Charly's blog

La parola è tutto: Trump e la ridefinizione del Centro politico

All’inizio Trump sembrava un fenomeno mediatico passeggero, ma dopo pochi mesi siamo giunti a questo [1]:

Alcuni media hanno tentato però di sfidarlo. “Huffington Post ” ad esempio lo ha a lungo relegato nella sezione intrattenimento. Per poi ricredersi. Perché?
“Per la proposta di bandire i musulmani. Ora lo seguiamo come un grave pericolo politico. Ogni volta che lo nominiamo ripetiamo che è un sessista e razzista, e cerchiamo nuovi modi per denunciare chi è. Abbiamo realizzato ad esempio un video con un ragazzo di 13 anni che ha raccontato perché non vuole crescere nell’America di Trump. Una testimonianza molto emozionante, che ha raccolto 2,2 milioni di visite. Ne raccoglieremo tante altre come questa. Come tutti i demagoghi Trump fa appello alla paura. Il nostro è un tempo di grande transizione, siamo nel mezzo di una rivoluzione industriale, i salari della classe media non sono cresciuti, mentre è cresciuta la diseguaglianza, gli Usa hanno perso due guerre, in Afghanistan e in Iraq, è la fine della Superpotenza americana”.

E non si tratta affatto di un timore isolato.

—- Cave: Trump! —-

Al coro delle critiche si è unito anche il non proprio marxista The Economist [2]:

L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti? Una catastrofe. E a dirlo non è Hillary Clinton, che con tutta probabilità sarà l’avversaria del tycoon sul fronte democratico, ma l’autorevole The Economist, i cui analisti hanno inserito l’eventuale vittoria di Trump a Usa 2016 al sesto posto della specialissima Top 10 degli eventi che possono mettere in crisi l’economia mondiale e anche il quadro politico internazionale.

Le motivazioni sono molteplici:

Innanzitutto la pluri-dichiarata avversione di Trump nei confronti del libero mercato, inclusi gli accordi di libero scambio commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico previsti dal Nafta (North American Free Trade Agreement), e la sua tutt’altro che disponibile posizione ai rapporti commerciali – e non solo – conla Cina, etichettata più volte come un Paese “che manipola il valore della moneta”.

Secondo gli analisti, l’ostilità di Trump soprattutto nei confronti di Cina e Messico potrebbe portare a una vera e propriaguerra sul fronte commerciale, con il rischio che venga anche mandato a monte l’accordo che porta il nome di “Trans-Pacific Partnership” e che è stato siglato solo lo scorso febbraio tra gli Stati Uniti e 11 altri Paesi dell’area americana e asiatica.

Inoltre, sul piano politico-militare The Economist teme unintervento americano di terra in Siria (anche con l’intento di sottrarre all’Isis le zone dei giacimenti petroliferi), con un conseguente innalzamento del rischio di attentati terroristici negli Usa, i cui effetti si farebbero sentire anche a livello economico.

Senza dimenticare le accuse di razzismo, incompetenza, ignoranza, misoginia. Eppure Trump resta in testa ai sondaggi e nelle primarie: com’è possibile?

—- Ovvove, ovvove, Trump vince! —-

Prima di analizzare il fenomeno Trump si dovrebbe considerare l’aspetto contrario: il fatto che non basti etichettarlo in vario modo, si veda l’elenco di sopra, per fermarne l’ascesa. Non che la cosa sia sorprendente: le gaffe e le critiche hanno mai fermato Berlusconi? E perché mai dovrebbero fermare Trump? E ciononostante i media e gli opinion maker continuano a perseguire una strategia fallimentare e senza senso [3]:

No, Mr. Trump must be stopped because he presents a threat to American democracy. Mr. Trump resembles other strongmen throughout history who have achieved power by manipulating democratic processes. Their playbook includes a casual embrace of violence; a willingness to wield government powers against personal enemies; contempt for a free press; demonization of anyone who is not white and Christian; intimations of dark conspiracies; and the propagation of sweeping, ugly lies. Mr. Trump has championed torture and the murder of innocent relatives of suspected terrorists. He has flirted with the Ku Klux Klan and other white supremacists. He has libeled and stereotyped wide swaths of humanity, including Mexicans and Muslims. He considers himself exempt from the norms of democratic contests, such as the release of tax returns, policy papers, lists of advisers and other information that voters have a right to expect.

