Charly's blog

Un capodanno di molestie e aggressioni: benvenuti in quel di Colonia (e non solo)

Una delle colonne portanti di questo blog è l’idea che la conoscenza specialistica sia una necessità ineludibile per il buon funzionamento di una democrazia contemporanea. Allo stesso tempo si sostiene che il sistema scolastico così come è attualmente congegnato, basato sull’idea di cultuva di ideologia umanistica, sia del tutto inefficace e inadatto. Un’ulteriore prova di quanto si afferma la si può ritrovare nella lettura data ai recenti fatti della notte di Capodanno in Germania.

—- Germania uber alles: molestie, rapine e stupri —-

 Vediamo cos’è successo [1]:

Colonia e l’intera Germania sono sotto choc per il Capodanno da incubo in cui sono incappate decine di donne, circa 90, che hanno avuto la sventura di attraversare la piazza della stazione centrale di Colonia nella notte di San Silvestro. Circondate, molestate sessualmente, palpeggiate, derubate di soldi e telefonini da uomini ubriachi radunatisi nella piazza che si estende tra lo scalo ferroviario e il Duomo. Secondo quanto riferito dalla polizia, erano un migliaio, imbottiti di alcool, senza più freni e controlli. Hanno sparato una «quantità inaudita» di petardi e fuochi d’artificio, anche ad altezza d’uomo, creando panico. Poi la massa si è frantumata in gruppi più piccoli, che hanno circondato le donne compiendo quello che il capo della polizia di Colonia, Wolfgang Albers, ha definito «pesanti delitti sessuali di una dimensione completamente nuova». Di certo finora sconosciuta in Germania.

E ora lasciamo la parola alle vittime [2]:

«Sono stata toccata ovunque, è stato un incubo. Anche se abbiamo gridato e li abbiamo colpiti, loro non si sono fermati. Ero disperata e penso di essere stata palpeggiata circa cento volte in duecento metri. Per fortuna indossavo dei pantaloni e una giacca. Una gonna probabilmente mi sarebbe stata strappata via», ha detto una donna di Colonia al quotidiano Express. La 27enne Anna ha descritto allo Spiegel online il suo arrivo con il fidanzato alla stazione centrale di Colonia con queste parole: «L’intera piazza era gremita di soli uomini. C’erano poche donne isolate, impaurite, che venivano fissate. Non posso descrivere come mi sono sentita a disagio». Altre donne hanno raccontato di essere state circondate, palpate, molestate e derubate. La massa di un migliaio di uomini si è poi frantumata in gruppi più piccoli, di 50 persone circa ciascuno, che hanno proseguito la “caccia alle donne”.

—- L’Islam? Non solo —-

La reazione al fenomeno è stata duplice. Da una parte si registra il desolante silenzio di tutte le femministe che berciavano dietro a un fatto inesistente, statistiche alla mano, quale il femminicidio. Ma è meglio così visto che quelle che scrivono non riescono ad esimersi da fantagenialate come la seguente [3]:

L’obiettivo delle aggressioni era il furto, le violenze sessuali erano solo un diversivo. Questo non rende meno grave l’episodio: si è pur sempre trattato di violazioni dell’integrità fisica delle donne. Ma le molestie sessuali su vasta scala non sono una novità. Anche se molti non se ne vogliono rendere conto, in tutte le grandi manifestazioni in cui l’alcol abbonda le donne devono affrontare una triste realtà: essere toccate contro la loro volontà. Nell’Unione europea una donna su due è stata vittima di violenze fisiche o sessuali. Chi vuole cambiare la situazione deve pensare alla società nella sua interezza. Per certi maschi tedeschi, il carnevale o l’Oktoberfest non sono divertenti senza qualche palpatina. Fin troppo spesso la colpa viene data alle vittime: la gonna troppo corta, lo sguardo troppo invitante. Succede a Colonia come in piazza Tahrir al Cairo o al parco Gezi di Istanbul. Gli uomini che molestano le donne sono uguali in tutto il mondo. Ma molti tedeschi la pensano diversamente. Mentre alcuni già chiamano alle armi, il partito Alternative für Deutschland vuole chiudere le frontiere ed espellere i “richiedenti asilo che hanno commesso reati”.

