Charly's blog

L’ateismo? È negli occhi di chi guarda

Prendiamo la definizione di religione [1]:

Complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità, oppure il complesso dei dogmi, dei precetti, dei riti che costituiscono un dato culto religioso

E quella di ateismo [2]:

Nel suo significato generale, negazione del divino. Il termine individua diverse posizioni a seconda del concetto di divino cui si oppone; storicamente quindi esistono vari a. in rapporto ai numerosi contesti speculativi e religiosi. Il significato del termine diviene tanto più ambiguo quando è usato polemicamente da chi difende un determinato sistema religioso contro chi vi si oppone: fu considerato ateo Socrate dai suoi giudici, atei i cristiani dai pagani (e reciprocamente i pagani dai cristiani), ateo nel Cinquecento (è appunto attorno alla metà del 16° sec. che i termini a. e ateo cominciarono a circolare in Europa in latino e nelle lingue volgari) chi favoriva la Riforma, ma atei anche i teologi cattolici per i teologi riformati, e così via. Senza dubbio può dirsi che in Occidente, l’a., malgrado la presenza di atei nelle più antiche dossografie (fra questi antesignano dell’a. compariva Diagora, l’‘ateo’), è proprio della filosofia moderna in rapporto alla erosione di scale di valori spiritualistico-cristiane e al costituirsi di orizzonti di pensiero gelosi della propria autonomia umana e mondana retta da un uso critico della ragione.

Solo una domanda: e il buddismo cos’è? Non a caso la Treccani ricorda che «Il concetto di r. non è definibile astrattamente, cioè al di fuori di una posizione culturale storicamente determinata e di un riferimento a determinate formazioni storiche». A cui si aggiunge il fatto che «Riguardo poi alle cosiddette religioni atee, quali il buddhismo e il jainismo come anche altri sistemi filosofici indiani, questa denominazione è nata soltanto in relazione alla mancanza in esse della nozione di un Dio personale supremo e creatore». Spostiamo l’attenzione, allora, sulla fede in un elemento trascendente la dimensione umana.

—- Trascendere la dimensione umana: la fede —-

Quando si prendono in considerazione fenomeni (bio)culturali si deve sempre ricordare che la (bio)cultura è estremamente complessa e variabile in termini storici e geografici. Se si considera, infatti, il divino con la peculiare definizione che ne è stata data in Europa, nel Medio Oriente, nel nord Africa e in America (= Cristianesimo e Islam) si rischia di tagliare fuori l’Oriente. Rischio che non si pone, o si pone in misura ridotta, se mettiamo l’accento sui soliti tre elementi:

  • L’elemento trascendente la dimensione umana/fisica/materiale;
  • Da cui discendono dei principi etici;
  • Il monopolio della verità;

Bene o male rientrano in questa definizione quasi tutte le espressioni religiose contemporanee. Ma si badi bene che con elemento trascendentale non s’intende il mero mancato controllo umano, se così non fosse anche l’orbita lunare sarebbe divina. E per quanto riguarda la verità non deve essere per forza rivelata, ognuno se la può proclamare come vuole.

Per meglio apprezzare la definizione basata sui “magic 3” bisogna introdurre un altro vecchio amico delle scienze sociali, il weberiano idealtipo [3]:

In partic., nella sociologia weberiana, tipo ideale o, raram., idealtipo (calco del ted. Idealtypus), locuz. che indica una costruzione mentale, uno strumento di cui lo storico si serve per operare una riduzione del molteplice empirico e che, isolando il fenomeno culturale che costituisce l’oggetto d’indagine da tutto ciò che è puramente accidentale, consente di rintracciarne la spiegazione causale e di renderlo intelligibile: t. ideale di capitalismot. ideali di autoritarismo, ecc.

I tre elementi di cui sopra, allora, sono l’idealtipo delle fedi (la religione ne è la realizzazione pratica: riti, dogmi). Adattando poi l’idea di equivalente funzionale [4]:

Importante è anche la concezione dell’ equivalente funzionale, secondo la quale una funzione sociale può essere svolta da istituzioni differenti. Questo vuol dire che le istituzioni esistenti possono essere cambiate, e sostituite con istituzioni che svolgono le stesse funzioni, anche se in modo essenzialmente diverso (si pensi ad una equivalente funzionale degli eserciti, ad esempio).

