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L’esercito unico europeo? Meglio non chiedere a von Clausewitz…

Di tanto in tanto torna alla ribalta l’idea di costruire un esercito unico europeo:

Dopo gli attentati di venerdì 13 novembre a Parigi torna di estrema attualità un dossier che l’Europa aveva riaperto proprio all’indomani degli attentati di gennaio, sempre nelle capitale francese, contro Charlie Hebdo e un supermercato. E’ la costituzione di un esercito europeo, un obiettivo di cui si è parlato per la prima volta nel 1950 ma poi rimasto fermo durante la guerra fredda. La forte instabilità geopolitica nel Mediterraneo e in Medio Oriente, dalla Libia alla Siria, Paesi sostanzialmente falliti e nelle mani di gruppi terroristici come l’Isis, in grado anche di colpire nel cuore delle capitali europee, impone all’Europa di dotarsi di una capacità di difesa comune, con un passo deciso verso l’integrazione delle forze armate in grado di attivarsi con rapidità in tutti i paesi dell’Unione, per costituire gradualmente, dopo la moneta unica, anche l’esercito unico europeo.

Non mancano le ragioni di tipo economico: «risparmiare decine di miliardi di euro all’anno mettendo in comune le forze armate ed eliminando duplicazioni e inefficienze darebbe un contributo molto importante alle politiche di bilancio sane e all’equilibrio dei conti». E quelle politiche: «Obama ha detto più volte di non volersi più far carico della difesa europea. Dal punto di vista strategico Washington guarda sempre di più all’Asia e spinge verso l’integrazione della difesa in Europa».  Facile, no? No, anzi.

—- C’era una volta l’EFA… e la Francia —-

Agli inizi degli anni ’80 i paesi del consorzio Panavia – Germania, UK e Italia – si unirono per progettare un nuovo caccia europeo. A questo gruppo si unì anche la Francia e… iniziarono i primi problemi fino al punto che la Francia uscì dal gruppo progettando il Rafale (la Spagna poi subentrò al suo posto). In genere si dice che i differenti requisiti portarono all’uscita del paese transalpino dal progetto visto che la Francia:

  • voleva un aereo leggermente più piccolo e leggero;
  • voleva una versione imbarcata;

In realtà, in termini più pratici, in Europa ci sono solo due paesi che possono progettare in tutto e per tutto un aereo da combattimento (cellula, motore, avionica, armamento): la Francia e il Regno Unito. Se si considerano i prototipi dell’EFA, infatti, si può notare che quello presentato dalla BAE è poi diventato il Typhoon e quello della Dassault è diventato il Rafale [2]. La vera domanda, allora, era quale fra i due progetti si sarebbe dovuto scegliere. Siccome i paesi del consorzio Panavia avevano bisogno di un aereo da difesa e superiorità aerea (all’epoca erano in servizio i velivoli F4 e F104), mentre la Francia voleva sia un veicolo multiruolo (essendo sprovvista di un veicolo analogo al Tornado ma avendo il Mirage 2000 nel ruolo di caccia) sia una versione imbarcata, la scelta fu piuttosto scontata. Sempre per lo stesso problema di mancanza di requisiti comuni gli svedesi non si associarono al progetto puntando al Gripen di fabbricazione nazionale (multiruolo medio-leggero, semplice ed economico).

La storia dell’EFA è un monito potente contro l’idea di armonizzare la produzione militare europea non solo per una mancanza di requisiti comuni fra le nazioni, ma anche per ragioni industriali. Molti paesi europei presentano una propria industria bellica e a differenza di quanto avviene negli aerei da combattimento, dove i costi e la complessità crescenti portano alla creazione di consorzi, in altri settori la situazione non lo richiede. Se prendiamo ad esempio i carri armati, i MBT (Main Battle Tank) prodotti in Europa sono i seguenti:

  • il tedesco Leopard 2;
  • il britannico Challenger 2;
  • il francese Lecrerc;
  • l’italiano Ariete;

Se consideriamo i missili aria aria abbiamo ancora una volta una discreta pluralità d’armamenti:

  • il Francese Mica;
  • il tedesco Iris T;
  • l’internazionale Meteor;
  • il britannico Asraam;
  • gli americani AIM 120 e AIM 9;

E vi lascio immaginare la situazione nelle campo delle armi leggere e in quello dell’artiglieria. Siccome un esercito non può prescindere dalla standardizzazione delle armi, il problema è quali scegliere e quali aziende lasciare fallire. Vi sembra uno scenario plausibile? Si badi bene che lo stesso fenomeno è accaduto negli Stati Uniti dove nel corso degli anni molti produttori sono usciti di scena o si sono fusi. Ma lì si parla dello stesso paese con le conseguenze del caso in termini economici (mobilità, sussidi), mentre in Europa non c’è nulla del genere.

