Charly's blog

Family day e Rohani: il ruolo della religione nel dibattito politico

Fino a un paio di generazioni fa era opinione comune che la religione fosse ai minimi termini e in procinto di essere spazzata via dalla modernità. Negli ultimi decenni, tuttavia, la religione è ritornata alla ribalta tanto da far coniare l’etichetta “la rivincita di Dio”. In realtà l’Europa è rimasta piuttosto immune al fenomeno, ma la religione rimane un forza con cui fare i conti come dimostra la cronaca di tutti i giorni.

—- Er Family Day? Spiegatelo a “dio” se ci riuscite —-

Partiamo dalla mobilitazione dei cattolici contro le unioni civili [1]: «Stiamo parlando sicuramente di più di un milione di presenze: il catino del Circo Massimo è immenso. Sono arrivate davvero una moltitudine di adesioni da famiglie che, tra l’altro, si muovono autonomamente. Stiamo parlando di oltre tremila pullman che caleranno su Roma e di tante altre persone che si muoveranno in treno o con mezzo proprio e c’è una grandissima mobilitazione della città di Roma». Lo scopo è quello di dire dei sì e non soltanto dei no: «Ci si confronterà nelle piazze, come bisogna, dando voce al popolo italiano, ascoltando le diverse istanze. Questo è un elemento positivo, di vitalità democratica, che non può essere che sottolineato con attenzione ed anche – voglio dire – con un po’ di gioia. E’ bello vedere un Paese palpitare intorno a temi così decisivi come il diritto di un bambino ad avere una mamma ed un papà; il diritto di tutela della famiglia naturale. E’ giusto: diciamo tanti “sì” e sono “sì” ai diritti civili. E il primo diritto civile è il diritto di un bambino ad avere una mamma ed un papà e a non essere mai considerato oggetto di una compravendita. Questo è il grande “sì” che diciamo ai diritti dei più deboli, dei soggetti più deboli di questo Paese».

Che dire? Spero per i religiosi che il loro dio non sia in circolazione o ne subiranno le conseguenze. Beninteso, il loro dio è omofobico come pochi [2]: «Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio». È la punizione che viene meno e che ci si dimentica allegramente: «29Perché quanti commetteranno qualcuna di queste pratiche abominevoli saranno eliminati dal loro popolo. 30Osserverete dunque i miei ordini e non imiterete nessuno di quei costumi abominevoli che sono stati praticati prima di voi, né vi contaminerete con essi. Io sono il Signore, il Dio vostro”».

Ci si lamenta di Adinolfi? E perché mai, mica sostiene di eliminare fisicamente gli omosessuali. Certo, spero per loro che il “dio” che tanto adorano non sia ancora in giro o ne dovranno pagare il prezzo. E per la cronaca, il “dio” della Bibbia aveva il grilletto facile.

—- Pecunia non olet: bye bye statue —-

Oltre ai cristiani anche i musulmani non scherzano sugli omosessuali, ma la discussione del giorno verte sulla visita del presidente iraniano Rohani. Lasciamo la parola all’indignato un tanto al chilo Gramellini [3]:

I geni del cerimoniale che hanno inscatolato quattro statue peraltro velate del museo Capitolino nel timore che, vedendole, il presidente iraniano Rohani avesse uno sgomento ormonale e stracciasse i contratti con le nostre aziende sono i degni eredi di un certo modo di essere italiani: senza dignità. Quella vocazione a trattare l’ospite come se fosse un padrone. A fare i tedeschi con i tedeschi, gli iraniani con gli iraniani e gli esquimesi con gli esquimesi. A chiamare «rispetto» la smania tipica dei servi di compiacere chi li spaventa e si accingono a fregare. Su questa tradizione millenaria, figlia di mille invasioni e battaglie perdute anche con la propria coscienza, si innesta il tema modernissimo del comportamento asimmetrico con gli Stati musulmani. Se un’italiana va in Iran, si copre giustamente la testa. Se un iraniano viene in Italia, gli copriamo ingiustamente le statue. In un modo o nell’altro – in un mondo e nell’altro – a coprirci siamo sempre noi. E la suscettibilità da non urtare è sempre la loro. Ma se la presenza di donne sigillate da capo a piedi su un vialone di Baghdad urtasse la mia, di suscettibilità? Non credo che, per rispetto nei miei confronti, gli ayatollah consentirebbero loro di mettersi la minigonna.

Chissà perché, ma il mio primo pensiero è rivolto a Daniele da Volterra, detto il Braghettone [4]:

A seguito della Riforma Protestante (1517) nella chiesa cattolica ci fu dapprima un tentativo di ricomporre lo scisma, ma quando ci si accorse che ogni sforzo era vano, si cominciò una riorganizzazione per far fronte a questa rottura traumatica e per cercare di recuperare “terreno” e sopratutto fedeli. Fu il Concilio di Trento che diede avvio alla Controriforma e fissò regole rigide anche in materia di arte sacra. Bisognava infatti dare una risposta netta alle accuse di paganesimo che piovevano sulla chiesa di Roma da parte dei protestanti, ed anche l’arte doveva quindi adeguarsi. A seguito delle indicazioni scaturite dal concilio di Trento si decise che le figure nude del Giudizio di Michelangelo dovevano essere coperte per il grave scandalo che suscitavano. L’artista non fece in tempo – forse meglio per lui – a vedere i risultati della censura, perché morì il 18 febbraio 1564. L’anno successivo la curia romana diede incarico a Daniele da Volterra, pittore discepolo del Buonarroti, di dipingere a secco dei drappi per coprire le parti intime in vista. Compito che costò all’artista il soprannome dispregiativo di Braghettone.