 Arriviamo alle fedi atee del 20° secolo: il comunismo e, in misura minore, il nazismo. Vediamo:

  • Elemento trascendentale: leggi della storia, razzismo (in teoria è immanente in quanto biologico, ma nel nazismo veniva trattato anche in termini spirituali);
  • Norme etiche: basate sulle leggi storiche o la razza;
  • Monopolio verità: indovinate il perché;

Una riflessione distaccata non può non notare che i massacri del 20° secolo non sono differenti da quelli della prima Età Moderna che vengono etichettati come guerre di religione. Se si considerano per quello che sono, delle fedi, molti comportamenti di matrice nazista e comunista assumono un senso che altrimenti verrebbe derubricato come follia.

—- E l’ateismo? —-

Questo ci pone il problema successivo: cos’è l’ateismo? Si è già visto che la definizione pone in sé non poche problematiche che possono essere superate adottando una variante debole e una forte:

  • Debole: negazione di un particolare variante del primo elemento quale l’idea di un dio personale e trascendentale;
  • Forte: la negazione di tutti e tre gli elementi;

Se la variante debole spiega bene il buddismo o il comunismo, la variante forte rimane comunque troppo vincolata all’idea occidentale. Sarebbe meglio, quindi, parlare di a–fideismo (alfa privativa più fides) o a–trascendentalismo. L’ateismo in sé, dunque, non è la negazione di verità assolute (me ne date una definizione?) né tantomeno la negazione di dimensioni trascendentali. Per questo motivo è un termine che non si dovrebbe utilizzare al di fuori dell’area geografica caratterizzata dalla credenza di un dio personale e trascendentale: in Oriente, l’ateismo come l’intendiamo, non ha senso e solo in Occidente si può parlare di ateismo reale.

E non è l’unica problematica. Ho scritto che bene o male quasi tutte le espressioni religiose contemporanee rientrano nell’idealtipo, ma risultano fuori quelle del mondo antico. All’epoca non c’era una distinzione fra elemento trascendente e fisico come da noi intesa, la realtà prevedeva la presenza di elementi divini che risultavano essere entità estremamente potenti ma per nulla trascendentali. Per il resto non c’era una grande differenza con gli uomini: l’Iliade l’abbiamo letta tutti, no? Bene, le divinità olimpiche, per quanto potenti, agivano e pensavano come gli uomini, con gli stessi desideri – cibo, sesso, potere – e debolezze. Gli uomini, a loro volta, concepivano le divinità come i contraenti di una transazione pseudo commerciale: in cambio di x (adorazione, sacrifici) le divinità intervenivano in loro favore.

Si badi bene che l’Antico Testamento è uguale [5]:

32 Ora il bottino, cioè tutto ciò che rimaneva della preda fatta da coloro che erano stati in guerra, consisteva in seicentosettantacinquemila capi di bestiame minuto, 33 settantaduemila capi di grosso bestiame, 34 sessantunmila asini 35 e trentaduemila persone, ossia donne che non si erano unite con uomini. 36 La metà, cioè la parte di quelli che erano andati in guerra, fu di trecentotrentasettemilacinquecento capi di bestiame minuto, 37 dei quali seicentosettantacinque per il tributo al Signore; 38 trentaseimila capi di grosso bestiame, dei quali settantadue per l’offerta al Signore;39 trentamilacinquecento asini, dei quali sessantuno per l’offerta al Signore, 40 e sedicimila persone, delle quali trentadue per l’offerta al Signore. 41 Mosè diede al sacerdote Eleazaro il contributo dell’offerta prelevata per il Signore, come il Signore gli aveva ordinato. 42 La metà che spettava agli Israeliti, dopo che Mosè ebbe fatto la spartizione con gli uomini andati in guerra, 43 la metà spettante alla comunità fu di trecentotrentasettemilacinquecento capi di bestiame minuto, 44 trentaseimila capi di grosso bestiame, 45 trentamilacinquecento asini 46 e sedicimila persone. 47 Da questa metà che spettava agli Israeliti, Mosè prese l’uno per cinquanta degli uomini e degli animali e li diede ai leviti che hanno la custodia della Dimora del Signore, come il Signore aveva ordinato a Mosè.