—- von Clausewitz: chi era costui? —-

Al netto dei problemi logistici, d’addestramento, linguistici (quale sarà la lingua europea?), su tutti svetta come al solito il problema politico. Sono sicuro che almeno una volta nella vostra vita avete sentito la celebre massima del generale prussiano von Clausewitz [3]:

La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.

Non ci vuole un generale per capire che lo strumento militare non è autonomo e viene diretto da quello politico per fini e mezzi. Nel caso europeo manca lo Stato Europeo e di conseguenza non può esserci un esercito europeo. Il problema, inoltre, è che manca lo Stato Europeo perché il suddetto Stato Europeo non può esistere:

Fonte: Wikipedia.

Fonte: Wikipedia.

Come la cartina ampiamente dimostra la posizione geografica comporta interessi politici fra loro assai differenti (si chiama geopolitica):

  • i paesi del Sud sono a contatto con la turbolenza nord africana e medio orientale;
  • i paesi dell’Est sono a contatto con l’orso russo con conseguente conflittualità, mentre per gli altri paesi (si vedano la Germania e l’Italia) non ci sono motivi di contrasto;
  • la Francia ha ancora interessi nelle terre ex coloniali;
  • il Regno Unito è il lacchè degli USA;

Detto in termini semplici: voi siete disposti a morire per Tallin in un conflitto con la Russia? Io non so neppure dove sia su una cartina geografica! E per la cronaca, i paesi baltici dei vostri profughi non sanno che farsene. In aggiunta al quadro si devono aggiungere i paesi neutrali quali l’Austria, la Finlandia, la Svezia e l’Irlanda, nonché l’esistenza e la persistenza della NATO.

Quale dovrebbe essere, quindi, la geopolitica della UE? Scelta e finanziata da chi? E come gestire gli eventuali malumori conseguenti? Vorrei ricordare che l’aver messo la creazione di una moneta davanti a quella dello Stato, come nel caso dell’Euro, ha solo portati disastri e tensioni. E secondo voi, quante possibilità ci sono che le tensioni di carattere militare sfocino in situazioni potenzialmente esplosive?

Nulla di sorprendente, allora, se l’ultima volta che Juncker ha proposto l’idea la reazione sia stata scontata [4]:

Non serviva un indovino per sapere che gli inglesi avrebbero subito alzato un fuoco di sbarramento. «La nostra posizione è chiarissima: la difesa è responsabilità nazionale e non europea»: così, senza mezzi termini, il governo. «Un esercito europeo sarebbe una tragedia per il Regno Unito»: così, più brutali ancora, gli antieuropei dell’UK Independence Party. Una risposta favorevole, seppure con meno passione, alla proposta di Juncker è venuta, invece, dal governo di Berlino, a nome del quale la ministra della Difesa, Ursula von der Leyen, ha detto che «un esercito europeo è il futuro». Nel complesso, tuttavia, la proposta di Juncker è caduta, Italia compresa, quasi nel vuoto.

Ma il buon senso non ha mai fermato i sognatori europeisti.

Approfondimenti:

_ la situazione europea: http://www.iss.europa.eu/uploads/media/GoP_report.pdf;

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[1] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-11-14/perche-serve-esercito-unico-europeo-014255.shtml?uuid=ACp1dtZB.

[2] Cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/British_Aerospace_EAP.

[3] Cfr. http://www.filosofico.net/clausewitz.htm.

[4] Cfr. http://www.corriere.it/opinioni/15_marzo_16/europa-esercito-comune-stare-centro-storia-62450a82-cbbf-11e4-990c-2fbc94e76fc2.shtml.

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5 commenti su “L’esercito unico europeo? Meglio non chiedere a von Clausewitz…

  1. Opinioni Triestine
    4 aprile 2016

    La questione è semplice, gli stati non vogliono “perdere” una parte della loro sovranità appellandosi alla dichiarazione Schumann ovvero quella della Europa a piccoli passi….

  2. lorenzo
    5 aprile 2016

    gran bel post, condivido in pieno. e penso non ci sia nessuno che, a livello politico, stia lavorando seriamente per la realizzazione di questo progetto (difficile presumere che i comportamenti delle classi dirigenti possano essere così irrazionali); mi sembra il classico specchietto per allodole, si sta cercando solo di evitare che incomincino dibattiti politici sul significato attuale della nato, che ne dite?

    • Charly
      6 aprile 2016

      Fra l’altro i paesi dell’Est sono molto più interessanti alla Nato che alla UE.

      • lorenzo
        7 aprile 2016

        precisamente. inizio a pensare che i dibatti sull’ue puntino, più che alla costruzione di un soggetto politico maggiormente in grado (rispetto ai singoli paesi) di acquisire autonomia decisionale, piuttosto ad inseguire chimere, nei fatti sclerotizzando la posizione dell’europa a subalterna (e non alleata) agli interessi usa.

      • Charly
        7 aprile 2016

        Il dubbio, in effetti, viene.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 aprile 2016 da in politica con tag , , , .
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