Concetto ribadito, giusto per essere sicuri di non essere fraintesi, a più riprese [4]:

Insomma, tutti gli uomini sono stupratori se hanno una birra in mano. La realtà è che il diritto a camminare di sera da sole per strada senza essere molestate non è così condiviso, non è entrato a far parte di noi come avrebbe dovuto, forse non è stato sufficientemente coltivato, ogni giorno, come si fa con le cose delicate che rischiano, se trascurate, di spezzarsi. E gettare la colpa su un centinaio di nordafricani non scarica nessuno dalle responsabilità di aver fatto sì che questo accadesse, non nella notte di San Silvestro, ma in tutte le notti che da molto tempo l’hanno preceduta, quelle in cui ci si lascia andare a battute sulle gonne troppo corte, a osservazioni del tipo «se l’è cercata», fino alle sentenze che puniscono le vittime di violenze e lasciano a spasso gli aggressori, «perché dopo tanti anni che si subiscono abusi significa che si è consenzienti». Non sfugge la differenza qualitativa tra un assalto di massa e un episodio di violenza singolo, ma non può sfuggire neanche ciò che li accomuna: la volontà di segregare e di espellere le donne da uno spazio pubblico. Quando il quadro cade dal muro si pensa a un fatto improvviso, ma chissà da quanto tempo il chiodo aveva mostrato segni di cedimento, da dietro la tela. Pensare di riappenderlo senza preoccuparsi delle crepe nell’intonaco significa far sì che cada di nuovo. In questo caso per rimetterlo al suo posto non sarà sufficiente una persona sola, sia essa un giudice o una cancelliera, ci vuole la forza di un’intera comunità, che sia consapevole della forza dei diritti a cui ha dato vita.

Un curioso ribaltamento dell’idea del fardello dell’uomo bianco: da pretesa civilizzatrice per il resto del mondo – volto a mascherarne il dominio – siamo passati alla continua e costante vittimizzazione di chi ha la sfortuna di essere nato a determinate latitudini e con determinati cromosomi. E pazienza se io a 29 non ho mai molestato nessuno né, tantomeno, conosco nessuno che si comporta in quel modo. Sono maschio e quindi stupratore, no? Che domanda, è ovvio [5]:

D. Un’accentuazione del superuomo visto che sono ancora gli uomini a comandare. E a violentare…

R. Sui fatti di Colonia sono molto perplessa: non ho ancora capito che cosa sia successo veramente. Ci sono troppe notizie contradditorie e interpretazioni discutibili.

D.  In che senso?

R. La violenza è da condannare, ma adesso, siccome dobbiamo dire tutti che il mondo islamico fa schifo, e per certi versi è anche vero, per avvalorare questa tesi vengono tirate in ballo le donne. Tutto perché gli uomini occidentali sono convintissimi di due cose.

D. Quali?

R. Di averci dato loro la libertà e la parità, di avercela gentilmente concessa e per questa ragione di essere infinitamente superiori ai loro colleghi musulmani. Due balle colossali.

Capito? Siete uomini e quindi predatori:

D. Quale?

R. Gli uomini non hanno mai fatto autocoscienza, non si sono mai chiesti, salvo pochissime eccezioni, che cosa vuol dire essere uomo, non hanno mai messo in discussione la tradizione aggressiva della loro sessualità.

D. E cosa hanno fatto, invece?

R. Hanno imparato che certe cose pubblicamente non le devono più dire e privatamente non le possono più fare con la libertà di un tempo. Ma non c’è mai stata una presa d’atto che la sessualità maschile è sempre predatoria anche nelle forme più addolcite.

