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Renzi e il redde rationem: le clausole di salvaguardia stanno arrivando

Renzi scende sul sentiero di guerra contro i burocrati di Bruxelles e l’oggetto del contendere sono le clausole di salvaguardia. Sì, ancora una volta [1]:

Riformare il bilancio dello Stato, cancellare d’ora in avanti le clausole di salvaguardia, strappare la camicia di forza dell’ortodossia rigorista. La nuova linea di sfondamento nei confronti della «Ue dei burocrati», decisa da Matteo Renzi, ha iniziato a prendere corpo mercoledì notte, durante l’ultimo Consiglio dei ministri. Due decreti legislativi sulla «riforma del bilancio dello Stato» sono la pallina di neve destinata a produrre la valanga.  Il progetto del governo è di arrivare a un punto fermo già ad aprile, quando verrà approvato e presentato alla Commissione il Def, Documento di economia e finanza. «L’Italia si riprende la sua sovranità», ha spiegato Renzi ai ministri, «saremo noi a decidere se tagliare le tasse, a chi e come».

Come mai proprio ora? Perché la realtà è venuta a bussare alla porta.

—- Cosa sono le clausole di salvaguardia? —-

Le clausole di salvaguardia sono meccanismi automatici di entrate tributarie a garanzia dei conti pubblici: detto in termini più semplici, si tratta di un aumento di tassazione automatica in caso di mancata ottemperanza di determinati target fiscali e di bilancio. E non sono noccioline:

E da allora, anno dopo anno, si sono rinnovate come una spada di Damocle sulla testa dei contribuenti, costringendo ogni governo – da quello tecnico di Mario Monti alla grande coalizione di Enrico Letta – a un’affannosa rincorsa per evitare l’aumento automatico dell’Iva e delle accise. Una prassi extracostituzionale, un’imposizione che non sta scritta in nessun trattato europeo, ma che l’Italia si autoinfligge per far accettare da Bruxelles le proprie manovre di bilancio. Anche Renzi ha dovuto chinare la testa. E se l’ultima legge di Stabilità ha sterilizzato nel 2016 16,8 miliardi di clausole di salvaguardia tra aumenti di Iva e accise, l’eredità per il futuro resta enorme: 15,1 miliardi nel 2017, 19,5 miliardi nel 2018 e 2019. Una mazzata in grado di bloccare i consumi interni e quindi la ripresa.

Il tutto grazie al geniale operato dell’ultimo Governo Berlusconi che ebbe la brillante idea di legarsi le mani per mendicare un po’ di carità sui mercati partendo dal presupposto, del tutto sbagliato, che la Crisi fosse dettata da un problema di debito pubblico invece che da quello privato e dai disavanzi delle bilance dei pagamenti. E questo ci porta a oggi o, meglio, all’anno che viene.

—- Il fu Renzi: il fallimento dell’Esecutivo —-

Le politiche targate Renzi si sono sempre basate sul presupposto che la crescita del PIL avrebbe coperto i costi delle clausole. In termini di politiche abbiamo avuto:

  • La riforma costituzionale;
  • Gli 80 euro;
  • Il Jobs Act;

Aggiungiamo al tutto un altro paio di riforme, tipo quella della scuola, ma il risultato non cambia ed è piuttosto modesto. A dispetto delle previsioni del DEF e dei proclami di Renzi [2]:

“Sul Pil avevamo fatto una previsione del +0,7%, sarà del +0,9%, anzi io penso che arriveremo all’1%” il premier è ottimista sulla crescita del paese. “La revisione della spesa funziona, sta andando e sta andando bene ma non butto via il bambino con l’acqua sporca: tagliamo sulle poltrone e non sulla sanità”. Ha aggiunto: “La situazione va un pò meglio. Cosa dobbiamo fare? La prima riforma, la più importante, è restituire la fiducia agli italiani. Gli italiani per paura hanno risparmiato 350 miliardi di euro che è una cifra enorme, la paura ci costa 350 miliardi, se rientrasse sul mercato il 10% avremmo una crescita straordinaria”.

Sfortunatamente per lui l’Istat certifica un dato differente [3]: «Nel 2015 il PIL corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,6%. Il 2015 ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al 2014 e la variazione annua del PIL calcolata sui dati trimestrali grezzi è pari a +0,7%». Il tutto in un contesto di crescita che è stato a lungo positivo ma che ora comincia a mostrare segni di deterioramento. Le possibilità, allora, di scongiurare le clausole di salvaguardia tramite un andamento economico favorevole è sempre più remota, mentre non è difficile immaginare l’effetto negativo di una simile tagliola fiscale. Specie se il baldo Renzi volesse mettere in pratica l’annunciata sforbiciata fiscale [4]:

“2014. Primo atto del governo: 80 euro al mese a dieci milioni di italiani. 2015. Eliminazione della componente Costo del lavoro da Irap. 2016. Via IMU e Tasi sulla prima casa. 2017. Giù Ires. 2018. Irpef e pensioni minime. Questo è il nostro percorso: 50 miliardi di euro di riduzione tasse in cinque anni”. Uno shock fiscale che rottama l’idea del Pd come partito delle tasse. E che vuole restituire fiducia agli italiani e competitività all’Italia”, sottolinea il premier.

I conti, insomma, non tornano. E dall’esito di questo ennesimo scontro fra l’Italia e la UE – su una questione, ripetiamolo, creata in modo autonomo dal Governo del Silviosauro – si arriverà alla conclusione di molte altre questioni sul tavolo specie se si dovesse assistere all’esplosione del sistema bancario italiano.

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[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2016/02/12/economia/basta-aumenti-iva-decidiamo-da-soli-la-nuova-battaglia-di-renzi-contro-lue-nxTPPszSFb911wO43PkgNN/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Renzi-Pil-arrivera-a-1-su-ires-taglio-anticipato-al-2016-a3f64956-b69c-4b37-ac8d-26711315c025.html.

[3] Cfr. http://www.istat.it/it/files/2016/02/FLASH_15q4.pdf?title=Stima+preliminare+del+Pil+-+12%2Ffeb%2F2016+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf.

[4] Cfr. http://quifinanza.it/tasse/video/cosi-renzi-taglia-tasse-per-50-mld-ma-coperture-video/4044/.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 febbraio 2016 da in politica con tag , , , , .
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