Che volete che se ne faccia un dio spirituale e trascendente di capre e vergini? Un dio che non è neppure onnisciente e prono alla gelosia e alla vendetta? Fra l’altro gli obiettivi erano terra- terra [6]:

18 In quel giorno l’Eterno fece patto con Abramo, dicendo: “Io do alla tua progenie questo paese, dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate; 19 i Kenei, i Kenizei, i Kadmonei, 20 gli Hittei, i Ferezei, i Refei, 21 gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei”.

  Salvo poi calare le pretese in epoche successive. D’altronde, per quanto non si faccia caso, Mosé è della stessa epoca della caduta di Ilio e di Zeus&soci. La concezione del divino in quanto trascendentale ha mosso i primi passi a partire dal 6° secolo a.C. e in Occidente è passata tramite la speculazione filosofica greca. Per questo si parla di radici greche ed ebraiche nel Cristianesimo: il Nuovo Testamento è più in debito con Platone&Plotino piuttosto che con Abramo&Mosè. Non a caso i Vangeli sono scritti in greco.

—- E l’Occidente? —-

Torniamo alla domanda “quello che siamo”. A netto di scemenze su radici e tradizioni, in termini sociologici si può rispondere a un simile quesito tenendo contro di due banali elementi:

  • Quel che si crede in termini di valori condivisi;
  • Quel che si fa;

Ed ecco dove trovare la risposta:

L'Occidente allo specchio

In sintesi:

  • Liberaldemocrazie;
  • Liberalismo morale&edonismo (si veda la sociologia dei lifestyles e non le filippiche degli intellettuali da avanspettacolo);
  • Metodo scientifico;
  • Ateismo reale;

Partendo dall’ultimo elemento, abbiamo già visto che l’ateismo come noi lo concepiamo può essere adottato solo in determinate aree geografiche. Nel caso europeo abbiamo un intero continente che vive all’insegna del “come se dio non ci fosse”: non ci si cura dell’argomento, non lo si conosce, non si praticano le religioni. Il discorso non vale, ovviamente, per il mondo islamico e in misura minore per l’America. È un fatto di quello che si fa, non basta dire “per me non è così”: dove sono le chiese piene? Non basta dire “io credo”: cosa sai, cosa fai?

Per quanto riguarda la scienza, si tratta di un metodo che ben pochi – filosofi per lo più – contestano apertamente. Neppure i religiosi si azzardano più a farlo, si veda i creazionisti, e cercano di dare una patina di scientificità alle loro posizioni di fede (discorso analogo per i complottari che non criticano il metodo ma la scienza ufficiale sporca&cattiva prona al kapitale). D’altronde accettereste di farvi giudicare da un giudice che opera sulla base di rivelazioni divine o un medico che vi cura in base alle istruzioni fornite da un angelo? Ovviamente no.

Anche la democrazia è un metodo, si veda la definizione procedurale, e per quanto possa essere criticata la cittadinanza è insoddisfatta della sua applicazione pratica piuttosto che del metodo di Governo in sé. Neppure il peggior critico propone seriamente di abolirla e di tornare all’Ancien Regime come, fra l’altro, si dovrebbe fare se si accettasse l’idea della predominanza di tradizioni e radici. Ma le tradizioni, si sa, sono sempre inventate a posteriori e servono a dare legittimità a delle posizioni politiche.

Rimane la fede liberale (il discorso per il comunismo vale anche in questo caso), ma anche qui basta un’applicazione pratica: in caso di violazione di un vostro diritto fondamentale, ne riconoscete la caducità e peculiarità culturale o cominciate a strillare come maialini? I fascisti ne sono un fantastico esempio: perseguono l’abolizione del liberalismo, ma poi piagnucolano se ne blocchi i diritti quali quello di espressione o di associazione. Si tratta solo delle loro politiche applicate a loro stessi, dov’è il problema?

