web/files/news/290/file/290.pdf.

[4] Cfr. http://www.massimofini.it/2012/lo-spread-dei-suicidi.

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2 commenti su “Un cattolico alle prese con un grafico: il tasso di suicidi nel mondo

  1. Rettiliano Verace
    27 dicembre 2015

    Fucking saved. Come mai i cristianacci odiano tanto Internet? Perche’ permette a chiunque di scoprirli subito appena contano balle. Ovviamente per loro non cambia niente, il loro target preferito e’ composto da bambini, vecchi con un piede nella fossa e gente con la terza elementare, ossia quelli che non possono verificare le cose che dicono.

    • Charly
      30 dicembre 2015

      Non sono gli unici. Certo, preferirei dire che sono i libri a sputtanare e non internet 😀

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 dicembre 2015 da in cultura con tag , , , , .
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