Si oscilla, allora, fra le donne puttane e gli uomini, uomini in senso universale mica stranieri, stupratori. D’altronde anche il sindaco di Colonia l’ha messo nero su bianco [6]:

Alla domanda di una giornalista «Come ci si può proteggere in quanto donna?», la sindaca di Colonia ha consigliato di «tenere la distanza di un braccio dagli stranieri». Inoltre, «non cercare di propria iniziativa la vicinanza con le persone che non si conoscono o con le quali non si ha un buon rapporto». Oltre a ciò, Reker ha raccomandato alle giovani donne «di stare sempre in piccoli gruppi, di non staccarsi, nemmeno quando si ha voglia di fare festa». La sfortunata scelta di parole è subito stata ripresa dai social, dove viene commentata con un misto di ironia e di polemica accanto all’hashtag #einearmlaenge (la lunghezza di un braccio): «Regole per le donne perché non diventino vittime. Sul serio? Tra parentesi, lo chiamano #Victimblaming», scrive una utente su Twitter. «In verità volevo derubare e molestare questa donna, ma diamine! È distante la lunghezza di un braccio!», ironizza un altro.

Giusto un passo dal le “bottttaneeee se la sono cercataaaa”. Peccato che i resoconti parlino di aggressioni di gruppo e non di confidenze improprie (che fra l’altro, se anche fosse, non giustifica una molestia sessuale). Ennesima conferma che le donne sono le peggiori nemiche di sé stesse, altro che maschio porco e imperialista.

Al netto delle genialate delle donne nostrane e quelle tedesche – fino a quando non scopriranno che la conseguenza di un “se non ora quando” e’ una manata in faccia in quelle amene culture – passiamo al punti dirimente che non viene colto nella questione: il problema non è solo l’Islam. Il caso in questione la provenienza etnica ha preso il sopravvento sul fattore culturale, certo, ma quel che è successo in Germania o che succede nei paesi islamici accade anche in India, in Africa, in Asia. Ce li siamo dimenticati i casi di stupri e di violenza sulle donne che accadono regolarmente nei paesi del terzo mondo? E non si tratta solo delle donne, prendiamo ad esempio:

  • L’omosessualità;
  • Ruolo della religione nella società:
  • Minoranze etniche e culturali;

Non abbiamo a che fare tanto con una religione, ma con gli elementi propri di una società di tipo tradizionale. Tutti elementi che avevamo già visto l’altra volta: una società multiculturale è questo, giusto fino a quando non scoppia la guerra civile. Nulla di nuovo, basta leggere un qualunque manuale di sociologia della cultura. Appunto: basta leggerlo.

—- Perchè non si modernizzano? Per via del fardello dell’uomo bianco —-

Se l’occidentale medio ha un problema, e pure bello grosso, è la sconsolante carenza di senso storico. Spesso si confonde il termine moderno con contemporaneo, ma è un errore piuttosto grossolano. L’epoca moderna copre un periodo di storia compreso fra il Medioevo – etichetta imprecisa e fondamentalmente scorretta – e la contemporaneità che è nata dalla duplice rivoluzione del 18 secolo: quella industriale e quella francese. Nel contemporaneo abbiamo avuto tutti gli elementi propri delle società occidentali attuali quali lo Stato–nazione, l’eclissi del sacro, il disincanto del mondo. Sul piano sociale abbiamo assistito:

  • Allo sgretolamento dei nuclei familiari;
  • All’emancipazione famminile (cause ed effetto della prima);
  • All’alfabetizzazione di massa;
  • Crollo della natalità (grazie alle precedenti);
  • Al diffondersi di un’etica liberale ed edonista;

Se ci fate caso con un pochino di malizia, viene fuori che molti di questi elementi sono dovuti al diffondersi dell’organizzazione capitalista della società tant’è che tutte le società economicamente avanzate presentano gli stessi elementi chi più chi meno (una parziale eccezione sono gli USA, per via dell’elevato rischio esistenziale e per l’afflusso costante di persone provenienti da società tradizionaliste) e chi vi si oppone è la vestale della tradizione (Corea, Giappone). Il capitalismo, sia lodato d’altronde, per sua natura spinge a mobilitare tutti gli elementi produttivi per aumentare la ricchezza prodotta con le conseguenze di cui sopra.