Che volete, i religiosi li disegnano così. Ovviamente è scattata la polemica con tanto di scaricabarile [4]:

E un motivo di scontro tra il governo e la Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali. “Penso che ci sarebbero stati facilmente altri modi per non andare contro alla sensibilità di un ospite straniero così importante senza questa incomprensibile scelta di coprire le statue – ha detto in mattinata il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini – non era informato né il presidente del Consiglio né il sottoscritto di quella scelta”. Uno scaricabarile cui non rimane indifferente la Sovrintendenza. Che, sentendo la valanga arrivare, risponde per le rime: “Sulla vicenda dovete chiedere a Palazzo Chigi. La misura non è stata decisa da noi, è stata un’organizzazione di Palazzo Chigi non nostra”.

Il diretto interessato ha precisato che «E rispondendo a una precisa domanda dei giornalisti in conferenza stampa a Roma, il presidente iraniano ha precisato che la vicenda “è una questione giornalistica. Non ci sono stati contatti a questo proposito. Posso dire solo che gli italiani sono molto ospitali, cercano di fare di tutto per mettere a proprio agio gli ospiti, e li ringrazio per questo”».

Siamo di fronte, quindi, a un tradimento delle nostre radici e dei nostri valori? Se fossimo piante amanti di qualche statua, forse. Assai più banalmente [5]: «Tredici memorandum firmati e 17 miliardi di contratti. Questo il primo “frutto” della visita In Italia del presidente iraniano Hassan Rohani, che ieri ha incontrato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi». Anche se non è chiaro ai più che blaterano di crisi di valori, il sistema valoriale dominante nelle nostre società è quello di natura borghese/commerciale: crescita, vendere, competitività, subordinazione al mercato dello Stato e della società. E cosa fanno gli uomini del commercio con chi devono fare gli affari? I lecchini, né più né meno. D’altronde è per questo motivo che con l’Arabia Saudita non si alza mai la voce a dispetto di quanto è accaduto in Iraq o in Libia. Se hai bisogno del petrolio sei in condizione ben peggiori di chi lo vende (e che lo può vendere ad altri come ad esempio la Cina). Con l’Iran, per 17 miliardi su un PIL che è 100 volte tanto, ci si è spalmati modello zerbino.

Per capire il grado complessivo di disperazione dell’homo oeconomicus basta leggere una cosa del genere [6]:

 Credit Suisse che ha provato a stimare l’impatto sul pil della zona euro rispetto alle previsioni di crescita di base della Commissione europea. “Nel periodo 2015-2023 calcoliamo che la crescita media potenziale stimata dalla Commissioni Ue, pari all’1,1% annuo, potrebbe essere alzata dello 0,2% all’1,3% con un miglioramento più incisivo soprattutto quest’anno e nel 2016”, spiega Credit Suisse che per il 2015 si attende che il pil salirà all’1,3%, mezzo punto in più delle attese della Commissione Ue (0,8%) per quest’anno. “Per l’area euro il netto aumento degli immigrati è un beneficio a breve e anche a lungo termine”, prosegue Credit Suisse. Sul primo fronte, “la crisi dell’immigrazione rappresenta per gli Stati una leva per negoziare con Bruxelles obiettivi di politica fiscale più favorevoli. Austria, Italia e Francia hanno già evidenziato il fatto che il previsto aumento della spesa pubblica per gestire questi flussi deve necessariamente esser visto come uno shock causato da fattori esterni”, evidenzia ancora l’investment bank sottolineando quindi che la spesa pubblica potrebbe aggiungere uno 0,2-0,3% al Pil della zona euro nel 2016.

Per un 0,2% si ignorano i problemi connessi all’integrazione culturale – che non esiste, si chiama assimilazione – e a tutte le conseguenze del caso. E vi lamentate per due statue?

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[1] Cfr. http://it.radiovaticana.va/news/2016/01/21/verso_il_family_day_adinolfi_una_moltitudine_di_adesioni/1202696.

[2] Cfr. http://www.santegidio.org/it/bibbia/lev_018.htm.

[3] Cfr. http://www.lastampa.it/2016/01/27/cultura/opinioni/buongiorno/sottomissione-CApD0knjqNGrHEt98kxWqN/pagina.html.

[4] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/27/statue-coperte-per-rouhani-caso-mondiale-e-polemiche-in-italia-ma-si-fece-lo-stesso-con-berlusconi-e-il-papa/2409232/.

[5] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2016-01-26/iran-italia-contratti-17-miliardi-063503.shtml?uuid=ACPbqMHC.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 gennaio 2016 da in religione con tag , , , , , .
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