Charly's blog

Amore vs odio: gli effetti sociali dell’internet dei cervelli

Avete mai notato che molte delle caratteristiche che sono state attribuite nel corso della storia alla magia o alle divinità sono replicabili per via tecnologica? Volare, distruggere città, vedere o sentire a distanza sono solo alcune delle capacità che abbiamo conseguito negli ultimi secoli e che potrebbero essere scambiate per facoltà magiche o divine. In effetti se si guardano i film fantasy ci si può chiedere quali e quante capacità sono o possono essere replicate per via tecnologica. Consideriamo, ora, l’aspetto che più pervade le nostre vite: la comunicazione.

—- Perché comunichiamo? —-

Uno degli aspetti più evidenti della specie umana è la comunicazione sia nella forma verbale sia in quella non verbale. Per essere più precisi ad essere dominante è la seconda, un 90% del totale circa, senza però lasciare in disparte o in seconda fila quella verbale. Basta riflettere su una qualunque giornata che viviamo per rendersi conto di quanto si comunichi e con quante persone. La spiegazione di un simile fenomeno è assai scontata: siamo animali sociali. In un gruppo l’informazione è essenziale per coordinare l’azione – pensate alla complessità del comportamento dei lupi – e per stabilire quali siano i rapporti sociali. Si spettegola per questo motivo, non per altro. Nel caso umano, infine, il linguaggio complesso aggiunge un’ulteriore dimensione al tutto, persino se il linguaggio non verbale è quello predominante.

Ma a dispetto della sua importanza il linguaggio ha numerosi limiti:

  • Limitato nello spazio: aldilà di una certa distanza non è possibile comunicare;
  • Limitato nel tempo: il linguaggio chiede tempo per essere articolato e non lo si può salvare a futura memoria;
  • Limitato nel significato: la comunicazione richiedere un lavoro di interpretazione sia linguistico sia culturale;
  • Limitato nella struttura: verbale o meno che sia, il linguaggio non può fare più di tanto;

Se devo spiegare un paesaggio a qualcuno che non l’ha visto, posso ricorrere a metafore o a una descrizione basata sui dettagli. Ma è scontato che un conto è vivere un’esperienza – pensate a descrivere l’idea dell’innamoramento – un’altra è quella di raccontarla. Sempre che la tecnologia non metta lo zampino, ovviamente.

—- L’internet dei cervelli —-

Prendete in mano un telefono cellulare: potete comunicare piegando le distanze e non solo. Grazie agli smartphone è possibile scambiarsi immagini, musica, video. E, poi, ricevere dati quali internet o la posizione in termini di GPS. Immaginiamo, allora, di integrare il meccanismo di uno smartphone nella mente umana: ed ecco a voi la telepatia. In un simile scenario si potrebbe addirittura ipotizzare l’abbandono del linguaggio tradizionale a favore delle smisurate potenzialità offerte dalla tecnologia. Una di queste è la creazione di chat di gruppo su scala cerebrale: invece di comunicare con una persona si potrebbe essere in costante comunicazione con una rete di conoscenti. Che sia la fine della mente umana singola e l’avvento di una mente alveare? Non credo, di per sé, dato che basta aggiungere questa abilità in un secondo tempo o, più semplicemente, adottare il tasto offline.

Ancor più interessante, inoltre, è la possibilità di condividere le emozioni e le sensazioni con i propri contatti. Oggi le si possono descrivere, un domani si potrebbe vivere la stessa sensazione o la stessa emozione. Considerato quanti problemi crea la comunicazione di coppia sarebbe senza dubbio un bella semplificazione. Meno scontato è l’effetto sociale:

  • Il trionfo dell’amore: la condivisione di sensazioni ed emozioni permetterebbe una connessione e una comprensione reciproca mai avuta nella storia umana;
  • Il trionfo dell’odio: allo stesso tempo si potrebbe avere la diffusione dell’altro lato della medaglia. Pensate a quale sentimento d’amore fra due innamorati si verrebbe a costituire – assoluto – e quale e quanto odio si potrebbe scatenare in caso di morte violenta di uno dei due.

In effetti la condivisione di sentimenti non permette la dissimulazione: subire in prima persona una tempesta di odio e disprezzo potrebbe causare una reazione complementare. Un conto è chiamare qualcuno puttana o cane infedele, o un altro conto è sentire sulla propria pelle e sulla propria mente un simile giudizio.

—- Amore vs odio

In questo scenario non c’è dubbio o fraintendimento e viene da chiedersi se l’internet dei cervelli sia la strada per l’odio o per l’amore. Percepire le sensazioni e le emozioni del prossimo porterà all’immedesimarsi o al distanziarsi? Basta percepire il dolore del prossimo per porre termine a un comportamento? Personalmente non credo visto che sia la comunicazione verbale e sia quella non verbale non sono sufficienti. La virulenza dei memi quali la tradizione, la religione, l’ideologia, in effetti, potrebbero avere la meglio persino sulle emozioni di una vittima. Chissà se avremo mai la risposta.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 gennaio 2016 da in scienza con tag , , .
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