Charly's blog

L’epoca dei laseroni: e il Paradosso di Skynet?

Una delle armi più popolari della fantascienza è il laser sia come arma portatile sia come arma per le astronavi o per i veicoli in generale. E pazienza se poi, in realtà, il laser com’è descritto nei film tale non è – non si vede ad occhio nudo! – o che si tratta di differenti tipologie di armi quali quelle al plasma (Predator, Halo, Stargate) o quelle a particelle (Star Wars, Star Trek).

Anche in ambito politico il laser ebbe il suo momento di gloria grazie all’idea di Reagan di giocare alle guerre spaziali [1]: «Reagan, dopo aver consultato i più famosi scienziati statunitensi e raccolto informazioni sulle possibilità tecnologiche di sviluppare nuovi tipi di sistemi d’arma capaci di contrastare i missili balistici strategici con testate nucleari, il 23 marzo 1983, a conclusione di un discorso sulla sicurezza nazionale, annunciò che gli Stati Uniti avrebbero dato inizio a un programma di ricerca di tecnologie avanzate allo scopo di costruire un sistema di difesa strategica che avrebbe reso sorpassate e inutili le armi nucleari. Tale programma venne denominato SDI (Strategic Defense Initiative), ma fu più conosciuto sotto il nome di “scudo spaziale” o anche con quello di “guerre stellari” (Starwars), dal titolo di un film di successo prodotto in quegli anni». Fra le varie proposte il laser ebbe un certo successo:

Per quanto riguarda le armi a energia diretta, per le quali erano in fase di studio negli Stati Uniti varie tecnologie, quali possibili basi per la loro realizzazione furono presi in considerazione i seguenti tipi: generatori a microonde, acceleratori di particelle subatomiche ad alta energia e laser ad alta potenza di vario tipo. Dopo i primi anni di ricerche lo sviluppo dei primi due sistemi d’arma fu accantonato temporaneamente per motivi soprattutto tecnici ed economici, mentre la preferenza fu accordata ai raggi laser (fig. 2), per le seguenti considerazioni: a) le potenze di parecchi megawatt fino ad allora raggiunte per alcuni tipi di laser erano vicine a quella necessaria per le armi del sistema SDI; b) si riteneva possibile ottenere la concentrazione dell’energia necessaria su un bersaglio facendo uso di appositi specchi; c) l’azione distruttrice del laser sul bersaglio si trasferisce con la più alta velocità possibile (quella della luce). In particolare, le ricerche furono focalizzate su due tipi di laser: laser chimico e laser a elettroni liberi. Un laser chimico è un dispositivo elettro-ottico nel quale per produrre gli impulsi di luce coerente viene sfruttata una reazione chimica. La fonte chimica risultata più promettente era il fluoruro d’idrogeno. Nell’aprile 1989 funzionari del Pentagono annunciarono di aver sperimentato con successo un potente laser chimico che sembrava destinato a un ruolo determinante nella realizzazione dello s. spaziale.

E anche se ci sono voluti trent’anni, finalmente si parla di un’applicazione militare della tecnologia laser come arma offensiva/difensiva (e non solo come sistema di puntamento o di navigazione).

—– Dal laserone al laserino —-

I miliardi e gli anni spesi non hanno prodotto nessun sistema di difesa spaziale, niente laseroni, ma dei laserini da impiegare sul campo di battaglia [2]:

Ma la svolta è arrivata lo scorso anno, quando l’azienda tedesca Rheinmetall (compartecipata dal Governo federale tedesco) ha presentato ciò che sembra essere un’arma talmente rivoluzionaria da segnare una svolta epocale nel settore della difesa. Si tratta di una Laser Beam Forming Unit (BFU) composta da quattro unità laser con potenza massima di 80 kilowatt. L’impiego può essere davvero versatile: con questo cannone si possono colpire unità di terra non corazzate, pezzi d’artiglieria fissa e semovente, razzi in volo e droni di piccole e grandi dimensioni (UAVs). Vietato ovviamente ingaggiare essere umani; il Quarto protocollo della Convenzione di Ginevra infatti, vieta l’uso di armi ad impulsi contro la fanteria (ed ovviamente i civili).

Installato al suolo, un sistema difensivo basato sul laser può intercettare sia veicoli sia missili (e persino bombe). Installato su un aereo, un simile sistema da difensivo diverrebbe fortemente offensivo visto che sarebbe in grado di ingaggiare bersagli a decine o a centinaia di km di distanza. Allo stesso tempo si prospetta l’idea di installare armi laser persino sui droni: «Non stupirà nessuno sapere che gli USA sono in prima linea nell’impiego di questi sistemi e che, entro il 2020, i droni Reaper e Predatormonteranno di serie questa tecnologia – cosa che renderà “mietitori e predatori” impossibili da abbattere con armi terra-aria». Siamo di fronte, allora, a un’altra grande innovazione militare all’insegna della mitragliatrice e del missile o di un altro classico caso del Paradosso di Skynet?