Si può considerare non occidentale soltanto chi si riconosce in questi o in punti similari:

  • Accettare di adorare come Re-dio Renzi perché è tale per diritto di sangue (aka la legge della vagina) e che governa per mandato divino;
  • Accettare che i verdetti giuridici e le terapie mediche vengano formulate in base ai sogni degli sciamani;
  • Accettare che sia la religione, una qualsiasi tipo l’Islam, a imporre l’organizzazione sociale;
  • Accettare arresti casuali perché i diritti dell’uomo non esistono;

Rimando al punto di sopra: le chiacchiere stanno a zero. O si fa, o non si fa. L’io sono è solo una forma verbale. Siamo di fatto e in pratica tutti occidentali, persino il critico più acceso, e neppure europei (Europa storicamente determinata: Carlo Magno – Rivoluzione Francese = Ancien Regime, società agricola, teocrazia): l’Europa storica è morta da almeno 150 anni. Ed è meglio così.

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[1] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/religione/.

[2] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/ateismo/.

[3] Cfr. http://www.treccani.it/vocabolario/tipo/.

[4] Cfr. https://muntu.wordpress.com/2003/10/21/5-robert-king-merton/.

[5] Cfr. http://www.laparola.net/testo.php?versioni%5B%5D=C.E.I.&riferimento=Numeri31.

[6] Cfr. http://www.biblestudytools.com/riv/genesi/passage/?q=genesi+15:18-21.

[7] Cfr. http://www.egeaonline.it/ita/prodotti/saggistica-varia/OCCIDENTE_ALLO_SPECCHIO_L_-_II_ED.aspx.

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4 commenti su “L’ateismo? È negli occhi di chi guarda

  1. lorenzo
    1 aprile 2016

    ciao! complimenti per l’approfondimento sull’ateismo, davvero ben scritto. sulla definizione di occidente continuo a non capirti. premetto che NON sono fascista, nazista, comunista; gli occhi di quelli che mi guardano (me compreso) in genere ci vedono un ateo. ho tratto come la vaga impressione che dai nostri precedenti scambi tu mi abbia preso per uno che ha sul cazzo i valori occidentali: di quelli che hai sintetizzato in quattro punti ne amo 3 e mezzo alla follia, il secondo in realtà mi sembrano due punti distinti ed il solo edonismo non suscita in me particolari emozioni (inoltre credo che esso sia più un tratto essenziale del consumismo, e non sono sicuro che esso sia un sinonimo di occidente).
    mi è chiaro che secondo te questi valori sono esplicitamente o implicitamente (ipocritamente, se preferisci, come nel tuo esempio dei fascisti) accettati da tutti (ho qualche dubbio sull’ateismo reale, del resto tu stesso hai pure citato gli u.s.a. come eccezione, ma chissenefrega, su per giù siamo abbastanza d’accordo).
    ma tu davvero credi che solo per il fatto che gran parte dei valori fondanti siano condivisi dalla stragrande maggioranza delle persone, la società poi, semplicemente, funzioni nella stessa maniera? in parole povere: l’occidente che vogliamo secondo te corrisponde su per giù a quello in cui viviamo?

    • Charly
      3 aprile 2016

      Ho proprio citato la ricerca “L’Occidente allo specchio” perché il libro fornisce una base statistica. Non a caso sono di formazione sociologica. Quel che conta è come le persone vivono e credono in termini reali, poi quel che si desidera è un altro discorso. Tutti desiderano qualcosa, quasi nessuno poi si muove realmente (tipo i rivoluzionari da tastiera).

  2. lorenzo
    5 aprile 2016

    chi appartiene ad un sistema di potere ha “diritti reali” abbastanza diversi da un cittadino qualunque; è un dato di fatto talmente banale che troverei offensivo farti un elenco di esempi (l’esperto di scienze sociali sei tu, no?). magari ho le traveggole io e vedo cose che non esistono.

    • Charly
      6 aprile 2016

      Non è una questione di diritti, ma di valori condivisi: morale liberale, come dicono gli autori del libro.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 marzo 2016 da in società con tag , , , , , , , .
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