Non basta scrivere un articolo o denunciare i rischi che corre la democrazia (e su questo punto ritorneremo tra un paio di paragrafi), l’elettorato se ne infischia. Analisi più serie vertono sulla nota divisione fra globalizzati e globalizzanti [4]:

Quando definisce i messicani “stupratori”, i cinesi “imbroglioni” e tutti i musulmani una potenziale minaccia, dà libero sfogo alle insicurezze che queste persone provano nei confronti di un mondo sempre più cosmopolita e imprevedibile, dal quale sentono di essere state escluse.In questo senso, la sua base elettorale non è molto diversa da quella del Front national, che ha appena trionfato nelle elezioni regionali francesi, dell’Ukip o dei diversi partiti di estrema destra che attualmente stanno crescendo in Europa. “Le minoranze rappresentano un punto critico per una serie d’incertezze che stanno a metà tra la vita di tutti i giorni e il suo scenario globale in rapida evoluzione”, scrive Arjun Appadurai in Fear of small numbers. “Questa incertezza, inasprita dall’incapacità degli stati di assicurare la sovranità economica nell’era della globalizzazione, può trasformarsi in una mancanza di tolleranza nei confronti di qualsiasi tipo di comunità straniera”.

E non manca chi nota l’allegra autodistruzione dei Repubblicani americani: dopo aver sdoganato i temi e la mancanza di metodo argomentativo (berciare non è argomentare) si ritrovano travolti dal mostro che hanno creato. Chi è colpa del suo mal…

—- Il Centro: da una palude a una prigione —-

Cos’è il Centro politico? In termini politologi classici è dove, in genere, si vincono le elezioni: l’elettorato di centro è più mobile rispetto a quello delle ali e può essere convinto a votare per il proprio partito. Negli ultimi anni, tuttavia, il Centro è diventato un mezzo per creare il frame del pensiero unico: all’interno di un percorso predefinito di opzioni troviamo il moderato, al suo esterno gli estremisti e i radicali. Giusto un paio di esempi:

E così via, su un semplice doppio binario: il moderato, il centro vs gli estremisti. D’altronde sono gli stessi che si stracciano le vesti per le sorti della democrazia in caso di risultato avverso nelle tornate elettorali (come dimenticare l’Eco che definiva razzista o criminale chi non votava come lui? [5]), ma che nulla hanno da dire se capi di Stato esteri interferiscono negli affari interni dell’Italia (l’abbandono di Berlusconi nel 2011) o se si ignorano i risultati dei referendum (come quelli sulla Costituzione Europea).

Con Trump (e con Grillo, Farage, ma non la Le Pen perché il Front è un partito politico tradizionale) non si ha altro che il crollo della diga di Centro: gli elettori votano contro il pensiero unico del Centro e non si riconoscono più nel frame dominante. Per questo motivo le etichette e le accuse non fermano la corsa di Trump che prende i voti propri perché è antisistema e crea un nuovo registro linguistico a dispetto di quello un tempo dominante.

Ma mettete al bando i timori: esattamente come accade in Europa con i partiti antisistema che possono anche arrivare al 30%, il rimanente 70% si coalizzerà pur di escluderlo. Perché tanto, ormai, destra e sinistra hanno lo stesso identico programma di Centro a parte per i diritti civili per i gay. In nome della democrazia, s’intende.

Approfondimenti:

_ Il mitologico moderato: http://ilpedante.org/post/i-moderati-sive-de-grege.

_ Bye bye GPO: https://www.washingtonpost.com/opinions/republican-self-destruction-is-fun-to-watch-but-bad-for-us-all/2016/01/29/c420a9c6-be64-11e5-bcda-62a36b394160_story.html.

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[1] Cfr. http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/27/news/_trump_puo_vincere_ed_e_un_pericolo_negli_usa_le_elezioni_piu_pazze_di_sempre_-132118031/.

[2] Cfr. http://www.panorama.it/news/esteri/usa-2016-elezione-trump-economist-catastrofe/.

[3] Cfr. https://www.washingtonpost.com/opinions/to-defend-our-democracy-against-trump-the-gop-must-aim-for-a-brokered-convention/2016/03/16/074399d4-eb9c-11e5-bc08-3e03a5b41910_story.html.

[4] Cfr. http://www.internazionale.it/opinione/gary-younge/2015/12/09/donald-trump-razzismo-islam.

[5] Cfr. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/05/08/non-possiamo-astenerci-dal-referendum-morale.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 marzo 2016 da in politica con tag , , , , .
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