Una simile trasformazione, ovviamente, venne ferocemente combattuta dai ceti parassitari della società tradizionale (clero, nobili, corporazioni) ma, alla fine, la vittoria venne conseguita grazie alla natura policentrica e competitiva tipica dell’Europa. Rimanere indietro per via della tradizione poteva sì rendere contenti i padri dei padri, ma rendeva ancor più felici gli altri paesi europei che potevano schiacciarti e acquisire la supremazia.

A seguito della decolonizzazione le ex colonie si sono avviati sulla via della contemporaneità, seppur spesso e volentieri seguendo il sentiero sovietico. Dopo la fallimentare modernizzazione si è avuta la rinascita del tradizionale, quella che venne ribattezzata come la “rivincita di Dio” (d’altronde gli stupri, gli omicidi e le pulizie etniche sono la firma del dio monoteista). Ma perché le società tradizionali non riprendono il percorso verso la contemporaneità? In parte perché non ne hanno bisogno per via delle risorse naturali (il petrolio, finché dura: auguri con la Terza Rivoluzione Industriale), in parte perché campano delle risorse occidentali. Il caso più evidente sono i mantenuti del welfare scandinavo (sanità, istruzione, sussidi per la disoccupazione e per la natalità): perché mai dovrebbero cambiare se trovano qualcuno che paga loro i conti? Anche per i profughi/ migranti economici la solfa é la stessa. Perché dovrebbero cambiare quando ricevono tutto e se sgarrano non pagano il conto?

Più, in generale, mi preme far notare che quella che viene definita come debolezza delle società occidentali è, in realtà, quello che siamo: la società aperta di popperiana memoria. Purtroppo si deve dare atto che il detto “se si è troppo buoni si è stupidi” corrisponde al vero. Se vogliamo continuare a vivere nel modo in cui viviamo non ci resta che un strada: sradicare la feccia tradizionalista a casa nostra non permettendo a nessun altro di portarla. Non ho interesse per cosa fanno i tradizionalisti in qualche remota località del terzo mondo, ma direi che il tempo della cuccagna è finito. Basta lasciarli al loro destino e potranno scegliere fra la contemporaneità e la povertà. Senza dimenticare i tradizionalisti nostrani che ce la menano con le tradizione e le identità: quelli in piazza a Colonia erano della loro specie, non della mia.

—- Le fantasie dell’espulsione rapida —-

L’ultimo tassello di questa disamina viene dall’elemento salvifico più pronunciato negli ultimi giorni: le espulsioni. Peccato che si tratti di un rimedio poco valido e di ridotta efficacia:

  • Consegnare un pezzo di carta con la speranza che l’espulso se ne vada è una fantasia;
  • Portarlo fisicamente nel paese d’origine non è praticabile;
  • A volte non si conosce neppure il paese d’origine o quest’ultimo non ne vuole sapere;

Se fosse cosi facile, infatti, lo si farebbe senza tanti patemi. Pensarci prima, no?

Approfondimenti:

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[1] Cfr.https://www.lastampa.it/2016/01/05/esteri/colonia-sotto-choc-per-le-violenze-di-capodanno-decine-di-donne-molestate-nella-notte-di-festa-fGuTrCFJMOWGP9OpcscSwL/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_05/colonia-capodanno-migliaio-uomini-aggredisce-decine-donne-1297cedc-b392-11e5-9fa2-487e9759599e.shtml.

[3] Cfr. http://www.internazionale.it/opinione/dinah-riese/2016/01/06/germania-colonia-violenze-donne-razzismo.

[4] Cfr. http://www.lastampa.it/2016/01/08/cultura/opinioni/editoriali/il-diritto-di-camminare-da-sole-senza-essere-molestate-qyGxMBFnZrUvm64GebiDNM/pagina.html.

[5] Cfr. http://www.lettera43.it/cultura/signorelli-a-colonia-una-guerra-tra-maschilisti_43675229318.htm.

[6] Cfr. http://www.corriere.it/esteri/16_gennaio_06/choc-colonia-gli-abusi-massa-suggerimenti-donne-sindaca-fa-indignare-social-8ee576e6-b45b-11e5-b1e6-95533b9d781f.shtml.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 gennaio 2016 da in cronaca con tag , , , .
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