—- Il Paradosso di Skynet: laser o non laser? —-

Ricordiamo al lettore che il Paradosso di Skynet si articola su tre corollari:

  • Primo Corollario del Paradosso di Skynet: per quanto sia avanzata la tecnologia non può sostituire ogni elemento di un determinato processo, sia esso la guerra o il lavoro;
  • Secondo Corollario del Paradosso di Skynet: tecnologia scaccia tecnologia fino scacciare sé stessa. Il nuovo potrebbe scacciare il vecchio fino a quando il nuovo non ne annulla gli effetti tornando al vecchio.
  • Terzo Corollario del Paradosso di Sklynet: la tecnologia è importante ma vantaggi marginali possono essere bloccati dalla forza dei numeri e dal costo economico.

Un recente caso viene dall’ultima scoperta (dell’acqua calda) dell’aviazione americana nei cieli afgani: per il supporto tattico un A10 è preferibile a un F35, persino un aereo a elica A29 è migliore [3]! E sempre per le stesse ragioni gli americani hanno abbandonato l’idea di sostituire i loro M16/4 con improbabili fucili con proiettili a ricerca automatica (OICW).

Tornando al laserino, il Primo Corollario non ha influenza di sorta. I missili e i sistemi di artiglieria per quanto efficaci nell’abbattere aerei o di struggere veicoli e navi, non sono affatto efficienti – per usare un eufemismo – contro i missili e risultano inutili contro i pezzi d’artiglieria. In ogni caso non mancano i limiti anche laddove sono efficaci:

  • I missili presentano parametri di lancio, gittata limitata e probabilità di abbattimento, non certezza;
  • L’artiglieria è limitata in un range di centinaia di metri ad alcune decine di km;

Il laser, invece, presenta vantaggi considerevoli:

  • Velocità;
  • Gittata almeno pari a quella dei missili, probabilmente di molto superiore;
  • Capacità di intercettare anche bersagli molto piccoli;

Non mancano ovviamente i difetti come la maggiore complessità, il costo, e la limitazione di dover sparare solo in linea retta. E qui potrebbe arrivare il Secondo Corollario: come difendersi da un arma laser? Il primo tentativo potrebbe basarsi sulla stealthness: il laser è inutile se non ti può colpire perché non è possibile rilevare il bersaglio. Il problema è che l’invisibilità ai radar è più nominale che altro – stealth, non a caso, non vuol dire invisibile – mentre non c’è modo per rendersi invisibili a un sensore all’infrarosso perché persino l’attrito dell’aria sulla fusoliera può essere rilevato come hanno scoperto i piloti di F22 contro l’EF2000.

Anche l’adozione di materiali in grado di resistere più a lungo non è una difesa definitiva: reggere 3 secondi invece di 0,3 è ben magra consolazione. Ma rimane ancora il Terzo Corollario: i numeri. Il problema principale dello Scudo Spaziale – a parte per la tecnologia e il costo – è il rischio di saturazione: se si possono intercettare 100 missili basta lanciarne più di 100. In effetti il sistema americano come ideato non è davvero praticabile e, infatti, non è mai entrato in servizio. Oltre alla saturazione anche l’utilizzo di sottomarini che si portano sotto costa prima di attaccare è una valida tattica per ovviare alle armi spaziali.

Sul modero campo di battaglia una torretta laser potrebbe essere sopraffatta da un nugolo di missili (o da uno sciame di droni) e lo stesso vale per un drone. Anche ammettendo che riesca a intercettare 5 missili alla volta, ad esempio, basta lanciarne più di 5. Non va dimenticato, infine, che l’assenza di difesa contro i laser non vale solo per i bersagli, ma anche per gli aggressore. Io non posso difendermi da un laser sparato da un drone così come un drone non può difendersi da un laser sparato dal sottoscritto.

—– La guerra del futuro: addio potere aereo? —-

Nel complesso il caso specifico sembra rientrare nel Secondo e nel Terzo Corollario e a fare la differenza saranno gli sviluppi tecnologici. Si delineano, fondamentalmente, due scenari:

  • L’utilizzo del laser elimina il potere aereo dal campo di battaglia lasciando la parola ai mezzi corazzati (ai quali il vecchio cannone va benissimo e l’adozione di maggiore corazzatura permette di resistere più a lungo al laser. Senza dimenticare che i cannoni non sono limitati alla linea retta e che possono colpire le torrette laser senza entrare nel loro raggio d’azione);
  • Il laser non elimina il potere aereo ma porta alla diffusione degli attacchi a sciami basati sui droni;

Allo stadio attuale non si può scegliere fra le due opzioni e credo che sarà l’evoluzione tecnologia a fornire una risposta definitiva.

Approfondimenti:

_ laser: http://www.projectrho.com/public_html/rocket/spacegunconvent.php#laser.

_ blaster, non laser: http://starwars.wikia.com/wiki/Blaster/Legends.

_ difesa e laser: http://www.projectrho.com/public_html/rocket/spacewardefense.php#pointdefense.

_ Il fucile del futuro? No: http://world.guns.ru/assault/usa/xm29-oicw-e.html.

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[1] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/scudo-spaziale_(Enciclopedia-Italiana)/.

[2] Cfr. http://www.thezeppelin.org/cannoni-laser-sono-realta.

[3] Cfr. http://www.military.com/daily-news/2015/12/28/after-delays-a29-attack-aircraft-to-arrive-afghanistan-2016.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 gennaio 2016 da in Uncategorized con tag , , , .
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